Francesco Lepore

Francesco Lepore

La 62enne Christine Hallquist ha vinto la nomination democratica per la corsa a governatrice del Vermont, le cui elezioni avranno luogo a novembre. Si tratta della prima candidata transgender per un tale incarico.

Come ceo della Vermont Electric Cop, è stata nel 2015 la prima donna transgender a ricoprire il ruolo di amministratrice delegata.

Con la nomination Hallquist allunga il numero record di candidate e candidati Lgbti alle prossime elezioni governative. La maggior parte di loro appartiene al Partito Democratico e si attesta su posizioni più direttamente antitrumpiane che incentrate sui diritti civili.

Quella di Hallquist sarà una dura corsa elettorale: il candidato repubblicano Phil Scott (attuale governatore) è infatti più popolare tra i democratici che tra i componenti di partito in uno Stato, fra l’altro, solidamente repubblicano.

Nel gennaio scorso un’altra donna transgender, Chelsea Elizabeth Manning (conosciuta come talpa del Datagate e condannata – ma poi graziata da Obama – per aver consegnato documenti governativi sensibili a WikiLeaks), aveva invece presentato la sua candidatura per un seggio al Senato nello Stato del Maryland. Ma in giugno ha ottenuto  appena il 5,7% dei voti, battuta dal 74enne Ben Cardin, che ha incassato l’80,5% delle preferenze.

C’è, invece, riuscita nel 2017 la giornalista Danica Roem, che, vincitrice delle primarie democratiche, è stata poi eletta, il 7 novembre, alla Camera dei delegati della Virginia.

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Camminavano mano nella mano a Verona, sabato 11 agosto, nella centralissima piazza Bra, mentre nella vicina Arena stava andando in scena Aida.

Questa, per un gruppo di giovani 20enni, la colpa di Angelo (59 anni) e Andrea (22 anni) che, sposatisi nel 2015 a Barcellona, sono stati prima insultati quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente.

«Un ragazzo mi ha dato uno spintone – così Angelo – e poi ha colpito con una forte sberla Andrea. Per fortuna non è stato grave fisicamente, perché ci siamo allontanati chiedendo aiuto ad un vigile, che è intervenuto fischiando. Ma se noi fossimo rimasti lì, cosa ci avrebbero potuto fare?».

Ma per la coppia, che ha sporto querela contro ignoti per l'aggressione, la polizia municipale avrebbe compiuto una grave omissione non identificando gli aggressori, successivamente dileguatisi. Motivo per cui hanno presentato una seconda denuncia contro gli agenti.

Accusa respinta con fermezza dal vicecomandante Lorenzo Grella che, difendendo l’operato dei due agenti giunti in soccorso, ha dichiarato all’Ansa: «Sono intervenuti dopo avere sentito urla da una certa distanza. Uno dei due vigili si è anche frapposto a un giovane, che ha cercato di venire ancora a contatto con la coppia che diceva di essere stata aggredita.

Ma non c'è stato materialmente il tempo di identificarlo, perché il ragazzo subito dopo è fuggito, dileguandosi tra la folla».

Grella ha quindi aggiunto: «Sono state fasi concitate e i due agenti di pattuglia si trovavano a 250 metri dal luogo dell'aggressione, senza nessuna visione diretta di quello che era successo. Abbiamo già provveduto ad acquisire il materiale video e la relazione dei due agenti sarà inviata alla Procura della Repubblica. Chi chi ha lanciato certe accuse se ne assume la responsabilità».

Le parole del sindaco di Verona

Dura la reazione del sindaco Federico Sboarina, che ha dichiarato: «Ho sempre detto in altre occasioni che a Verona non è accettata alcuna forma di intolleranza e, tanto meno, di violenza».

Sul j’accuse mosso alla polizia municipale il primo cittadino di Verona ha poi affermato: «Sul caso di piazza Bra non è ammessa nessuna forma di strumentalizzazione e attendo l'esito delle indagini per capire l'esatta dinamica dei fatti».

La condanna del presidente Zaia

Parole di ferma condanna quelle pronunciate, nella serata d’ieri, dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che ha detto: «Mi auguro venga fatta al più presto chiarezza e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Non esiste una giustificazione per nessun tipo di violenza, né fisica né verbale. Chi ha compiuto questo gesto è semplicemente un incivile prepotente. La violenza, in qualsiasi modo e verso chiunque si manifesti, è deprecabile, va respinta senza indugi e perseguita. Così deve essere anche nel caso della coppia gay di Verona».

La passeggiata contro l'omofobia

Intanto Circolo Pink e Arcigay Pianeta Milk, insieme con altre realtà associative locali (Assemblea 17 dicembre, Sat Pink, Collettivo Anguane, Opificio Psicosociale, Suburban, Azione antifascista Verona, Non una di meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile, Lavoratori Orma, Pci-Fcgi, Laboratorio Paratod@s), hanno indetto per sabato prossimo una passeggiata collettiva, «mano nella mano contro l'omofobia». Appuntamento alle 16:00 in piazza Bra

 

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Ha scelto una veduta aerea di Catania con l’Etna sullo sfondo Matteo Salvini per annunciare, ieri, «i prossimi appuntamenti per il mese di Agosto: Sicilia, Calabria, Lombardia, Toscana, Trentino e Veneto! Continuate a seguire questa pagina per tutti i dettagli. Vi aspetto! Chi si ferma è perduto!».

E il secondo tour agostano del ministro dell’Interno avrà inizio domani proprio nella città etnea con la visita alla Geotrans Srl (bene confiscato alla criminalità organizzata), cui seguirà l’incontro con il sindaco e la Giunta comunale.

«Matteo Salvini è il personaggio politico più amato dagli Italiani – così il giovane consigliere comunale leghista Giovanni Barbagallo su Facebook –. La fiducia e il gradimento del Ministro dell’Interno sono oltre la soglia del 65%. Gli Italiani sentivano un estremo bisogno di cambiamento. Finalmente, “Prima gli Italiani” non è più solo uno spot, ma la parola d'ordine di Salvini. Il capitano non ha deluso le aspettative».

Ma non mancano le voci di ferma contrarietà e dissenso alla visita catanese di Salvini.

Prime fra tutte quelle del locale comitato Arcigay che, attraverso un post su Fb con tanto di foto di zerbino recante la scritta Go Away (Va’ via), ha dichiarato: «Domani il ministro Salvini sarà nella nostra città.

Arcigay Catania, a nome dei propri militanti e attivisti, dei propri iscritti, delle migliaia e migliaia di persone libere che hanno gioiosamente invaso la nostra città per il grandissimo Gay Pride del 23 giugno scorso, a nome della comunità Lgbt etnea e delle famiglie rainbow, a nome di tutte le persone migranti lgbt e non, ArcigyCatania a nome di tutti costoro È ORGOGLIOSA DI NON DARE IL BENVENUTO A SALVINI!».

Tra i numerosi commenti anche quello del cantautore Mario Venuti che, senza giri di parole, ha scritto: «Lanciamogli i pomodori».

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Sodomiti. Così il ministro polacco della Difesa Mariusz Błaszczak ha definito quanti, sabato 11 agosto, hanno partecipato al Pride di Poznań.

L’autorevole esponente di Prawo i Sprawiedliwość (il partito politico fondato nel 2001 dai fratelli Kaczyńskiha affrontato l’argomento, ieri sera, nel corso d’un’intervista a Trwam. Diretto dai Redentoristi polacchi, Trwam è un canale televisivo cattolico e filogovernativo, strettamente correlato alla potente quanto discussa emittente radiofonica Radio Maryja.

Puntando il dito contro le autorità comunali di Poznań, attente a un’"ideologia" anziché ai quotidiani problemi della cittadinanza, Błaszczak ha liquidato la marcia dell’orgoglio (cui hanno partecipato oltre 5.000 persone) come «un'altra sfilata di sodomiti che stanno cercando di imporre la propria visione dei diritti civili su altre persone».

Le dichiarazioni del ministro della Difesa sono comunque da leggere nell’ottica di una volontà di screditare l’attuale amministrazione di Poznań, fieramente avversa al governo in carica, in vista delle elezioni locali in autunno.

Nonostante il 70% della popolazione continui a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso, è pur vero che si sta registrando un graduale cambiamento di opinione verso le persone Lgbti soprattutto nei grandi centri del Paese.

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Si è aggiudicato la fascia di Mr Gay Europe 2018 il tedesco Enrique Doleschy, già vincitore del titolo di Mr Gay Germany nel 2017.

Nato nel 1988 e alto 1.82, Doleschy ha ricevuto il premio (giunto alla 12° edizione) sabato 11 agosto nella città di Poznań.

La manifestazione concorsuale ha costituito il culmine della locale Pride Week che ha visto sfilare, da una parte, attivisti Lgbti con bandiere arcobaleno, dall'altra esponenti dell'estrema destra con vessilli neri e donne con immagini sacre e crocifissi in segno di protesta. La Polonia è, infatti, uno dei Paesi Ue dove i diritti Lgbti sono meno garantiti, mentre il 70% della popolazione continua a sostenere l’inaccettabilità di qualsiasi forma di unione tra persone dello stesso sesso.

Motivo per cui Pawel Zabilski, uno degli organizzatori della Pride Week di Poznań, ha dichiarato: «Spero che questa manifestazione favorisca la nostra battaglia per il raggiungimento degli stessi diritti di cui godono le persone Lgbti nel resto d'Europa».

Da parte sua Doleschy ha dichiarato: «Non mi sento rispettato, non posso essere me stesso fino a che ci sarà anche una sola persona che ci vede diversi. Questa manifestazione serve per lottare contro ogni tipo di discriminazione e per rendere le persone migliori».

E, intanto, si guarda già a Colonia, dove dal 1° al 7 luglio 2019 si terrà la XIII° edizione di Mr Gay Europe.

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Fuggita dall’Uganda, Justine Kizito Namukisa è una richiedente asilo che vive ad Amsterdam in attesa del permesso di soggiorno. Accolta in un primo tempo nell’ostello delle Suore Missionarie della Carità (l’istituto regolare fondato da madre Teresa di Calcutta) nel centrale quartire di Jordaan, la giovane donna ne è stata messa alla porta per il solo fatto di essere lesbica.

Il fatto è avvenuto venerdì 3 agosto alla vigilia della Canal Pride Parade. Ed è stato l’annuncio di partecipazione all’importante evento dell’indomani ad aver spinto le suore a porre Justine di fronte all’aut aut.

«Poteva restare solo se si fosse rifiutata di essere lesbica – ha spiegato RozeLinks, legata al partito verde GroenLinks che ha la maggioranza in consiglio comunale e sulla cui imbarcazione Justine ha poi partecipato al Pride del 4 agosto –. Non si accettano queste espressioni di discriminazione ad Amsterdam. Siamo una città tollerante».

Per le Missionarie della Carità l’allontamento, invece, è stato necessario perché «la presenza di Justine avrebbe rappresentato un pericolo per le altre ragazze che dormivano lì».

Per questo motivo ieri sera, alle ore 18:45, RozeLinks ha organizzato un bacio collettivo tra donne davanti all’ingresso della casa religiosa. Tante le bandiere arcobaleno e i cartelli con la scritta evangelica Ama il prossimo tuo.

Una manifestazione che Savannah Koolen, componente del comsiglio di amministrazione di RozeLinks, ha così motivato: «Vogliamo mostrare a Justine che può essere chi è e che molte persone di Amsterdam non pensano che sia giusto quello che fanno queste suore».

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Venerdì 3 agosto i 43enni Walter Castaldi e Angelo Carboni si sono uniti civilmente a Roma. Ma la loro gioia è stata oggi turbata da uno spiacevole episodio presso gli Uffici Comunali di Pomezia.

Recatisi infatti in Municipio (Walter è infatti residente nella cittadina pontina), hanno udito un dipendente comunale dire: «Questo non è l’ufficio delle unioni civili. Ma l’ufficio delle unioni tra froci».

Frastornati e increduli per quanto hanno udito, hanno cercato di parlare col dipendente che si era intanto allontanato.

Contattato da Gaynews, Walter ha detto: «Era tanta la rabbia che ho preferito non fare sceneggiate in Comune. Ma tornato a casa ho inviato una mail all’Ufficio per le Relazioni col Pubblico.

Pretendo scuse dal dipendente per l’offesa che ha fatto a me e a mio marito e all’intera collettività».

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A Gerusalemme circa 22mila persone hanno ieri partecipato alla March for pride and tolerance, organizzata dalla Jerusaleme Open House for Pride and Tolerance. Giunto alla 17esima edizione, il Pride di Gerusalamme si è svolto in un clima di particolare tensione.

Partiti dal Liberty Bell Park, i partecipanti sono giunti all'Independence Park tra imponenti misure di sicurezza, dopo che nel 2015 l'attacco di un giovane ultraortodosso, Yishai Shlissel, costò la vita a una 16enne, accoltellata a morte, e al ferimento di altre cinque persone.

«Non permetteremo alcun disturbo all'ordine pubblico e assicureremo la sicurezza della marcia e dei suoi partecipanti», aveva fatto precedentemente sapere la polizia. Gli agenti sono così riusciti  a tenere lontano dal percorso del Pride vari contestatori, tra cui decine di persone del gruppo di estrema destra Lehava recanti un cartello in ebraico con la scritta: Divieto d'ingresso a questo abominio nella città santa. Tre di loro sono stati fermati dalla polizia.

Gli attivisti hanno rivendicato più diritti per la comunità Lgbti: «È da un mese che il governo ci ha dichiarato guerra e siamo nelle strade di tutto il Paese – ha sottolineato un manifestante del gruppo delle Pantere Rose –. Siamo arrivati nella capitale per gridare con voce forte che meritiamo l'uguaglianza non solo a parole ma quella vera, nelle leggi e nei bilanci. Non staremo zitti fino a quando la violenza contro di noi non si fermerà».

Un chiaro riferimento allo sciopero nazionale, indetto a seguito dell’approvazione della legge che ha esteso il programma statale di surrogacy alle donne single e ne ha escluso unicamente gli uomini single e le coppie di persone omosessuali.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato anche da Tzipi Livni, parlamentare e leader del partito d’opposizione HaTnuah, che ha esortato a «unire le forze in una battaglia che non è mai stata così importante». E ha poi spiegato di essere al Pride per dire al governo che «lo Stato d'Israele deve essere uno Stato con valori come uguaglianza e libertà».

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Una manifestazione per ribadire con fermezza la necessità di reagire a ogni forma di violenza omotransfobica.

Questo il senso del presidio di solidarietà che, organizzato da Arcigay Torino, Città di Torino e Circoscrizione 8, ha avuto luogo, nel pomeriggio d’ieri, presso la Casa del Quartiere di San Salvario nel capoluogo piemontese. A pochi passi, dunque, dall’uscita della metropolitana dove, sabato 21 luglio, è avvenuto il pestaggio del 19enne Marco, accusato di «essere troppo frocio».

Presente all’incontro proprio la vittima, che ha deciso di uscire allo scoperto. «È una guerra lunga – ha dichiarato il giovane –. Non siamo riusciti a combatterla in tanti anni. Non sarà questo a sconfiggere il pregiudizio ma aiuta a sensibilizzare».

Accolto da un lungo applauso, Marco ha ringraziato «tutti per la solidarietà. Solidarietà che allevia il dolore fisico e non solo». Mostrando i segni dell’aggressione, a seguito della quale ha riportato la frattura di una clavicola e di un piede, ha aggiunto: «Quanto mi è accaduto è purtroppo soltanto uno dei tanti episodi che dobbiamo sentire. Sarebbe bello non sentirli, perché vorrebbe dire vivere in un mondo migliore. Raccontarli serve ad aiutare, spero, a non farli più capitare».

Per Francesca Puopolo, presidente di Arcigay Torino, «troppo spesso la violenza omotransfobica passa in silenzio. Le persone hanno paura. Noi invece vogliamo invitare le persone a vivere la loro unicità in maniera serena, a denunciare qualunque prevaricazione».

Al presidio hanno partecipato anche vari esponenti del mondo delle istituzioni, tra cui gli assessori comunali pentastellati Alberto Unia e Federica Patti, il deputato Andrea Giorgis (Pd) e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando (Pd).

«Non lasceremo spazio all'odio, alla violenza e all'intollenza – così Rossomando –. Sappiamo che le buone leggi, sempre perfettibili, non bastano. Bisogna tenere viva una cultura civica. Bisogna coltivare i valori ogni giorno, perché la violenza nasce dalla solitudine. Bisogna fare capire che chi è vittima di violenza non è solo. Oltre al dolore fisico c'è il dolore psicologico. Torino non ha solo una tradizione di diritti, ma anche un futuro che vuole continuare ad avere».

Tra i presenti anche Gianni Reinetti, la cui unione civile con Franco Perrello (scomparso a 83 anni il 25 gennaio 2017) è stata la prima celebrata a Torino nell’agosto 2016.

«Capita anche a me – ha dichiarato l’uomo, protagonista di una storia d’amore durata 53 anni –: ci sono persone che mi vedono per strada, mi riconoscono e sputano per terraA Torino c'è un aumento di omofobia che non mi aspettavo. Viviamo in un'epoca in cui dovremmo essere tutti liberi, ma non è così. Manca la cultura e si sta tornando indietro».

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Fondata nel 2005 e facente parte della rete europea Egpa (European Glbt Police), Polis Aperta è l’associzione che riunisce persone Lgbti appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine.

Il Consiglio direttivo ha ieri lanciato un appello alle rappresentanze sindacali di settore perché siano velocizzate le procedure di rilascio del passaporto di minori, figli di coppie omogenitoriali.

«La battaglia contro l'oscurantismo – così nel relativo comunicato – passa anche dalla rimozione delle pastoie burocratiche che attanagliano le famiglie mono e omogenitoriali».

Invocando le «medesime tempistiche previste per tutti i cittadini», Polis Aperta parte da una chiara premessa: il rilascio degli estratti di nascita di bambini, indicati quali figlie di coppie di persone dello stesso sesso, rende necessario l'inserimento di entrambi i genitori sul passaporto del minore.

«Il software in dotazione alle Questure attualmente non permette tale inserimento - continua Polis Aperta – e, all'interno degli uffici dove si provvede al corretto rilascio del passaporto del minore, gli ostacoli informatici sono stati superati solo grazie alla buona volontà degli operatori. Con un notevole allungamento dei tempi.

Il mancato aggiornamento di una procedura informatica è una cecità burocratica, che ignora diritti già esistenti, nella quotidianità della famiglia e per la legge italiana, perché riconosciuti dall'atto di nascita. Far rispettare le leggi rimuovendo gli ostacoli che impediscono ai cittadini di essere tutti uguali di fronte alla legge è il nostro lavoro, la missione scritta sulla divisa che indossiamo tutti i giorni, impossibile, dunque, tacere al cospetto di una tale inutile vessazione burocratica».

Spirito, questo, con cui l’associazione, nella persona della vicepresidente Micaela Pascali, ha «preso parte al primo tavolo ufficiale tra le associazioni del modo Lgbt e il sottosegretario del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, Vincenzo Spadafora, che si è svolto lo scorso martedì a palazzo Chigi.

All'interno dell'incontro, Polis aperta ha portato la specificità del lavoro che gli operatori di polizia e delle forze armate svolgono sul territorio. Un potenziale enorme che potrebbe aiutare notevolmente le istituzioni fungendo da anello di congiunzione fra la comunità Lgbt e la governance per una corretta prevenzione dei crimini d'odio, di episodi di bullismo e violenza».

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