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Gpa, ognuno e ognuna di noi è l'unica "autorizzata" a raccontare la propria storia

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Donna, lesbica, madre: sono io e in questo preciso ordine. Non avrei mai potuto essere madre se non avessi preso consapevolezza della mia omosessualità e se non avessi deciso di vivere pienamente il mio sentire e il mio essere. Ho camminato piano, passo dopo passo, lungo un percorso in cui la voglia di conoscermi è andata a braccetto con mille interrogativi. E camminando ho capito che l’unica strada possibile, per provare a trovare le risposte che cercavo, passava dal mettersi in discussione continuamente soprattutto su quelle che ci sembrano a volte le nostre convinzioni più profonde. È questa la chiave di tutto.

Prima di entrare in Famiglie Arcobaleno non sapevo nulla di gestazione per altri. Ricordo il momento esatto in cui conobbi la prima coppia di papà con la loro bambinaQuando ti trovi di fronte a una cosa che non conosci e che non ha mai visto prima, hai due possibilità: far finta di niente e passare oltre o fermarti e cercare di capire. Mi resi subito conto di avere molte domande nella testa a cui ovviamente non corrispondevano altrettante risposte. Ma la cosa che ricordo nitidamente era quella strana sensazione “di pancia” che mi diceva che c'era qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco. 

Avrei potuto limitarmi ad ascoltare quella sensazione e ciò mi avrebbe sicuramente portato a risposte facili e “rassicuranti” che però non mi avrebbero fatto comprendere fino in fondo quello che avevo davanti. Quando è solo la pancia a parlare, bisognerebbe fermarsi, respirare e ascoltare il resto del corpo. Ascoltare col cuore e soprattutto con la testa perché, se vuoi comprendere davvero qualcosa che può sembrare lontana da te, dovresti osservarla provando a cambiare il punto di vista. Così è accaduto con la gpa.

Io donna, lesbica che aveva desiderato essere madre attraverso il proprio corpo, mi sono resa conto che non avrei mai potuto capire le donne che partoriscono per altri se mi fossi fermata ad ascoltare solo la mia pancia. Avevo bisogno di andare oltre. Ho ascoltato le storie di famiglie che hanno coronato il proprio sogno. Ho ascoltato le storie di padri, di figli e figlie che non sarebbero mai altrimenti venute al mondo.

Ma la cosa più importante è che ho ascoltato con attenzione le donne che hanno deciso di portare avanti una gpa, mi sono fatta attraversare dalle loro emozioni, ho ascoltato le loro motivazioni più profonde.

Era l’aprile del 2011: l’incontro con Nancy fu incredibile. Mi trovai di fronte una donna che trasmetteva con ogni parola e ogni sguardo forza, serenità, potenza. Avevo di fronte una donna con le idee chiarissime rispetto la sua scelta di autodeterminarsi e di portare avanti una gravidanza per altri. Ricordo che le feci mille domande e, ascoltando le sue risposte, piano piano mi rendevo conto che quello che stava accadendo era esattamente ciò che vivevo io ogni giorno da madre lesbica: ognuno e ognuna di noi è l’unico/a “autorizzato/a” a raccontare la propria storia.

Troppo facile dare giudizi o pensare di avere la verità in tasca parlando della vita delle altre e degli altri. Bisognerebbe avere l’umiltà di ascoltare chi quella vita la sta vivendo davvero. E, ascoltando tutte queste storie, sono stata inondata da potenza, forza, speranze, amore. La potenza di una donna che sceglie liberamente e con forza di mettere al mondo una figlia per altri, la speranza di una coppia che si ama - sia essa formata da due uomini, da due donne o da un uomo e una donna - e che desidera diventare genitori, il coraggio di uomini e donne che da single decidono di realizzare il loro sogno, l'amore per un gesto unico che genererà vita

Ascoltare con la mente libera e il cuore aperto, lasciarsi attraversare da quelle emozioni che arrivano dritte in pancia e che ti fanno capire che quello che non riesci a mettere a fuoco è spesso semplicemente quello che non conosci o che non vuoi conoscere. La vita mi ha regalato la fortuna di avere partorito tre figli, uno con la pancia e due col cuore. Sono figli miei, tutti, allo stesso identico modo. Lo sono dal momento in cui li ho desiderati e lo saranno per sempre. A loro insegnerò che la vita potrà essere più bella e interessante se sapranno ascoltare veramente, immergendosi nelle storie fino in fondo e senza mai avere la presunzione di pensare che la loro storia sia migliore delle altre.

Vado spesso a rivedere il filmato di quell’incontro: se avete voglia eccolo qui. 

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