Salvini irride don Biancalani: «Tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani». Il parroco antirazzista pronto alla denuncia

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«Altra denuncia da un buonista pro-immigrazione in arrivo». Così su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato, il 30 agosto, l'intenzione di don Massimo Biancalani di querelarlo per diffamazione aggravata a mezzo social.

Il sacerdote pistoiese, noto per il suo impegno nell’accoglienza a immigrati e bisognosi e per la lotta al razzismo, è da tempo nel mirino del ministro dell’Interno, che da oltre un anno continua ad attaccarlo con post denigratori del suo operato.

Cosa, questa, che ha portato alle reazioni scomposte di Forza Nuova con ronde per verificare l’”ortodossia” del presbitero nella chiesa parrocchia di S. Maria Maggiore in VicofaroMa anche a un clima di crescente tensione, il cui apogeo è stato raggiunto il 3 agosto quando due 13enni, armati di pistola scacciacani, hanno sparato a salve a un immigrato e gli hanno urlato frasi razziste.

Poi il 28 agosto dalla prefettura di Pistoia, sulla base di un rapporto dei vigili del fuoco, è arrivato l’ordine di chiusura, per carenze strutturali, del centro di accoglienza ospitato nei locali della canonica di don Biancalani.

Notizia accolta con esultanza da Matteo Salvini che in un post ha scritto: «Tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani, ancora un po' e la canonica scoppiava». 

Da qui l’immediata reazione di don Biancalani a «un linguaggio allusivo, anche alla sfera sessuale. Io non amo circondarmi di ragazzi e gli ospiti del centro non sono presunti profughi».

Anche perché al di sotto dell'inequivocabile post di Salvini si sono succeduti, nella totale indifferenza degli amministratori della sua pagina Fb, commenti volgari e omofobi come quello d'una follower che, ottenendo 1902 like tra emoticon sorridenti e cuori, ha scritto: «Io non lo chiamerei “ il prete amico dei migranti “ ma il prete a cui piacciono moltissimo i migranti».

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Intanto sono stati già trasferiti i 12 profughi autorizzati dalla prefettura. Mentre la Caritas diocesana si è già attivata, in vista dell’annunciato sgombero, per individuare strutture adeguate agli 80 immigrati irregolari alloggiati presso la canonica di Vicofaro.

In una nota la diocesi ha fatto sapere che «l'impegno della Caritas diocesana, che si affianca all'attività ordinaria, si rende necessario perché, come già segnalato, la situazione resta seria e da non sottovalutare.

Gli ospiti che nel tempo si sono avvicinati ai progetti di accoglienza di Vicofaro presentano diverse provenienze e storie di marginalità. La Caritas e la parrocchia avranno dunque bisogno del tempo necessario per affrontare al meglio le situazioni, valutarle caso per caso, nel tentativo di offrire la migliore risposta possibile».

L’operato messo in campo dalla dicocesi non è stato gradito da Forza Nuova, che ha affisso sulla porta dell’episcopio uno striscione con la scritta: Cei: da crescete e moltiplicatevi a sbarcate e sostituiteci!.

Immeditata la riposta della Curia pistoiese, che, in una nota, ha dichiarato di respingere «ogni tipo di intimidazione», rimarcando «con estrema serenità la volontà di continuare ad operare nel solco del Vangelo per costruire un mondo più giusto e accogliente, in pace, dove si ama Dio e il prossimo».

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