Fino a domenica 17 Febbraio, presso il Teatro Piccolo Bellini di Napoli, andrà in scena Un eschimese in Amazzonia, progetto scenico di Liv Ferracchiati, ultimo capitolo della trilogia dell’identità ideato dalla stessa regista. Un eschimese in Amazzonia ha vinto il Premio Scenario 2017 e porta in scena un confronto tra una persona transgender – l’eschimese – e la società, qui rappresentata dal coro.

Il titolo prende spunto da una dichiarazione dell’attivista trans e sociologa Porpora Marcasciano, figura di spicco del transfemminismo italiano, e fa riferimento a quel contesto socio-culturale che «compromette, ostacola e falsifica un percorso che potrebbe essere dei più sicuri e dei più tranquilli».

Per saperne di più, abbiamo contattato Liv Ferracchiati durante le repliche napoletane dello spettacolo.

Un eschimese in Amazzonia fa parte della sua trilogia dell’identità: ci presenta questo progetto?

La trilogia dell’identità consta di tre capitoli, tre spettacoli, che affrontano i temi del transgenderismo e, soprattutto, dell’identità delle persone FtM. Il tentativo è quello di raccontare il viaggio mentale che una persona transgender compie senza far uso di ormoni o interventi chirurgici per riappropriarsi della propria identità. Io ho voluto raccontare l’ordinarietà e la normalità del transgenderismo. Per far ciò ci siamo serviti di opere importanti di riferimento per gli studi di genere, come quelle di Judoth Butler, ma anche delle registrazioni che abbiamo fatto intervistando tante persone transgender.

Cosa accade in questo suo progetto per la scena?

Un eschimese in Amazzonia utilizza un linguaggio teatrale un po’ diverso. Il linguaggio si svolge su due piani: la parola strutturata quasi musicale del coro che rappresenta la società e la parola improvvisata dell’eschimese. Riprendo la celebre frase della leader del Mit Porpora Marcasciano perché le persone transgender, cioè gli eschimesi, vivrebbero un’esistenza molto serena se non fosse la società ad essere impreparata ad accoglierli. La fragilità della parola improvvisata è la metafora della difficoltà che vive l’eschimese che non sa come raccontare la sua condizione. Un eschimese in Amazzonia gioca molto con il pubblico e lo fa in maniera ironica e con leggerezza.

La presenza di un eschimese in Amazzonia mette in crisi le regole sociali vigenti. Quali regole in particolare sono messe in discussione da tale presenza?

L’eschimese mette in crisi la percezione dei ruoli di genere perché osservare sul palco un performer che vive al maschile essendo percepito con un corpo femminile mette in crisi un sistema di valori che prevede che un uomo sia quello che biologicamente ha un determinato corredo cromosomico e un organo genitale maschile. Non basta la biologia però per la costruzione dell’identità di genere ma si tratta di un adeguamento culturale che l’individuo opera durante la propria crescita e della mente che fa funzionare tutto il corpo come corpo maschile o femminile.

Secondo lei, a che punto è la notte, soprattutto in Italia, relativamente alle questioni che riguardano l'identità di genere?

L’Italia sta conoscendo un periodo di diminuzione dell’apertura verso ciò che è considerato diverso. Ovviamente, è una convenzione decidere ciò che è diverso e ciò che è uguale. La parola diversità è bella perché siamo tutti diversi ed è bello esaltare la diversità di ognuno anche delle persone cisgender. Poi siamo anche tutti molti simili nei percorsi di vita perché nasciamo e andiamo verso la morte. Sicuramente, c’è un inasprimento dei rapporti sociali relativamente a determinati temi perché la politica dell’attuale governo lavora sul l’intolleranza e non sulla tolleranza, è un gioco a raccogliere dei voti attraverso la paura, un gioco che può essere premiato nel breve termine ma che porterà a una situazione disastrosa.

Però ci sono anche dei varchi di speranza per esempio abbiamo messo in scena al Teatro India di Roma Un eschimese in Amazzonia davanti a delle classi di liceo e i ragazzi erano entusiasti del linguaggio utilizzato è molto sereni rispetto alla tematica affrontata è questo mi fa ben sperare nel futuro.

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Da oggi fino a sabato 16 New York ospiterà la Settimana della Moda per l'autunno-inverno 2019/2020. Nell’ambito del variegato programma è da segnalarsi lo show #YOLO: You Only Live Once, che, promosso dal bimestrale Supermodels Unlimited Magazine, vedrà oggi sfilare modelle e personalità del mondo dello spettacolo per aiutare a prevenire il suicidio tra adolescenti Lgbti e richiamare l’attenzione sul relativo rischio per oltre 1 milione di giovani.

Secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, uno dei principali organismi del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d'America, nel 2015 quasi un terzo di studenti liceali Lgbti ha preso seriamente in considerazione il suicidio rispetto al 6% di quelli/e eterosessuali. Secondo, inoltre, uno studio specifico dell'Università dell'Arizona il 50,8% di adolescenti transgender hanno tentato il suicidio tra il 2017 e il 2018.

Tutti i proventi saranno destinati a The Trevor Project, la nota organizzazione no-profit impegnata nella prevenzione del suicidio tra persone Lgbti di età inferiore a 25 anni. 

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, il talentuoso fashion designer Marco Rambaldi, la cui collezione autunno-inverno 2018-2019 Vogliamo anche le rose s'è imposta lo scorso anno alla comune attenzione. «Un’iniziativa come #Yolo - ha dichiarato - dovrebbe fare riflettere sul dramma che stiamo vivendo nel 2019, in cui i ragazzi Lgbtiq rischiano ancora il suicidio molto più degli altri. Un’epoca buia, in cui bisogna ancor più lavorare per una società della comprensione e della fratellanza.

Fulcro di una società moderna è infatti la pluridiversità di genere, etnia, orientamento sessuale. È ciò in cui io e il mio team crediamo e con cui ci confrontiamo quotidianamente, cercando nel nostro piccolo di portarlo alla luce attraverso il nostro lavoro».

L'evento odierno ha raccolto il sostegno di modelle, musicisti e star della tv nonché di componenti delle associazioni Lgbti. Sfileranno tra le altre anche la modella Jeana Turner, concorrente di America's Next Top Model, e la fotografa di moda Erika Barker, che percorrerà la passerella anche per rendere omaggio alle persone transgender operanti nelle forze armate statunitensi e colpite dalle recenti disposizioni trumpiane.

Chiuderà lo show la cantante Effie Passero, che ha partecipato all’ultima stagione di American Idol

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Il 2019 è un anno significativo per la collettività arcobaleno mondiale.

Il 28 giugno ricorrerà, infatti, il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, da cui ebbe inizio la collettiva riscossa delle persone Lgbti. Motivo per cui Madonna, nell’esibirsi il 1° gennaio, presso lo Stonewall Inn Bar di New York (dove scoppiò la rivolta, raccontata per la prima volta, da The Village Voice), ha parlato di «storico anno».

E storiche saranno le celebrazioni anniversarie che si terranno nella Città della Grande Mela, perché in esse la memoria si farà profezia, annuncio, monito a riguardare il passato come inizio e stimolo per un rinnovato movimento di liberazione dalle forme contemporanee d’oppressione.

Un passato cui riandare costantemente perché, come ricordato da Sylvia Rivera nel corso del Pride di New York del ’94 con tanto di cartello Justice for Marsha (in riferimento a Marsha P. Johnson, protagonista dei Moti di Stonewall, deceduta 26 anni fa in circostanze sospette), “Noi siamo la vostra storia”. 

Un appuntamento, dunque, di primaria importanza quello del World Pride del 30 giugno, cui parteciperà anche una delegazione italiana che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, si comporrà di oltre 50 associazioni Lgbti: Agedo, Alfi, Arc Cagliari, Arcigay Antinoo – Napoli, Arcigay Catania, Arcigay Makwan Messina, Arcigay Palermo, Arcigay Pisa, Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, Arcigay Rovigo, Arcigay Siracusa, Arcigay Tralaltro Padova, Arco - Associazione Ricreativa Circolo Omosessuali, Associazione Frame, Associazione Libellula, Associazione TGenus, Azione Gay e Lesbica Firenze, Beyond Differences, Cassero Lgbti Center, Certi Diritti, Chimera Arcobaleno - Arcigay Arezzo, Circolo Red Bologna, Colt - Coordinamento Lazio Trans, Comitato Bologna Pride, Coordinamento Liguria Rainbow, Coordinamento Palermo Pride, Coordinamento Torino Pride, Cromatica - Associazione Nazionale Cori Arcobaleno, Di’Gay Project, Edge. Excellence and Diversity by Glbt Executives, Famiglie Arcobaleno, Gaycs, Gaynet, Globe-Mae, Gruppo Trans* Bologna, I-Ken, I Mondi Diversi, Ireos, I Sentinelli di Milano, La Fenice Gay, L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno, Lesbiche Bologna, Mit - Movimento Identità Trans, Mos - Movimento Omosessuale Sardo, NovarArcobaleno, Nudi - Associazione Nazionale di Psicologi per il benessere Lgbtiq, Omphalos Lgbti Perugia, Pinkriot, Pochos Napoli Asd, Polis Aperta, Politropia, Pride Vesuvio Rainbow, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, Roma Eurogames 2019, Stonewall Siracusa, Toscana Pride, Vicenza Pride.

Un appuntamento significativo, dunque, per celebrare un pezzo della loro storia comune proprio «nella città – come recita il comunicato congiunto oggi diffuso - dove tutto ha avuto inizio: New York». Ma senza dimenticare che «il 2019 sarà una data importante anche per noi in Italia. Nel 1979, infatti, si tenne a Pisa il primo Corteo del Movimento Omosessuale Italiano e quest’anno ne ricorre il 40esimo anniversario.

Nel 1994, poi, a 25 anni dalla rivolta che ha cambiato la nostra storia, a Roma si è tenuto il primo Pride unitario. Migliaia di persone si sono riversate per le strade della Capitale dando inizio a una manifestazione che, nel corso degli anni, si è affermata come il più grande evento di piazza LGBT+ italiano e uno dei maggiori tra del Paese.

Nel corso di questi 25 anni Roma ha ospitato il primo World Pride della storia, nel 2000. Ideato, organizzato e fortemente voluto contro tutto e tutti dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che ha candidato la Capitale per ospitare di nuovo, dopo 25 anni, il World Pride del 2025».

Un’iniziativa, questa, a riprova del dinamismo del Mieli soprattutto negli ultimi anni, segnati, in particolare, dal fondamentale contributo alla stesura del testo del primo progetto di legge regionale in Lazio contro l’omotransfobia che, avente come prima firmataria la consigliera Marta Bonafoni e presentata nel giuno 2017 (ma ripresentata nell'aprile 2018), è adesso al vaglio della Commissione preposta.

Nei prossimi giorni, infine, sarà resa nota anche la composizione della delegazione organizzata da Arcigay Nazionale.

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Prima la lettera aperta di 25 docenti universitarie, attiviste ed ex parlamentari, pubblicata il 29 gennaio da The Sunday Times. Poi, il 31 gennaio, il meeting di For Women Scot (Fws) presso l’Apex Hotel a Edimburgo. Il tutto per protestare contro la riforma del Gender Recognition Act del 2004 che, fortemente voluta dalla prima ministra scozzese Nicola Sturgeon e sostenuta dal Partito Nazionale Scozzese (Pns) al governo, prevede la possibilità di cambiare legalmente genere attraverso autocertificazione.

Una riforma, questa, che inclusiva e rispettosa delle persone trans, viene invece stigmatizzata da Fws e altri gruppi di femministe gender critical (o femministe radicali transescludenti) quale dannosa per i diritti delle donne.

Ma «mentre For Women Scot fa un eccezionale lavoro per dare alla propria transfobia parvenza di rispettabilità, le sue azioni e dichiarazioni fanno danni reali alla comunità trans e non binaria della Scozia».

A parlare così Sisters Uncut Edinburgh (Sue), gruppo femminista intersezionale, che ha anche ricordato come componenti di Fws diffondano a Edimburgo e Glasgow volantini neganti l’identità della persone T e come dal loro account Twitter siano regolarmente lanciati messaggi contro le attiviste trans. Azioni e dichiarazioni, che per Sisters Uncut Edinburgh, sono inequivocabilmente transfobiche e transmisogine.

Per questo motivo, nonostante il freddo pungente e il pochissimo tempo organizzativo (appena quattro giorni), 40 persone hanno risposto all’appello di Sue e si sono ritrovate il 31 gennaio, alle 17:30, in Bristo Square, da cui si sono dirette verso l’Apex Hotel per protestare silenziosamente contro il meeting di For Women Scot.

All’indomani nelle zone di Grassmarket (dov’è ubicato l’Apex Hotel) e Haymarket sono stati trovati numerosi adesivi, alcuni dei quali col logo di For Woman Scot, con messaggi «incitanti all’odio verso le persone trans». Adesivi che sono stati prontamente rimossi da componenti di Sisters Uncut Edinburgh.

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Incontrarsi, discutere e rimettere al centro una soggettività lesbica che vuole essere inclusiva di tutte le soggettività considerate marginali come le donne con disabilità, le donne trans, le migranti, le persone non binarie che si riconoscono nel lesbismo.

È l'obiettivo di Lesbicx. Capire il presente per immaginare il futuro. Il punto tra inclusione e intersezionalità su una soggettività in divenire, la tre giorni che, organizzata dall'associazione Lesbiche Bologna, si terrà a partire da oggi fino al 3 febbraio tra il Cassero Lgbt Center e il Centro delle donne (via del Piombo, 5) nel capoluogo emiliano.

Un'iniziativa di rilievo, che nasce dal bisogno della comunità lesbica, e non solo, di ricominciare a parlarsi su un terreno di confronto costruttivo, superando la fase conflittuale degli ultimi due anni della politica lesbo-femminista italiana, monopolizzati dalla discussione sulla gestazione per altri, dal congresso di ArciLesbica con le successive disaffiliazioni e chiusure di circoli nonché dalle posizioni radicali in senso intollerante verso le persone tanto con disabilità, in riferimento all'assistenza sessuale, quanto transgender.

«Siamo talmente tranquille rispetto all'autorevolezza della soggettività lesbica - commenta Carla Catena, presidente dell'associazione - che non temiamo di dissolverci se nominiamo la nostra volontà di apertura alle altre e alle contemporaneità. L'idea è quella di una rinnovata messa in rete delle soggettività Lgbt e lesbiche per riprendere il discorso con serenità, per dare la possibilità a tante di prendere la parola e non fossilizzarsi solo su alcuni temi». 

Presentata ieri in conferenza stampa con la partecipazione dell'assessora comunale alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria, la tre giorni si aprirà oggi pomeriggio, alle 17:30, presso il Cassero con la tavola rotonda BolognaX: giorni di un futuro anteriore che, coordinata da Carla Catena, vedrà intervenire rappresentanti di Associazione di Luki Massa, Associazione Orlando, Cassero Lgbti Center, Famiglie arcobaleno, Gruppo Trans, Laboratorio Smaschieramenti, Mit. Movimento Identità Trans, Non Una Di Meno Bologna, Il Grande Colibrì, Associazione Lesbiche Bologna.

Il 2 febbraio sarà dedicato all'ascolto e al confronto con donne che contribuiscono alla soggettività lesbica. L’intera giornata si svolgerà sempre al Cassero e vedrà interventi di Francesca Talozzi (in sedia a rotelle da dieci anni), Antonia Caruso (attivista transfemminista), Liana Borghi e Lidia Cirillo (intellettuali lesbiche con oltre 50 anni di militanza alle spalle) ma anche di Ilaria Todde, Lucia Leonardi, M. Costanza Di Salvia, Nina Ferrante, Roberta Zangoli, Maya De Leo, Paola Guazzo, Elisa Manici, Carla Catena. Modererà Elena Tebano, giornalista de Il Corriere della Sera.  

Il 3 febbraio, infine, sarà dedicato all'assemblea plenaria che, moderata da Maria Laricchia e Giulia Santoro di Lesbiche Bologna, si terrà al Centro delle donne

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Ospedaletto d’Alpinolo è un piccolo borgo alle pendici del monte Partenio, in provincia di Avellino, che ha un interessante primato: si è dichiarato primo Comune d’Italia contro l’omobitransfobia e la violenza di genereUn primato supportato da azioni concrete come la specifica targa all’ingresso del territorio comunale, la casa rifugio per donne vittime di violenza, la panchina rossa simbolo di lotta al femminicidio, i bagni no gender.

Il 29 gennaio, in occasione della presentazione degli eventi culturali dedicati alla partecipatissima festa della Candelora (2 febbraio), giorno in cui ha luogo la juta dei femminielli verso il locale santuario della Madonna di Montevergine (riferimento antropologico culturale fondamentale per la collettività Lgbti campana ma non solo), l’assessora alla Cultura Nadine Sirignano ha annunciato anche il conferimento della cittadinanza onoraria a Vladimir Luxuria e Marcello Colasurdo, entrambi devoti a Mamma Schiavona nonché icone di cultura e inclusione

Il conferimento della cittadinanza si svolgerà oggi, alle ore 18.30, presso il centro sociale di Ospedaletto d’Alpinolo.

Relativamente al riconoscimento Vladimir Luxuria ha detto ai nostri microfoni: “Sono onorata della cittadinanza che mi sarà conferita per tanti motivi. In pimo luogo, perché è in controtendenza rispetto a in clima di odio, egoismo e arretramento culturale. Poi, perché viene da un piccolo paese campano al Sud ma dal cuore grande. Infine, perché è un premio a me, che ho sempre creduto che ognuno di noi ha il diritto alla fede. Fede, che da 18 anni ho consolidato con la mia “juta “ a Montevergine”.

Grande entusiasmo lo esprime anche l'artista d'origine campobassana Marcello Colasurdo, voce storica della canzone tradizionale vesuviana e simbolo della juta di Candelora, che, contattato da Gaynews, ha dichiarato: “Sono commosso e onorato di ricevere la cittadinanza di un Comune, come quello di Ospedaletto, che ha dimostrato di essere all’avanguardia in tema di diritti dell’umanità”. 
 

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Tous égaux, tous alliés. (Tutti uguali, tutti alleati).

È questo lo slogan della nuova campagna governativa francese contro l’omofobia e la transfobia. Campagna che, lanciata oggi dal ministero dell'Educazione Nazionale e della Gioventù e diretta alle scuole tanto medie quanto superiori, è strettamente correlata alla recente recrudescenza di atti omotransfobici in ambito scolastico. 

Essa prevede che in tutti gli istituti di secondo grado siano distribuiti manifesti e volantini recanti la scritta Ça suffit! (Basta!) su due riquadri nero e arcobaleno. Tali riquadri, a lora volta, campegginano su uno sfondo bianco e nero, contrassegnato dai nomi dei vari atti discriminatori.

Saranno inoltre distribuiti opuscoli che propongono percorsi formativi per l’impegno quotidiano nel lottare l’omotransfobia e diventare un "alleato" dei giovani Lgbti. A partire dall’inizio della settimana prossima sarà invece disponibile online una guida d’accompagnamento per docenti e sarà accessibile per telefono, mail e chat un servizio di ascolto e assistenza a distanza.

Tale campagna si pone in linea di continuità con la precedente lanciata nel dicembre 2015.

Citando un sondaggio dell'Ifop, condotto nel  dicembre 2018, il ministero ha osservato come gli «insulti omofobi, spesso banalizzati, rimangono particolarmente forti: il 18% degli studenti delle scuole superiori o degli studenti Lgbti afferma di essere stato insultato negli ultimi 12 mesi». Inoltre, è stato rilevato, «tra i/le giovani che si definiscono trans, un alto livello di preoccupazione nei confronti della scuola: l'esperienza scolastica è percepita come 'cattiva' o 'pessima' dal 72% di loro».

Non a caso su Twitter Marlène Schiappa, Segretaria di Stato per l'Uguaglianza tra le donne e gli uomini e la Lotta contro le discriminazioni, ha definito oggi la campagna «una delle pietre del piano del governo". 

La campagna odierna è comunque da leggere alla luce della generale escalation di atti omotransfobici nel Paese, al cui contrasto e prevenzione tanto la sindaca di Parigi quanto il governo hanno avviato, nel dicembre scorso, una serie di misure di rilievo.

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Firmiamo in massa! Basta con il plagio delle menti dei bambini ad opera dei pervertiti sulla tv di Stato.

Questo il post scritto il 23 gennaio, in riferimento alla petizione lanciata da CitizenGo per chiudere il programma Alla lavagna!, da Andrea Del Ponte, docente di latino e greco presso il Liceo Classico Andrea D'Oria di Genova dal 2005 e presidente nazionale del Centrum Latinitatis Europae. Un chiaro riferimento alla puntata della trasmissione  di Rai3 che ha vistom lo scorso sabatom, impegnata come protagonista Vladimir Luxuria.

Autore di saggi quali Per le nostre radici. Carta d’identità del latino, Del Ponte è noto per i suoi attacchi violenti non nei riguardi non solo delle persone Lgbti ma anche di immigrati e rom. Solo alcuni giorni fa scriveva un post contro l'eurogender linguisticamente corretto.

Alcuni sui post omofobi e razzisti avevano già suscitato ampie polemiche tra il 2015 e il 2018.

Ferma e immediata condanna è arrivata da Maria Aurelia Viotti, dirigente scolastica del D'Oria, che ha dichiarato: «Apro le nostre porte a Vladimir Luxuria e spero davvero che si possa organizzare un incontro pubblico».

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La Corte Suprema del Giappone ha respinto il ricorso di Takakito Usui, persona Mtf, che aveva chiesto la rettifica dei dati anagrafici senza sottoporsi a intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

La commissione dei quattro giudici nipponici ha infatti confermato che la legge del 2003 sul diritto di cambiare genere legalmente è in piena linea con la Costituzione. Tale normativa prevede che la rettifica dei dati anagrafici può essere effettuata solo dopo che la persona richiedente si sia sottoposta a intervento chirurgico e sterilizzazione e non abbia figli minori di 20 anni.

Pur ribadendo la piena costituzionalità della legge, la Corte Suprema ha al contempo sollevato dubbi sulla medesima, riconoscendone il carattere invasivo e rilevando come la legislazione necessiti di una regolare revisione a mano a mano che mutano i valori sociali e familiari.

Mamoru Miura, presidente della Corte, ha dichiarato: «La sofferenza avvertita da tali persone è anche un problema per la società nel suo insieme, che dovrebbe tener conto dell'identità di genere in tutta la sua complessità».

Intanto Usui ha già annunciato che la sua battaglia non è terminata. Al suo fianco le associazioni  Lgbti e per i diritti umani mentre nella stessa opinione pubblica nipponica si registra una graduale sensibilità al riguardo.

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Sì all'educazione civica, no all'educazione transgender!

Questa la scritta campeggiante su uno striscione che, comparso nella notte a Roma non lontano dal Colosseo, recava la firma Irr.

Come riportato da AdnKronos, si tratterebbe di un gesto degli ultras laziali e di Diabolik, capo degli irriducibili biancocelesti, contro Vladimir Luxuria. L'artista, come noto, è finita recentemente al centro di polemiche dopo la puntata di Alla Lavagna!, che l'ha vista protagonista, sabato scorso, su Rai3. 

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