Si terrà alle ore 13:00 in Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, di cui il deputato Alessandro Zan (Pd) è primo firmatario.

Oltre al parlamentare d’origine padovana interverranno i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria, a sua volta, d’una pdl similare depositata al Senato il 21 marzo.

Presentata alla Camera dei deputati il 2 maggio e annunciata il 7 maggio, la proposta di legge Zan (C. 569) reca Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Alla luce degli ultimi quanto ripetuti casi di aggressione omofobica, verificatisi in più parti d’Italia tra marzo e aprile, Zan ha ritenuto infatti necessaria la predisposizione di una legge volta a perseguire penalmente chi commette atti di violenza o incita all’odio nei riguardi delle persone omosessuali e transgender sì da garantire una piena tutela delle stesse.

E, questo, secondo un criterio desunto dalla recente inserzione nel Codice penale degli articoli 604-bis e 604-terLa volontà è quella, dunque, di estendere alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere gli effetti dei due nuovi articoli sanzionanti gli atti di violenza e l'incitazione all’odio per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Eccone in anteptima il testo:

Art. 1.

(Modifiche all’articolo 604 bis del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)

 

Alla rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

dopo le parole «etnica e religiosa», sono aggiunte, infine, le parole «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

All’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

a) alle lettere a)b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

b) Il paragrafo seguente «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» è sostituito da «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Art. 2.

(Modifiche all’articolo 604 ter del codice penale in materia di circostanza aggravante)

 

All’articolo 604 ter del codice penale sono apportate le seguenti modifiche: 

nel primo periodo, dopo le parole «o religioso» sono aggiunte le seguenti «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

Teatro di scontri sanguinosi tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 tanto da essere successivamente insignito della medaglia d’argento al Valore militare per la Guerra di Liberazione, Alfonsine è un piccolo centro (poco più di 11.000 abitanti) del Ravennate e componente dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna.

Dal 2009 ne è sindaco (attulamente al secondo mandato) Mauro Venturi del Pd. E proprio presso il locale Ufficio Anagrafe è stato trascritto l’atto di nascita d’una bimba venuta alla luce in Spagna il 20 aprile e registrata quale figlia di due donne.

Le due mamme, di 28 e 31 anni, hanno dichiarato a Famiglie Arcobaleno: «Avevamo paura che, trattandosi di un piccolo Comune, potessero esserci dei problemi. Invece, dopo che con l'aiuto di un avvocato abbiamo portato a conoscenza degli uffici tutte le sentenze e le decisioni precedenti che rendono possibile questo passo, non ci sono stati problemi e anzi siamo state accolte a braccia aperte. Ringraziamo soprattutto il sindaco, Mauro Venturi, che ha voluto trascrivere l'atto di nascita personalmente».

La notizia dell’avvenuta trascrizione con l’indicazione d’entrambe le mamme è stata data da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che in un comunicato ha dichiarato: «Sempre più sindaci decidono responsabilmente di iscrivere nei registri dell'anagrafe la realtà delle famiglie Arcobaleno dando sicurezza e diritti ai nostri figli e alle nostre figlie.

Dai Comuni più piccoli a quelli più grandi arriva una ondata di civiltà che il Parlamento non può più permettersi di ignorare. Noi dal canto nostro continueremo la nostra battaglia a fianco di tutti coloro che hanno a cuore il benessere di tutti i bambini e le bambine che vivono in questo paese».

e-max.it: your social media marketing partner

A Milano in Piazzale Segesta un presidio serale contro qualsiasi atto omofobo. Un presidio che, organizzato dai Giovani Democratici di zona 7, ha visto la presenza di cittadini e componenti di associazioni, molti dei quali hanno indossato qualcosa di rosa.  

Chiro riferimento al colore della giacca portata dal giovane attivista d’Arcigay la sera del 30 aprile, quando nello stesso luogo è stato spintonato e insultato quale frocio da ammazzare.

Contattato telefonicamente in merito alla manifestazione odierna, il presidente di Arcigay Milano Fabio Pellegatta ha dichiarato: «Il flash mob è la risposta pronta e massiccia del quartiere Segesta che, assieme al circolo Pd della zona, le associazioni Lgbti milanesi ma soprattutto il gruppo di giovani del C.I.G Arcigay Milano guidato dal ragazzo che ha subito l'aggressione, hanno detto con le loro presenze, i loro corpi, le loro vite una cosa molto chiara. Che, cioè, dinamiche di violenza omotransfobica e di discriminazione in generale non  hanno e non possono avere casa in un quartiere, in una città e in qualsiasi luogo che vuole e si impegna per essere  civile».

Parole che ricalcano quelle di Michele Albiani, responsabile Diritti del Pd Milano. «Questa aggressione - ha così affermato - prova che nella Milano dei diritti c'è ancora molto lavoro da fare, nonostante tutto. Chiediamo al Comune di Milano di coinvolgere le associazioni del territorio, come ad esempio quella di cui l'attivista aggredito fa parte, che ogni giorno si impegnano nella vita reale per cambiare le cose».

Viva preoccupazione e ferma condanna dell’accaduto erano state espresse nella giornata di ieri anche dalla consigliera regionale M5S Monica Forte.

«L'aggressione omofoba occorsa a Milano e denunciata dall'associazionismo Lgbt – così in una nota la portavoce dei pentastellati lombardi – ci preoccupa e va condannata e stigmatizzata a tutti i livelli istituzionali. Oltre ad esprimere la nostra vicinanza e solidarietà alla vittima, vogliamo sottolineare la necessità che la cultura del rispetto e della non discriminazione torni ad essere al centro delle politiche delle istituzioni.

Da questo punto di vista la decisione della Giunta Fontana di non patrocinare il Milano Pride non aiuta a creare un clima di vicinanza e accoglienza per tutte e tutti. Per parte nostra lavoreremo perché la Lombardia diventi un faro per le pari opportunità e la lotta alle discriminazioni».

Guarda la GALLERY

 

e-max.it: your social media marketing partner

Il Comune di Salerno, retto da Vincenzo Napoli (Pd), dà il patrocinio alla tre giorni del Pride locale (24-26 maggio) ed è bagarre.

A dare fuoco alle polveri la Lega (poi seguita a ruota dal Popolo della Famiglia attraverso il segretario regionale Raffaele Adinolfi) nella persona dei coordinatori provinciale e cittadino Mariano Falcone e Cristian Santoro nonché del consigliere comunale Giuseppe Zitarosa (un berlusconiano di lungo corso folgorato sulla via di Pontida meno d’un mese fa) che hanno affermato: «Il Comune di Salerno, senza interpellare nessuno, elargirà un contributo di 2.513,20 euro per il Salerno Pride 2018. È una manifestazione di sapore carnevalesco che sfilerà tra le strade della città mettendo alla berlina chi vive in modo legittimo la propria sessualità».

Per gli esponenti salernitani del Carroccio i soldi pubblici dovrebbero essere utilizzati «per dare servizi ai cittadini». Dopo aver invocato «la difesa dei diritti naturali e fondamentali delle famiglie» col ribadire a gran voce il proprio «no alle unioni civili, alle adozioni da parte delle coppie gay e alle teorie gender», la compagine leghista ha invitato «le autorità ecclesiastiche, le forze politiche del centrodestra e le associazioni in difesa della famiglia» a prendere una posizione «chiara, ribadendo la propria contrarietà all'utilizzo di fondi pubblici per una sfilata con espliciti richiami sessuali in pieno giorno».

Alla Lega ha risposto l'assessora comunale alle Politiche Giovani e all'Innovazione Mariarita Giordano che ha liquidato come «polemiche sterili fine a se stesse» le osservazioni avanzate. «Saranno giorni di eventi, incontri, laboratori – ha specificato –. Sarà un interessante momento di confronto organizzato da Arcigay con il supporto e il coinvolgimento di tante associazioni. Il 26 io stessa parteciperò a una iniziativa che si terrà alla Camera di Commercio con la senatrice Monica Cirinnà. Alla fine dell'incontro, una piccola delegazione di persone andrà da piazza Portanova fino al lungomare cittadino. Si tratterà di un convegno dove si parlerà di diritti e avremo anche l'onore di ospitare la Cirinnà.

La Lega, dunque, parla di qualcosa che non c'è. Non ci sarà alcuna 'sfilata carnevalesca', ma solo un'aggregazione di persone. Non sarà un gay pride ma si chiamerà solo Pride proprio perché i temi trattati saranno tanti e trasversali: si andrà dall'ambiente alla scuola, senza dimenticare i diritti declinati in ogni forma. Voglio altresì ricordare che la Corte di Strasburgo ci ha condannati per non aver, nel 2015, ancora una legge sulle unioni civili. Se queste critiche sono contro una legge del governo, allora non vedo come ci possano essere i presupposti, per i salviniani di governare».

Al Popolo della Famiglia e alla Lega il presidente di Arcigay Salerno Francesco Napoli ha ricordato che «siamo tutte e tutti cittadini e che dunque i soldi pubblici devono essere a buon diritto utilizzati per tutte e tutti, compresa la comunità Lgbti e tutta la rete di soggetti che daranno vita al Pride». Ha quindi aggiunto: «Il fatto poi che il Pride di Salerno raccolga intorno ai temi dei diritti un’ampia platea di questioni non significa voler rendere più educato il Pride stesso, ma rivendicare e rendere chiaro che non esistono diritti più importanti di altri, ma i diritti in quanto patrimonio dell’intera comunità di persone».

Contattata telefonicamente, la senatrice Cirinnà ha dichiarato: «Ancora una volta la Lega dà prova di promuovere la diseguaglianza delle persone e di osteggiare la piena parità dei diritti. Ancora una volta dà prova di vuoto argomentativo nel parlare di genitorialità e unioni civili, le quali – sarebbe ora che se ne facciano una ragione – fanno parte del nostro ordinamento giuridico.

Al solito eccoli agitare, anche in questo caso, lo spauracchio della fantomatica idelogia gender, di cui neanche loro conoscono il significato essendo del tutto inesistente. Farebbero poi bene in materia di Pride a pensare a un nuovo mantra perché quello di sfilata carnevalesca è così trito e ritrito da far oramai piangere se non facesse ridere.

Se solo sapessero che cosa è successo a Stonewall nel ’69 e quale relazione con quei moti abbiano le annue marce dell’orgoglio Lgbti, sarebbero forse portati a definire carnevalate altro a partire da certe adunate con presunti riti celtici».

Alla senatrice ha fatto eco Ottavia Voza, già presidente di Arcigay Salerno e responsabile nazionale d’Arcigay per le Politiche Trans. «La Lega – ha dichiarato – definisce il Pride una carnevalata, ignorando il significato e il valore della marcia dell’orgoglio Lgbti a partire dalla prima organizzata a Chicago, il 27 giugno 1970, per ricordare Stonewall.

Nessuna carnevalata, dunque, ma semplicemente uno sfilare con orgoglio per ribadire la pari dignità e uguaglianza delle persone Lgbti. Per ribadire che esse sono fiere di ciò che sono non c’è nulla di vergognoso nel proprio orientamento sessuale o nella propria identità di genere».

e-max.it: your social media marketing partner

Da Scafati a Bologna, da Roma a Parma, da Torrazza Piemonte a Roma nuovamente: insulti e aggressioni a danno di persone omosessuali tra il 9 marzo e il 23 aprile. Si potrebbe parlare, come ha fatto il parlamentare dem Alessandro Zan, di «cronaca di ordinaria omofobia italiana».

Ma i casi elencati sono in realtà «solo la punta emersa di un iceberg di violenza e odio che quotidianamente calpesta la dignità e i diritti delle persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese. Atti che devono trovare una risposta dura e ferma nella legislazione penale».

Questo il motivo per cui il parlamentare d’origine padovana depositerà nelle prossime ore un progetto di legge «perché anche i crimini di discriminazione e violenza per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere siano puniti severamente».

Di questa pdl ha spiegato in anteprima esclusiva a Gaynews i contenuti.

«Negli ultimi mesi - ha dichiarato Zan - abbiamo assistito a una vera e propria escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di una violenza inaudita, spesso commessi da branchi nei confronti di singole persone identificate come omosessuali o di coppie omosessuali, anche nel pieno centro di numerose città italiane. Questi atti devono trovare necessariamente una adeguata risposta nella legislazione penale, che deve essere approvata con urgenza dal Parlamento per allinearsi con gli altri stati dell’Unione Europea e dare tutela ai cittadini e alle cittadine omosessuali e trans.

Per questo presenterò in queste ore una proposta di legge contro l’omotransfobia, dando seguito a quanto contenuto nel programma del Partito democratico: dopo l’approvazione delle unioni civili, vogliamo continuare il cammino di approvazione dei diritti per tutti, ripartendo proprio da questa legge.

Il decreto legislativo del 1 marzo 2018 n. 21 ha inserito nel codice penale due nuovi articoli, il 604 bis e il 604 ter, che riportano il contenuto della legge 654 del 1975 e della legge 205 del 1993 (legge Mancino), le norme che sanzionano gli atti di violenza e l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

La legge contro l’omotransfobia che è stata predisposta segue questa direzione: vogliamo estendere gli effetti di questi due nuovi articoli anche alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere. Si tratta di inserire nel codice penale una piccola modifica, ma che potrà finalmente dare una adeguata tutela e giustizia a milioni di italiani davanti alla legge.

Chi compie violenza o incita all’odio perché qualcun altro ama deve essere punito».

:

e-max.it: your social media marketing partner

C’è una piccola pattuglia di persone Lgbti e gay-friendly che sono state elette nell’attuale Parlamento. A partire dall’amica Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili e grande alleata nelle battaglie arcobaleno: la sua presenza qualifica un po’ anche questa legislatura perché come tutti sappiamo le celebrazioni delle unioni civili hanno avuto in Italia un grande successo. Era perciò indispensabile che chi rappresenta da un punto di vista parlamentare l’immagine di questa battaglia tornasse sugli scranni di Palazzo Madama. Sia per proseguire il discorso delle unioni civili e tenere accesa la fiaccola del matrimonio egualitario sia per garantire una vigilanza quanto mai indispensabile, data la vittoria elettorale di forze politiche che non possiamo certamente dire amiche della collettività Lgbti.

C’è poi Tommaso Cerno, la cui elezione in un collegio senatoriale di Milano col quasi 42% di preferenze e 100mila voti, rappresenta un dato rilevante di consenso anche personale. Ma, di sicuro, essa costituisce un’indicazione, relativamente all’area di Milano, di una condivisione della battaglia sui diritti. Condivisione, da parte di chi l’ha votato, che ci riempie il cuore di speranza. Tommaso è al suo primo mandato. Tutti noi dobbiamo aiutarlo nella sua attività di neosenatore dal momento che a Palazzo Madama la situazione è persino più difficile in termini numerici rispetto a quella della Camera.

L’elezione di Alessandro Zan rappresenta un dato rilevante perché sarà a Montecitorio, dove centinaia di fascioleghisti e Fratelli d’Italia non sono certamente friendly nei nostri confronti. Sempre alla Camera ci sarà anche Ivan Scalfarotto che ha promesso il suo impegno a difesa dei diritti delle persone Lgbti.

A loro tutti l’intera redazione di Gaynews formula auguri di buon lavoro con l’impegno a sostenere l’attività parlamentare di ognuno attraverso quella corretta informazione che da 20 anni contraddistingue il nostro quotidiano.

Come già scritto nei precedenti editoriali, si chiede a questi amici e amiche di fare i watch dog in un Parlamento fortemente orientato a destra con esponenti che non hanno remora a richiamarsi esplicitamente al Ventennio fascista.

I dati dell’elezioni sono definitivi e il quadro che ci si presenta è quello di un Paese ingovernabile. Nessun partito e nessuna coalizione, infatti, ha i numeri sufficienti per governare. Al riguardo si profila quindi un lungo stallo alla ricerca di una soluzione che, al momento, non pare all’orizzonte. Come sappiamo, è una situazione simile a quella accaduta in diversi altri Paesi come la Grecia, la Spagna, il Belgio e la stessa Germania dove sono stati necessari cinque mesi per definire una maggioranza di governo in termini di Grosse Koalition. In Italia, al momento, è molto difficile pensare a una maggioranza formata da una coalizione che abbia i numeri sufficienti per governare.

Per fortuna il centrodestra, che pure ha preso il 37% alla Camera, ha “solo” 260 parlamentari: gliene mancano quindi oltre 60 per governare. E dico per fortuna perché si tratta di un centrodestra a trazione fascioleghista. E possiamo tutti immaginare – è inutile dirlo – che un governo con Salvini quale presidente del Consiglio sarebbe per la collettività Lgbti un disastro. E lo sarebbe, perché alcune forze politiche in campagna elettorale hanno promesso la cancellazione della legge sulle unioni civili e probabilmente la riscrittura del testamento biologico e di altre norme, riguardanti i diritti, che il centrosinistra ha meritatamente varato.

Qui siamo di fronte a un trumpismo senza Trump, volendosi smantellare quanto di buono ha fatto il centrosinistra. Senza capire però bene che cosa si voglia fare al suo posto perché i programmi sono tutt’altro che chiari.

Certo è che un governo a guida Salvini rappresenterebbe un cambio radicale nella cultura, nel costume, nel modo di pensare il rapporto tra cittadini e Stato. In tal caso è necessario prepararsi a una lunga stagione di resistenza. Dove la parola resistenza rassomiglia molto, tranne che per alcune conseguenze estreme, a quella da opporre a ciò che potrebbe essere un regime autoritario.

L’altra prospettiva è quella di una coalizione tra il M5s – che è il vero vincitore di quest’elezioni in termini di voti conseguiti da un partito –, il Pd e, magari, anche con la pattuglia dei parlamentari di LeU.

Da un punto di vista degli interessi del Pd sarebbe una prospettiva suicida perché l’appoggio a un governo pentastellato significherebbe un ulteriore tracollo alle urne. Dal nostro punto di vista sarebbe una prospettiva un po’ più tranquillizzante perché non ci troveremmo, in questo caso, alla presenza a Palazzo Chigi dei fascioleghisti e dell’estrema destra.

È ovvio che i nostri interessi sono un po’ diversi da quelli del Pd. Di un partito, cioè, che si trova di fronte al risultato peggiore del dopoguerra se intendiamo il Pd quale continuum del Pci e Ds. Di un partito che si trova nella situazione, stante le dimissioni vere o finte di Matteo Renzi, a dovere rinnovare radicalmente la leadership e la propria politica. Cambiando, perciò, l’immagine avuta finora: quella, cioè, del perdente nonostante i successi del governo Gentiloni e nonostante alcune leggi che noi riteniamo fondamentali come quella sulle unioni civili o sul biotestamento.

Se non si troverà una maggioranza parlamentare l’extrema ratio sarà un “governo del Presidente” con tutti dentro, un “governo di scopo” di durata limitata con il compito di rifare la legge elettorale e di approvare la legge di bilancio. Anche in questo caso sarebbe difficile per i fascioleghisti manomettere la legislazione sui diritti.

Personalmente sono tra quanti pensano che non si tornerà al voto tanto presto anche se l’iter per la costituzione di un governo con maggioranza parlamentare potrebbe essere molto lungo. Non c’è dubbio che a questo punto il compito della collettività Lgbti e, nel nostro piccolo, anche dell’informazione Lgbti sarà quello di vigilare con la massima attenzione perché non ci sia nessun passo indietro sui diritti acquisiti. Ma anche di moltiplicare nel Paese e in ogni città iniziative sui temi che ci stanno più a cuore: dal matrimonio egualitario alla legge contro l’omotranfobia fino alla welfare per la collettività Lgbti. In modo tale da rimarcare una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale che sia di monito a chiunque voglia tentare dei disastrosi passi indietro in materia di diritti.

Quindi il mio appello è quello di rimboccarsi le maniche e agire con sentimenti di rinnovata e passionale militanza per far sì che la visibilità Lgbti in Italia sia sempre più forte al di là di chi è al governo del Paese, col quale comunque dovremmo misurarci.

e-max.it: your social media marketing partner

Da quando Zola intitolò La débâcle il romanzo ispirato alla disfatta di Sedan, il termine è invalso ovunque nell’uso per indicare una grave sconfitta in campo politico o sociale. E tale sono state per il Pd le elezioni del 4 marzo.

Nonostante tutto tra i candidati della cosiddetta pattuglia arcobaleno dem è risultata rieletta al Senato Monica Cirinnà, il cui nome è legato alla legge sulle unioni civili. Gaynews l’ha raggiunta telefonicamente per raccogliere le sue prime impressioni.

Senatrice Cirinnà, lei è stata rieletta. Che emozioni ha provato alla notizia?

La certezza della mia rielezione l’ho avuta solo stamani attraverso il sito del ministero dell’Interno. Nella giornata d’ieri avevo già in realtà una solida speranza legata al fatto di essere capolista.

La sensazione è indubbiamente agrodolce: senzazione di gioia perché comunque la fatica è stata tanta, l’impegno è stato tanto, il sostegno ricevuto è stato tanto. Il dolore è legato al crollo del mio partito, che non è altro che il risultato di errori infiniti degli ultimi tempi. Errori pesanti della Segreteria e della classe dirigente del Pd.

È stato anche il risultato orribile della “notte dei lunghi coltelli” in direzione: dalla composizione delle liste al paracadutamento di personaggi improbabili su collegi probabili. E sicuramente del fatto che il Pd non è apparso un partito plurale, inclusivo. Una sensazione dunque di tristezza e di dolore. Fra poco tornerò in Senato e non troverò la maggior parte di quei colleghi meravigliosi e fantastici coi quali ho fatto la legge sulle unioni civili e tante battaglie importanti. Penso ovviamente a Sergio Lo Giudice ma anche a Luigi Manconi.

La sua candidatura è avvenuta in due collegi non facili. A fronte della débâcle del Pd a cosa ascrive la sua vittoria elettorale?

Sono stata candidata in due immensi collegi proporzionali del Lazio. La scelta di non candidarmi nella mia città, Roma, la dice lunga su quanto, in realtà, si volesse mettere alla prova in qualche modo il mio consenso tra i cittadini. Essere capolista a Lazio Nord e a Lazio Sud, in quelle province enormi in cui ha stravinto il populismo dei M5s, è per me una prova difficilissima.

Ascrivo la mia vittoria elettorale all’essere stata capolista. Per cui il crollo del Pd non è andato al di sotto del 15%. È evidente che molti cittadini nel trovare  il mio nome riportato sulla scheda hanno avuto quella speranza che, nel votare una lista da me guidata, ci fosse anche una speranza di ripresa per il Pd. Io ho sempre ragionato in questo modo: per me il partito è una comunità plurale. Una comunità che include diversità e valorizza le diversità. Il partito è però anche un luogo d’ascolto. Un luogo di condivisione. Il partito non è l’insieme di potentati locali. Il partito non è il luogo del mio ma il luogo del noi. Personalmente ho messo in campo questa scelta di essere appunto una che ascolta e tiene le pluralità all’interno delle sue scelte. Atteggiamento da me condiviso con tanti cittadini durante il lavoro sulle unioni civili o sul referendum e anche durante la campagna elettorale. E vedo che, ogniqualvolta il noi viene messo davanti, la comunità viene messa davanti, la valorizzazione di due parole chiave: libertà e uguaglianza viene messa davanti, i cittadini tornano a riconoscere il partito e a premiarti.

Il dopo voto ha causato una bufera in casa Pd. Quali le sue valutazioni in merito?

Come scritto ieri in un post su Fb, si tratta di un crollo annunciato da tempo, causato da varie crepe che piano piano si sono ampliate creando danni irreparabili.

Queste crepe hanno nomi chiari, nomi di persone del gruppo dirigente ben note. Meglio parlare di temi, pochi esempi:

- la buona scuola ha una storia paradossale, abbiamo stabilizzato oltre 100.000 precari, eppure è una delle riforme più invise a studenti, professori, presidi e sindacati, con i quali nessuno ha dialogato;

- la riforma del lavoro, non è stata condivisa e spiegata ai cittadini, è stata percepita solo come un modo per rendere ancora più instabile la vita lavorativa di molti, e di fatto un favore alle grandi imprese;

- non abbiamo dato segnali forti sui diritti e le politiche sociali, e l’obolo degli 80€ non è stato sufficiente perché non strutturale e di servizi, avremmo potuto fare molto di più visti i buoni dati di ripresa dell’economia e del recupero dell’evasione fiscale;

- sulla sicurezza abbiamo solo inseguito sul tema dell’immigrazione e non è bastato fermare gli sbarchi, a fronte per altro dei lager in Libia, quando non abbiamo risposto all’insicurezza sociale, quella che erode giorno per giorno le certezze di vita di persone e famiglie.

Ora servono giustizia, coraggio e coerenza.

Chi ha sbagliato passi la mano, ci consenta di ricostruire la casa comune del centro sinistra.

Quella casa che in tanti abbiamo scelto dando vita al Pd, non la Ditta, non il Partito di Renzi, ma un luogo plurale e inclusivo, che sappia ascoltare, rappresentare e proporre al Paese quella sana opposizione che servirà per sconfiggere il radicamento delle tante destre che si accingono a governare l’Italia.

Servono ora decisioni rapide ed efficaci, che guardino al bene comune e vadano al di là degli interessi e dei destini personali di ognuno di noi.

Quali battaglie porterà in Senato a sostegno dei diritti delle persone Lgbti?

Le battaglie per i diritti sono il fondamento della mia azione politica. Per tutti i diritti e per tutte le comunità.

La comunità Lgbti è quella che sento più vicina alla mia ultima esperienza politica. Quella che mi ha ricambiato con un infinito affetto. Un’infinita stima, facendomi sentire davvero parte di quella comunità. Immediatamente depositerò vari testi. È chiaro che bisogna parlare subito di legge contro l’omotransfobia, adozione per tutti, matrimonio egualitario.

È chiaro che il contesto politico sarà complicatissimo. È chiaro che nulla si può dire adesso senza sapere se ci sarà un governo e come sarà composto questo governo. Io mi auguro che ci sia comunque la possibilità di andare avanti sui diritti e, se non si riesce ad andare avanti, almeno rimanere su quanto guadagnato. Il terrore sparso nella campagna elettorale da persone che dicono: Torniamo indietro sulle unioni civili è qualcosa che spero non si palesi nel prossimo governo. Certo nel prossimo Parlamento sono state elette persone che sostengono di voler fare questo. Il mio ruolo sarà quello di guardiana. Quello di sentinella in difesa di quanto abbiamo conquistato.

e-max.it: your social media marketing partner

Ivan Scalfarotto è in corsa per il secondo mandato parlamentare. Candidato alla Camera dei deputati nel collegio plurinominale Lombardia 1 - 03 tra le file del Pd, il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico ha accettato di rispondere ad alcune domande nell’imminenza del voto del 4 marzo.

On. Scalfarotto, nel suo video elettorale lei parla di parametrici economici tutti migliorati: in che senso e secondo quali dati?

Sono i dati dell’Istat, quelli che fanno prova quando le cose vanno male e dunque anche quando le cose vanno bene. In questi anni il nostro Paese, che era in recessione, ha ricominciato a crescere: nel 2016 +0,9%, nel 2017 +1,5%, che è il rialzo massimo dal 2010. Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è sceso all'1,9%, a fronte del 2,5% dell'anno precedente. Il rapporto debito-Pil si è prima stabilizzato e ha cominciato poi a scendere, sebbene solo lievemente, dal 132% al 131,5%. La pressione fiscale è scesa nel 2017 al 42,4% del Pil, in calo rispetto al 42,7% del 2016. 

Allo stesso modo sono cresciuti gli occupati, da 22 milioni a 23 milioni; la disoccupazione giovanile che era al 44% all’arrivo di Renzi al governo nel 2014, è oggi al 31,5%; l'occupazione femminile ha fatto appena registrare un record storico, salendo al 49,3%. È aumentata la produzione industriale: +3% nel 2017 rispetto al 2016, così come gli ordinativi (+6,6%) e fatturati (+5,1) dell’industria. L’indice complessivo del fatturato è tornato al livello più alto dall’ottobre 2008. Sono dati positivi, il che non significa che non ci sia ancora moltissimo da fare, certo. Ma che indiscutibilmente, oggettivamente, segnala che in questi anni di governo è stato fatto un ottimo lavoro. 

Lei è sottosegretario allo Sviluppo economico e, infatti, come detto nel video, dichiara di essersi occupato di “internazionalizzazione delle imprese”. Può spiegare più dettagliatamente che risultati ha raggiunto?

Quando ho ricevuto la responsabilità del Commercio internazionale e dell’attrazione investimenti, all’inizio del 2016, l’Italia aveva appena realizzato il suo record delle esportazioni con 414 miliardi. Nel 2016 e 2017 abbiamo migliorato questo record, arrivando l’anno scorso a 448 miliardi e con un avanzo della bilancia commerciale di quasi 50 miliardi. Una crescita del nostro export di quasi l’8% rispetto all’anno precedente, meglio di Francia e Germania. Per fornirle un altro dato, quest’anno siamo passati dall’11° all’8° posto tra i più forti esportatori negli Usa, il principale mercato del mondo, superando anche i francesi, nostri storici concorrenti.

Sempre nel 2017, siamo cresciuti più del 20% sia in Cina che in Russia, nonostante il permanere delle sanzioni in quest’ultimo mercato. In questi anni abbiamo quintuplicato i fondi per la promozione del Made in Italy, e abbiamo dato una spinta decisa alla nostra diplomazia economica in sostegno ai nostri esportatori, che sono in realtà i veri detentori del merito di questa straordinaria crescita. Io stesso, in meno di due anni, ho effettuato 45 missioni internazionali, visitando 29 Paesi diversi. 

In tale veste è stato in Iran, dove ha incontrato il presidente Rohani. Qualche attivista Lgbti le contestò d'aver stretto la mano a un Capo di Stato, in cui le persone omosessuali sono mandate a morte. Cosa ne pensa?

Che sono orgoglioso di essere cittadino di un Paese, come l’Italia, che va in visita di Stato in un Paese come l’Iran con una delegazione composta così: un capo del Governo di 40 anni, una ministra donna e un sottosegretario al commercio gay. Vede, in Iran, in casa loro, per poter trattare con l’Italia - com’è nel loro interesse - hanno soprattutto dovuto stringere la mano a me, non il contrario.

Se seguissimo fino in fondo la logica che sta dietro alla sua domanda, dovremmo stabilire due pericolose conseguenze: la prima, visto che il rilievo è stato mosso solo a me e alla ministra Giannini e non al resto della delegazione, è che la discriminazione di donne e gay non è un problema di tutto il governo, ma solo un problema dei membri di governo donne e gay. La seconda, corollario della prima, è che politica estera e quella commerciale possono farla solo gli uomini eterosessuali, perché a membri di governo donne e gay sarebbero preclusi i viaggi in qualche decina di paesi del mondo.

La scelta di andare in Iran non è stata facile neanche per me: sapere che cammini, circondato da uomini armati, per strade nelle quali se non avessi la tua immunità diplomatica saresti arrestato e probabilmente ucciso non è una sensazione confortevole, mi creda. Ma penso che vedere gli onori di Stato riservati a un dignitario gay di un Paese occidentale sia stato anche un messaggio importante per la comunità Lgbti iraniana. 

Diritti civili e programma Pd: è un dato di fatto che esso sia veramente striminzito in riferimento alle persone Lgbti. Qual è il suo parere in merito? 

I programmi elettorali, con una legge proporzionale che costringe necessariamente a un accordo di coalizione, purtroppo valgono fino al giorno delle elezioni. Guardi quello che succede in Germania: è dopo le elezioni, non prima, che si scrive il programma di governo. Per questo posso assicurarle che migliore sarà la performance del Pd, maggiori saranno le speranze di fare passi avanti nell’agenda dei diritti civili. Bene che ci diciamo una cosa con estrema chiarezza: se la destra o M5s avessero da soli la maggioranza per governare l’Italia avremmo il rischio, nel primo caso, di una proposta di legge di abrogazione delle unioni civili e, nel secondo caso, le decisioni sarebbero nelle mani di una forza politica che si è schierata contro la stepchild adoption e contro lo ius soli

Quanto ai partiti alla nostra sinistra, bisogna sapere che il voto per loro è un voto di pura testimonianza: servirà ad avere in aula qualcuno che parla di parità dei diritti, ma che le parole sulla parità non potrà mai trasformare in leggi che cambiano la vita delle persone, perché non hanno i numeri in aula e senza numeri in aula le leggi non si fanno. Aggiungo che sia in Regione Lombardia che nei collegi uninominali il voto a LeU serve a favorire l’elezione di un presidente di regione razzista e di parlamentari leghisti o neofascisti che certamente a Roma non favoriranno leggi di progresso civile. Bisogna dunque che l’elettore ponderi attentamente le conseguenze dirette del proprio voto. 

Passiamo al tema delle misure di contrasto all’omotransfobia. Al riguardo difende ancora il suo ddl o ritiene oggi che andrebbe presentato un nuovo testo come chiesto da più parti della collettività Lgbti?

Difendo certamente il mio disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia così come lo presentai nella scorsa legislatura. E, se sarò eletto, lo ripresenterò tale e quale. Quanto invece alla legge così come uscì dal voto della Camera dopo gli emendamenti Verini e Gitti, penso che fosse una legge non perfetta ma di cui avremmo avuto comunque un estremo bisogno.

Il progresso del Paese procede per leggi non perfette: per ottenere il divorzio, all’epoca dell’approvazione della legge, erano necessari ben sette anni di separazione; la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza è appesantita dal meccanismo dell’obiezione di coscienza. Ma lei farebbe a meno di queste due leggi di progresso per questi motivi?  È stato veramente paradossale vedere insieme nelle piazze sia le associazioni Lgbti che le “Sentinelle in piedi” unite, anche se per motivi opposti, contro l’approvazione della legge sull’omofobia. Alla fine hanno entrambe raggiunto il risultato che si prefiggevano: la legge non si è fatta. Ma secondo lei hanno fatto un miglior affare le “Sentinelle in piedi” o le persone Lgbti? Chi ha potuto veramente festeggiare?

Da ultimo... Nel suo video afferma che grazie alla legge sulle unioni civili “tutte le famiglie hanno la stessa dignità”. Non le sembra un po’ esagerato visto che proprio la legge definisce tali unioni una formazione sociale specifica e non riconosce la potestà genitoriale alle coppie di persone dello stesso sesso?

Non è esagerato: è sostanzialmente così. Ci sono ancora dei passi da fare per la piena parità, e vanno assolutamente fatti (lo ripeto: ma si potranno fare rafforzando il Pd, non indebolendolo), ma non si può riconoscere che oggi chi si unisce civilmente ha le stesse protezioni di chi si sposa. Un risultato che nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai portato a casa e che non si può non riconoscere alla ferma volontà, alla testardaggine, mi viene da dire, di Matteo Renzi e del suo governo. Non so se lei ricorda D’Alema che diceva che “Il matrimonio è un sacramento finalizzato alla procreazione”, ma io non l’ho mai dimenticato.

Quello che non va bene nella legge 76 non è certamente la formula di “formazione sociale specifica”, perché anche il matrimonio è una “formazione sociale specifica”. Quello che manca è la parità dei figli. Questa lacuna gravissima la dobbiamo soltanto al fatto che la maggioranza che avrebbe dovuto approvare la legge (Pd+Sel+M5s) si sgretolò per il tradimento in Senato dei grillini, che quella volta mostrarono per la prima volta la propria impronta di partito di destra.

Però io ho sempre in mente Franco e Gianni, la coppia di Torino che si sposò ad agosto 2016 dopo 52 anni insieme. Avessimo fatto quella legge anche soltanto per Gianni e per consentirgli di vivere in dignità e libertà dopo la morte di Franco pochi mesi dopo, avremmo comunque fatto la cosa giusta. 

e-max.it: your social media marketing partner

Incalzato da settimane, Pierferdinando Casini, candidato del centrosinistra al Senato nel collegio uninominale di Bologna, ha oggi affrontato il tema dei diritti delle persone Lgbti.

Intervenendo a Radio Città del Capo, emittente storica della sinistra, ha dichiarato: «Probabilmente rispetto alla comunità Lgbti ho idee diverse. Probabilmente loro ritengono la legge che si è fatta sulle unioni civili insufficiente. Probabilmente domani chiederanno qualcosa di più. Questa è la democrazia.

Io rispetto questa comunità e dico loro: Non abbiamo le stesse idee, ma senza di me voi le unioni civili non le avreste avute».

Casini ha poi spiegato meglio che nel corso della XVII° legislatura «senza di me e senza le persone come me, senza quei moderati che hanno sostenuto la coalizione di centrosinistra le unioni civili e il testamento biologico non ci sarebbero stati.

Per cui non accetto l'esame del sangue a me perché non voglio farlo a loro. Io rispetto loro, loro rispettino me». 

Sulle adozioni ai single l'ex presidente della Camera non ha chiuso tutte le porte. «Vedremo - ha dichiarato -. Probabilmente se si affrontano le cose senza voler fare delle demagogie ma con serietà si potranno trovare tanti punti di incontro».

Non senza far però notare che «è una cosa singolare: mi si chiedono cose che non si chiedono al Pd, perché molti parlamentari del Pd hanno avuto una posizione ben più restrittiva della mia. Se la gente ritiene che, per danneggiare me sia bene votare Salvini o M5s, lo faccia».

Del resto, su argomenti come questi - ha aggiunto Casini - «a volte correre troppo si strappa anche quello che si può avere in termini realistici». 

e-max.it: your social media marketing partner

A pochi giorni dal 4 marzo abbiamo nuovamente raggiunto Alessandro Zan che è in corsa per il secondo mandato parlamentare nelle liste del Pd.

Candidato alla Camera dei deputati come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei deputati, l’ex presidente del locale comitato d’Arcigay si sta impegnando da settimane nel capoluogo veneto per far conoscere il programma del suo partito.

Onorevole Zan, ultimi giorni di campagna elettorale. Come li sta vivendo?

Esattamente come li ho iniziati, tra le padovane e i padovani, in città e in provincia per parlare del nostro programma per i prossimi cinque anni, partendo dal grande lavoro fatto dal Partito Democratico nella passata legislatura. Ovviamente più si avvicina il 4 marzo, più sale anche la tensione: da capolista del Pd nel mio territorio avverto una grande responsabilità, cioè quella di portare avanti un orgoglio democratico che quotidianamente lavora per il Paese, una forza tranquilla fatta di donne e uomini che si riconoscono nei nostri principi democratici ed europeisti.

Lei ha lanciato un appello dicendo: Solo il Pd può arginare neofascisti e populisti. In che senso?

Penso che solo la nostra comunità politica possa rispondere con fermezza ai rigurgiti neofascisti che si ripropongono, anche violentemente, in queste settimane. È un dato di fatto: la coalizione di centro-destra è guidata da un pregiudicato di 82 anni, da una sedicente fascista, e da un razzista che tende la mano agli ambienti estremisti della destra; il M5S non ha aderito a nessuna manifestazione anti-razzista e anti-fascista degli ultimi giorni, ma anzi ha sempre banalizzato questi pericolosi ritorni nostalgici del ventennio, classificandoli come questioni di serie B (un loro must declassificare, basti ricordare il loro comportamento sulle unioni civili). A chi è indeciso tra il Pd e LeU voglio dire chiaramente: scegliete il Pd. Solo noi possiamo garantire un argine alle violenze, il nostro programma non è contro qualcuno o qualcosa, ma esclusivamente per il Paese, per l’Europa e per i diritti.

Molti contestano proprio al Pd l’avanzata delle destre. Non crede che si siano fatti degli sbagli in casa dem nella scorsa legislatura?

Stiamo ancora pagando il prezzo della scissione dello scorso anno, un errore enorme uscire dal più grande partito progressista. Oggi la sinistra appare disgregata e questa situazione dà unicamente forza ai movimenti di estrema destra. Il Pd ha il merito di aver approvato una legge contro la propaganda del fascismo, proposta coraggiosa che ha i ribadito i nostri principi costituzionali e antifascisti. Chi tenta di gettare al Pd la responsabilità di questa avanzata mente sapendo di mentire. E comunque questo lo vedremo dal risultato delle urne di domenica.

La manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi ha ricompattato la sinistra sabato 24 febbraio. Non crede che bisognava porre ogni impegno per ricompattarla anche in questa campagna?

Ne sono convinto. Presentarsi alle urne divisi è per me un dolore enorme: con molti esponenti di LeU siamo legati dagli stessi valori e dalle stesse idee. Per questo è un peccato che quella componente della sinistra si sia arresa a personalismi e rancori che in primis danneggiano il popolo del centrosinistra e tutto il Paese.

Andiamo al Veneto. Il governatore Zaia avrebbe voluto una clinica d’eccellenza per le persone transgender desiderose di sottoporsi a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Eppure la proposta è stata bocciata proprio dalla maggioranza leghista. Perché?

Devo ammettere che la proposta della Giunta Zaia era davvero positiva e mi ha stupito positivamente. Di quella clinica ce ne era davvero bisogno, e avere vicino a Padova un punto di riferimento così importante per questo tipo di medicina avrebbe potuto significare un passo in avanti, anche culturale, per il Veneto. La proposta è stata bocciata dalla sua maggioranza leghista, perché stiamo assistendo a una mutazione genetica della Lega: da una parte quella rappresentata da Zaia, più istituzionale e di governo, dall’altra quella che segue Salvini, con orrende derive omotransfobiche, razziste e lepeniste. Ha vinto la seconda e anche Zaia, in questo caso, si è dovuto piegare a questi diktat medievali.

È terminata lunedì la seconda edizione del Bus No Gender. Lo scorso anno lei presentò un’interrogazione parlamentare a Minniti e Fedeli. I due ministri sono rimasti sordi al riguardo?

A quell’interrogazione non ho ancora avuto risposta, ma posso assicurare che l’attenzione sulla questione dei due ministri è altissima. Minniti e Fedeli si sono sempre battuti senza indugi contro l’omotransfobia. Per questo voglio lanciare un appello per il 4 marzo: scegliete il Pd, che ha già dimostrato di battersi fino in fondo, rischiando la stessa vita del governo, per le unioni civili. All’esterno del Partito Democratico c’è la più totale sordità verso questi temi, dall’omofobia dichiarata della destra al totale mutismo da parte del M5S, che non hanno votato le unioni civili. Per approvare i diritti, come per qualsiasi altra riforma, è necessaria la cultura di governo, e il Partito Democratico è l’unica realtà politica in grado di garantirli.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video