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VENETO. STATUTO: NEUTRO SULLA FAMIGLIA MA RICHIAMO A TRADIZIONI CRISTIANE
In un clima di pessimismo il consiglio regionale sta tentando di approvare il nuovo statuto. Che nasce già morto?
giovedì 07 ottobre 2004 , di
Claudio Malfitano |
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"Ci sono degli organismi che mantengono una forma di vita apparente anche dopo la morte biologica". Così il Corriere del Veneto di oggi descrive la situazione del nuovo Statuto della regione Veneto, in discussione in queste ore in consiglio regionale. Troppe questioni dividono la maggioranza di centro destra dall'opposizione, e sembra difficile che si riesca ad approvare lo Statuto. Per adesso sono stati approvati solo tre articoli. Dopo l'intervento della Chiesa c'è un richiamo neutro alla famiglia e uno molto pesante alle tradizioni cristiane.
Ma andiamo con ordine: è arrivato ieri il forte richiamo dei vescovi che hanno dettato le loro condizioni sullo Statuto della regione. A parlare è stato il rappresentante della Conferenza episcopale del Triveneto, quel monsignor Nosiglia, arcivescovo di Vicenza, che qualche mese fa era intervenuto pesantemente contro le aperture del sindaco della città Berica, il forzista Enrico Hullweck, su un registro delle coppie di fatto.
Nosiglia ha ribadito che è sulla famiglia che si fonda il modello economico del Nordest e che nel nuovo Statuto del Veneto la Chiesa chiede che sia ribadito il dettato costituzionale: "Società naturale fondata sul matrimonio". Matrimonio, ovviamente, tra un uomo e una donna. Altre richieste: la difesa della vita (opposizione all'aborto, buoni scuola, ecc.) e richiamo alle radici cristiane.
A sinistra questa "intromissione" è stata accolta con una battuta: "D'ora in poi il consiglio regionale chiederà di esprimere un parere preventivo sulla nomina dei nuovi vescovi veneti". Ma l'intervento della Chiesa è stato apprezzato da An, Forza Italia, Udc e Margherita. Mauro Tosi, capogruppo di Rifondazione comunista, ha detto: "E' una grave ingerenza in un momento delicato per lo Statuto veneto. Sono sicuro che a ruoli invertiti i vescovi non avrebbero mai accettato dalla politica un'intromissione del genere".
Ieri in consiglio regionale è arrivata infine l'approvazione dei primi tre articoli. Quello che interessa di più la comunità omosessuale è il terzo, diviso in sei comma, che recita:
1. La Regione ha per fine l'affermazione della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale della Repubblica.
2. La Regione riconosce e valorizza lo specifico ruolo sociale proprio della famiglia.
3. La Regione in conformità con la tradizione storico-culturale cristiana del suo popolo, con le proprie tradizioni di libertà di scienza e di pensiero e di laicità delle istituzioni, ispira la propria azione ai principi di eguaglianza e di solidarietà nei confronti di ogni persona di qualunque provenienza, cultura, religione, promuovendo processi di integrazione.
4. La Regione promuove la cultura di pace, opera per la giustizia sociale, i diritti umani, il dialogo e la cooperazione tra i popoli.
5. La Regione riconosce la funzione sociale del lavoro e valorizza la funzione sociale dell'impresa come strumenti di promozione delle persone e delle comunità.
6. La Regione, consapevole della storia comune, mantiene i legami con i veneti nel mondo, favorendone la continuità di rapporto e di pensiero.
E' stato quindi inserito un richiamo, abbastanza neutro alla famiglia, di cui si riconosce il ruolo sociale, non escludendo che ci siano altre forme di famiglia. Non è stato infatti approvato l'emendamento di An che voleva specificare che la famiglia era "una società naturale fondata su matrimonio". Non approvato neppure l'emendamento Ds con l'apertura alle coppie di fatto.
C'è un forte richiamo alle "tradizioni cristiane", mitigato, ma solo in parte, dal successivo richiamo alla "laicità delle istituzioni". Abbastanza ridicolo poi il richiamo alla "funziona sociale dell'impresa", ma questa è forse l'unica vera religione del Nordest di oggi.
Nel frattempo lo scontro vero tra i poli arriverà alla discussione dell'articolo 8, che contiene un forte richiamo restrittivo sull'immigrazione, voluto dalla Lega, e sul quale il centro sinistra è deciso a dare battaglia.
Rimane ancora in sospesa la questione del nuovo assessore regionale al sociale. Dopo le dimissioni di Antonio De Poli, eletto eurodeputato, il più quotato sembra essere don Antonio Mazzi, sacerdote e star televisiva dell'"Isola dei Famosi". Il prelato ha detto che a fare l'assessore al sociale in Veneto "ci verrebbe di corsa", ma serve il placet della Cei, che non si è ancora espressa sulla questione.
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