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  IL FOGLIO. FOTOGRAFATO AL GAY VILLAGE, è STATO LICENZIATO DA FISICHELLA, MA NESSUNO VUOLE PARLARNE, MATTIELLO CHI?
Franco Grillini, che annuncia una interrogazione al Ministro del Lavroro Maroni, parla di inaccettabile discriminazione
martedì 09 novembre 2004 , di il Foglio
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  Nella foto pubblicata dal Panorama, e ripresa dal Foglio, Mattiello tra la folla





Roma. La foto è questa. E quello che per la fotoha perso il lavoro ha la maglietta verde militare con le cuciture blu, si guarda intorno. E’ stato il capo della segreteria di Domenico Fisichella per otto anni, ma lo scorso luglio ha fatto un salto al Gay Village, a Roma, ed è stato fotografato per caso. Non stava limonando, non era neanche a torso nudo con catene al collo. Passava di lì, era con degli amici, con la sorella, cavoli suoi. Però la foto è stata pubblicata su Panorama, a corredo di un servizio sull’estate romana, qualcuno ha riconosciuto Dario Mattiello in mezzo al gruppo sudaticcio e l’ha fatto vedere, magari per ridere magari non per ridere, al vicepresidente del Senato, cioè al suo capo. Che prima è quasi svenuto e poi l’ha licenziato. Anzi, all’inizio gli ha detto di starsene qualche giorno a casa, per far “decantare la vicenda”, perché “queste cose non si fanno” e “mi prepari una relazione scritta”. Poi gli ha fatto arrivare una lettera: “Caro signore, da questa data lei è esonerato dal suo ruolo di capo della segreteria eccetera”. Un caso eclatante di discriminazione per inclinazione sessuale, anzi per presenza in luogo pubblico con frequentazione omosessuale, una cosa parecchio più seria dei “culattoni” di Mirko Tremaglia, roba da far venir giù il Parlamento. Invece niente. Daniele Scalise ha raccontato questa storia sul Foglio venerdì scorso, il Foglio ha mandato la storia alle agenzie, e nessun giornale fino a ieri ha scritto una riga. Non una riga sul Corriere, sulla Stampa, sulla Repubblica, sull’Unità, neanche un boxino sul Manifesto, nessuna indignazione da nessuna parte contro un esponente importante delle istituzioni della Repubblica che ha sbattuto fuori un tizio bravo e stimato per otto anni, perché la sera si faceva i fatti propri. Non è stata neanche pubblicata la lettera aperta a Domenico Fisichella che Franco Grillini, deputato diessino e presidente onorario dell’Arcigay, ha mandato nei giorni scorsi un po’ a tutti i quotidiani: “… Siamo di fronte all’espressione di una evidente ed inaccettabile discriminazione, civilmente e moralmente detestabile, in radicale contrasto con i più basilari valori liberali della civiltà politica e giuridica dell’Europa contemporanea. Si tratta di una delegazione plateale del principio della ‘pari dignità sociale’ (art. 3 della Costituzione) che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini italiani, e di una discriminazione fondata sull’attribuzione di una indegnità o minorità sociale a chiunque sia portatore di un’identità ascritta, non oggetto neppure di libera scelta, quale è quella determinata dall’orientamento sociale degli individui. Comportamento discriminatorio come questo non sono in nulla dissimili dalla discriminazione su base razziale (…). Non a caso, già da molti anni, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha definito quella basata sull’orientamento sessuale come ‘la forma più odiosa di discriminazione’”. Rocco Buttiglione ha usato a Strasburgo la parola “peccato” per rispondere a domande incalzanti, affrettandosi a distinguere tra diritto e morale, ed è successo di tutto, Domenico Fisichella ha licenziato a Roma un dipendente forse gay per una foto in maglietta verde militare, e non succede niente. Fisichella ha fatto sapere al Foglio di “non ritenere al momento di dover dare alcuna spiegazione o di fare dichiarazioni”. Grillini ieri ha deciso di promuovere un’interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro Roberto Maroni: “E’ una situazione imbarazzante anche per la sinistra, per questo tutti tacciono: Fisichella a sinistra è il miglior interlocutore, con lui si hanno buoni rapporti; allora è meglio fare finta di niente, e guardare altrove”.



foto Agf Milano

 
 
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Franco Grillini
 

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