Mar 31, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017
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Alla guida per 13 anni, dagli scontri del '77 ad aperture ai gay    (Di Leonardo Nesti)    (ANSA) - BOLOGNA, 7 AGO - Tredici anni da sindaco di Bologna, tredici anni che hanno segnato in maniera indelebile Bologna e l'Italia, fra profondissimi cambiamenti sociali ed eventi drammatici come la strage della stazione del due agosto 1980.
Renato Zangheri e' morto, all'eta' di novant'anni: Bologna piange una delle personalita' che piu' hanno segnato il dopoguerra, la sinistra italiana uno degli esponenti che, partendo da un Comune, ha provato a disegnare un percorso di governo.
   Riminese di nascita, ma bolognese di studi, Renato Zangheri si e' laureato all'Alma Mater, poi ne e' diventato docente, approfondendo, in maniera particolare, la storia dell'economia dell'Emilia-Romagna. Una storia che, poi, ha contribuito in maniera determinante a scrivere.
   Fin dal 1956 e' stato fra i piu' stretti collaboratori di Giuseppe Dozza, prima, e Guido Fanti, poi. Fra gli ambiti di cui si e' occupato prima di diventare sindaco, nel 1970, c'e' stata in particolare la cultura, un incarico spesso considerato dagli stessi politici di 'serie B', ma che Zangheri ha invece usato per l'affermazione sociale ed anche economica della citta': e' stato, di fatto, il primo assessore alla cultura di una citta' italiana.
   I suoi tredici anni da sindaco sono stati segnati, in particolare, dalla strage del 2 agosto. Zangheri fu il sindaco che seppe tenere unita Bologna all'indomani dell'evento piu' sanguinoso della storia della Repubblica italiana.
   Gli anni del suo mandato furono anni di tragedie, di terrorismo, di proteste sociali (fortissimi furono gli scontri con il movimento del '77), ma anche di sviluppo economico e di velocissime trasformazioni sociali. Fu lui che firmo' una convenzione cedendo uno spazio al circolo Arcigay il Cassero, la prima associazione omosessuale ad avere, in Italia, una interlocuzione con una istituzione pubblica.
   Zangheri ha concluso la sua carriera politica in Parlamento, come deputato del Partito comunista, per il quale dal 1986 al 1990 e' stato capogruppo alla Camera, succedendo a Giorgio Napolitano, suo coetaneo, con il quale c'e' sempre stata una profonda amicizia. Quando l'allora presidente della Repubblica andava in Emilia-Romagna, cercava sempre di ritagliarsi un po' di tempo per un saluto ed uno scambio d'opinioni con l'ex sindaco di Bologna.
   In questi ultimi anni Zangheri si e' dedicato in maniera ancora piu' appassionata ai suoi studi, rimanendo presente (ha aderito al Pds, poi al Pd) ma defilato rispetto alla politica.
Sempre attento a cercare di non essere ingombrante per i suoi successori, ma anche pronto, quando richiesto, a dare un consiglio o un aiuto.
   Bologna e l'Italia lo ricordano per il suo contributo allo sviluppo economico e sociale di una citta' da sempre guardata dal paese come un laboratorio. Ma anche per il suo stile d'altri tempi, per la cultura, la preparazione, i toni misurati e rispettosi non solo messi a disposizione, ma interpretati come un prerequisito della politica. (ANSA).

     NES
07-AGO-15 10:36

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Alfano, vogliamo fare dell'Italia il Paese delle culle  
 
Ecco il familismo stile Alfano e bigotteria varia, soldi solo per le coppie tero e figli solo se tra etero sposati...ndr
 
Roma, 6 ago. (AdnKronos) - Dalla revisione delle detrazioni per figli a carico alla detrazione aggiuntiva di 500 euro per l'assistenza ai genitori a carico, in aggiunta ai già previsti 750; dalla deduzione delle spese sostenute fino all'80% per la salute e la cura della neomamma e del bambino, al riconoscimento di un credito d'imposta del 20% al datore di lavoro per ogni giorno di assenza dei dipendenti neogenitori. Questi alcuni punti chiave del 'Family Act', la proposta di legge a sostegno della famiglia targata Ap.

"La nostra - ha spiegato in conferenza stampa alla Camera Maurizio Lupi, capogruppo di Ap - è una proposta di legge fiscale, dal valore complessivo di 7,6 miliardi, che ha come obiettivo il sostegno alla famiglia, riconosciuta dalla Costituzione come pilastro sociale del nostro Paese" e mira ad inserirsi nel programma di riduzione della pressione fiscale (che ammonta complessivamente a 48 miliardi di euro) messo in campo dal governo per i prossimi anni. Tra le altre misure indicate nel provvedimento: aumento dell'indennità dal 30 al 60% della retribuzione per i periodi di congedo parentale fino al sesto anno di vita del bambino; aumento dei fondi destinati agli asili nido; istituzione di un assegno per le baby sitter a domicilio per l'assistenza alle neomamme; voucher di mille euro per ciascun figlio a carico per l'istruzione e la formazione;
agevolazioni fiscali per chi affitta case a giovani famiglie;
incremento di 20 milioni di euro per i prossimi 3 anni del fondo di solidarietà per l'acquisto della prima casa.

"Siamo di fronte al primo progetto organico di riforma fiscale del rapporto tra lo Stato e la famiglia, che con la nostra proposta non è più il terreno ideologico che divide destra e sinistra, mondo cattolico e mondo laico. Noi oggi diciamo che la famiglia gioca da protagonista nel sistema fiscale italiano", ha spiegato Angelino Alfano nel corso della presentazione della proposta di legge.

"Il nostro è un Paese che fa pochi figli e che rischia di diventare vecchio. Una società che non fa figli è una società che non ha futuro, e noi vogliamo realizzare tutto questo per fare dell'Italia il 'Paese delle culle', capace di investire nel futuro", ha concluso il ministro dell'Interno.

(Stg/AdnKronos
06-AGO-15 13:47 .

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Il capo del Centro federale di ricerca e metodologica per la prevenzione e il controllo dell Aids, Vadim Pokrovski, si e' detto fortemente contrario all'idea di porre argini alle importazioni di preservativi
 
(AGI) - Mosca, 5 ago. - Fa discutere in Russia una proposta del ministero dell'Industria e del Commercio per limitare l'acquisto da parte di ospedali e strutture pubbliche di strumentazioni e prodotti sanitari stranieri, al fine di ridurre la dipendenza del settore dalle importazioni dall'estero. Tra le merci che potrebbero essere bandite vi sono apparecchi per ecografie e ultrasuoni, defibrillatori, incubatrici, bende, maschere mediche, calzature ortopediche e persino i preservativi, ipotesi queest'ultima che ha allarmato molti esperti per le possibile ricadute nella lotta all'Aids.
Anche se la limitazione riguarderebbe solo le strutture pubbliche e non la vendita al dettaglio, il capo del Centro federale di ricerca e metodologica per la prevenzione e il controllo dell Aids, Vadim Pokrovski, si e' detto fortemente contrario all'idea di porre argini alle importazioni di preservativi dall estero. In un'intervista a Ura.ru ha detto che il calo della disponibilita' di condom puo' avere un impatto negativo sulla situazione della diffusione dell HIV
gia' molto alta nel Paese. I russi purtroppo usano molto poco il preservativo e gli sforzi delle autorita' dovrebbero essere diretti non a fare danni alle imprese straniere, ma a rendere i preservativi piu' accessibili e meno costosi, ha dichiarato lo specialista. La gran parte dei preservativi che si vendono in Russia e' prodotta da marchi britannici. Nella Federazione vi sono due impianti di produzione: ad Armavir e Serpukhov. Sotto il peso delle contro-sanzioni di Mosca l'Occidente e del crollo del rublo, nel Paese l anno scorso si e registrato anche un aumento dei costi dei preservativi: circa il 15% secondo quanto riportato dai media nazionali.
Da un anno il governo russo ha avviato un attiva politica di sostituzione delle importazioni nei settori chiave dell industria nazionale. Nel settore medico-sanitario la Russia dipende per l 80% dalle importazioni estere, ha detto a Ria Novosti Aleksandr Kulish, tra i manager della United Instrument Manufacturing Corporation. Il bando escluderebbe i prodotti da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, menti dell Unione economica eurasiatica. (AGI
Ruy/Sar 051549 AGO 15

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«Sì a Francesca Pascale come testimonial contro l’omofobia». Lo ha detto Flavio Romani, presidente nazionale dell’Arcigay, commentando un sondaggio della trasmissione KlausCondicio sull’ipotesi di usare la compagna dell’ex premier per uno spot no-profit con lo scopo di prevenire l’omofobia. Secondo tale ricerca, su 500 elettori LGBT del centro-destra, ben l’80% sarebbe favorevole a uno spot anti-omofobia interpretato dalla Pascale. «Sono commossa dall’attestato di stima che mi viene dal mondo gay – ha commentato la diretta interessata – mi sento compresa e questo mi conferma nella decisione di continuare nell’impegno che ho assunto aderendo al Comitato di Napoli dell’Arcigay». Anche Gaylib, associazione del mondo omosessuale legata al centrodestra, invoca il coinvolgimento della fidanzata di Silvio Berlusconi: «Francesca Pascale – fanno sapere da Gaylib – può diventare la protagonista di un “patto del Nazareno” sui diritti di gay, lesbiche e delle famiglie omoaffettive».

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La battaglia di Rosaria, 47 anni, inizia a 18 anni, quando scopre di essere sieropositiva, e continua tra impegno politico (e baci di protesta). Perché l’Aids non è affatto un ricordo del passato

Rosaria Iardino nacque 47 anni fa a Gragnano, piccolo comune che affaccia sul Golfo di Napoli, ma sin da subito si trasferì a Milano, dove oggi si divide tra il suo impegno sociale e la gioia di essere mamma di Anita, piccola peste di un anno. La  storia di una donna come tante altre. Ma Rosaria, sieropositiva da trent’anni, ha un passato tormentato: emblematico fu il suo bacio «di protesta» con il Prof. Fernando Aiuti (immunologo e docente di Medicina Interna) durante un congresso sull’Aids nel 1991, periodo in cui si viveva con il terrore della trasmissione del virus Hiv, credendo che il contagio potesse avvenire anche tramite un bacio o una semplice stretta di mano.  Quel gesto dimostrativo segnò solo l’inizio della battaglia di Rosaria affinché tutti i malati di Hiv potessero avere uguale dignità e assistenza ma soprattutto per garantire la giusta informazione sull’infezione tanto temuta. Oggi Rosaria è consigliere comunale a Milano nelle liste del Pd, ha fondato Nps Italia Onlus, un network creato con un gruppo di pazienti Hiv+, con il quale nell’ultimo periodo ha condotto un’indagine sull’effettiva offerta del test Hiv alle donne in gravidanza, mediante la somministrazione di un breve questionario che mira a verificare l’applicazione della norma. Ma la sua battaglia riguarda anche i diritti delle coppie omosessuali: è, infatti, portavoce di Equality Italia, sempre sostenuta e affiancata da Chiara, sua compagna di vita.

Com’è stato vivere da giovane sieropositiva negli anni del boom del virus Hiv?

«È stata dura, quando appena diciottenne ho scoperto di essere Hiv positiva per me la vita è cambiata. Inizialmente non mi rendevo conto della gravità della malattia, in quegli anni c’era una fortissima disinformazione a riguardo. Guardavo i medici che mi annunciavano di essere affetta da una sindrome potenzialmente letale come si potrebbero guardare gli alieni. E naturalmente non credevo loro. Poi ho cominciato a vedere i miei amici, allo stesso modo sieropositivi, iniziare a morire attorno a me, e solo allora ho capito che cos’era la “sindrome da immunodeficienza acquisita”. Da quel momento ho deciso non solo di curarmi ma di scoprire il più possibile su questa malattia, e fare in modo che la terribile ignoranza che la circondava venisse in qualche modo intaccata».

A distanza di 30 anni, a che punto è l’Italia nella tutela dei diritti delle coppie omosessuali e dei malati di Aids?

«In questi anni l’Italia è cambiata parecchio, ma soprattutto è cambiata la mia città. Certamente ci sono ancora tanti passi in avanti da fare, ma una coppia omosessuale, una famiglia omogenitoriale, grazie al registro delle unioni civili, in qualche modo oggi può istituzionalizzare la propria unione.  Mi ricordo quando, anni fa, un mio amico omosessuale aveva il suo compagno malato di Aids chiuso in una stanza di ospedale, e nel momento in cui chiedeva notizie sulle sue condizioni di salute si sentiva rispondere bruscamente “lei non è autorizzato a ricevere questo tipo di informazioni” o addirittura incontrava difficoltà nel fargli visita».

La sua battaglia si protrae da tempo: “Vola a fare il test” è la campagna di sensibilizzazione e prevenzione dall’Hiv organizzata con Nps. Qual è il suo obiettivo?

«“Vola a fare il test” è l’iniziativa  che  lanciamo in favore del diritto alla salute, in queste giornate interamente illuminate dai raggi del sole estivo. Aerei con lo slogan scritto su uno striscione  sorvoleranno, durante i weekend, alcune spiagge italiane: da Anzio a Civitavecchia, il lago di Como e di Garda, il litorale tirrenico da Bagheria a Cefalù, sino alla riviera romagnola. I casi di Hiv purtroppo non sono diminuiti, dunque, attraverso una comunicazione semplice e diretta, intendiamo sensibilizzare la popolazione, ponendo l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce».

Sull’altro fronte, di recente ha reso noto il suo progetto di una guida dei luoghi gay friendly di Milano per l’Expo 2015. In cosa consiste?

«Prevediamo l’arrivo di milioni di persone e di queste una parte sarà sicuramente omosessuale, dunque è d’auspicio fornirgli una guida che permetta loro di trovare i locali e la ricettività consona alle proprie inclinazioni. L’obiettivo è fare in modo che chi arriva a Milano per l’Expo possa poi portare, nel proprio paese di origine, il ricordo di una città accogliente, a qualunque categoria sociale appartenga. Intendiamo distribuire ai visitatori mappe,  cartacee e digitali, o addirittura sviluppate come app per smartphone e tablet, sulle quali sarà chiaramente individuabile l’attività commerciale o il locale gay-friendly più vicino. Quest’iniziativa è nata da una proposta da me espressamente formulata alla Giunta Pisapia, che ha dimostrato la massima apertura al fine di concretizzare questo progetto».

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Perché sostenere “Gaynews.it” anche finanziariamente

Cara amica, caro amico,
un gruppo di giornalisti e operatori gay dell’ informazione si rivolge a te per chiederti un sostegno finanziario per le proprie attività. Negli oltre 30 anni di vita, il movimento gay ha offerto un contributo decisivo alla promozione dei diritti delle persone omosessuali nel nostro paese, favorendo l’affermarsi di un clima culturale che ha consentito sempre più ad ognuna e ad ognuno di esprimere liberamente la propria personalità. Le iniziative pubbliche come le giornate dell’Orgoglio Omosessuale, le migliaia di incontri con i cittadini, la presenza massiccia sui media e in TV, hanno mostrato quanto ci si sia liberati del peso che per tanti anni ci ha oppresso, costringendoci ad una vergognosa clandestinità e ad un penoso mimetismo: ora non abbiamo più timore, siamo finalmente visibili. Il movimento ha intrecciato rapporti con associazioni, partiti, movimenti politici e sindacali; ha sviluppato una presenza continua sulla stampa e sui mezzi di comunicazioni di massa per cancellare l’immagine negativa e stereotipata dell’omosessualità nella “mentalità” comune; ha contrastato la diffusione dell’AIDS distribuendo milioni di depliant e di profilattici, combattendo il tentativo di identificare gay e AIDS. Chi oggi si scopre gay o lesbica sa di non essere solo, sa che i circoli, diffusi su tutto il territorio nazionale, sono aperti e disponibili all’ascolto e alla crescita. Abbiamo aperto un fronte, quello del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, che rappresenterebbe uno storico passo in avanti sulla strada del riconoscimento delle tante diversità nelle forme familiari, quelle gay e lesbiche comprese, che compongono la nostra società; l’esito positivo di questa battaglia è a portata di mano. E’ il momento di fare un deciso salto di qualità e intervenire nel settore dell’informazione che più di ogni altro arriva nelle case quotidianamente di milioni di persone contribuendo in modo decisivo al loro orientamento culturale. Ci rivolgiamo a chi, come noi, è gay o lesbica, ma anche a quanti hanno condiviso le nostre iniziative riconoscendo in esse un contributo importante alla creazione di una società più civile, rispettosa delle persone e in grado di valorizzare le differenze. Per questo ti proponiamo di sostenere questa nuova impresa che puoi trovare ogni giorno sul webb con le notizie e le iniziative del movimento gay e lesbico italiano e internazionale. Fare informazione significa mettere a disposizione di tutti gli omosessuali e di tutti coloro che condividono le battaglie per i diritti civili il materiale anche documentale su ciò che succede e su ciò che le organizzazioni chiedono. Per far ciò non bastano le nostre sole forze. Ti chiediamo di sottoscrivere per far vivere la questione omosessuale nel mondo dell’informazione, della TV, dei giornali, per poter incidere su stereotipi e pregiudizi che stanno alla base del razzismo antigay. Se contribuirai potrai vedere ogni giorno il miglioramento di questo servizio consentendoci di avere più collaboratori e di informarti su tutto ciò che succede nel paese e su ciò che vorremmo succedesse. Per parte nostra ci impegniamo a rafforzare le nostre iniziative, particolarmente quelle per l’approvazione del Pacs, sull’AIDS e contro le discriminazioni, a migliorare e ad estendere i nostri servizi. A tal fine abbiamo deciso di dar vita all’associazione nazionale dei giornalisti gay e degli operatori gay dell’informazione: “Italia Gay Network”, GAY.NET, sulle cui iniziative potrai tenerti informato collegandoti alla pagina relativa del giornale telematico. Per ora ti ringraziamo e contiamo sul tuo contributo.

La redazione di GAYNEWS.IT
Italia Gay Netwok, GAYNET.IT

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Direttore: Franco Grillini

GAYNEWS.IT, l’agenzia di notizie gay edita da GayNet, associazione d’informazione omosessuale
Come nasce la testata quotidiana in internet
di Franco Grillini

Il 29 maggio ’98, un venerdì, prende il via la grande avventura del primo giornale omosessuale quotidiano sul Web in Italia. NOI (ora “gaynews.it”), Notizie Omosessuali Italiane, diretta da chi scrive, eredita la testata di “CON/TATTO” registrata al Tribunale di Bologna fin dal 1989 e “organo” dell’ARCIGAY che esce con 14 numeri prima di cedere il passo alla nuova impresa telematica. In 5 anni di vita (scrivo questo articolo nell’agosto 2003) la pagina Web di NOI è stata visitata da una media di 3000 persone al mese, sono stati già inseriti più di 25.000 articoli, siamo stati citati un numero infinito di volte dalla stampa nazionale e locale, molti gruppi gay hanno utilizzato i materiali di “NOI” (ora “gaynews.it”) per il loro lavoro, e persino in giro per il mondo “NOI” è stata citata come esempio di informazione-archivio utilissima per la vita quotidiana delle comunità gay e lesbiche. L’originalità di questa testata sta nel fatto che è stata il prodotto dell’informazione militante. Da un lato il portale “gay.it” ci ha messo a disposizione gratuitamente lo spazio web, dall’altro lato decine di volontari hanno dato tempo, energie e intelligenza per la fattura del giornale quotidiano scovando notizie, inserendo rassegna stampa (la più completa che ci sia in Italia sulle questioni gay), dando rilievo alle iniziative del movimento altrimenti ignorate dalla stampa ufficiale, favorendo il dibattito e la crescita culturale della comunità glbt nel suo insieme. In questa avventura la testata è diventata un vero e proprio punto di riferimento per la comunità e un archivio data base di grandi dimensioni, archivio disponibile 24 ore su 24 utilizzato non solo per le iniziative ma anche per ragioni di studio, tesi di laurea, documentazione. Si trattava di scommettere non solo sulla tenuta di un “quotidiano” gay, ma anche, e forse soprattutto, sulla diffusione nella nostra comunità della consapevolezza dell’importanza decisiva dell’informazione per il miglioramento della qualità della vita per milioni di omosessuali. In 5 anni hanno collaborato alla nostra testata decine e decine di volontari ed oggi la quotidianità del giornale on line è assicurata da oltre 30 collaboratori volontari in Italia e all’estero (siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari capaci di coprire le aree informative che difettano sul nostro giornale: traduttori, residenti all’estero che fungano da inviati, ecc). Oggi abbiamo deciso di cambiare il nome della testata da “NOI”, in “GAYNEWS.IT” per dare maggiore diffusione alle notizie e favorire una più ampia penetrazione del nostro lavoro nella comunità glbt.

L’informazione, infatti, rappresenta ormai non solo la fonte primaria dell’economia mondiale, ma, soprattutto per lesbiche e gay, significa avere l’opportunità, per la prima volta nella storia, di modificare in modo permanente quel “senso comune di massa” genericamente omofobico che sta alla base del rifiuto dell’omosessualità e degli/delle omosessuali. Pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni, omofobia, razzismo antigay, rifiuto della “diversità”, sono luoghi della cultura antropologica che fonda le sue radici nella tradizione millenaria delle religioni monoteiste, nell’idea che l’eterosessualità sia il solo possibile destino di ogni essere umano. Con l’avvento della psicanalisi, del femminismo, dei movimenti di liberazione sessuale, dei “diritti dell’uomo”, delle nuove libertà, l’omosessualità può finalmente rappresentarsi alla luce del sole, gli omosessuali hanno diritto di parola, si afferma il diritto “all’identità” e alla sua libera espressione. Ma ignoranza, subcultura eterosessista, e pregiudizi antigay continuano a sussistere e ad essere alimentati da estrema destra e gerarchia cattolica. Proprio per questo è necessaria l’informazione militante, quotidiana, puntuale, completa e sempre aggiornata. Proprio per questo abbiamo dato vita anche ad una associazione specifica (“Italia Gay Network”, Gaynet) che si occupa di riunire tutti gli operatori gay e non dell’informazione che condividono l’importanza di un impegno specifico sui diritti omosessuali e sulla correttezza dell’informazione sull’omosessualità e che gestisce, anche sul piano tecnico organizzativo la testata “Gaynews.it”. Probabilmente è proprio sull’informazione che si gioca la partita decisiva nel rapporto gay e società. Se è vero infatti che l’omofobia è essenzialmente un fatto culturale, allora l’intervento sulla e nella informazione rappresenta un elemento essenziale del cambiamento e della legittimazione dell’omosessualità come “variante naturale del comportamento umano” (OMS, 1 gennaio 1993). Massimizzare la presenza gay e lesbica su giornali e tv, “fare notizia” e non solo subirla, creare informazione, costruire eventi mediatici informativi, controbattere allo sciocchezzaio mediatico che spesso ci opprime, soprattutto nella descrizione dei fatti di cronaca nera che coinvolgono gli omosessuali, può essere la grande occasione di affermazione dei diritti degli omosessuali. In Italia viviamo una grande frantumazione urbanistica e sociale che, unita al forte familismo mammone tipico del nostro paese, rende molto difficile a volte la comunicazione e la socializzazione tra gay. Molti omosessuali, soprattutto se giovanissimi, pensano di essere soli e senza futuro circondati come sono da una società ostile. Essere presenti ogni giorno su giornali e tv è, quindi, non solo un doveroso atto di rappresentanza di una comunità in fieri, ma è anche un modo di comunicare tra gay, di manifestare la propria presenza, di combattere “l’immagine” pessima dell’omosessualità che viene propagandata dal pregiudizio popolare e da una cultura ancora per larghi tratti machista e maschilista, di evidenziare la possibilità di serenità e felicità nella vita e nelle relazioni omosessuali.

Abbiamo chiamato questa nuova associazione GAYNET che avuto subito la presunzione di affrontare l’avventura mediatico informativa sia gestendo “Gaynews.it” che organizzando gli operatori del mondo dell’informazione che sono gay o che simpatizzano per le nostre battaglie.

Per “GAYNEWS.IT” e “GAYNET”, infine, è necessario un doveroso ringraziamento all’ARCIGAY che ha sostenuto e appoggiato l’iniziativa, ed a “GAY.IT” che ci ospita fin dall’inizio della nostra avventura.

È ovvio che iniziative come queste hanno anche un costo vivo e che, quindi, reggono se c’è il sostegno dei lettori e degli iscritti. In questi 5 anni sono giunte alcune sottoscrizioni al cc postale, segno del gradimento delle nostre iniziative e del positivo apprezzamento che ci perviene anche dagli omosessuali stessi. Ma occorre uno sforzo ulteriore di impegno e passione, sforzo già visibile con la redazione di “Gaynews.it” composta da ragazzi e ragazze volontari che collaborano anche a distanza con grande energia. Se in tanti ci darete una mano, il “quarto potere” potrà essere un po’ più libero e un po’ più gayo.

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Stereotipi e pregiudizi si propagano attraverso la comunicazione a tutti i livelli, ma è proprio la comunicazione la principale risorsa per sconfiggere l'omofobia. Per questo abbiamo organizzato un incontro sul rapporto tra comunità LGBT e la comunicazione, intitolato «Gli ambienti 'particolari'» come la più becera e allusiva frase usata dalla cattiva comunicazione sui nostri temi. L'obiettivo dell'incontro è quello di costruire con gli operatori dell'informazione una carta deontologica contro la diffamazione e per il rispetto delle persone LGBT. Per questo abbiamo invitato giornalisti, militanti, rappresentanti istituzionali e operatori della comunicazione per verificare la possibilità che i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) inseriscano anche le istanze LGBT nei loro compiti di controllo dell'emittenza radiotelevisiva. Con il riconoscimento delle coppie di giornalisti omosessuali da parte di Casagit (Cassa mutua dei giornalisti), avvenuto oltre vent'anni fa e primo in Italia, si è aperto un percorso di rispetto e riconoscimento reciproco a cui vogliamo dare impulso nuovo con questo convegno.

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Omofobia: sentinelle in piedi a Modena, la contestazione creativa dei ragazzi dell'arcigay matthew shepherd di Modena. Tra le sentinelle un contrariato Giovanardi.

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Stereotipi e pregiudizi si propagano attraverso la comunicazione a tutti i livelli, ma è proprio la comunicazione la principale risorsa per sconfiggere l'omofobia. Per questo abbiamo organizzato un incontro sul rapporto tra comunità LGBT e la comunicazione, intitolato «Gli ambienti 'particolari'» come la più becera e allusiva frase usata dalla cattiva comunicazione sui nostri temi. L'obiettivo dell'incontro è quello di costruire con gli operatori dell'informazione una carta deontologica contro la diffamazione e per il rispetto delle persone LGBT. Per questo abbiamo invitato giornalisti, militanti, rappresentanti istituzionali e operatori della comunicazione per verificare la possibilità che i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) inseriscano anche le istanze LGBT nei loro compiti di controllo dell'emittenza radiotelevisiva. Con il riconoscimento delle coppie di giornalisti omosessuali da parte di Casagit (Cassa mutua dei giornalisti), avvenuto oltre vent'anni fa e primo in Italia, si è aperto un percorso di rispetto e riconoscimento reciproco a cui vogliamo dare impulso nuovo con questo convegno.

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