Tutto pronto per l’Onda Pride, che interesserà l’intero Paese con 28 marce dell’orgoglio Lgbti e centinaia di eventi. Quest’anno tutto avrà inizio da Avellino, il prossimo 17 maggio in cui si celebra Giornata mondiale contro l’omotransfobia.

Per l’occasione è stato realizzato un video spot dalle attiviste e dagli attivisti di Apple Pie con riprese e montaggio di Giulio di Rienzo. Esso ha come protagonista la Sidigas Scandone Avellino, squadra ai vertici del basket italiano ed europeo nonché finalista, in questi giorni, della Fiba Europe Cup.

Un messaggio importante, dunque, proveniente  da campioni italiani ed europei di uno degli sport più seguiti al mondo.

Per l’occasione abbiamo intervistato la Presidente di Apple Pie Mara Festa, il vicepresidente Antonio De Padova e la tesoriera Rebecca Piu.

Parlateci  di Apple Pie: come è nata e quale sono gli obiettivi di questa nuova associazione Lgbti ad Avellino?

Apple Pie nasce a giugno 2017 come gruppo di parola Lgbti per sensibilizzare il territorio alla cultura del rispetto,  attraverso incontri di condivisione delle proprie esperienze.

In occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia il Coordinamento Campania Rainbow ha deciso di organizzare insieme con voi un grande evento regionale ad Avellino: di cosa si tratta?

Si tratta di una marcia contro le discriminazioni: una marcia a tappe con testimonianze dirette e momenti artistici per sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche Lgbti, proprio in un territorio dove si parla poco o addirittura si evita di affrontare questi temi. L'aspettativa è di far conoscere, riflettere e creare condivisione e sinergie sul territorio.

Insomma un vera e propria marcia dell'orgoglio Lgbti ad Avellino per la prima volta: vi candidate dunque per ospitare il primo Pride regionale nel 2019?

È una giornata importante per la nostra città e per tutti coloro che si sentono trattati come persone di serie B. Sì, sicuramente per la città di Avellino questo è passo significante, vediamo dove ci porterà.

Il video promo per l’evento del 17 maggio è davvero bello: come è nato?

Nasce dall'idea di Antonio De Padova che ha contattato la responsabile della comunicazione della Sidigas Scandone Avellino, Maria Picariello, e le ha proposto di coinvolgere la squadra per sostenere l'evento. Nel giro di pochi giorni, si è scritto lo spot, si  è colorata una palla da basket con i colori dell’arcobaleno e grazie al videomaker, Giulio di Rienzo, si sono fatte le riprese con la squadra. Non possiamo far altro che ringraziare infinitamente la squadra, il coach Stefano Sacripanti, la responsabile dell'Ufficio stampa e tutto lo staff per il sostegno e la sensibilità che hanno mostrato nell'affrontare questa tematica.

Lo sport è ancora un baluardo di omofobia e machismo, soprattutto in alcune discipline. Eppure, una squadra importante come la Sidigas Scandone Avellino è la protagonista del video per il 17 maggio ad Avellino. Quanto è importante per Avellino e per l’Italia intera questo messaggio contro l’omotransfobia proveniente da grandi campioni della sport?

Amar’e Stoudemire, ex stella del basket Nba dichiarò: Se sapessi che un mio compagno di squadra è gay, mi farei la doccia dall’altra parte della strada e mi assicurerei che i miei vestiti fossero dietro l’angolo. Lo sport resta una delle ultime frontiere da superare nella lotta per i diritti lgbt. È vero c’è ancora molto da fare ma il sostegno ricevuto dalla  Scandone Avellino ci fa ben sperare. Gli sportivi della Scandone rappresentano un esempio per moltissime persone e, questo messaggio contro l’omotransfobia e la discriminazione in generale, rappresenta un grande passo per lo sviluppo della cultura del rispetto.

Speriamo che il messaggio di pace che proviene da una cittadina piccola come Avellino, possa trovare una forte eco in tutta Italia. Ringraziamo tutti ma in particolare Jason Rich, Ariel Filloy, Marteen Leunen il capitano, Bruno Fitipaldo, Lorenzo D’Ercole, Stefano Sacripanti il coach, Andrea Zerini e l’amica Maria Picariello.

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Milano come Roma. Il 30 aprile, il giorno stesso in cui Alessandro veniva bastonato all’Eur per furto e poi attaccato sui social quale frocio dagli stessi assalitori appropriatisi del cellulare, il responsabile del Gruppo Giovani di Arcigay Milano subiva un'aggressione omofoba da parte di sei adolescenti.

Erano circa le 19:30 quando l’attivista 18enne, che aveva passeggiato in zona San Siro in compagnia di due amici, si è diretto verso la fermata metro Segesta. A un tratto è stato raggiunto da spintoni e insulti da parte del branco per il solo fatto d’indossare una giacca di colore rosa. Poi sputi e offese minatorie: Frocio, ti ammazziamo. È scattata quindi la denuncia alla polizia, che è sulle tracce degli aggressori.

Su quanto avvenuto la sera del 30 aprile così si è espresso Fabio Pellegatta, presidente di Arcigay Milano: «Quanto avvenuto è grave perchè non è pensabile in una società civile che ragazzi o ragazze non possano passeggiare liberamente in una città. È grave perchè quanto accaduto è specchio di una cultura dell'intolleranza che da anni sta imperversando strade e discorsi politici.

Quanto è avvenuto è grave perchè mostra in maniera inequivocabile quanto discorsi e pensieri omotransfobici o comunque di intolleranza verso le minoranze, espressi per finalità politiche, si tramutino poi in azione da parte di fasce di popolazione più suscettibili e vulnerabili.

Chiediamo e confidiamo nelle forze dell'ordine affinchè questi episodi non abbiano più ad avvenire. Chiediamo un livello di responsabilità sociale maggiore a chi, occupando un ruolo pubblico, usa parole che possono diventare "pesanti" quando poi diventano pensiero sociale.

Le società civili, per essere tali, esigono uno sforzo comune nella tutela dei valori di libertà e di rispetto. La tutela delle minoranze è lo specchio della civiltà e della laicità di una nazione. È una responsabilità importante che tutt* dobbiamo condividere e abbracciare». 

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Su Il Messaggero di domenica 29 aprile è apparsa un’intervista al giurista Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale e del Comitato nazionale per la Bioetica, a seguito della decisione presa da alcuni sindaci di trascrivere gli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali con l’indicazione anagrafica della doppia genitorialità.

Rispondendo a una relativa richiesta di valutazione da parte della giornalista Sara Menafra, Casavola ha dichiarato: «La domanda da porsi è: quale sarà l’avvenire di un bambino che ha due padri e due madri? Avrà le stesse opportunità di sviluppo umano di quelli che hanno avuto per millenni i padri e le madri? La costituzione del genere o altri aspetti della personalità potrebbero essere viziati dal fatto che ha avuto due madri o due padri?».

Incalzato dall’intervistatrice, che sollevava l’eventuale caso d’un bambino orfano di padre cresciuto da madre e nonna, l’ex presidente della Consulta ha ribattuto: «Un’idea è il caso eccezionale, altro è il modello che si impone a tutti, vincolante alla pari della famiglia eterosessuale (…). Questi modelli non sono fungibili, intercambiabili, hanno effetti sul caso umano o personale, non si può dire che una cosa vale un’altra». Per il giurista, infine, registrare anagraficamente bambini nati all’estero tramite la pratica della gpa altro non è se non «copertura ad azioni di mercato».

Sulle dichiarazioni di Casavola in riferimento, soprattutto, al tema dello sviluppo umano e del futuro benessere psichico dei figli di coppie omogenitoriali, abbiamo chiesto il parere del prof. Paolo Valerio, docente di psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, sono fondate le preoccupazioni del presidente Casavola sull’avvenire di un bambino o una bambina che ha due madri o due padri?

Le preoccupazioni del presidente Casavola non tengono conto degli esiti della ricerca scientifica che hanno ampiamente dimostrato che i figli di coppie di persone omosessuali non manifestano problemi psicologici rispetto ai figli di coppie di persone eterosessuali. Gli unici problemi che vivono i figli di coppie omogenitoriali sono i pregiudizi evidenti in dichiarazioni come quelle rilasciate da Casavola, appartenente a una generazione che approcciava l’omosessualità come una malattia. Questo tipo di dichiarazioni possono indirettamente danneggiare il benessere dei figli delle coppie omosessuali e diffondono, inoltre, stigma e discriminazioni.

Si potrebbe dunque ravvisare del pregiudizio alla base delle affermazioni di Casavola?

Penso di sì, purtroppo. Faccio un esempio: quando ero bambino e avevo 10 anni – oggi ne ho 70 – fui invitato alla festa di compleanno di un mio compagno di classe ma i miei genitori non vollero farmi andare: sa perché? Perché si trattava del figlio di una coppia di separati: all’epoca non era ancora presente il divorzio nel nostro ordinamento e i figli delle coppie di persone separate subivano un evidente pregiudizio sociale. Oggi nessun genitore vieterebbe al proprio figlio di frequentare un figlio di divorziati. Eppure in passato è accaduto. Oggi i figli delle coppie omogenitoriali subiscono lo stesso stigma e le parole di Casavola ne sono la prova.

Come è necessario fare, a suo parere, per eliminare un simile pregiudizio?

Dobbiamo essere chiari e informare in maniera corretta per promuovere una cultura della differenza che rispetti tutte e tutti sapendo che sono proprio i pregiudizi, e non il fatto di avere due genitori omosessuali, a nuocere alla salute mentale degli individui.

A supporto di quanto dico ricordo che l’Ufficio superiore di Sanità ha creato un centro specifico di medicina di genere. Centro, finalizzato a individuare e prevenire tutte le conseguenze, sul piano della salute mentale, dei pregiudizi e dello stigma con cui le persone Lgbti sono ancora costrette a misurarsi nel corso della propria vita.

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Una lettera con insulti omofobi e minacce di morte. Il tutto corredato d’una foto di due uomini con cappio al collo pronti per essere impiccati. Questa la missiva che, indirizzata al noto massmediologo Klaus Davi (opinionista del programma tv L’Arena condotto da Massimo Giletti su La7) e recapitata nella sede della sua agenzia milanese, viene pubblicata in esclusiva da Gaynews.

Il giornalista è da tempo bersaglio di lettere minatorie e aggressioni fisiche. Episodi sui quali pendono inchieste della Dda di Reggio Calabria e della Procura di Vibo Valentia. Recante il timbro di Lamezia Terme, l’ultima lettera è stata recapitata al suo staff nei giorni scorsi. Tra i vari insulti, anche, Hai rotto il cazzo brutto pezzo di merda frocio

È noto come tra i temi più volte affrontati da Davi ci sia anche la spinosissima questione dell’omosessualità nella 'ndrangheta. A questo proposito il massmediologo si è battuto per fare intitolare a Gioia Tauro una via a Ferdinando Caristena, ucciso nei primi anni '90 del secolo scorso per aver avuto una lunga relazione con l’esponente di una famiglia ndranghitista e per aver tentato di sposarne la sorella. L’inaugurazione è avvenuta il 5 novembre a Gioia Tauro alla presenza dell'attuale procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che ha pubblicamente ringraziato il giornalista.

Davi ha anche pubblicato un’intervista a un ragazzo gay che ha rivelato di essersi prostituito nel quartiere di Archi a Reggio Calabria, regno dei boss.

Minacce di morte e insulti omofobi sono all’ordine del giorno. Molti commenti si possono leggere tranquillamente  sulle bacheche dei filmati di Davi e non lasciano adito a dubbi: uno vero e proprio stillicidio di insulti, ingiurie, attacchi omofobi e minacce alla sua incolumità. Interpellato, il  giornalista preferisce non commentare: “Sono all’ordine del giorno per chi fa questo lavoro. Sarò presto a Rosarno e nella Locride per continuare le mie inchieste.” 

Proprio in questi giorni sta per iniziare un processo a Vibo Valentia per le percosse subite da Davi ad opera di esponenti d'un clan locale dopo che aveva tentato di intervistare la mamma di un pentito. 

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Negli ultimi mesi si sono registrati non pochi casi di violenza omofoba che, consumati sia in luoghi pubblici sia in ambito familiare, richiamano ancora una volta l’attenzione sulla necessità d’una legge volta a contrastare tali atti.

I reiterati pestaggi, verificatisi nella capitale tra il 5 e il 30 aprile a danno di una coppia o di singole persone omosessuali (di cui l’ultimo, in realtà, avvenuto all’Eur per motivo di furto ma seguito da attacchi omofobi sui social ad opera degli stessi aggressori appropriatisi del cellulare della vittima), hanno suscitato un’ondata di sdegno tra componenti non solo del mondo associazionistico ma anche della politica.

E, sotto quest’ultimo aspetto, in maniera trasversale: da Monica Cirinnà a Mara Carfagna a livello parlamentare fino alle condanne della sindaca Virginia Raggi, dei capigruppo capitolini del Pd e del M5s nonché del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del vicepresidente Massimiliano Smeriglio e della consigliera regionale Marta Bonafoni.

Ma dalla Pisana è giunta un’altra voce significativa. Quella, cioè, della capogruppo pentastellata Roberta Lombardi, già deputata nella XVII° legislatura, che in un lungo post su Facebook ha condannato l’aggressione della coppia di fidanzati a Trastevere e parlato dell’urgenza d’una legge regionale contro l’omotransfobia.

Consigliera Lombardi, il 20 aprile a Roma una coppia di 30enni gay è stata aggredita e insultata da un branco di 10 ragazzi. Come giudica un tale episodio?

Qualsiasi episodio di violenza va condannato. Come ho avuto modo di scrivere al riguardo, la sottocultura dell’odio si sta facendo strada. È necessaria una riflessione seria da parte di tutte le forze politiche e di tutte le Istituzioni per comprendere, e scardinare, le dinamiche violente della società attuale. Gli episodi di cronaca ormai sono un segnale chiaro e inequivocabile: bisogna dare risposte concrete a tutte le cittadine e i cittadini, coinvolgendo anche la scuola e la famiglia, che, mai come adesso, sono chiamate a fare la propria parte soprattutto per prevenire i fenomeni di intolleranza, siano essi di omofobia, violenza di genere, razzismo o di altra estrazione”.

Tale aggressione tiene dietro a quella del 5 aprile in Via del Portonaccio e precede quella via social a danno del 24enne pestato il 30 aprile all’Eur. Sono stati mossi vari j’accuse alla sindaca Raggi, tra cui la mancanza d’un reale interessamento. Che ne pensa?

Le istituzioni romane hanno mostrato la loro vicinanza alla comunità Lgbti, in varie occasioni. Ad esempio, anche quest’anno si sta organizzando la Settimana romana contro l’omotransfobia. Virginia ha espresso la sua vicinanza ai ragazzi aggrediti. Ognuno agisce secondo il proprio sentire e i mezzi che ha a disposizione. È ovvio ch una problematica di questo tipo va scardinata agendo dal nazionale al locale, a tutti i livelli delle istituzioni e della società

Nel suo post su Fb lei ha parlato della necessità d’una legge regionale contro l’omotransfobia. Alcuni giorni fa è stato presentato il pdl, redatto dal Mieli e avente come prima firmataria Marta Bonafoni. Il M5s è disponibile a sostenerlo per ottenerne l’approvazione?

Ho letto la proposta di legge presentata dalla collega Marta Bonafoni. Credo che sia una buona base di partenza per un lavoro condiviso da integrare con quanto previsto nella nostra proposta di legge. Abbiamo individuato dei margini di miglioramento su cui potremo intervenire, quando si deciderà di discuterla – ci auguriamo al più presto –, in sede regionale. Anche il programma regionale del M5s sui diritti civili e Lgbti, con il quale mi sono presentata alla Presidenza della Regione Lazio, è in tal senso molto esaustivo e può essere un ‘serbatoio’ di proposte utile che mettiamo a disposizione del confronto politico per una legge regionale ‘anti-omotransfobia’.

Il M5S è da taluni accusato di non aver dedicato neppure un rigo al tema dei diritti delle persone Lgbti. A livello locale si registrano, invece, esempi virtuosi in tal senso: basti pensare a quanto fatto ultimamente dalla sindaca di Torino Chiara Appendino oppure alla condanna da parte del M5S Lombardia delle dichiarazioni del presidente Attilio Fontana sulla non concessione del patrocinio al Pride: come valuta una tale dicotomia?

In realtà, a livello nazionale sono stati inseriti diversi punti che riguardano i temi Lgbti. C’è un chiaro riferimento all’educazione alle differenze nelle scuole e al contrasto alle varie forme di bullismo, fra le quali quello omotransfobico, per citarne uno, ma ci sono anche altri passaggi. Il M5s, accoglie al suo interno varie sensibilità. Io credo che diritti sociali e diritti civili debbano camminare di pari passo, per dare un messaggio chiaro a tutti i cittadini e alle cittadine della vicinanza delle istituzioni. Non vedo una dicotomia, ma degli obiettivi che si stanno tracciando e che vanno in una direzione comune, quella del pieno riconoscimento dei diritti sanciti dall’art. 3 della Costituzione.

Consigliera Lombardi, lei è stata parlamentare nella XVII legislatura, nel corso della quale fu approvata la legge sulle unioni civili. Il M5S ebbe una posizione giudicata ondivaga e da alcuni traditrice: si può dire che si trattò di coerenza nella linea di non votare l’istituto del maxi emendamento. A distanza di due anni dall’approvazione di una norma, che ha regalato e sta regalando felicità a tante coppie, (messo da parte l’argomento burocraticistico del non voto al maxi emendamento), Roberta Lombardi la voterebbe oggi quella legge?

Io vorrei ricordare, in primis, il flash mob che noi parlamentari del M5s abbiamo fatto in Aula per sostenere le unioni civili, oltre alle nostre proposte di legge presentate sul matrimonio egualitario, contro l’omostransfobia e per l’adeguamento di genere delle persone trans, presentate sempre nella precedente legislatura. La questione sulle unioni civili è stata molto più complessa di com’è mediaticamente descritta e, in base alla mia esperienza di cittadina e portavoce 5stelle, le narrazioni del mainstream sono spesso molto diverse dalla realtà. Un esempio è proprio il fatto che il non voto al maxiemendamento viene definito come un fatto meramente burocratico: non è così. Il maxiemendamento è stato, in più di un’occasione l’escamotage per ghigliottinare il confronto democratico in Parlamento e quindi depotenziare i provvedimenti e rivedere al ribasso i diritti civili e sociali che avrebbero dovuto garantire.

Ci avviciniamo al Roma Pride, cui parteciperà, tra gli altri, anche il presidente Zingaretti. La consigliera Lombardi prenderà parte a una manifestazione altamente significativa per la collettività Lgbti?

L’anno scorso al Roma Pride c’è stata una massiccia presenza di portavoce del M5s, presidenti di Municipio, assessori, attivisti ed attiviste. Sicuramente sarà per me un piacere, e un dovere, dare il mio sostegno a una manifestazione simbolo dei diritti civili.

In ultimo: sul candidato premier del M5S Luigi Di Maio Sgarbi ha fatto settimane fa un presunto outing. Tenendo conto che lo stesso Grillo, nel comizio di Nettuno del 2016, ebbe a dire che, pure se Di Maio fosse stato omosessuale non ci sarebbe stato nulla di male, le chiedo: Per Roberta Lombardi sarebbe un problema? E, in generale, le piacerebbe che ai vertici del M5S ci possa essere un giorno un gay dichiarato?

Credo che ogni tipo di ruolo, politico o professionale che sia, debba essere ricoperto da persone che hanno le capacità e le competenze adatte a ricoprirlo, a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere. Altrimenti si rischia di auto-ghettizzarsi nella ‘logica delle quote’ a scapito della meritocrazia. Su questo tutte e tutti siamo chiamati a fare un atto di onestà intellettuale, senza dogmatismi, concentrando i nostri sforzi comuni sulla prevenzione degli episodi di violenza e discriminazione, sul rafforzamento dei diritti civili e sul garantire le stesse possibilità a tutti i talenti. 

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In attesa della conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Gay Village di Roma, prevista per il prossimo 22 maggio presso la Città dell’Altra Economia, gli organizzatori della celebre kermesse hanno reso noto alcune delle grandi novità della stagione che sta per inaugurarsi e che si protrarrà dal 31 maggio all’8 settembre 2018.

La novità più interessante e significativa è senza dubbio il ritorno della manifestazione trimestrale al quartiere Testaccio: là dove tutto cominciò tanti anni fa con un successo immediato e un’euforia arcobaleno che coinvolse migliaia di persone fin dalle prime edizioni del primo villaggio Lgbti italiano.

Inoltre, i due cardini che ispireranno il Gay Village 2018 saranno la creatività giovanile e l’esperienza della cultura, entrambe declinate nei diversi appuntamenti ed eventi di cui presto, in conferenza stampa, avremo informazioni dettagliate. 

A tenere le fila organizzative di questa nuova edizione sarà ancora una volta Imma Battaglia, figura storica del movimento Lgbti italiano, ideatrice del Village ed ex consigliera comunale capitolina durante l'amministrazione Marino. Ritorneranno le grandi interviste-spettacolo di Pino Strabioli seguite dal coordinamento artistico della notte, tra cui ritroveremo le diverse stage direction di AkkademiAndrea Pacifici di Vanity Crew e Gabriele Riccio di Rules Dance Studio, già alle prese con i casting per la formazione dei nuovi corpi di ballo.

Come ogni anno, punti di riferimento immancabili del Gay Village saranno anche Carla Fabi e Roberta Savona. Ed è proprio a Carla Fabi che Gaynews ha chiesto qualche ulteriore informazione in anteprima relativamente alla prossima stagione del Gay Village.

Carla come mai, dopo tanti anni all’Eur, il Gay Village torna nel cuore di Roma, a Testaccio?

La ragione è romantica: era da tempo che volevamo tornare a Testaccio e appena si sono presentate le circostanze propizie per il ritorno ne abbiamo approfittato. Saremo accolti infatti dalla Città dell’Altra Economia che si trova proprio accanto a quello che oggi è un parcheggio per auto e che, 17 anni fa, era invece lo spazio in cui nacque il Gay Village.

Oltre al ritorno a Testaccio quale altra novità caratterizzerà questa edizione del Gay Village?

Un’altra importante novità è che il Gay Village sarà aperto tutti i giorni anche se le proposte artistiche, come nelle passate edizioni, avranno luogo da giovedì a sabato. Comunque ogni giorno ci saranno attività e appuntamenti interessanti.

Relativamente allo staff organizzativo, è confermato quello della passata edizione?

Sì, le attività pre-serata saranno organizzate da Imma Battaglia, Roberta Savona e la sottoscritta. E poi ci saranno le interviste spettacolo del grande Pino Strabioli.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una recrudescenza di violenza omofobica proprio a Roma. Credi che il Gay Village possa svolgere un ruolo importante nel contrastare e arginare l’odio verso le persone Lgbti?

Certamente, perché di Gay Village c’è ancora tanto bisogno se consideriamo le violenze degli ultimi tempi. Stiamo vivendo un momento storico di grande avversione non solo verso le persone Lgbti ma verso tutti coloro che sono o sono percepiti come “più deboli”, come “minoranza”.

Questo nostro nuovo panorama politico non è certo d’aiuto ed è anche preoccupante il silenzio dell’amministrazione capitolina e la disattenzione della prima cittadina verso quanto sta accadendo in città. Ed è in questa dimensione che il Gay Village diventa ancora più importante e necessario come diventa più importante e necessario riconquistare il centro della città.

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È successo la sera del 30 aprile nel quartiere romano dell'Eur a poca distanza del Bar Palombini: Alessandro, un giovane gay di 24 anni, è stato aggredito da un gruppo di tre adolescenti incappucciati, che lo hanno colpito con delle mazze di legno, lasciandolo insanguinato per terra e derubandolo del cellulare. Dopo il pestaggio è stato anche costretto a indicare le password dei suoi profili social: a questo punto gli amici della vittima hanno ricevuto messaggi insultanti "il frocio".

Alessandro: Nessuno si è fermato ad aiutarmi

A parlare di quelle drammatiche ore lo stesso 24enne in un lungo post su Facebook. «Ieri notte - così ha scritto Alessandro - sono stato vittima di un pestaggio mentre tornavo alla mia macchina. Tre ragazzini di non più di 17 anni mi hanno chiesto dei soldi e poi il telefono. Di fronte alla mia riluttanza, hanno tirato fuori dei bastoni e hanno iniziato a colpirmi. Non soddisfatti mi hanno chiesto anche il codice di sblocco del telefono e mi hanno lasciato a terra sanguinante.

Subito dopo è passata una macchina ma non si è fermata nonostante avesse visto le mie condizioni. Per fortuna sono riuscito a tornare alla mia macchina e a guidare finché non ho trovato una guardia giurata, che ha provveduto a chiamare per me i carabinieri e l'ambulanza. 

Risultato: ho quattro punti sul mento, diverse contusioni sul corpo e due denti scheggiati. Fortunatamente nulla di rotto. Vi avverto che se vi sono arrivati messaggi strani o blasfemi su Instagram o su Facebook da parte mia o se avete letto o visto cose oscene sul mio profilo non ero io, ma quei tre bastardi che si sono divertiti ad accedere ai miei profili e a cambiarmi tutte le password». 

Le prime voci di condanna: Imma Battaglia e Sebastiano Secci

Tra le prime reazioni di condanna quelle dell'attivismo della capitale a partire da Imma Battaglia e Sebastiano Secci.

«Ancora una volta l'Eur è il riferimento per il prolificare di malavita e degrado - così in una nota l'ex consigliera comunale capitolina -. Un luogo residenziale che doveva essere un'esclusività, è spesso luogo di balordi e delinquenti verso cui l'amministrazione nulla può. Il grido di dolore alla Sindaca, ancora assente in queste occasioni, è sempre lo stesso: Raggi cosa stai facendo? Quali sono i piani di riduzione del danno contro l'omofobia. Perché che a Roma ci sia un'emergenza omofobia, è un dato di fatto! Vogliamo continuare a tacere e ad ignorare?».

Per il presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli «tali aggressioni ai danni di attivisti Lgbti, come ad esempio il nostro amico Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, destinatario di continui attacchi e minacce e più in generale ai danni della comunità Lgbti, stanno diventando ormai all’ordine del giorno. 

A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia  nonché della stagione dei Pride, è necessario che le nostre istituzioni, locali e nazionali, prendano posizione in modo inequivocabile contro questi vili attacchi e si impegnino in modo propositivo e concreto per la piena tutela della comunità Lgbti. A noi spetta il compito di non abbassare la guardia, di continuare a denunciare tali episodi, parlarne non solo nelle associazioni ma soprattutto nelle scuole, nelle strade, nelle piazze. Anche per questo il Roma Pride sarà in piazza il prossimo 9 giugno». 

Nel pomeriggio si sono poi susseguiti i messaggi di solidarietà ad Alessandro e di condanna dell'accaduto da parte dei gruppi capitolini del Pd e del M5S mentre il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un tweet, si è detto «indignato Indignato dall'ennesima aggressione omofoba, questa volta ai danni di un 24enne all'Eur. Non si può più restare inermi, devono essere incrementate azioni concrete contro . Noi facciamo la nostra parte, saremo sempre dalla parte della legalità e del rispetto reciproco». 

Cirinnà: Qualunque governo ci sarà, necessaria legge contro l'omotransfobia

Contattata telefonicamente, la senatrice Monica Cirinnà ha dichiarato a Gaynews: «Esprimo la mia affettuosa solidarietà ad Alessandro, vittima d'aggressione e di furto nel quartiere dell'Eur.

In meno di 30 giorni Roma è stata luogo di tre pestaggi a giovani gay, sui quali è necessario pronunciare una condanna unanime. Nell'augurio che l'amministrazione capitolina s'impegni nell'avviare concrete misure di prevenzione, contenimento e contrasto di tali fenomeni, è doveroso ribadire, adesso più di prima, l'urgnza d'una legge contro l'omofobia e la transfobia.

Perché questa marea montante d'odio contro le persone Lgbti sta colpendo l'Italia tutta, come testimoniano anche i casi di Scafati, BolognaParma e Torrazza Piemonte nonché la continuata aggressione cyberbullistica contro Luca Paladini.

Qualunque governo ci sarà e qualunque maggioranza parlamentare costruiremo, escludo che chiunque possa essere contrario a una legge che colpisce e punisce gli omofobi».

 

 

 

 

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Il Consiglio di vigilanza di San Francisco, organo legislativo dell’omonima metropoli e contea californiana, ha oggi approvato all’unanimità (11 voti su 11) una risoluzione di rilievo per la collettività Lgbti locale e internazionale.

Su proposta di Jane Kim e Jeff Sheehy, componenti del Consiglio, è stata infatti elevata a distretto culturale (è il quinto creato in San Francisco) parte del quartiere di South of Market, conosciuto più semplicemente come SoMa. Area storicamente significativa per le persone omosessuali, bisessuali, transgender e intersessuali al pari di Castro e Ternderloin (legata, quest’ultima, ai moti innescati nel 1966 da attiviste trans), Sout of Market è infatti il fulcro della gay leather community.

Ella infatti vi si costituì e crebbe in maniera progressiva dal 1962 al 1982, rendendosi particolarmente visibile e perciò incisiva sulla vita socioculturale di San Francisco lungo Folsom Street che agli inizi della seconda metà del secolo scorso era zona di depositi commerciali. Furono aperti numerosi club e cruising bar tra cui gli storici Caldron e Slot.

La comunità leather seppe far fronte, negli anni ’70, alle conseguenze dell’ambizioso programma di riqualificazione del quartiere, che venne ad arricchiarsi di stabilimenti balneari e condomini di lusso. Conobbe invece un periodo di crisi a seguito dei primi casi di Aids con il progressivo numero di decessi e, soprattutto, la chiusura forzata di numerosi locali.

Fu così che nel 1984 alcuni attivisti diedero vita alla Folsom Street Fair, che è attualmente il terzo evento più partecipato in California mentre è il più importante, a livello mondiale, per i cultori del leather e del Bdsm. La donazione dei relativi proventi a organismi sanitari e ad associazioni di supporto a persone sieropositive (oltre a quelli destinati per la promozione di attività specifiche) al pari delle raccolte fondi organizzate dai cruising bar superstiti (o successivamente aperti) a favore di enti no profit è stata di vitale importanza per infondere nuova energia nella comunità leather di Sout of Market e comunicare all’esterno un immagine di sé ben diversa da quella stereotipata diffusasi tra gli anni ’80 e ’90.

Il quartiere stava per rischiare un ennesimo fenomeno di spopolamento delle persone Lgbti a causa degli affitti saliti alle stelle in una zona divenuta elitaria e punto di riferimento per aziende come Airbnb o Twitter.

Ma adesso la qualifica di distretto culturale impedirà tutto ciò. Sarà infatti varato un piano volto a promuovere aziende e attività legate alla cultura leather tramite l’accesso a fondi pubblici in una con incentivi ad affitti sostenibili.

«Viviamo a San Francisco – così il supervisore Jeff Sheehy la risoluzione oggi approvata – in un periodo di immensa transizione e trasformazione. Molte comunità stanno riconoscendo che le loro storie culturali, uniche, sono andate perse. Stiamo quindi lavorando per preservarle laddove possiamo».

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Non si arresta l’ondata di insulti e minacce contro Luca Paladini. Una vera e propria persecuzione contro il portavoce dei Sentinelli di Milano, in riferimento al quale è stata creata, ore fa, la pagina Fb Luca Paladini pederasta ha l’Aids.

In essa si parla d’una presunta confessione su Facebook di Paladini «di aver contratto l’epatite. Sappiamo tutti che per un frocio pederasta l’epatite rappresenta la stanza d’ingresso per l’Aids».

Nel medesimo post si aggiunge quindi: «Una moltitudine di froci pedearasrti come Luca Paladini continuano a morire (per fortuna) d’Aids. Oltre che malati sessualmente sono anche decisamente irresponsabili. A noi ci faranno sempre schifo esseri ripugnanti e invertiti come Luca Paladini, in quanto oltre a essere malati, sono anche infetti e portatori di malattie come l’epatite e l’Aids».

Un condensato di sierofobia e omofobia quello espresso in tali parole che, fra l’altro, poggiano su dichiarazioni mai rilasciate da Paladini ma a lui attribuite da anonimi che hanno creato ad hoc un profilo fake del portavoce dei Sentinelli.

Rilanciando l’hastag #siamotuttiLucaPaladini la pagina ufficiale dei Sentinelli ha dichiarato: «Alle forze dell’ordine il compito di individuare chi si nasconde dietro questo soggetto, a noi dimostrare quanto siamo vicini a Luca. Insieme possiamo fermare questi schifosi. Insieme. Ora».

Tra le prime voci a esprimere solidarietà a Paladini l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, che in un tweet ha anche dichiarato: «Ho già depositato una proposta di legge contro l' #omofobia, un provvedimento che contrasta ogni discriminazione basata sull'orientamento sessuale. Come dimostra quello che è successo a Luca Paladini, purtroppo, ce n'è assai bisogno».

Nel pomeriggio anche la senatrice Monica Cirinnà ha espresso affettuosa solidarietà al portavoce dei Sentinelli di Milano invitando a lavorare insieme contro cyberbullismo e omofobia.

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Il Comune di Salerno, retto da Vincenzo Napoli (Pd), dà il patrocinio alla tre giorni del Pride locale (24-26 maggio) ed è bagarre.

A dare fuoco alle polveri la Lega (poi seguita a ruota dal Popolo della Famiglia attraverso il segretario regionale Raffaele Adinolfi) nella persona dei coordinatori provinciale e cittadino Mariano Falcone e Cristian Santoro nonché del consigliere comunale Giuseppe Zitarosa (un berlusconiano di lungo corso folgorato sulla via di Pontida meno d’un mese fa) che hanno affermato: «Il Comune di Salerno, senza interpellare nessuno, elargirà un contributo di 2.513,20 euro per il Salerno Pride 2018. È una manifestazione di sapore carnevalesco che sfilerà tra le strade della città mettendo alla berlina chi vive in modo legittimo la propria sessualità».

Per gli esponenti salernitani del Carroccio i soldi pubblici dovrebbero essere utilizzati «per dare servizi ai cittadini». Dopo aver invocato «la difesa dei diritti naturali e fondamentali delle famiglie» col ribadire a gran voce il proprio «no alle unioni civili, alle adozioni da parte delle coppie gay e alle teorie gender», la compagine leghista ha invitato «le autorità ecclesiastiche, le forze politiche del centrodestra e le associazioni in difesa della famiglia» a prendere una posizione «chiara, ribadendo la propria contrarietà all'utilizzo di fondi pubblici per una sfilata con espliciti richiami sessuali in pieno giorno».

Alla Lega ha risposto l'assessora comunale alle Politiche Giovani e all'Innovazione Mariarita Giordano che ha liquidato come «polemiche sterili fine a se stesse» le osservazioni avanzate. «Saranno giorni di eventi, incontri, laboratori – ha specificato –. Sarà un interessante momento di confronto organizzato da Arcigay con il supporto e il coinvolgimento di tante associazioni. Il 26 io stessa parteciperò a una iniziativa che si terrà alla Camera di Commercio con la senatrice Monica Cirinnà. Alla fine dell'incontro, una piccola delegazione di persone andrà da piazza Portanova fino al lungomare cittadino. Si tratterà di un convegno dove si parlerà di diritti e avremo anche l'onore di ospitare la Cirinnà.

La Lega, dunque, parla di qualcosa che non c'è. Non ci sarà alcuna 'sfilata carnevalesca', ma solo un'aggregazione di persone. Non sarà un gay pride ma si chiamerà solo Pride proprio perché i temi trattati saranno tanti e trasversali: si andrà dall'ambiente alla scuola, senza dimenticare i diritti declinati in ogni forma. Voglio altresì ricordare che la Corte di Strasburgo ci ha condannati per non aver, nel 2015, ancora una legge sulle unioni civili. Se queste critiche sono contro una legge del governo, allora non vedo come ci possano essere i presupposti, per i salviniani di governare».

Al Popolo della Famiglia e alla Lega il presidente di Arcigay Salerno Francesco Napoli ha ricordato che «siamo tutte e tutti cittadini e che dunque i soldi pubblici devono essere a buon diritto utilizzati per tutte e tutti, compresa la comunità Lgbti e tutta la rete di soggetti che daranno vita al Pride». Ha quindi aggiunto: «Il fatto poi che il Pride di Salerno raccolga intorno ai temi dei diritti un’ampia platea di questioni non significa voler rendere più educato il Pride stesso, ma rivendicare e rendere chiaro che non esistono diritti più importanti di altri, ma i diritti in quanto patrimonio dell’intera comunità di persone».

Contattata telefonicamente, la senatrice Cirinnà ha dichiarato: «Ancora una volta la Lega dà prova di promuovere la diseguaglianza delle persone e di osteggiare la piena parità dei diritti. Ancora una volta dà prova di vuoto argomentativo nel parlare di genitorialità e unioni civili, le quali – sarebbe ora che se ne facciano una ragione – fanno parte del nostro ordinamento giuridico.

Al solito eccoli agitare, anche in questo caso, lo spauracchio della fantomatica idelogia gender, di cui neanche loro conoscono il significato essendo del tutto inesistente. Farebbero poi bene in materia di Pride a pensare a un nuovo mantra perché quello di sfilata carnevalesca è così trito e ritrito da far oramai piangere se non facesse ridere.

Se solo sapessero che cosa è successo a Stonewall nel ’69 e quale relazione con quei moti abbiano le annue marce dell’orgoglio Lgbti, sarebbero forse portati a definire carnevalate altro a partire da certe adunate con presunti riti celtici».

Alla senatrice ha fatto eco Ottavia Voza, già presidente di Arcigay Salerno e responsabile nazionale d’Arcigay per le Politiche Trans. «La Lega – ha dichiarato – definisce il Pride una carnevalata, ignorando il significato e il valore della marcia dell’orgoglio Lgbti a partire dalla prima organizzata a Chicago, il 27 giugno 1970, per ricordare Stonewall.

Nessuna carnevalata, dunque, ma semplicemente uno sfilare con orgoglio per ribadire la pari dignità e uguaglianza delle persone Lgbti. Per ribadire che esse sono fiere di ciò che sono non c’è nulla di vergognoso nel proprio orientamento sessuale o nella propria identità di genere».

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