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 VITA DI COPPIA
  CENSIMENTO E COPPIE GAY, IL GOVERNO RISPONDE (MALE) ALL'INTERROGAZIONE DI GRILLINI
L'Istat ha reso inutilizzabili i dati sulle coppie gay definendole "incongrue", per Grillini i motivi sono squisitamente politici. Di seguito riportiamo il verbale dell'intervento alla Camera
martedì 04 maggio 2004 , di La redazione
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  PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Grillini n. 3-03000 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed Interrogazioni sezione 7).



COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, in relazione all'atto di sindacato ispettivo parlamentare in oggetto, concernente il censimento 2001 della popolazione italiana, è necessario premettere, in via preliminare, che tra gli obiettivi del censimento generale della popolazione del 21 ottobre 2001, indicati nell'articolo 2 della decreto del Presidente del Repubblica n. 276 del 2001, non rientra il rilevare le coppie dello stesso sesso o l'indagare su tale fenomeno.

Le informazioni relative alla composizione familiare sono state rilevate tramite il foglio di famiglia: tutti i componenti della famiglia dovevano dichiarare la propria relazione di parentela o di convivenza con l'intestatario del foglio di famiglia che coincide, di norma, con la persona cui è intestata la scheda di famiglia in anagrafe.

In occasione del predetto censimento, la definizione di famiglia adottata, quale insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune, coincide con quella già utilizzata dal regolamento anagrafico ed è stata riportata sul frontespizio del foglio di famiglia.

Poiché, dunque, i vincoli cui si fa riferimento non sono solo di natura giuridica, ma vengono presi in considerazione anche i vincoli affettivi, nell'ampio ambito delle relazioni cui tali vincoli afferiscono, vengono rilevate, tra le altre, anche le coppie di fatto, con o senza figli, in conformità alle raccomandazioni internazionali.

La classificazione utilizzata dall'ISTAT per consentire ai componenti della famiglia di esplicitare la propria relazione di parentela o di convivenza con l'intestatario del foglio di famiglia prevede 15 voci (oltre a quella dell'intestatario stesso) che, per lo più, si rapportano alle situazioni di parentela e di affinità previste dalla normativa vigente. I casi in cui due persone dello stesso sesso, non legate tra loro da vincoli di parentela o di affinità, ma solo da un rapporto di convivenza, si siano dichiarate come facenti parte di una stessa famiglia sono state considerate nella tipologia «intestatario del foglio di famiglia» ed in quella « altra persona convivente senza legami di parentela».

Pertanto, non essendo stata la rilevazione censuaria predisposta al fine specifico di indagare sul fenomeno delle coppie dello stesso sesso, i casi di coppie dello stesso sesso sono stati compresi nel più ampio aggregato delle famiglie di due componenti formate da persone senza legami di parentela.

Il dato relativo alle «coppie dello stesso sesso», dunque, per le ragioni esposte, non può fornire altro dato se non quello derivante da affetto o da sottostima o da errori non quantificabili (e quindi, statisticamente, un dato «incongruo» e «non validabile») senza rendere informazioni sulla reale consistenza del fenomeno.

Ad ulteriore chiarimento del comportamento tenuto dall'ISTAT in occasione della rilevazione censuaria, si ricorda che i dati personali idonei a rilevare la vita sessuale di un individuo sono considerati, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 196 del 2003, dati sensibili e pertanto, ai sensi dell'articolo 20 dello stesso decreto legislativo, il trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici è consentito solo se conformi a disposizioni fissate dal legislatore; occorre cioè l'autorizzazione effettuata da una espressa disposizione di legge che individui non solo le finalità di interesse pubblico perseguite (con ciò aderendo alla regola generale espressa dall'articolo 18, comma 2, per cui i soggetti pubblici possono effettuare qualsiasi tipo di trattamento di dati personali solo per il perseguimento delle loro funzioni istituzionali), ma anche i tipi di dati che possono essere trattati e le stesse modalità del trattamento.

Nella fattispecie, mancando nel regolamento di esecuzione del censimento (decreto del Presidente della Repubblica n. 276 del 2001) il riferimento all'indagine sulle «coppie dello stesso sesso» tra gli scopi della rilevazione, l'ISTAT non ha potuto far altro che considerare i relativi dati come afferenti ad uno dei casi rientranti tra i generici vincoli affettivi che legano i componenti famiglia.

Per concludere, si osserva che alcuni paesi occidentali - non certamente la maggioranza - rilevano, ma in modo molto diverso fra loro, le «coppie dello stesso sesso» nelle statistiche ufficiali.

Questi comportamenti sono ovviamente condizionati dalle legislazioni vigenti nei singoli paesi, in alcuni dei quali è prevista l'iscrizione nei registri anagrafici della coppia omosessuale.



PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03000.



FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta resa dal sottosegretario, in quanto essa non tiene conto del dibattito svoltosi anche sulla stampa e neanche del fatto che l'ISTAT, in corso d'opera, ha cambiato opinione ed atteggiamento.

Ai sensi e ai fini della legge anagrafica, la famiglia è costituita da un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela e da vincoli affettivi, coabitanti o aventi dimora abituale nello stesso comune. Ciò ha consentito in numerosi comuni di riconoscere la famiglia affettiva e, dunque, anche i nuclei composti da persone dello stesso sesso.

Su questo vi era stata un'assicurazione da parte dell'ISTAT che sarebbero state rilevate non le coppie omosessuali, ma le persone conviventi dello stesso sesso, indipendentemente dal fatto che tra costoro vi fosse affettività o sessualità. Si voleva sapere quanti conviventi, quanti nuclei familiari composti da persone dello stesso sesso coabitanti esistevano in Italia.

E ciò era previsto dal censimento, come sottolineato dal direttore del dipartimento di statistiche sociali in una dichiarazione rilasciata al portale Gay.it (che è il portale che ha aperto la discussione su tale materia), invitando tra l'altro tutti coloro dello stesso sesso che coabitano a dichiararlo, senza precisare le proprie preferenze sessuali, in quanto vi può essere un nucleo familiare composto da persone dello stesso sesso che vivono insieme anche per vincoli di amicizia, di sostegno e di reciproca solidarietà.

Il punto non era quello, evidentemente, e la questione della privacy risultava del tutto fuori luogo. Inoltre, il direttore del dipartimento per le politiche sociali dichiarava che sarebbe stata rilevata la situazione esistente così come le persone avrebbero voluto presentarla. Quindi, se due ragazzi, maschi o femmine, vivevano insieme solo come amici e formavano due famiglie distinte, avrebbero dovuto riempire due fogli; al contrario, in una situazione affettiva differente, avrebbero dovuto riempire congiuntamente lo stesso foglio di famiglia. Il direttore proseguiva affermando che l'ISTAT non avrebbe fatto ipotesi a priori né dato giudizi di valore sulla struttura della famiglia in Italia. Nel formulario era previsto un apposito settore, l'opzione «03, convivente dell'intestatario», corrispondente alla sezione 2 del foglio di famiglia. Tale informazione veniva confermata anche telefonando al numero verde, durante il censimento.

Naturalmente, la notizia che riportava la possibilità di dichiarare la convivenza tra persone dello stesso sesso arrivò sulla stampa e l'ISTAT si affrettò precipitosamente a smentirla. Evidentemente, era intervenuto un fatto politico che nulla aveva a che fare né con la definizione anagrafica di famiglia, né con il censimento, né con la necessità di rilevare effettivamente quante famiglie ci fossero in Italia. La rilevazione sulle famiglie di fatto eterosessuali, infatti, è stata compiuta e posso indicarne il numero. Risultano 234.000 coppie non coniugate con figli. Per inciso, faccio rilevare la strana circostanza di un numero così arrotondato: non, ad esempio, 234.450; da ciò si evince che forse i dati non sono proprio del tutto «puliti». Dai dati, emerge, quindi, che 468.000 persone, evidentemente eterosessuali, vivono in regime di convivenza e formano coppie di fatto con figli. Senza figli ne sono state rilevate 276.641, per un totale di 553.282 persone. Un milione circa di persone eterosessuali vivono in regime di convivenza.

Tale dato è stato rilevato, a differenza di quello relativo a persone dello stesso sesso conviventi, qualunque sia la ragione di questa convivenza, benché la specificazione fosse stata esplicitamente prevista. L'ISTAT decise, al contrario, di inserire questo dato in un altro campo del formulario, non corrispondente al numero «03, convivente dell'intestatario», bensì al «16, altra persona convivente senza legami di parentela» nel quale vengono inserite, ad esempio, le badanti e altre forme di convivenza.

Credo che siamo di fronte ad una precisa scelta politica; tra l'altro in questo campo sono state rilevate circa 55 mila persone, dato totalmente sottostimato e quindi non utilizzabile. Risulta poi particolarmente incredibile il termine «incongruo» adoperato dal responsabile dell'ISTAT per definire questo tipo di convivenza. Avrebbe dovuto spiegare ulteriormente il significato del termine «incongruo»!

Non voglio utilizzare l'istituto di statistica per una battaglia politica, quella che tutti conoscono. Esistono in Parlamento delle proposte di legge (tra cui quella di cui mi onoro di essere primo firmatario, sottoscritta da 161 parlamentari), volte a riconoscere finalmente, in campo giuridico, i diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Si trattava di censire e constatare quante persone dello stesso sesso in Italia vivono insieme e costituiscono un nucleo familiare fondamentale.



PRESIDENTE. La prego di concludere.



FRANCO GRILLINI. Ho concluso, signor Presidente. Faccio notare che, quando lei è il Presidente di turno, esistono sempre problemi legati ai tempi.



PRESIDENTE. Forse questo dipende perché lei oltrepassa i limiti di tempo previsti, mentre con altri Presidenti si contiene! Lei ha a disposizione cinque minuti e ha oltrepassato il limite da oltre due minuti.



FRANCO GRILLINI. Stavo, comunque, concludendo. Il problema è il seguente: a mio avviso, l'ISTAT ha manipolato, sotto pressione politica, questi dati per renderli inutilizzabili. È un fatto di estrema gravità.





APPENDICE: TESTO DELL'INTERROGAZIONE

GRILLINI, BELLILLO, ZANOTTI, SODA, BIMBI, ABBONDANZIERI, RAFFAELLA MARIANI, ZUNINO, VENDOLA, PISTONE, RUZZANTE e MAGNOLFI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:

un noto portale internet italiano ha pubblicato un'indagine secondo la quale, nell'elaborazione dei dati rilevati in occasione del 14o censimento della popolazione e delle abitazioni, realizzato nell'ottobre del 2001, l'Istituto nazionale di statistica ha considerato «incongrui» i dati relativi alle persone dello stesso sesso che si fossero dichiarate conviventi nel foglio di famiglia incluso nel questionario consegnato durante il censimento;

molte coppie omosessuali, come è dato sapere dalla relativa campagna lanciata dallo stesso sito internet in occasione del censimento, erano state sollecitate a dichiarare il loro reale status familiare in occasione del rilevamento e, verosimilmente, molte di esse hanno raccolto l'appello;

i servizi informativi approntati dallo stesso Istituto nazionale di statistica in occasione del censimento (numeri verdi, siti internet ed altri) consigliavano alle coppie omosessuali, conviventi e iscritte nel medesimo stato di famiglia, di compilare un unico modello e di dichiarare il proprio status di conviventi, contrariamente a quanto veniva, invece, suggerito alle coppie di persone coabitanti per ragioni diverse dai vincoli affettivi;

la ratio con cui l'Istat ha proceduto alla cancellazione dei dati, sulla base di una presunta «incongruità» della realtà delle persone omosessuali conviventi, si manifesta come una vera e propria discriminazione basata su un pregiudizio di tipo ideologico;

la maggioranza dei Paesi occidentali realizzano rilevamenti censuari che non ignorano l'esistenza delle convivenze omosessuali e nei confronti di queste, secondo vari pronunciamenti sia del Consiglio d'Europa sia della Corte europea dei diritti umani, sono espressamente vietati tutti i tipi di discriminazioni -:

se sia a conoscenza dell'episodio delineato in premessa e se non ritenga urgente intervenire presso l'Istituto nazionale di statistica, al fine di conoscere i motivi del comportamento descritto e sollecitare un diverso atteggiamento per le future rilevazioni. (3-03000)

(29 gennaio 2004)



 
 
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Franco Grillini
 

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