La 62enne Christine Hallquist ha vinto la nomination democratica per la corsa a governatrice del Vermont, le cui elezioni avranno luogo a novembre. Si tratta della prima candidata transgender per un tale incarico.

Come ceo della Vermont Electric Cop, è stata nel 2015 la prima donna transgender a ricoprire il ruolo di amministratrice delegata.

Con la nomination Hallquist allunga il numero record di candidate e candidati Lgbti alle prossime elezioni governative. La maggior parte di loro appartiene al Partito Democratico e si attesta su posizioni più direttamente antitrumpiane che incentrate sui diritti civili.

Quella di Hallquist sarà una dura corsa elettorale: il candidato repubblicano Phil Scott (attuale governatore) è infatti più popolare tra i democratici che tra i componenti di partito in uno Stato, fra l’altro, solidamente repubblicano.

Nel gennaio scorso un’altra donna transgender, Chelsea Elizabeth Manning (conosciuta come talpa del Datagate e condannata – ma poi graziata da Obama – per aver consegnato documenti governativi sensibili a WikiLeaks), aveva invece presentato la sua candidatura per un seggio al Senato nello Stato del Maryland. Ma in giugno ha ottenuto  appena il 5,7% dei voti, battuta dal 74enne Ben Cardin, che ha incassato l’80,5% delle preferenze.

C’è, invece, riuscita nel 2017 la giornalista Danica Roem, che, vincitrice delle primarie democratiche, è stata poi eletta, il 7 novembre, alla Camera dei delegati della Virginia.

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Camminavano mano nella mano a Verona, sabato 11 agosto, nella centralissima piazza Bra, mentre nella vicina Arena stava andando in scena Aida.

Questa, per un gruppo di giovani 20enni, la colpa di Angelo (59 anni) e Andrea (22 anni) che, sposatisi nel 2015 a Barcellona, sono stati prima insultati quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente.

«Un ragazzo mi ha dato uno spintone – così Angelo – e poi ha colpito con una forte sberla Andrea. Per fortuna non è stato grave fisicamente, perché ci siamo allontanati chiedendo aiuto ad un vigile, che è intervenuto fischiando. Ma se noi fossimo rimasti lì, cosa ci avrebbero potuto fare?».

Ma per la coppia, che ha sporto querela contro ignoti per l'aggressione, la polizia municipale avrebbe compiuto una grave omissione non identificando gli aggressori, successivamente dileguatisi. Motivo per cui hanno presentato una seconda denuncia contro gli agenti.

Accusa respinta con fermezza dal vicecomandante Lorenzo Grella che, difendendo l’operato dei due agenti giunti in soccorso, ha dichiarato all’Ansa: «Sono intervenuti dopo avere sentito urla da una certa distanza. Uno dei due vigili si è anche frapposto a un giovane, che ha cercato di venire ancora a contatto con la coppia che diceva di essere stata aggredita.

Ma non c'è stato materialmente il tempo di identificarlo, perché il ragazzo subito dopo è fuggito, dileguandosi tra la folla».

Grella ha quindi aggiunto: «Sono state fasi concitate e i due agenti di pattuglia si trovavano a 250 metri dal luogo dell'aggressione, senza nessuna visione diretta di quello che era successo. Abbiamo già provveduto ad acquisire il materiale video e la relazione dei due agenti sarà inviata alla Procura della Repubblica. Chi chi ha lanciato certe accuse se ne assume la responsabilità».

Le parole del sindaco di Verona

Dura la reazione del sindaco Federico Sboarina, che ha dichiarato: «Ho sempre detto in altre occasioni che a Verona non è accettata alcuna forma di intolleranza e, tanto meno, di violenza».

Sul j’accuse mosso alla polizia municipale il primo cittadino di Verona ha poi affermato: «Sul caso di piazza Bra non è ammessa nessuna forma di strumentalizzazione e attendo l'esito delle indagini per capire l'esatta dinamica dei fatti».

La condanna del presidente Zaia

Parole di ferma condanna quelle pronunciate, nella serata d’ieri, dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che ha detto: «Mi auguro venga fatta al più presto chiarezza e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Non esiste una giustificazione per nessun tipo di violenza, né fisica né verbale. Chi ha compiuto questo gesto è semplicemente un incivile prepotente. La violenza, in qualsiasi modo e verso chiunque si manifesti, è deprecabile, va respinta senza indugi e perseguita. Così deve essere anche nel caso della coppia gay di Verona».

La passeggiata contro l'omofobia

Intanto Circolo Pink e Arcigay Pianeta Milk, insieme con altre realtà associative locali (Assemblea 17 dicembre, Sat Pink, Collettivo Anguane, Opificio Psicosociale, Suburban, Azione antifascista Verona, Non una di meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile, Lavoratori Orma, Pci-Fcgi, Laboratorio Paratod@s), hanno indetto per sabato prossimo una passeggiata collettiva, «mano nella mano contro l'omofobia». Appuntamento alle 16:00 in piazza Bra

 

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Un’informazione mirata alle tematiche Lgbti è diventata sempre più importante nel panorama giornalistico dei nostri tempi. Non solo perché la collettività rainbow è riuscita a esprimere in maniera decisa le proprie istanze di rivendicazione. Ma anche perché si è registrata, nel tempo, una graduale e costante richiesta di notizie puntuali e corrette su la vita, la cultura e le politiche relative all’universo Lgbti.

Uno dei massimi riferimenti nazionali per tale informazione è, da qualche anno a questa parte, Francesco Lepore, latinista, saggista ed ex sacerdote: spirito brillante e anticonformista, dal maggio 2017 è caporedattore del quotidiano Lgbti online più “antico” d’Italia, cioè Gaynews.it, diretto da Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano.

A lui Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania e consigliere nazionale di Arcigay nonché figura di spicco della lotta di rivendicazione per i diritti Lgbti in Italia, ha voluto porre alcune domande.

Francesco, com’è nato in te il desiderio di svolgere questo lavoro di informazione?

La passione per il giornalismo mi accompagna dall’adolescenza, trascorsa a Benevento. Scrivevo articoli di cultura per alcuni quotidiani e settimanali locali. Tale passione è stata poi coltivata negli anni di sacerdozio. Sì, perché ho esercitato il ministero presbiterale per sette anni, prima di deporre “la tonaca” nel 2006, per vivere apertamente la mia condizione omosessuale.

Durante il triennio di permanenza in Vaticano (2003-2006), dove sono stato officiale prima della Segreteria di Stato quale latinista poi della Biblioteca Apostolica Vaticana quale segretario del card. Jean-Louis Tauran, sono stato collaboratore della Terza Pagina de L’Osservatore Romano (il cui direttore dell’epoca Mario Agnes mi voleva bene come un figlio) e ho scritto, a volte, recensioni di libri per La Civiltà Cattolica.

Una volta abbandonato il ministero, è stato per me quasi conseguenziale dedicarmi a tempo pieno all’attività d’informazione. Ho fatto il mio praticantato presso la redazione di Sky TG24.it. Quindi il concorso per giornalista professionista, cui sono successivamente seguiti il master in Digital journalism presso la Pul, lo stage presso Huffington Post e l’impegno come caporedattore presso Pride Online.it e, a partire dal maggio 2017, presso Gaynews.it.

Tu non sei associato, crediamo, a nessuna organizzazione politica Lgbti: questo elemento costituisce per te un fattore positivo?

Sì, è così. Ciò costituisce, a mio parere, un fattore enormemente positivo, perché mi permette autonomia e indipendenza valutativa su quanto attiene al variegato universo associativo Lgbti italiano.

Il lavoro di giornalista richiede una deontologica equidistanza da ogni soggetto “politico” e, quindi, la massima oggettività nel racconto editoriale. Quanto ti impegna questa attività soprattutto nella ricerca delle fonti e dei fatti oggettivi?

Premesso che ognuno è soggetto a condizionamenti di vario tipo, pongo personalmente la massima cura nel garantire un’informazione che si attenga il più possibile all’oggettività. La ricerca è la stessa che attua qualsiasi giornalista innamorato della propria professione. Occupa, dunque, la maggior parte di ogni singola giornata.

Recentemente nell’accesissimo dibattito sulle ben note posizioni di ArciLesbica abbiamo rilevato toni assai forti e posizioni nettamente contrapposte da tutte le parti ivi comprese quelle di chi fa informazione. Quale è la posizione di Gaynews in merito? In particolare, ritieni questa vicenda come un momento dialettico forte dentro il movimento o pensi che ArciLesbica sia e debba essere considerata fuori dal movimento?

La posizione di Gaynews è totalmente scevra da ogni sorta di preclusione alla questione gpa, da cui appare invece ossessionata in maniera unilaterale ArciLesbica Nazionale. La dice lunga che a polarizzare quasi esclusivamente la loro attenzione sia la condanna di quanto, al pari di Lega, Fratelli d’Italia e cattoreazionari, chiamano con toni spregiativi “utero in affitto” – complesso lemmatico che connota negativamente a priori tale pratica di pma – . Condanna che va di pari passo con una visione biologistica non solo della maternità ma anche della femminilità, da cui scaturiscono i ben noti attacchi alle donne transgender non sottoposte a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Sul resto, da parte loro, ne verbum quidem. Non meraviglia pertanto che, dopo l’ultimo congresso elettivo, molti circoli si siano disaffiliati e abbiano costituito quella nuova realtà che è Alfi.

Contrariamente a quanto vanno dichiarando nei loro comunicati – come l’ultimo sulla nomina di Sergio Lo Giudice a responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd – la maggior parte delle donne lesbiche italiane non si sente e non è affatto rappresentata da un’entità sempre più esigua ed esangue, che condivide le proprie vedute con partiti/enti parapolitici di destra e alcune frange conservatrici del femminismo italiano. Quindi più che considerare ArciLesbica al di fuori del movimento, ritengo che sia ArciLesbica ad essersi posta automaticamente fuori dal movimento con tali prese di posizione antilibertarie e antidialogiche.

Hai seguito, durante questa stagione di Onda Pride oramai quasi al termine, tutti i Pride dandone per ciascuno ampie informative senza tralasciarne nessuno. Quale è la tua valutazione di questa stagione?

L’Onda Pride 2018 è stata d’eccezionale importanza non tanto per il numero delle singole marce dell’orgoglio Lgbti e dei rispettivi partecipanti. Elemento, questo, non da poco, se si considera che il Roma Pride con le sue 500.000 presenze ha suscitato una reazione piccata da parte di Salvini. Ma è stato soprattuto d’eccezionale importanza, perché ha ricordato che le persone Lgbti non sono unicamente ricurve su sé stesse. Ma sentono come proprie le battaglie di tutte quelle minoranze, che vedono conculcati i propri diritti e la propria dignità da politiche sempre più fascisteggianti.

Catania e Siracusa sono state da te raccontate nei minimi dettagli prima, durante e dopo i rispettivi Pride. Hai rilevato delle peculiarità in queste due manifestazioni?

I Pride gemellati di Catania e Siracusa mi hanno affascinato per il loro documento politico e la scelta dello slogan quanto mai attuale Mare, Umanità, Resistenza. Quella resistenza, che le forze dell’ordine hanno tentato a Siracusa di arginare con la rimozione di un innocuo cartello contestatorio nei riguardi del ministro dell’Interno. Perché alla fine, ieri come oggi, è la manifestazione del proprio pensiero a suscitare timore. Ma quel gesto ha avuto un solo effetto: la riproposizione dello stesso cartello in molti Pride successivi, per ribadire che niente e nessuno potranno soffocare il dissenso.

Tu non sei siciliano, anche se hai un compagno sicilianissimo. Cosa ti ha spinto a dedicare attenzione così puntuale sia ai Pride siciliani sia alle attività che si svolgono in Sicilia?

L’attenzione è dovuta al fatto che considero la Sicilia un po’ come la mia seconda casa dopo aver conosciuto Michele. Senza dimenticare l’elemento storico, per me sempre fondamentale. La nascita del primo circolo di quella che sarebbe diventata la prima realtà associativa Lgbti italiana, cioè Arcigay, è infatti correlata al tristemente noto delitto di Giarre.

Arcigay andrà a congresso a novembre a Torino. Cosa ti aspetti e cosa vorresti da questo congresso?

Credo che quanto vorrei sia di nessuna importanza. In ogni caso mi aspetto che Arcigay trovi un rinnovato slancio all’indomani del congresso di Torino. Ho notato negli ultimi anni un certo appiattimento a livello centrale – differentemente da quello locale contrassegnato da una forte dinamicità – e una scarsa incidenza sul piano politico rispetto al passato. Colpa non certamente attribuibile ai vertici dell’associazione. Si tratta in realtà di un riflesso delle condizioni generali in cui versa l’intero movimento.

Sarebbe forse opportuna anche una certa “creatività” nella scelta delle cariche. Mutatis mutandis, mi sento di citare, a tal proposito, le parole spesso dette da un vescovo a parroci anziani che, attaccati al privilegio dell’inamovibilità, non volevo essere destinati altrove. «Il ricambio – osservava – farà bene alle realtà in cui siete stati e farà bene a voi stessi. Altrimenti sarebbe la morte per entrambi».

Cosa vorresti e ti aspetti dalla Sicilia Lgbti?

Un impegno fedele alle linee delle tante e tanti attivisti del passato. La Sicilia ne annovera veramente tante e tanti. Sarebbe poi auspicabile che le tante persone omosessuali – che ancora per diversi motivi celano la propria condizione – abbiano il coraggio di spezzare il muro dell’omertà personale, fare coming out e collaborare per rendere questa terra sempre più libera da ogni forma di discriminazione.

Tu sei un latinista: sappiamo che scrivi anche in latino e, avendoti letto anche in questa lingua, abbiamo visto che scrivi correttamente e con stile latino diremmo perfetto. Raccontaci qualcosa di questa tua passione.

La mia passione per la lingua latina è la più bella eredità che mio padre mi ha lasciato. Sin da piccolo mi ha educato all’amore non solo per i classici ma anche per il latino medievale. Da seminarista e, poi, da sacerdote – a fronte di una progressiva ignoranza del sermo patrum da parte dei chierici – ho coltivato una tale passione per il desiderio di andare direttamente alle fonti e comprenderne il genuino significato.

C’è poi stata l’accennata quanto proficua esperienza presso la Sezione Lettere Latine in Segreteria di Stato, accompagnata da pubblicazioni e cura di edizioni critiche come quella data alle stampe nel 2003 e relativa a un sermone di Davide di Benevento (fine VIII° secolo). Uno dei miei hobby è tuttora quello di “andare a caccia” di epigrafi sepolcrali in latino come anche quella di comporne su commissione. Infine curo su Huffington Post un blog in latino, Gaia Vox. Un passatempo piacevole, che mi permette di scrivere ironicamente e provocatoriamente di questioni Lgbti in quella che di fatto resta la lingua ufficiale della Chiesa.

Spesse volte hai toccato il tema della fede e omosessualità, tema abbastanza delicato e forse anche divisivo. Quale è la tua posizione in merito e quanto in essa influisce la tua esperienza personale?

La mia posizione è quella di un osservatore della realtà ecclesiale che, piaccia o no, non si può altezzosamente liquidare come di nessun rilievo. Ritengo di non essere più credente – o, almeno, non nel senso cattolico del termine – ma questo non mi porta a condannare aprioristicamente quanto dicono o fanno papa, vescovi e preti. I tunicati hanno pieno diritto di dire la loro su ogni questione. Noi, però, abbiamo pieno diritto di valutare tutto e, all’occorrenza, criticare. Soprattutto, quando, in ambiti, squisitamente attinenti alla vita privata degli individui e alla laicità dello Stato, si nota una volontà di condizionare l’azione degli uomini e delle donne delle istituzioni.

Resto, comunque, sempre del parere che, se ciò avviene, la colpa non è tanto di Oltretevere quanto di parlamentari proni ad Petri pedes e pronti a rendere più vicine quelle rive che, invece, dovrebbero sempre restare ben distanziate.

E, infine, qual è il tuo rapporto con Franco Grillini e quanto la figura di questo gigante del movimento influisce sulla tua attività?

Il mio rapporto con Franco è quello di reciproca stima e affetto. Per me è punto di riferimento quotidiano. Ci sentiamo e scriviamo via WhatsApp più volte al giorno. Anche perché lui è il direttore di Gaynews. Resto piacevolmente sorpreso della pressoché totale comunanza di vedute. Aspetto, questo, che ha permesso al quotidiano di affermarsi sempre più sul piano dell’informazione Lgbti italiana. Non è un caso che, a fronte dei reiterati proclami giustizialistici a seguito della ben nota vicenda della Locanda Rigatoni, la linea del dialogo e del confronto sia stata e resti quella condivisa da entrambi sin dal primo momento.

Franco costituisce poi per me un punto di riferimento quale memoria storica degli ultimi decenni di attività del movimento. Da parte sua noto, invece, un grande interesse per il latino e questioni ecclesiali con quesiti e valutazioni, che costituiscono momenti veramente piacevoli delle nostre conversazioni

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Ha scelto una veduta aerea di Catania con l’Etna sullo sfondo Matteo Salvini per annunciare, ieri, «i prossimi appuntamenti per il mese di Agosto: Sicilia, Calabria, Lombardia, Toscana, Trentino e Veneto! Continuate a seguire questa pagina per tutti i dettagli. Vi aspetto! Chi si ferma è perduto!».

E il secondo tour agostano del ministro dell’Interno avrà inizio domani proprio nella città etnea con la visita alla Geotrans Srl (bene confiscato alla criminalità organizzata), cui seguirà l’incontro con il sindaco e la Giunta comunale.

«Matteo Salvini è il personaggio politico più amato dagli Italiani – così il giovane consigliere comunale leghista Giovanni Barbagallo su Facebook –. La fiducia e il gradimento del Ministro dell’Interno sono oltre la soglia del 65%. Gli Italiani sentivano un estremo bisogno di cambiamento. Finalmente, “Prima gli Italiani” non è più solo uno spot, ma la parola d'ordine di Salvini. Il capitano non ha deluso le aspettative».

Ma non mancano le voci di ferma contrarietà e dissenso alla visita catanese di Salvini.

Prime fra tutte quelle del locale comitato Arcigay che, attraverso un post su Fb con tanto di foto di zerbino recante la scritta Go Away (Va’ via), ha dichiarato: «Domani il ministro Salvini sarà nella nostra città.

Arcigay Catania, a nome dei propri militanti e attivisti, dei propri iscritti, delle migliaia e migliaia di persone libere che hanno gioiosamente invaso la nostra città per il grandissimo Gay Pride del 23 giugno scorso, a nome della comunità Lgbt etnea e delle famiglie rainbow, a nome di tutte le persone migranti lgbt e non, ArcigyCatania a nome di tutti costoro È ORGOGLIOSA DI NON DARE IL BENVENUTO A SALVINI!».

Tra i numerosi commenti anche quello del cantautore Mario Venuti che, senza giri di parole, ha scritto: «Lanciamogli i pomodori».

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Sodomiti. Così il ministro polacco della Difesa Mariusz Błaszczak ha definito quanti, sabato 11 agosto, hanno partecipato al Pride di Poznań.

L’autorevole esponente di Prawo i Sprawiedliwość (il partito politico fondato nel 2001 dai fratelli Kaczyńskiha affrontato l’argomento, ieri sera, nel corso d’un’intervista a Trwam. Diretto dai Redentoristi polacchi, Trwam è un canale televisivo cattolico e filogovernativo, strettamente correlato alla potente quanto discussa emittente radiofonica Radio Maryja.

Puntando il dito contro le autorità comunali di Poznań, attente a un’"ideologia" anziché ai quotidiani problemi della cittadinanza, Błaszczak ha liquidato la marcia dell’orgoglio (cui hanno partecipato oltre 5.000 persone) come «un'altra sfilata di sodomiti che stanno cercando di imporre la propria visione dei diritti civili su altre persone».

Le dichiarazioni del ministro della Difesa sono comunque da leggere nell’ottica di una volontà di screditare l’attuale amministrazione di Poznań, fieramente avversa al governo in carica, in vista delle elezioni locali in autunno.

Nonostante il 70% della popolazione continui a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso, è pur vero che si sta registrando un graduale cambiamento di opinione verso le persone Lgbti soprattutto nei grandi centri del Paese.

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Si è aggiudicato la fascia di Mr Gay Europe 2018 il tedesco Enrique Doleschy, già vincitore del titolo di Mr Gay Germany nel 2017.

Nato nel 1988 e alto 1.82, Doleschy ha ricevuto il premio (giunto alla 12° edizione) sabato 11 agosto nella città di Poznań.

La manifestazione concorsuale ha costituito il culmine della locale Pride Week che ha visto sfilare, da una parte, attivisti Lgbti con bandiere arcobaleno, dall'altra esponenti dell'estrema destra con vessilli neri e donne con immagini sacre e crocifissi in segno di protesta. La Polonia è, infatti, uno dei Paesi Ue dove i diritti Lgbti sono meno garantiti, mentre il 70% della popolazione continua a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso.

Motivo per cui Pawel Zabilski, uno degli organizzatori della Pride Week di Poznań, ha dichiarato: «Spero che questa manifestazione favorisca la nostra battaglia per il raggiungimento degli stessi diritti di cui godono le persone Lgbti nel resto d'Europa».

Da parte sua Doleschy ha dichiarato: «Non mi sento rispettato, non posso essere me stesso fino a che ci sarà anche una sola persona che ci vede diversi. Questa manifestazione serve per lottare contro ogni tipo di discriminazione e per rendere le persone migliori».

E, intanto, si guarda già a Colonia, dove dal 1° al 7 luglio 2019 si terrà la XIII° edizione di Mr Gay Europe.

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Originario di Lavagna (Ge), il fumettista 47enne Mauro Padovani vive in Belgio, dove cinque anni fa ha sposato Tom Freeman (59 anni), da tempo affetto dal morbo di Alzheimer.

Il 7 agosto i due coniugi sono stati assaliti e massacrati con una spranga di ferro da una coppia di vicini di casa, poco più che 20enni. Il pestaggio è avvenuto all’esterno della loro abitazione a Gand. Motivo scatenante della follia violenta la condizione omosessuale di Mauro e Tom, da anni vittime di atti vessatori da parte degli stessi assalitori.

Erano appena saliti in auto per raggiungere alcuni amici quando la coppia, che si era appostata tra due vetture, ha fatto irruzione.

Come raccontato da Mauro a più riprese, «mio marito ha aperto la portiera e gli ha detto: Cosa succede?Lei gli ha dato un pugno in faccia, lui gli ha dato una ginocchiata nella schiena, l'ha buttato per terra e gli ha fratturato due vertebre. Allora io sono uscito con quella cosa di metallo per bloccare il volante e gli ho detto: Andate via, per difendere mio marito.

Questo qua è giovane, io fisicamente non sono un combattente. Questo ragazzo è riuscito a prendere possesso di questo coso di metallo, non sono scappato, sono rimasto lì a prendermi tutte queste gran legnate, mi ha colpito una ventina di volte. E l'ultima è stata in testa: per un attimo ho perso conoscenza e dopo mi sono ripreso.

Ho aperto gli occhi e ho sentito mio marito che mi chiamava: Mauro, Mauro, Mauro, aiutami. Io ero lì e gli dicevo: Thomas, non riesco ad aiutarti, perché non riuscivo a muovermi. Di tutta questa cosa è stata la cosa più brutta: essere per terra e non poter aiutare mio marito che chiedeva aiuto».

Mauro ha riportato tagli e contusioni ovunque, mentre Tom si ritrova con due vertebre schiacciate.

Meno di un’ora fa lo stesso fumettista ha scritto su Facebook: «I giornali italiani hanno dato molta risonanza all'aggressione brutale di cui io e Tom Freeman siamo stati vittime. Io mi auguro che nessuna persona omosessuale debba più subire le angherie che abbiamo subito noi negli ultimi 4 anni».

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La giuria del Premio Carducci, presieduta da Ilaria Cipriani e composta da Silvia Bre, Stefano Dal Bianco, Umberto Fiori e Antonio Riccardi, ha decretato, lo scorso 27 luglio, giorno della nascita del poeta a cui il premio è dedicato, il vincitore della 62° edizione. Il riconoscimento è andato a Franco Buffoni, poeta, narratore e saggista, per la sua ultima silloge poetica La linea del cielo, edita da Garzanti.

Un premio prestigioso attribuito a un intellettuale, che ha sempre avuto una sensibilità spiccata e un’attenzione concreta verso la rivendicazione di diritti e dignità della comunità Lgbti.

Contattiamo Franco Buffoni, alcuni giorni dopo l’autorevole riconoscimento, per sapere qualcosa di più circa il Premio Carducci e il suo libro di poesie La linea del cielo.

Franco, è felice di aver ricevuto il Premio Carducci 2018?

Certo, perché si tratta di un Premio giunto ormai alla sessantaduesima edizione ed è dedicato a un grande poeta italiano, oggi percepito come “desueto”, ma che ha avuto un ruolo importante nel panorama culturale di fine Ottocento, soprattutto se ricordiamo che fu un grande latinista, un intellettuale laico e di ispirazione socialista. Certo era legato ad alcuni miti retorici del suo tempo ma la limpidezza del verso è indubbia e alcuni suoi versi, debitamente contestualizzati, andrebbero studiati anche a scuola. In Italia, poi, la storia della letteratura ha sempre sottolineato solo l’aspetto retorico della poesia carducciana, negando e nascondendo volutamente la sua coscienza atea e socialista. Così come d’altronde si è fatto con Pascoli, allievo e successore di Carducci, di cui si è volutamente negata l’omosessualità. La premiazione è stata molto suggestiva. In parte si è svolta nella casa paterna di Carducci, una casa modesta (il padre era medico condotto di Sansepolcro) e, in parte, si è svolta sul sagrato del Duomo di Pietrasanta.

La manifestazione ha visto la partecipazione di tantissima gente anche perché è sapientemente inserita all’interno di una festa con musica e coreografie che coinvolge l’intero territorio. Per l’occasione io ho recitato a memoria i versi di Sogno d’estate di Carducci e dal mio libro La linea del cielo ho letto i componimenti Montale sul Titano e Ho pensato a te, contino Giacomo.

Il premio le è stato consegnato per La linea del cielo. Ci può raccontare di cosa parla la sua nuova raccolta?

Innanzitutto, si tratta della traduzione letterale della parola inglese “skyline” che può essere tradotta con “Il profilo del cielo”, ma poiché nel 2000 ho pubblicato un libro che si intitola Il profilo del Rosa, ho preferito il termine “linea” a “profilo”.

Il testo attraversa, in versi, la dicotomia propria della mia vita scissa tra Roma e Milano. Io sono un lombardo che vive a Roma e il libro segue il passaggio dal profilo delle guglie a quello delle cupole. D’altronde, nel testo vi è una prima parte caratterizzata da poesie tipicamente lombarde e poi da un’altra sezione di componimenti romani ma in realtà, nel libro, le due linee dialogano tra loro e si fondono. Una sezione molto importante del libro è quella intitolata Rivendicative che inizia con il componimento Mio sussulto, dedicata al mio coming out.

In questo libro ritornano anche memorie di altri grandi maestri della poesia italiana e internazionale…

Certamente e, a tal proposito, ricorderei la sezione Di che cosa si nutriva Adelaide Antici?, dedicata a Giacomo Leopardi; la sezione Piove dentro, dedicata a Eugenio Montale e la sezione La cravatta di Sereni, dedicata a Vittorio Sereni.  La sezione più cospicua è quella dedicata a Leopardi che, in realtà, anticipa un mio nuovo testo di narrativa che presto sarà pubblicato da Marcos y Marcos e che si intitolerà Due pub, tre poeti e un desiderio, in cui affronto il tema del coming out vietato a tanti poeti italiani dalla società in cui vivevano, da Leopardi a Pascoli, da Pavese a Montale, passando per Diego Valeri, Clemente Rebora e tanti altri. Il mio vuole essere un outing tardivo fatto con estremo amore. La sezione dedicata a Vittorio Sereni è, invece, un omaggio a un maestro fondamentale per la mia formazione poetica.

A quale altra sezione de La linea del cielo è particolarmente legato?

Sicuramente alla sezione intitolata Vipere lilla dedicata alla storia d’amore più profonda e importante della mia vita, una storia durata nove anni, dal 1986 al 1995 e di cui ho parlato anche nel libro Come un polittico che si apre, scritto con Marco Corsi. In questa sezione, alcuni componimenti sono introdotti da stralci delle lettere di Leopardi all’amato Antonio Ranieri e anche di Clemente Rebora a Giovanni Boine.

Infine, da intellettuale laico e rivendicativo, cosa si sentirebbe di dire relativamente al nuovo panorama politico del nostro Paese?

Mi sento di dire che, nonostante io sia radicalmente e convintamente laico, approvo e condivido il titolo proposto ultimamente in copertina da Famiglia Cristiana che, accanto a una foto del ministro degli Interni, equiparandolo a Satana, ha scritto Vade retro, Salvini.

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«È arrivata al Comune di Sesto San Giovanni la prima richiesta di trascrizione all'anagrafe per un bambino figlio di due madri donne. In merito vorrei comunicare che non ho la minima intenzione di accogliere la richiesta: semplicemente perché credo che un bambino, per crescere bene, non può prescindere dall'avere un padre e una madre».

Queste le parole diffuse nel pomeriggio da Roberto Di Stefano, sindaco forzista del Comune alle porte di Milano, in riferimento alla richiesta avanzata dalle mamme di Jay Leon, nato a Londra nel marzo 2014.

«La dicitura genitore 1 e genitore 2 – ha continuato il primo cittadino di Sesto – la trovo francamente inconcepibile. In difesa della famiglia naturale non accoglierò la richiesta delle due madri che è arrivata nel Comune che rappresento.

Lo ripeto in maniera chiara e inequivocabile: un bambino deve avere una mamma e un papà, non perché lo dice Di Stefano, ma perché così è la natura umana».

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Mark’s Diary, la nuova opera cinematografica del regista Jo Coda, ci conduce nel mondo della disabilità, della sessualità, dell’amore.

Mark e Andrew, due ragazzi disabili, si incontrano e si piacciono. Tra i due si crea un’intensa attrazione “socialmente difficile” da soddisfare. I ragazzi innescano, attraverso una sovrastruttura onirica, una “realtà virtuale” creando due personaggi di fantasia ai quali trasmettono le proprie emozioni, i propri sentimenti. Al termine della giornata emergerà la consapevolezza che nulla sarà più uguale per loro e che la lotta per il “diritto all’amore” è solo all’inizio.

Jo, questo tuo ultimo film è incentrato su una tematica che mostra l'eros e l'amore con altri occhi. Cosa ti ha spinto a farlo?

Mark’s Diary nasce successivamente alla lettura del libro di Maximiliano Ulivieri LoveAbility. L’autore, tra l’altro responsabile del comitato LoveGivers, sottopone all’attenzione dei lettori il tema della sessualità riferito alla disabilità.

Un problema sociale per molti, un tabù per tantissime persone. Il modo di affrontare la problematica, unita al profondo senso della militanza che Ulivieri letteralmente sprigiona ad ogni respiro, mi ha completamente travolto tanto da spingermi a contribuire con questo film alla causa, per rompere insieme silenzi e pregiudizi. 

C'è sempre qualcosa di magico quando le perone si innamorano. In questo tuo lavoro su amore e disabilità qual è l'incanto?

Questo film parla d’amore: tutta la sceneggiatura ruota intorno alla ricerca dell’amore e nell’amore noi includiamo anche il sesso. L’incanto è, una volta tanto, l’amore stesso: incontrarsi, desiderarsi, amarsi. L’amore senza confini irrompe nella sfera del sesso che, quando riferito alle persone diversamente abili, sembra scontrarsi con l’ultimo tabù sociale che nega loro a priori ogni sorta di pensiero, peggio, di azione, legata all’eros.

Viviamo in un’epoca nella quale il corpo perfetto è indice di benessere e di capacità di relazione con gli altri. Ciò che non è perfetto non ha valore. Non credi che tanto bisogno di perfezione nasconda in realtà solo l'incapacità di guardare le proprie angosce? 

Le angosce permangono laddove non si costruiscono adeguate alternative esistenziali o non si attua un ragionevole adattamento al naturale cambiamento a cui il nostro corpo è destinato nel corso della nostra vita. L’alternativa è il senso di inadeguatezza, il risentimento. Il benessere interiore e la nostra capacità di stare bene al mondo e di esporci con gli altri non possono essere delimitati dal tempo, dall’avvenenza della “gioventù” così come la intende il mercato dei consumi, con la sua ossessiva e patologica riproposizione di modelli stereotipati di quasi sovraumana super efficienza, irraggiungibili ai più. La perfezione, se esiste, scorre lungo la nostra vita, al di fuori della nostra stessa fisicità. 

In una sequenza del tuo film i due protagonisti si toccano le mani, si guardano e scoppia l'eros: quello totalizzante. Quale è il significato di  questa immagine?

Che l’amore non ha confini. Il suo potere è praticamente infinito e siamo noi, la società civile – che per ignoranza o per convenienza, tabù del passato e per più recenti esigenze del mercato di omologare e standardizzare corpi, sentimenti e pulsioni – abbiamo sviluppato la necessità di porre dei limiti ad un sentimento che racchiude in sé una parte fondamentale della natura e di ogni essere umano. L’immagine di cui parli, nella sua semplicità, due mani che si carezzano, sintetizza il potere universale dell’amore.

Negli ultimi tempi la politica sta dando il senso di quanto sia forte oggi la discriminazione per i più deboli. Cosa pensi in proposito del neoministero per la Disabilità?

La politica deve fare i conti con la “diversità”, con la “differenza” che non deve essere più intesa come una condizione di inferiorità. La diversità è parte integrante della vita democratica di una nazione, è una trasversalità che in un modo o nell’altro, per un motivo o per l’altro attraversa ogni persona e ogni cittadino che deve potersi esprimere al meglio in ogni situazione quotidiana. L’attuale Governo, in materia, manda segnali molto contrastanti fra loro e pertanto in primo luogo l’invito alla chiarezza è un obbligo. Un governo che non si occupa dei più deboli non mostra altro che il riflesso del proprio fallimento. È ovvio che ciò debba essere contrastato con forza e con ogni strumento che la militanza, il buon senso, e la nostra stessa appartenenza al genere umano ci mette a disposizione.

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