Francesco Lepore

Francesco Lepore

«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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«Salvini, Fontana, Zaia, Sboarina e Bussetti perché l’iniziativa è della Lega. Tajani e Meloni perché non si sa mai, meglio tenere un piede anche con Forza Italia e FdI. Il trio Coghe-Gandolfini-Brandi che pensa sia sensato essere i soli italiani “laici” nel panel dei relatori, perché giustamente alla greppia non vogliono che si avvicini nessuno».

Postata su Facebook l’8 marzo, questa valutazione sulla XIII° edizione del World Congress of Families (Wcf) – che si conclude con la stoccata: «Perché se dici che “votare Lega è immorale” poi te le fanno pagare pure dopo l’abiura» - è stata formulata non da un laicista o da un rosicone di sinistra ma da Mario Adinolfi.

Com'era prevedibile, le parole del direttore del quotidiano La Croce, che ha recentemente incassato il plauso di Barbara Alberti e Vladimir Luxuria per la proposta di reddito di maternità (osteggiato invece da quelli che lo stesso leader del Popolo della Famiglia definisce cattoleghisti a partire da Simone Pillon) nonché il pubblico sostegno del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, sono state liquidate come dettate da livore dagli scherani gandolfiniani del Family Day.

Ma la politicizzazione del World Congress of Families in senso leghista-meloniano (Tajani alla fine non vi prenderà parte), oltre a essere condivisa dall’intera area del Popolo della Famiglia (Pdf), è innegabile. È un dato di fatto che la Santa Sede, la Cei e lo stesso episcopato del Triveneto abbiano preferito assumere un atteggiamento di assoluto quanto prudenziale silenzio. Nessun attacco frontale ma meno che mai alcuna promozione o sostegno all’evento.

Ecco perché lo stesso Adinolfi, commentando il 16 marzo il dichiarato appoggio dello psichiatra Gandolfini (a nome del Family Day) a Fratelli d’Italia per le europee di maggio, ha potuto scrivere: «A parte che non ricordo bene quale proposta di legge depositata da Fratelli d’Italia in Parlamento stia “graniticamente sostenendo le istanze del Family Day” (che fu convocato per battere la legge Cirinnà, la Meloni ha forse scritto un ddl che ne propone l’abrogazione o almeno un ddl di facciata, che so, contro l’aborto?).

Ma qui sorgono solo due domande. La prima: non s’era detto che il comitato era apartitico? La seconda: quando arriva la precisazione “tranquilli, votiamo anche la Lega” (tanto Gandolfini e Pillon dieci voti li hanno, possono fare cinque e cinque)? Ma smettetela di giocare ai generali se non avete l’esercito e venite a firmare il reddito di maternità».

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Considerazioni, queste, da leggere anche alla luce della diretta conoscenza del comitato del Family Day (di cui Adinolfi è stato per anni uno dei massimi rappresentanti) nonché delle ennesime affermazioni di Gandolfini, che ieri ha equilibristicamente «assicurato il pieno appoggio del Family Day ai partiti (Lega, Fdi e Fi) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili».

Ragione per cui, non senza una punta d’ironia, Boback Falamaki, commentando un lungo post di Federico Marconi, fedelissimo di Adinolfi, sull'assise veronese, ha scritto due giorni fa in riferimento a Gandolfini: «Hanno chiamato Family Day l’associazione derivante Comitato Difendiamo i nostri figli. È lui il presidente»

Questo non significa che il Popolo della Famiglia dissenta sui temi di fondo del Congresso, come lo stesso leader ha ben specificato al di sotto del citato post di Marconi: «Deve essere chiaro che noi non “demonizziamo” Verona».

A essere inaccettabile e, dunque, da anatemizzare è «semplicemente la consegna del movimento pro-life alle insegne leghiste o del partito satellite di FdI», che Adinolfi considera «un gravissimo errore politico. Perché la Lega ha dimostrato di essere nella sostanza disinteressata ai nostri temi (completamente ignorati pur avendo tutte le leve del potere in mano, anzi, scegliendo di andare nella direzione opposta con triptorelina, patti prenup, eutanasia e prostituzione legalizzata) ma solo interessata ai voti cattolici, che considera conquistabili con qualche promessa priva di fatti conseguenti». 

D’altra parte la rivendicazione d’una "primogenitura cattolica" in senso politico era già stata sollevata nel corso della campagna elettorale per le politiche del 4 marzo 2018, durante la quale erano volati i proverbiali stracci tra Gandolfini e Adinolfi.

A dar fuoco alle polveri lo psichiatra bresciano, che su Il Resto del Carlino e La Verità aveva invitato i cattolici a non votare il Popolo della Famiglia. La risposta non si fece attendere e Adinolfi, in un lungo post del 18 febbraio, denunciò il ricorso dei gandolfiniani ad audio e messaggi intimidatori contro la sua formazione politica.

«Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive – così il direttore de La Croce –  ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima». 

A distanza d’un anno, come anche dimostrato dalle recenti posizioni sul World Congress of Families, il clima tra le diverse anime del variegato milieu laicale d’orientamento conservatore, anziché rasserenarsi, s’è inasprito.

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vorrebbe «piantare un chiodo… per fare la storia».

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Nel corso della conferenza stampa di presentazione del XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie, tenutasi il 15 febbraio presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona, è stato affrontato en passant dagli organizzatori anche la questione biglietti e fondi ancora da reperire.

Mentre il primo aspetto è stato illustrato da Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente dell’edizione veronese del Wcf, che ha comunicato la vendita di tutti gli 800 biglietti previsti, il secondo è stato querimoniosamente affrontato da Toni Brandi, presidente di ProVita e della kermesse scaligera, il quale senza giri di parole ha detto della necessità di reperire ancora 200.000 euro per coprire le spese.

Spese indubbiamente gravose, di cui però non si conosce l’esatto ammontare e sui cui finanziatori in essere continua a regnare, come evidenziato dalla stessa consigliera comunale dem Elisa La Paglia, «la più totale opacità».

A essere certe sono invece le spese ingenti, che sosterrà il Comune scaligero in qualità di ente patrocinatore e co-organizzatore del Congresso con quello che, sempre La Paglia, ha indicato quale conseguente «salatissimo costo per i cittadini veronesi”.

La tre giorni si terrà infatti presso il momumentale Palazzo della Gran Guardia, che si erge sulla centralissima Piazza Bra di fronte all’Arena. Costruito quale luogo di rassegna per le truppe della Serenissima, l’edificio è attualmente adibito a centro convegnistico ed espositivo secondo un tariffario comunale per i singoli spazi.

Con decisisone del sindaco Federico Sboarina in data 20 febbraio (che, pervenuta in Affari Giunta il 22, a differenza della delibera non è soggetta a votazione e non va in Gazzetta Ufficiale) ne è stato disposto l’utilizzo del tutto gratuito per i tre giorni del Congresso (29-31 marzo) senza contare i due giorni antecedenti per l’allestimento e quello ssuccessivo per il disallestimento.

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Dalla lettera del sindaco si apprende che, mentre il 29 marzo, saranno messe gratuitamente a disposizione le sale del Piano Nobile, la Sala polifunzionale, l’Auditorium e la parte antistante del loggiato, l’intera struttura sarà invece a medesimo titolo il 30 e il 31 marzo.

Per poter fare i proverbiali conti della serva, bisogna tenere in conto quanto disposto dalla delibera della Giunta Comunale (66/2018) in materie di tariffe della Gran Loggia secondo lo specchietto di sotto allegato.

Si evince, dunque, che per prima giornata il Comune di Verona si priverà d’un guadagno 9.2000 euro (5.000 euro per l’utilizzo esclusivo del Piano Nobile, 1200 euro per l’utilizzo della Sala polifunzionale, 3.000 euro per l’Auditorium). Per le altre due giornate la perdita ammonterà a 28.204 euro così suddivise: 6.000 per l’Auditorium, 900 per il Foyer Auditorium, 3.200 per la Sala convegni, 2.000 per la Bouvette, 2.400 per la Sala polifunzionale, 10.000 euro per il Piano Nobile, 3.704 per il Loggiato (considerando che sulla base della planimetria esso misura 926 mq e che ogni mq è tariffato a 2 euro). Alla somma complessiva di 37.404 euro ne andranno aggiunti 21.153 per i giorni d’installazione/disinstallazione (secondo il dimezzamento del 50% dei costi di concessione indicati dalla delibera) per un totale di 58.557.

Ma a tale somma andranno poi assommate tutte le interminabili esenzioni elencate nella decisione di Sboarina. Alcune di esse sono facili da conteggiare, altre meno.

Si apprende così della concessione della Sala Arazzi in Palazzo Barbieri (che, in occasione di matrimoni, viene concessa per la somma di 500 euro all’ora) per un workshop dalle 15:00 alle 18:00 del 29 marzo con perdita di 1.500 euro. Della possibilità per i congressisti, previa esibizione del badge, di accedere all’Arena, ai Musei Civici e agli altri monumenti, versando appena 1 euro: il che vuol dire, in considerazione della normale tariffa della Verona Card (pari a 20 euro) e del numero dei convegnisti (800 sulla sola base dei ticket venduti senza dunque considerare i relatori, accompagnatori e componenti dello staff), che la perdita sarà pari a 15.200 euro.

Ci sono poi le spese relative alla polizia municipale in vista della Marcia per la Famiglia di domenica 31 marzo. Tenendo in conto che per l’ultimo Papà del Gnoco sono stati spesi al riguardo 33.000 euro e che sono state interessate aree non pedonali nonché delle ultime modiche in materia di relativa tariffazione, volendo fare una stima al ribasso bisognerà conteggiare 10.000 euro.

A questa somma stimata di 85.257 euro vanno aggiunte le spese per l’affissione dei manifesti, per l’occupazione del suolo pubblico, per la fornitura di corrente elettrica dai contatori di Palazzo Barbieri e Piazza dei Signori, la fornitura di arredi verdi, la disponibilità con annesso trasporto di materiale di vario tipo, la sosta gratuita in piazzale Maestri del Commercio per i pulmann dei partecipanti alla marcia del 31 marzo e la relativa esenzione del pagamento del ticket Ztl.

E, infine, beffa delle beffe, in deroga all’ordinanza prevista per il Mobility Day di domenica del 31 marzo, i mezzi dei congressisti, delle autorità, dei vip, degli organizzatori, dei fornitori potranno circolare liberamente in centro storico. Aspetto, questo, che, oggetto anche di una vignetta satirica di Gianni Falcone, sta suscitando ampio malumore tra i veronesi.

Insomma, una città per tre giorni espropriata alla cittadinanza, che da questo Congresso non ci ricaverà nulla se non un costo di 100.000 euro. Volendo conteggiare al ribasso.

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«Noi partiamo dall'idea, suffragata dalla scienza, e lo dico anche come psichiatra, che il bambino, per avere un'adeguata costruzione della sua personalità, ha bisogno di un padre e di una madre, di due persone con le quali identificarsi e diversificarsi. L'ambiente più vantaggioso per la crescita di un figlio è la famiglia naturale. Pensare che si possa dare per via giuridica e legislativa il consenso a poter adottare dei bambini a delle coppie omogenitoriali, attraverso pratiche di alchimia biotecnologica e soprattutto attraverso quella via incivile e abominevole che è l'utero in affitto, ecco questo non può essere accettato, e mi assumo la responsabilità di quello che dico». 

Queste le parole che Massimo Gandolfini, leader del Family Day e portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, ha pronunciato ieri a Firenze nel corso dell’evento Più famiglia, più Italia organizzato da Fratelli d’Italia. Richiamandosi poi espressamente al suo intervento di venerdì «in conferenza stampa a Verona», dove ha co-presentato i temi del Congresso mondiale delle famiglie, ha «chiarito la nostra posizione. Noi vogliamo difendere e portare sempre sul candelabro, in maniera che si veda, questa famiglia come società naturale. Questo non vuol dire che neghiamo i diritti civili legati alla persona e che la persona può usare in quella formazione sociale che si chiama unioni civili. Ma vogliamo tenere chiara che esiste una differenza fra l'unione civile e la famiglia come società naturale, e la differenza fondamentale riguarda i figli».

Lo psichiatra bresciano, che alle elezioni politiche del 4 marzo aveva fatto convergere i voti del Family Day sulla Lega riuscendo così a portare in Senato il suo braccio destro Simone Pillon, ha ieri invece annunciato il sostegno a Fratelli d'Italia alle europee di maggio.

«Noi riconosciamo – ha così dichiarato - che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni stanno portando avanti una politica a vantaggio della famiglia, per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e per la libertà educativa dei genitori, assolutamente coerente rispetto al Family Day e alle nostre iniziative. Ed è per questo che alle prossime elezioni europee sosterremo i candidati di FdI perché è il partito che ha graniticamente sostenuto le istanze del Family Day».

Affermazioni che sono state salutate con entusiasmo da Giorgia Meloni, che ha ringraziato «Massimo Gandolfini per le importanti parole che ha pronunciato oggi per il sostegno a Fratelli d’Italia. Difesa della vita, centralità della famiglia naturale, libertà educativa e la lotta all’ideologia gender: sono queste le istanze che condividiamo con il popolo del Family Day e che vogliamo portare anche in Europa».

Meloni, che il 15 marzo ha presentato il simbolo con cui Fdi correrà all’europee (recante la sottodicitura Sovranisti conservatori), ha tenuto poi a ricordare la sua presenza in veste di relatrice al World Congress of Families di Verona.

«Penso che francamente - ha detto - siano deliranti alcune affermazioni su questa manifestazione che sono arrivate da esponenti del governo. Segnatamente quella secondo la quale chi va a quel congresso vorrebbe ridurre le donne in schiavitù. Segnalo che ci vado io che sono fino a prova contraria sono l’unico segretario di un partito donna che esiste in Italia e che sono noi quelli che fanno le battaglie per chiedere che le donne non debbano scegliere tra poter lavorare e avere un figlio. Su questo purtroppo il Governo non è molto presente.

Devo dire che iniziative a sostegno della natalità, della famiglia e della conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro sono assolutamente assenti. Lo stesso reddito di cittadinanza favorisce i singoli rispetto alle famiglie numerose. Quindi se gli esponenti del M5s, invece di starnazzare cose senza senso, si occupassero di aiutare le famiglie e le donne a poter lavorare senza dover per questo rinunciare ad essere madri sarebbero più credibili».

Ma l’intervento di Gandolfini è stato anche segnato dall’attacco alla senatrice Monica Cirinnà, per aver sfilato l'8 mazro a Roma col cartello Dio, patria e famiglia, che vita de merda: «Si è trattato di un delirio paranoide – ha detto - e parlo da psichiatra. A Milano, invece, c’era un corteo di femministe che portavano un cartello che recitava: Il corpo è mio e non di quel…. Il resto lo sapete. Lo trovo di un’offesa talmente grande che offenderei me stesso se lo dicessi. Il resto lo lascio alla vostra immaginazione, ma soprattutto amici, lo lascio alle vostre preghiere».

Raggiunta telefonicamente, la senatrice Cirinnà, che oggi è stata confermata tra i 120 componenti del direttivo del Pd, ha così commentato a Gaynews l'intervento del leader del Family Day: «Gandolfini è un odiatore seriale e oggi ne ha dato ulteriormente prova. Il fatto di essere anch’io, come tante, oggetto del suo odio è per me una medaglia e non un affronto».

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Non s’arresta l’ondata d’odio omotransfobico in Francia, dove secondo il ministero dell'Interno sono state 262 le denunce per aggressioni da orientamento sessuale e identità di genere tra gennaio e settembre 2018: il 15% in più rispetto al 2017.

Venerdì sera a Lione una poliziotta di stanza a Nancy e la sua compagna, rispettivamente di 20 e 23 anni, sono state insultate e aggredite da otto adolescenti.

Mentre la coppia camminava mano nella mano davanti al centro commerciale de La Part-Dieu (laddove l'11 novembre 2016 Marin Sauvageon fu brutalmente picchiato da un branco per aver difeso una coppia di giovani omosessuali) sono state raggiunte dagli insulti della banda. Quando la poliziotta ha invitato le giovani alla calma ricordando che il loro era un comportamento delittuoso, è stata accerchiata insieme con la compagna.

È quindi partita una pioggia di pugni. Una delle adolescenti ha quindi sfregiato al viso la compagna della poliziotta. La ferita, inferta con un coltello, parte al di sotto dell’occhio sinistro fino all’orecchio.

Le otto adolescenti si sono date alla fuga. Successivamente la polizia ha arrestato una 17enne in possesso di coltello, che però ha negato i fatti. Ma a suo carico nonché a quello di altre 7 ragazze, tuttora ricercate, è stata oggi aperta un’inchiesta giudiziaria per violenze da arma bianca in ragione dell’orientamento sessuale delle vittime

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo, invece, tre giovani uomini, rispettivamente di 18, 16 e 15 anni, hanno picchiato e accoltellato a Drancy (nel dipartimento della Seine-Saint Denis) il 29enne Kevin, cui hanno teso un agguato nella periferia settentrionale della città. Kevin vi si era recato dopo aver chattato con un internauta su un app per incontri e aver fissato l’appuntamento.

Ricoverato in ospedale per la perforazione di un polmone, il 29enne è adesso fuori pericolo ed è stato dimesso il 15 marzo. Indagati per tentato omicidio a sfondo omofobico, rapina a mano armata e associzione a delinquere, i tre giovani sono stati posti in detenzione provvisoria in attesa di giudizio.

Guillaume Mélanie, fondatore e copresidente di Urgence Homophobie, ha fatto sapere che Stop Homophobie sosterrà a titolo gratuito le spese legali per Kevin, che si è costituito parte civile.

Sempre Mélanie, che il 16 ottobre 2018 è stato vittima di pestaggio a Parigi, ha infine espresso il suo sdegno per la vandalizzazione della targa commemorativa in memoria di Xavier Jugelé, il poliziotto ucciso il 20 luglio 2017 durante l'attentato terroristico sugli Champs-Elysées. L’imbrattamento è avvenuto ieri durante le ultime manifestazioni di protesta dei gilet gialli nella capitale.

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Marcata cadenza veneta e lucidità analitica. Questi i due aspetti che si colgono sin dalla prime battute di Mauro Bonato, che è stato sindaco di Bosco Chiesanuova dal 1993 al 1999 e deputato della Lega Nord nell’XI° e XII° legislatura. Uno che ha militato nel Carroccio del senatùr sin da giovane, ricoprendo le cariche di segretario provinciale di Verona, responsabile del movimento giovanile e vice segretario nazionale.

Ed è alla Lega delle origini, quella delle autonomie e della lotta alla corruzione, che guarda Bonato, consigliere comunale a Verona e capogruppo consiliare del Carroccio fino all'8 marzo. Quando, cioè, si è dimesso per favorire l’elezione a consigliere provinciale di un suo fedelissimo quale Roberto Simeoni (la cui candidatura sarebbe stata altrimenti bocciata) e «togliere dall’imbarazzo» il partito, secondo le accuse dell’omologo scaligero Alberto Zelger, contro le cui dichiarazioni omofobe a La Zanzara proprio Bonato aveva fatto votare l’11 ottobre un odg di condanna in aula consiliare.

Quello stesso Zelger, componente del comitato esecutivo del Congresso mondiale delle Famiglie, che a Bonato (autore di numerose opere agiografiche e curatore di scritti di santi/e dell’area veronese nonché collaboratore del sito Santi e Beati.it) proprio non scende giù.

Consigliere, che cos’è che non le piace del World Congress of Families?

Tutto. È per me inaccettabile che possa godere del patrocinio delle istituzioni un convegno con relatori a dir poco imbarazzanti. Ho letto le dichiarazioni di alcuni di loro e le trovo agghiaccianti. Penso all’arciprete ortodosso Dmitry Smirnov che in riferimento a chi abortisce ha detto: «Una persona non può trovare nessun tipo di felicità se assassina i propri figli. Questi cannibali, come il nostro popolo, devono cancellati dalla faccia della terra». O a Silvana De Mari, recentemente condannata dal Tribunale di Torino, che ha affermato: «L’omosessualità è una condizione drammatica per la condizione anorettale. Il sesso anale causa danni all’organismo. Pensate all’espressione “ti faccio un culo così”. È un gesto di violenza e di sottomissione. È un gesto che viene sempre fatto nelle iniziazioni sataniche. Non tra quattro sfessati, ma nei piani alti». Giovedì prossimo presenterò al sindaco una serie di domande in Consiglio in merito alle posizioni di tali persone.

Si parla di famiglia ma dalle gerarchie vaticane, come dalla diocesi di Verona, nessun sostegno pubblico. Lei, che è stato presidente dell'Istituto veronese per la storia religiosa, come giudica un tale silenzio?

È quello che ho chiesto ieri in conferenza stampa alla Sala degli Arazzi. Come mai non c’è il patrocinio della diocesi di Verona e della Conferenza episcopale del Triveneto? L’ho domandato al sindaco. Il consigliere Zelger ha risposto che il vescovo di Verona porterà i suoi saluti. Ma che significa? Il vescovo, se è per questo, porta pure i saluti alle persone in carcere o agli assassini. È poi fin troppo chiaro che i vescovi del Triveneto non vogliono essere tirati per la giacchetta per non alimentare una polemica sterile.

Tra i pomotori del Congresso c’è un veronese e leghista come il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Neanche questo le piace?

Ma per nulla. Se il ministro Fontana voleva fare un convegno coi suoi fan, lo poteva fare ma senza il supporto delle istituzioni pubbliche e, in particolare, del Comune di Verona. Il Comune deve avere a cuore tutti e non soltanto una parte. Se concede il patrocinio al World Congress of Families, non può poi negarlo a eventi dedicati, ad esempio, alle donne o a persone discriminate sulla base del proprio orientamento sessuale o identità di genere. O lo concede a tutti o a nessuno. Ma poi Fontana con le sue idee di cattolicesimo...

Cioè?

Beh, l’ha dichiarato lui stesso. Partecipa ogni mattina alla messa in rito tridentino, celebrata a Roma dal suo confessore don Vilmar Pavesi, che è stato trasferito da Verona nella capitale. In un’intervista e a Pontida ha menzionato San Pio X. Per carità, un veneto illustre. Ma ne abbiamo avuto un altro di papa veneto: Giovanni Paolo I. E poi la Chiesa va avanti. Mica ci si può ancorare alle dichiarazioni di un pontefice di oltre 100 anni fa.

Mi sta dicendo che il Wcf è in chiave antibergogliana?

Da una parte mi appare chiaro che è in chiave antibergogliana. Dall’altra c’è l’intento di accaparrarsi i voti dei cattolici conservatori.

Insomma, è anche il segnale di una Lega sempre più aperta agli orientamenti cattoreazionari?

È un’involuzione per la Lega. Vorrei ricordare a Salvini che quando mi sono iscritto alla Lega alla guida della Liga Veneta c’era una donna quale Marilena Marin. Con Marilena noi abbiamo fatto delle battaglie di civiltà. Lei non è mai stata un’intregralista e ha sempre sostenuto che i diritti civili non si toccano. Le nostre battaglie erano per l’autonomia e per il miglioramento delle classi sociali. Questa deriva integralista è preoccupante. Penso soprattutto alle posizioni di un Simone Pillon. Se vanno avanti certe idee sulla donna, che dev’essere al servizio dell’uomo e angelo del focolare, ho già detto alle mie colleghe: Fate le valigie. È a dir poco pazzesco. Su aborto e divorzio non possiamo tornare indietro: sono leggi di civiltà. Ovviamente sono certo che queste posizioni non potranno mai affermarsi.

Consigliere Bonato, ultima domanda. Lei sa che si terranno a Verona delle contromanifestazioni e che All Out ha lanciato una petizione per chiedere la revoca dei patrocini istituzionali, che ha superato le 100.000 adesioni. Che ne pensa?

Quello dei patrocini è uno dei più grandi pasticci. Chiederne la revoca attraverso petizioni popolari mi sembra un’operazione non solo legittima ma giustissima.

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A poco meno di sei mesi dal linciaggio e dall’omicidio di Zak Kostopoulos, attivista per i diritti delle persone Lgbti e sieropostive, il checkpoint di Atene per la prevenzione e il controllo di Hiv/Ist è stato gravemente vandalizzato con intenti omofobici e sierofobici. 

Intorno alle 3:00 di lunedì 11 marzo ignoti sono entrati dal balcone nel primo piano del centro, sito al civico 4 di Pittaki Street nel popoloso quartiere di Monastiraki, e hanno sparso benzina per poi appiccare il fuoco ai locali. L’incendio è divampato dopo che gli stessi avevano strappato la bandiera arcobaleno sventolante sull’edificio.

A ricostruire le dinamiche dell’attentato i vigili del fuoco, il cui intervento immediato ha impedito che le fiamme si estendessero ai piani superiori e agli edifici contigui senza provocare danni a persone.

Il checkpoint di Atene al pari di quello di Tessalonica è gestito dai volontari di Positive Voice col supporto di Ahf Europe. Presso di essi vengono gratuitamente effettuati ogni anno oltre 100.000 test Hiv e diagnosticati quasi il 30% dei nuovi casi di sieropositività in GreciaNonostante i gravi danni subiti il checkpoint ha subito ripreso la propria attività, allestendo un’unità mobile all’esterno del civico 4.

Raggiunto telefonicamente, Sophocles Chanos, direttore del checkpoint di Monastiraki, ha dichiarato: «Gli autori dell'attacco non hanno semplicemente provato a bruciare un edificio. Hanno cercato di usare l'intimidazione e la violenza per silenziare una voce forte che difende i diritti umani.

La nostra risposta è chiara. Non lasceremo che la paura alimenti il mostro. La bandiera arcobaleno è tornata subito a sventolare quale inequivocabile dichiarazione politica pratica: i diritti umani non soccombono di fronte ad alcuna estorsione fascista. Allo stesso tempo abbamo invitato tutti gli enti pubblici, le istituzioni, le organizzazioni della società civile, le imprese e ogni cittadino a far sventolare la bandiera arcobaleno sui propri edifici come risposta simbolica a tale intimidazione.

Il fascismo è l'oscurità che affogherà alla luce dei nostri valori. Non abbiamo paura».

L’appello di Sophocles Chanos non è caduto nel vuoto. La bandiera arcobaleno è stata infatti issata sulle facciate del Dipartimento di Politica Sociale del Comune di Atene e della Fondazione Onassis mentre è stata riprodotta sulla prima pagina del quotidiano Η Εφημερίδα των Συντακτών.

Numerose le reazioni di condanna da parte di esponenti del mondo politico e istituzionale. In un comunicato il direttivo di Syriza ha dichiarato: «La lotta contro l'omofobia, l'eliminazione di discriminazioni, stereotipi e pregiudizi è questione costante e quotidiana. Ci aspettiamo che le autorità indaghino sul caso e arrestino gli attentatori». Un componente di spicco del partito, Panayotis Kouroumblis (già ministro della Sanità e della Sicurezza sociale nel Governo Tsipras I e ministro dell’Interno nel Governo Tsipras II dal 23 settemnre 2015 al 5 novembre 2016), ha visitato la sede del checkpoint. Gesto compiuto anche da Stauros Theodōrakīs, leader di To Potami.

Ferma condanna anche da parte di Kyriakos Mītsotakīs, leader del partito conservatore Nea Dimokratia, e della governatrice regionale dell'Attica Rena Dourou, che ha anche dichiarato: «Il checkpoint deve continuare le proprie attività e faremo tutto il necessario per assicurarne la continuazione del lavoro del contributo alla società».

Nella lettera inviata a Positive Voice la Società scientifica ellenica per lo studio dell'Aids (Eemaa) ha dichiarato: «Siamo fiduciosi che questo attacco doloso sia stato causato da una minoranza e tutti i cittadini lo condannino. L'Eemaa continuerà a cooperare e sostenere il lavoro di Positive Voice: saremo accanto a loro in tutte le attività».

Tanti gli attestati di solidarietà giunti da più parti del mondo. Tra questi anche quello dell'associazione italiana Plus Onlus, che in un post Fb del 14 marzo ha scritto: «Apprendiamo ora che il Checkpoint di Atene è stato dato alle fiamme. Si tratta, a quanto pare di un attacco omofobico, una cosa indegna che solo qualche imbecille, decerebrato poteva mettere in pratica.

Gli imbecilli si sarebbero concentrati in primis sulla bandiera rainbow e poi avrebbero dato fuoco al centro. Un atto vile, ignobile! Il checkpoint di Atene è un gioiello nella lotta contro Hiv con i suoi oltre 100.000 test annui e il 30% delle nuove diagnosi del Paese. Tutta la nostra associazione è vicina ai compagni di Atene e faremo del nostro meglio per dare una mano nella ricostruzione».

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Continua la sarabanda di contrapposte dichiarazioni tra le sponde del Governo sulla questione patrocinio/logo al XIII° World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo. E mentre si attendeva, già il 12 marzo, il risultato dell’istruttoria del Segretariato generale di Palazzo Chigi sulla rispondenza o meno ai requisiti richiesti per la concessione del patrocinio e del logo (di rispettiva competenza dei Dipartimenti della Famiglia e dell’Editoria), si è invece appreso che è stato disposto un supplemento di verifica.

Insomma, nihil sub sole novum al pari della vendita di ticket attraverso pacchetti differenziati (formalmente non più disponibili perché sold out), di cui si è sempre saputo dal momento che il relativo modulo di acquisto è stato e continua a essere ben visibile sul sito ufficiale del Congresso di Verona. Come, d’altra parte, il logo del Governo.

E così, tra scoperte dell’acqua calda e schermaglie tra politici M5s da una parte e Lega dall’altra con un Simone Pillon che, alla scuola di capitan Salvini, consiglia gongolante a «chi vuole invece continuare a rovinarsi la digestione, l'appuntamento è dal farmacista. Consiglio Citrosodina o Maalox per i casi più seri» (anche perché il braccio destro di Gandolfini sarà uno dei 72 relatori al Congresso di Verona), si è arrivati al giorno della conferenza stampa ufficiale dell’evento

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L’appuntamento è alle 12:00 presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona con gli interventi di Federico Sboarina (sindaco di Verona), Antonio Brandi (presidente di ProVita e chair-man del Wcf), Jacopo Coghe (presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Wcf), Alberto Zelger (consigliere comunale e componente del Comitato esecutivo del Wcf), Elena Donazzan (assessora all’Istruzione e al Lavoro della Regione Veneto), Massimo Gandolfini (presidente del Family Day), Filippo Savarese (direttore delle campagne della Fondazione CitizenGo). A eccezione del consigliere Zelger e dell’assessora Donazzan gli altri prenderanno parte al Congresso anche nelle vesti di relatori.

Intanto si susseguono le contro-iniziative al Congresso mondiale delle Famiglie. Oltre alla ben nota petizione lanciata da All Out (che ha raggiunto le oltre 100.000 adesioni) per la revoca dei patrocini istituzionali un’altra, indirizzata però al presidente Mattarella, ne è stata lanciata su Change.org da Imma Cusmai dell’Associazione Steps.

Ieri, invece, Di. Re (Donne in rete contro la violenza) e il Coordinamento Iris dei centri antiviolenza e delle Case rifugio del Veneto, hanno indirizzato una lettera aperta a Luca Zaia per chiedere la revoca del patrocinio della Regione Veneto.

Infine dal 29 al 31 marzo, in concomitanza del Congresso Mondiale delle Famiglie presso il Palazzo della Gran Guardia, si terrà la tre giorni di Non una di meno dal titolo Verona città transfemminista. Il 30 pomeriggio è invece previsto invece il grande corteo di protesta, che dovrebbe partire da piazza Bra.

Ieri, però, Giorgio Pasetto, presidente di Area Liberal e coordinatore delle manifestazioni per i citarti partiti e associazioni espressioni del mondo radicale, liberal e democratico, ha denunciato il dietrofront della Questura di Verona sulle contromanifestazioni.

«In mattinata – così Pasetto - ho ricevuto una telefonata dalla questura di Verona che mi ha informato del divieto alle iniziative che  il nostro gruppo formato dai Radicali Italianii, +Europa, Centro Motore e Area Liberal, ha già organizzato per il weekend dal 29 al 31 Marzo in piazza Bra quando alla Gran Guardia sarà ospitato il Congresso mondiale per la famiglia. Da alcune settimane avevamo fatto le richieste previste dalla procedura e ottenuto il consenso da parte del Comune per un gazebo ad angolo tra Piazza Bra, Via Mazzini e Via Oberdan. Avevamo, inoltre, richiesto alla questura  il via libera ad una conferenza stampa e manifestazione con esponenti delle forze politiche rappresentate per il sabato 30 marzo dalle ore 11 alle 13. 

Sottolineo che ci stiamo muovendo per esprimere civilmente e in modo non violento e democratico il nostro no verso un Congresso espressione di un pensiero politico discriminatorio e oscurantista e che si impossesserà per 3 giorni della Gran Guardia, e quindi di piazza Bra, e quindi di Verona. Le nostre intenzioni ed iniziative sono  nel segno del rispetto della diversità di opinioni ma anche delle libertà individuali dei cittadini. Non capiamo ora come sia possibile impedire con una mera comunicazione telefonica iniziative a favore dei diritti civili.

Per questo motivo a nome dei Radicali Italiani,+Europa, Centro Motore e Area Liberal chiedo una spiegazione a questa forma di censura e soprattutto chiediamo una comunicazione scritta e non verbale con tanto di spiegazioni dei motivi per cui ci viene negato il diritto di manifestare».

Dopo il j’accuse la Questura di Verona ha tenuto a precisare che non sarebbe stato mai formulato alcun divieto ma che, al contrario, sarebbe in corso un lavoro di armonizzazione da parte della Digos per garantire a tutti il diritto di esprimersi liberamente e in sicurezza

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Sono cinque i candidati in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali in Slovacchia, che si terranno il 16 marzo: Zuzana Čaputová, Maroš Šefčovič, Štefan Harabin, Marian Kotleba, Béla Bugár. 

Ma secondo i sondaggi ad aggiudicarsi la vittoria, già al primo turno, con ben oltre il 50% delle preferenze sarebbe la 45enne Čaputová, avvocata ambientalista ed eccezionale oratrice, la cui fama è cresciuta progressivamente per aver sostenuto le proteste di piazza anti-governative a seguito dell’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová il 21 febbraio 2018.

Quando fu assassinato, Kuciak stava conducendo un’inchiesta per il sito Aktuality su casi di corruzione e truffe intorno ai fondi strutturali dell’Unione Europea, arrivando a sostenere l’esistenza di rapporti tra la 'ndrangheta calabrese e alcuni componenti del Governo. La massicce reazioni popolari avrebbero portato di lì a poco, il 22 marzo, il primo ministro Robert Fico alle dimissioni. E proprio oggi, all’antivigilia del voto, è stato incriminato quale mandante dell’omicidio l’uomo d’affari Marián Kočner, già in prigione dallo scorso anno per frode e al centro dell’inchiesta di Kuciak.

Madre di due figli adolescenti e con un divorzio alle spalle, Čaputová, che è sostenuta dal presidente uscente Andrej Kiska, è una convinta europeista e vicepresidente del partito Progresívne Slovensko, attualmente fuori dal Parlamento di Bratislava. Al centro del suo programma, sintentizzato nello slogan Combattiamo il male insieme, la lotta alla corruzione e la revisione d’un sistema giudiziario che, a suo parere, è gravemente distorto e a beneficio di politici e loro sostenitori. In un Paese alle prese col populismo Čaputová si differenzia dagli altri candidati per la sua ferma opposizione alle spinte sovraniste e nazionaliste.

Componente di Environmental Law Alliance Worldwide, la pasionaria di Bratislava è stata l'artefice della battaglia legale contro la discarica illegale di Pezinok, cuore dell'omonimo distretto vinicolo della Slovacchia, e nel 2016 ha vinto il prestigioso Premio Goldman per l'Ambiente. In un Paese a maggioranza cattolica Čaputová, infine, è sostenitrice del riconoscimento legale dell’unione tra persone dello stesso sesso e dell’accesso all’adozione per le coppie di persone omosessuali.

Per le particolari doti oratorie ha letteralmente incantato il pubblico nei dibattiti televisivi, superando ampiamente nei gradimenti il principale concorrente Maroš Šefčovič, che ha puntato la propria campagna principalmente sulla tutela della famiglia tradizionale. A nuocere non poco all’ex comunista 52enne, sposato e padre di tre figli, l'aperto sostegno da parte del partito al potere Smer-Sd, benché egli corra come indipendente. Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per l’unione energetica dal 2014, Šefčovič è pro-Ue ma rifiuta di essere visto come "gentiluomo di Bruxelles".

Ampiamente indietro nei sondaggi, invece, i due candidati antisistema Harabin e Kotleba, rispettivamente al terzo e al quarto posto.

Presidente della Corte Suprema dal 1998 al 2003 e dal 2009 al 2014, il 61enne Štefan Harabin è stato ministro della Giustizia durante il Governo Fico I dal 2006 al 2009, quando fu travolto dallo scandalo per la pubblicazione di una conversazione telefonica con un boss della mafia nel 1994. Nel 2006 arrivò a licenziare in due giorni sette presidenti di tribunali regionali senza giustificazioni. Euroscettico e convinto sostenitore della revoca delle sanzioni europee contro Mosca, è stato ampiamente criticato per aver pubblicato sul proprio profilo Fb notizie false sui migranti. Candidato di Ľs-Hzds, è come Šefčovič paladino della tutela della famiglia tradizionale

Medesima posizione congiunta a marcata omofobia quella del 41enne Marian Kotleba, leader del partito d’estrema destra Lsns (che nel 2016 ha ottenuto i primi seggi in Parlamento) e presidente della regione di Banská Bystrica fino al 2017. Noto per aver sfilato coi sodali di partito in uniforme neo-nazista, Kotleba è stato indagato per incitamento all’odio. Oltre alle violente campagne contro i rom e contro l’accoglienza dei migranti, visti quale minaccia ai valori cristiani della Slovacchia e fonte d'imbastardimento della cultura locale, Kotleba è un nostalgico del regime di Jozef Tiso.

L’unico candidato della minoranza ungherese (8,5% della popolazione slovacca) è Béla Bugár, leader del partito Most-Híd, facente parte dell’attuale coalizione di governo. 

Parlamentare da 27 anni e amante del giardinaggio, il 60enne Bugár, soprannominato il "George Clooney della politica slovacca", è europeista e a favore della Nato. In materia di diritti civili è contrario alle unioni civili tra persone dello stesso sesso (anche se nel 2014 fu tra i 18 parlamentari che votarono contro l'emendamento costituzionale per il divieto del matrimonio egualitario) e all'adozione di bambini da parte di coppie di persone dello stesso sesso. È noto inoltre per le sue battaglie contro la legalizzazione dell’eutanasia mentre circa l'aborto ritiene che si tratti di materia esulante dalle competenze del legislatore.

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Volendo parafrasare Manzoni, quella d’ieri potrebbe essere definita giornata “degli imbrogli e de’ sotterfugi” in riferimento alla questione del patrocinio e del logo della presidenza del Consiglio dei ministri al World Congress of Families di Verona.

Prima, infatti, la notizia deflagrante d’una revoca del logo del Governo. Quindi la smentita di fonti del ministero della Famiglia sull’inesistenza di «alcuna richiesta di revoca del patrocinio», non senza il rilievo della spiacevolezza «che questa 'notizia' emerga mentre il ministro Lorenzo Fontana e il Dipartimento Famiglia sono in viaggio per New York per un evento all'Onu sul tema della conciliazione dei tempi famiglia-lavoro». Smentita rilanciata dal senatore Simone Pillon, che è arrivato nervosamente ad agitare lo spettro dimaiano della manina.

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Poi lo stesso vicepremier Luigi Di Maio, che, ospite a Di Martedì, non solo ha affermato: «Non mi risulta che sia stata neanche inoltrata una domanda di patrocinio alla Presidenza del Consiglio». Ma ha anche aggiunto: «È una destra degli sfigati, se trattano così le donne. È persino scontato dire che le donne hanno gli stessi diritti. Chi vuole tornare indietro ne risponderà alla storia, neanche agli elettori», rivolgendosi quindi al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana col dire: «Se ci va a quel Congresso, non va a rappresentare il governo ma la sua forza politica». 

Infine, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, Vincenzo Spadafora, che in un’intervista a La Repubblica da New York (dove guida la delegazione italiana all’Onu), ha oggi dichiarato: «Il segretario generale di Palazzo Chigi ha chiuso un’istruttoria importante e ha chiesto al dipartimento dell’Editoria e della Famiglia di ritirare il patrocinio. Sono stato tra i primi a segnalarlo». Per poi rispondere sulle smentite di Fontana: «Lo confermo. C’è una nota ufficiale in data odierna per far presente che non esistono i presupposti e chiedere il ritiro».

Per fare il punto della situazione abbiamo raggiunto Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti e Senior Campaigns Manager di All Out, principale artefice del progetto di informazione e sensibilizzazione alla richiesta di revoca dei patrocini istituzionali.

Yuri, dopo le dichiarazioni di Spadafora sembra che ci sia effettivamente una revoca di logo e patrocinio da parte del Governo. Che ne pensi?

Al di là delle dichiarazioni di Spdafora e Di Maio, pur apprezzabili, resta la precedente smentita del ministero della Famiglia. Il Governo è chiaramente in imbarazzo per la situazione e questo è un primo risultato delle nostre campagne e delle oltre 61.000 persone, che finora hanno chiesto a tutte le istituzioni italiane di non patrocinare il Congresso mondiale delle famiglie. Bisogna capire cosa avverrà effettivamente. Nel momento in cui ti sto rispondendo, sul sito, sui manifesti e sui  banner ufficiali del Congresso mondiale delle famiglie il logo della Presidenza del Consiglio rimane presente. 

Noi intanto andiamo avanti e rilanciamo la nostra petizione per far sì che la Presidenza del Consiglio intervenga sul proprio logo e che Ministero della Famiglia, Regione Veneto e Provincia di Verona ritirino i loro patrocini. 

Puoi spiegare meglio come è strutturata la campagna di All Out

Sì, da un lato, abbiamo raccolto, su un sito, le dichiarazioni fatte da alcuni dei relatori al Wcf per far conoscere meglio le loro posizioni al di là della retorica ufficiale dell’evento veronese. Dall’altro, come accennato, abbiamo lanciato una petizione per chiedere a tutte le Istituzioni italiane di non sostenere questo evento e di ritirare tutti i patrocini al Congresso mondiale delle famiglie.

La petizione è fatta in partnership con 16 associazioni italiane ed europee, tra cui Agedo, Arci, Arcigay, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Differenza Donna, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Rete Lenford, Uaar e Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale. 

Perché è inaccettabile che la manifestazione goda di tali patrocini? 

Io sono per la libertà d’espressione di tutte e tutti, ma quando un evento sfida in maniera così sfacciata i principi fondamentali di uguaglianza e di non-discriminazione della nostra Costituzione e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che l'Italia ha sottoscritto ed è tenuta a rispettare, le Istituzioni italiane non possono dare il loro patrocinio. Quelle Istituzioni rappresentano tutti i cittadini italini, non solo una parte.

Come giudichi il fatto che alla mozione Cirinnà abbiano aderito non solo tutti i senatori del Pd ma anche di altri partiti, compreso M5S?

Credo sia molto positivo che tanti senatori abbiano sottoscritto la mozione di Monica Cirinnà che ringrazio molto per il suo impegno. La firma di alcuni senatori del M5S mostra chiaramente l’imbarazzo all’interno di quel partito, che pure sostiene il Governo, per questo evento. Francamente avrei voluto vedere un’adesione ancora più trasversale.

Brandi e Coghe hanno definito famiglicidi chi si oppone al Wcf. C’è effettivamente un tentativo di voler distruggere l’istituto familiare?

Questa tua domanda è ovviamente retorica. Mentre loro usano queste iperbole francamente offensive nei confronti di chi si permetta di dissentire da loro, noi continuiamo ostinati a ripetere che cos'è la famiglia lo decide l'amore e non lor signori!

Tra i relatori non figura alcun componente dell’episcopato cattolico a differenza di quello ortodosso. Perché secondo te?

Non sono un teologo e sono pure agnostico, ma mi sembra chiaro che alcuni dei relatori presenti al Congresso mondiale delle famiglie facciano un uso politico della religione che potrebbe offendere il sentimento religioso di tanti cattolici. Almeno questo è quanto mi stanno dicendo in questi giorni tante amiche e tanti amici credenti. Probabilmente l’episcopato cattolico se ne rende conto e preferisce adottare una certa prudenza.

Non ritieni un controsenso che parlino di famiglia naturale e tradizionale persone come Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che hanno, al contrario, una famiglia allargata?

Abbastanza, sì. Ma io rispetto la vita privata di ciascuno. Mi piacerebbe che chi ha responsabilità politiche e di governo si preoccupasse di garantire a ciascun cittadino il miglior quadro giuridico per organizzare i propri affetti in libertà e responsabilità, piuttosto che imporre le proprie idee.

Quali personalità hanno aderito alla campagna?

Il nostro è un movimento di tante persone: è l’unione che fa la forza. Monica Cirinnà e Marco Cappato hanno fatto un video di endorsement della campagna. Laura Boldrini ha fatto un post. So che anche Filomena Gallo e Lella Costa hanno firmato la petizione. Ringrazio sentitamente Moica, Marco, Laura, Filomena, Lella e le oltre 61.000 persone che hanno firmato sin’ora e faccio un appello a tutte e tutti per diffondere la petizione e farla firmare. Dobbiamo mostrare che siamo in tantissimi a credere che a decidere cosa sia la famiglia è unicamente l'amore.

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