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Gay, il primo scivolone di Carfagna
La ministro ci ripensa: diritti, ma non al matrimonio. E la polemica continua

di L'Unità

Roma Ha appena giurato da ministro Mara Carfagna. E già si è fatta riconoscere all’estero. L'Herald Tribune le dedica un titolo non lusinghiero: «Un ministro della destra italiana attacca i gay». Colpa della teoria illustrata dalla ministro alle Pari Opportunità per giustificare il mancato patrocinio al Gay Pride: «i gay non sono più discriminati». Ed è subito pioggia di critiche.

Così la giovane ministro puntualizza: è impegnata contro ogni discriminazione ma anche a chiudere la porta a parate «esibizioniste» e ai tentativi di equiparare le unioni gay alla famiglia tradizionale. «Sono cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro e credo che l'Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza dice il ministro - ma il movimento Glbt non può pretendere per le coppie omosessuali né riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia né il patrocinio del Governo a manifestazioni che rispondono più a logiche esibizionistiche».

I diritti? Sì «se si tratta di negoziazioni privatistiche e non di riconoscimenti pubblicistici». Quindi disponibilità per combattere ogni discriminazione ma porte sbarrate «se qualcuno intende minare all'unicità della famiglia o dettare l'agenda politica del ministero non potrà che trovare porte chiuse».

Un passo avanti e due indietro, notano Franco Grillini, guida storica dell'Arcigay , e le deputate Pd Paola Concia e Pina Picierno che le ricordano il suo compito, quello di lottare contro tutte le discriminazioni.

Sulla legge lancia la sfida la ministra ombra delle Pari Opportunità Vittoria Franco che promette di «dare battaglia in Parlamento affinché venga approvata una legge sui Contratti di Unione Civile, nella versione equilibrata messa a punto nella passata legislatura dalla commissione Giustizia del Senato».

Pubblicato il mercoledì 21 maggio 2008


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