Quello di Asia Bibi, la donna cattolica 47enne di Ittan Wali (nel Punjab) accusata di blasfemia e assolta, il 31 ottobre scorso, dalla Corte Suprema del Pakistan dopo 3.420 giorni di carcere, è divenuto un caso internazionale.

Non solo a livello mediatico. Ma anche politico in connessione con il tema asilo che, nominalmente avanzato da non pochi Paesi occidentali (compresa l’Italia a partire dai proclami di Silvia Pucciarelli, neopresidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato) già all’indomani del verdetto assolutorio, continua a restare irrisolto. Il tutto nel permanere di un preoccupante stato di agitazione in Pakistan, in una cui località segreta la donna continua a vivere mentre estremisti musulmani ne chiedono l’impiccagione.

Così da giornata di gioia quel 31 ottobre si è tramutato in giornata di trepidazione, mentre continuano ovunque gli appelli perché si giunga a una risoluzione al grido di Free Asia Bibi. Tra questi, in prima linea, c’è il pakistano Wajahat Abbas Kazmi (da anni residente in Italia), attivista di Amnesty International, collaboratore de Il Grande Colibrì e, in quanto gay musulmano, promotore della campagna Allah loves equality.

Alla luce degli ultimi avvenimenti Wajahat ha scritto Asia Bibi. La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano, che sarà disponibile in formato e-book su Amazon a partire dal 27 dicembre.

È il primo libro sulla tragedia della donna cristiana scritto da un musulmano. Un libro che, in 170 pagine, guiderà il lettore attraverso ogni prospettiva del caso e spiegherà cosa significhi effettivamente far parte di una minoranza all’interno della società pakistana odierna, a guida prevalentemente musulmana.

Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa in più.

Wajahat, perché il caso di Asia Bibi è diventato così importante a livello internazionale?

Nel XXI° secolo, quando nell'intero mondo è iniziato il dibattito di abolire la legge su blasfemia, proprio in quel periodo Asia Bibi, una donna cristiana, viene accusata (falsamente) di aver violato tale legge e condannata a morte. In quel periodo, quando il governatore del Punjab Salman Taseer (che era musulmano) alzò la voce contro tale normativa chiamandola Black law, fu assassinato dalla propria guardia del corpo.

L'assassinio del governatore Taseer ha aperto un ulteriore dibattito. Quello, cioè, sull'effettiva volontà da parte dei musulmani di abolire o meno la legge sulla blasfemia. La causa di Asia Bibi è così diventata un richiamo esemplare internazionale contro una tale normativa.

Perché due importanti esponenti politici pakistani sono stati assassinati dopo aver espresso il loro sostegno ad Asia Bibi?

Salman Taseer, come ho già accennato, era governatore del Punjab quando fu assassinato, il 4 gennaio 2011, per aver sostenuto Asia Bibi ma, soprattutto, per aver parlato apertamente contro la legge sulla blasfemia. Il secondo politico assassinato, Shahbaz Bhatti, era ministro federale per le Minoranze quando fu ucciso, il 2 marzo 2011, proprio due mesi dopo dell'omicidio Taseer.

Assassinio che avvenne per due motivi: Bhatti non solo era cristiano ma aveva tuonato contro gli uccisori di Salman e i musulmani che avevano lanciato la fatwa contro il governatore, dal momento che era favorevole all'abolizione della legge sulla blasfemia.

Questi due politici facevano parte del PPP (Pakistan Peoples Party), il partito di Benazir Bhutto, anche lei assassinata dai talebani nel dicembre 2007. PPP, come noto, è un partito di sinistra in Pakistan.

Perchè hai deciso di scrivere un libro su Asia Bibi?

Ero molto perplesso all'inizio. Poi mi sono appassionato alla ricerca, sia pur difficoltosa per la contrapposizione di due culture religiose così diverse l'una dall'altra. Alla fine il mio libro su Asia Bibi era pronto!

È stato davvero difficile comunicare in maniera tangibile quanto lei abbia sofferto in questi dieci anni. Sono riuscito a scriverne secondo le prospettive di un pakistano e musulmano. Mi sono messo nei panni di Asia Bibi per potere spiegare a tutti che cosa significhi essere una minoranza nella Repubblica Islamica del Pakistan.

Ho cercato quindi di rispondere a tante domande, che sono poi entrate anche nella descrizione del libro.

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Anche quest’anno la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica ha aderito alla Giornata internazionale per l’eliminazone della violenza contro le donne.

Un’adesione, questa, che il Comitato centrale delle Federazione e le presidenti dei 68 Ordini provinciali e interprovinciali, riunite oggi in Consiglio Nazionale, hanno voluto scrivere anche simbolicamente nero su bianco tutto.

Per le ostetriche, che non solo lavorano a stretto contatto con le donne e per le donne ma hanno nella proprio mission professionale la promozione e la tutela della salute femminile, è drammatico continuare a leggere di un numero sempre crescente di femminicidi.

«Fatti di cronaca in cui le donne sono vittime di violenza da parte di uomini incapaci di stabilire relazioni serene prive di violenza verbale e/o fisica e psicologica – commentano all’unisono le componenti del Comitato centrale -. Le ostetriche sono e saranno sempre dalla parte delle donne con competenza, professionalità e preparazione in tutti i loro ambiti di intervento: ambulatori, ospedali, pronto soccorso, consultori.

L’impegno della Categoria potrà trovare ulteriore incremento grazie anche all’intesa che la Federazione sta definendo con quella dei Medici di Medicina Generale, affinché le ostetriche possano essere presenti negli studi dei medici di medicina di famiglia.

Oltre alle consuete attività di counselig sulla salute femminile, sull’importanza delle vaccinazioni, in particolare in gravidanza e contro Hpv, i rischi correlati all’uso di sostanze d’abuso, la presenza delle professioniste potrà essere un valido aiuto per intercettare episodi di violenza non denunciati.

Le ostetriche potranno quindi aiutare quelle donne indirizzandole ai Centri antiviolenza, per una presa in carico globale, non solo sanitaria ma anche legale e di protezione».

«Si tratta quindi di un impegno che rappresenta un altro tassello importante nella lotta quotidiana contro episodi che purtroppo non accennano a diminuire e che, – concludono le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica - assieme alle donne, fanno altre vittime: gli eventuali figli della coppia, sia se subiscono violenza fisica sia se sono testimoni di tali eventi».

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Decine di migliaia, soprattutto donne, le persone che stanno partecipando a Roma alla manifestazione nazionale, partita alle 14:00 da piazza della Repubblica. Promosso da Non una di meno, il corteo viene a cadere alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della la violenza sulle donne

Secondo l’aggiornamento statistico curato da Eures – Ricerche economiche e sociali, sono state 106 le donne uccise in Italia nei primi dieci mesi del 2018. Dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018, in riferimento al totale degli omicidi commessi in Italia, i femminicidi sono saliti al 37,6% rispetto al 2017, quando erano al 34,8%. I dati mostrano che le violenze avvengono in famiglia (il 79,2%) e in coppia (il 70,2%).

Sulla base invece dei dati Istat (che per la prima volta ha svolto l'indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza della Rete D.i.Re in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le Regioni e il Consiglio nazionale della ricerca), le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono 49.152; di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 26,9% delle donne che si sono rivolte ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.  

Tante le sigle presenti alla manifestazione di Roma. Tra queste la Casa Internazionale delle donne, la Rete D.i.Re, molti collettivi della sinistra e anche una delegazione dell'Anpi.

Numerose, inoltre, le associazioni Lgbti partecipanti, che in mattinata si sono incontrate, presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso, per una prima riunione di movimento: dal Mit a Di’ Gay Project, da Gaycs a Famiglie Arcobaleno, dal Coordinamemto Torino Pride al Mieli, da Gaynet ad Arco, da Omphalos Lgbti Perugia a Il Cassero di Bologna, da Antinoo di Napoli ad Agedo finoad Arcigay.

Una sola voce per dire no alla violenza di genere e a un progetto di legge, lesivo della dignità delle donne, qual è quello del senatore gandolfiniano Simone Pillon sull’affido condiviso. 

In tutta Italia sono in corso cortei e manifestazioni. In serata, infine, in molti Comuni saranno illuminate di arancione le facciate dei Municipi.

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Nessun patrocinio del Comune di Bologna al convegno Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione che, fissato a Palazzo D’Accursio per il 19 novembre, è ispirato all’omonimo libro di Rachel Moran con l’entusiasta adesione di ArciLesbica Nazionale. Il relativo logo dovrà pertanto essere rimosso dalle locandine pubblicitarie.

A disporlo il sindaco Virginio Merola dopo le parole di protesta dell’assessora alla Pari Opportunità Susanna Zaccaria, che, ieri, aveva fra l’altro ricordato: «Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro».

Merola ha così oggi scritto in una nota: «Ci sono state diverse polemiche in questi giorni per un convegno sulla prostituzione programmato per il 19 novembre a Palazzo d'Accursio. Nel merito ho condiviso gli argomenti dell'assessora Susanna Zaccaria e ritengo che questo incontro non rispecchi l'attività che da anni l'amministrazione porta avanti su questo tema.

Per questo ho disposto che il logo del Comune vada tolto, perché è importante che le iniziative siano condivise».

Già nella serata d'ieri le dichiarazioni di Susanna Zaccaria avevano suscitato consenso a Bologna a partire da Franco Grillini

«Non posso che ringraziare l'assessora - così il direttore di Gaynews -. Da presentatore, 12 anni or sono, di una proposta di legge, secondo me ancora valida, sulla prostituzione in accordo con il Comitato Diritti civili delle prostitute e Cgil nazionale. Proposta che manteneva la Merlin, migliorandola e aggiornandola in senso più liberale.

Di prostituzione in Parlamento se ne discusse per ben due anni per finire con un nulla di fatto. Poi più nulla, perché non si possono affrontare argomenti complessi a colpi di accetta».

E nel pomeriggio di oggi in piazza Re Enzo, proprio davanti a Palazzo D'Accursio, si è tenuta la manifestazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido che, organizzata (come in oltre cento città italiane da Nonunadimeno), si è poi trasformata in corteo lungo via Indipendenza. Durante la mobilitazione si sono levate anche voci contro il convegno del 19 novembre.

«Di sicuro Nudm - ha dichiarato una delle componenti di Nonunadimeno Bologna - sta dalla parte delle sex worker» in risposta a una di loro, che ha ribadito di aver compiuto «una scelta di autodeterminazione: ci dev'essere solo rispetto». Allo stesso modo, secondo Nudm Bologna, non può essere passato sotto silenzio il fatto che «tra chi interverrà a quel convegno c'è anche l'associazione antiabortista Papa Giovanni XXIII».

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Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

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È polemica a Bologna per la presentazione del libro Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione di Rachel Moran.

Previsto il 19 novembre a Palazzo D’Accursio, l’evento vedrà, oltre a quella dell’autrice, la partecipazione di Giovanna Camertoni (ArciLesbica Nazionale), Daniela Danna (ArciLesbica Zami Milano), Ilaria Baldini (Resistenza Femminista), Michelangela Barba (Associazione Barba), Nicola Piran (Associazione Papa Giovanni XXIII) nonché della senatrice Caterina Bini (Pd) e della scrittrice Julie Bindel. A moderare il dibattito la giornalista Monica Ricci Sargentini, mentre l'introduzione spetterà al consigliere regionale cattodem Giuseppe Paruolo dopo i saluti di Simonetta Saliera (presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna) e Giulia Di Girolamo (consigliera di fiducia sulla legalità del sindaco di Bologna).

Un evento che, oltre a quello della Regione Emilia-Romagna, sembrava godere del patrocinio del Comune di Bologna, data la presenza del relativo logo sulla locandina pubblicitaria. Ma questo fino a qualche ora fa.

A smentire infatti la cosa senza giri di parole è stata Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opporunità, che in un post su Facebook ha scritto: «In merito alle polemiche nate sull'evento del 19 novembre dal titolo Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione mi preme dare alcuni chiarimenti. 

Ho appreso dell'evento quando la locandina è stata diffusa sui social, non ne ero informata, nè tantomeno sono stata coinvolta nell'organizzazione. L'evento non ha il patrocinio del Comune di Bologna, che avrebbe previsto il mio parere quale assessora che si occupa di questi temi. La presenza del logo del Comune di Bologna è dovuta all'iniziativa di una consigliera delegata del Sindaco, iniziativa appunto personale, visto che le posizioni espresse dagli organizzatori e dai relatori partecipanti al convegno non sono quelle del Sindaco e della Giunta. 

Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro.

Condivido inoltre le critiche che sono state mosse per l'organizzazione di un evento in cui non sono presenti le diverse realtà che se ne occupano da molti anni sul nostro territorio, nè le diverse associazioni, nè, come dicevo, l'Istituzione per l'inclusione sociale che se ne occupa per il Comune.

Infine, esprimo forte preoccupazione per i collegamenti che sono emersi tra alcuni partecipanti all'evento e la terribile vicenda delle Magdalene Laundries, nelle quali sono stati commessi fatti di una gravità inaudita che hanno colpito la vita di tante donne in Irlanda e Inghilterra».

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Quei collegamenti che, messi in luce per primo da Vincenzo Branà, sono stati evidenziati anche da Sergio Lo Giudiceresponsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, che, ringraziando il presidente del Cassero, ha aggiunto: «Il convegno sposa senza contraddittorio una posizione seccamente proibizionista. Questo, al di là di qualunque altra considerazione, va in rotta di collisione con le politiche sulla prostituzione del Comune di Bologna, che prevedono interventi di riduzione del danno incompatibili con una proibizione tout court della prostituzione».

Anche qui, ha continuato Lo Giudice, «come spesso succede, non si vuole distinguere lo sfruttamento, che va perseguito con la massima decisione, dalle situazioni di libera autodeterminazione che, per quanto numericamente minoritari, non possono essere vietati, a pena di scivolare di nuovo verso un'idea di reati 'contro la morale'».

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Affluenza altissima negli Usa per le elezioni di Mid-term, che come prevedevano gli analisti hanno reso Trump un’anatra zoppa.

Dopo otto anni, infatti, i democratici hanno riconquistato la maggioranza alla Camera (strappando i 23 seggi necessari agli avversari ma alla fine dei conteggi riusciranno con molta probabilità ad averne 35), mentre i repubblicani la mantengono al Senato, dove si è votato per il rinnovo di un terzo degli stessi.

Nonostante l’esultanza di Trump che ha parlato via Twitter di grande successo minimizzando come "increspatura" la vittoria democratica alla Camera, l’onda blu è innegabile e, a parte qualche delusione, c’è già ara di rivincita.

Ma le elezioni di Mid-Term hanno interessato anche il rinnovo della carica di governatore in 36 Stati con delle importanti novità. E così se nel Vermont la candidata transgender Christine Hallquist non ce l’ha fatta a battere l'uscente repubblicano e antitrumpiano Phil Scott, nel Colorado è stato eletto governatore il democratico Jared Polis, che è apertamente gay: prima volta nella storia degli Stati Uniti.

Filantropo e imprenditore, deputato alla Camera dei rappresentanti, Polis è sposato e ha due figli.

Ma queste elezioni saranno soprattutto ricordate per l’ampia rappresentanza femminile con l’approdo al Congresso di giovani, componenti di minoranza, numerosi volti nuovi.

Tra esse  sono da menzionare Alexandria Ocasio-Cortez: classe 1989, socialista, femminista, attivista, è la donna più giovane eletta deputata e astro nascente della sinistra del Partito democratico.

Ilhan Omar e Rashiba Tlaib sono, invece, le prime donne musulmane ad arrivare al Congresso. Mentre Ilhan, di origini somale, è stata eletta in Minnesota, Rashiba, figlia di immigrati palestinesi, ha conquistato una straordinaria vittoria nel distretto numero 13 del Michigan.

Vittoria storica anche per Ayanna Pressley in Massachusetts, prima donna nera a rappresentare lo Stato nord-orientale alla Camera.

Le democratiche Sylvia Garcia e Veronica Escobar, rispettivamente di Houston es El Paso, sono le prime due donne ispaniche elette in Texas alla Camera dei deputati. Nonostante i latinos rappresentino il 40% della popolazione, lo Stato non aveva finora mai eletto nessuna donna ispanica al Congresso. Deb Haaland, in New Mexico, e Sharice Davids, in Kansas, sono invece le prime donne native americane ad essere state elette deputate.

Inoltre Sharice è un’attivista lesbica, le cui parole sono quanto mai significative: «Conta la mia storia personale. Avere persone della comunità Lgbti al Congresso porterà in discussione temi che ci interessano»

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Ha stupito ancora una volta Paola Egonu, più che per il coming out, per la semplicità e la serenità con cui ha dichiarato di essersi confortata con la sua ragazza dopo la finale del mondiale di pallavolo, persa contro la Serbia in Giappone. Il suo coming out si aggiunge a quello di Rachele Bruni e va a inserirsi nell'ancora ristrettissima cerchia di atleti e altlete di alto profilo, che hanno manifestato liberamente il proprio orientamento sessuale.
 
Di alto profilo, già, perché non possiamo chiamare Paola professionista, in quanto le donne in Italia, unico Paese europeo, non sono riconosciute come atlete a livello professionale
 
Paola è divenura, quindi, un'atleta simbolo per quell'Italia che ancora combatte per i diritti, i diritti delle persone Lgbti, i diritti dei migranti, i diritti delle atlete. E simbolo di quelle persone, non a caso, che si trovano a subire più di una discriminazione
 
A questo proposito, è proprio notizia di questo weekend la presentazione dei primi risultati della ricerca, promossa dal progetto Outsport di Aics e Gaycs e coordinata da Rosario Coco, nell'ambito della conferenza Diversity in Sport 2018 conclusasi sabato a GlasgowSi tratta della prima indagine di questo genere condotta a livello europeo e ha raccolto risposte da oltre 5.500 partecipanti dai 28 Paesi dell'Ue.
 
Come ha spiegato il team di ricerca dell'Università dello Sport di Colonia, partner scientifico del progetto Outsport diretto dalla docente Ilse Hartmann Tews, la maggioranza delle partecipanti si sono identificate di genere femminile (48%), seguite da un 39% di genere maschile e dal 13% di non binari. Il campione vede partecipanti dai 16 ai 78 anni con un età media piuttosto bassa di 27 anni e una forte adesione di under 25.
 
Quanto all'orientamento sessuale il 32% si sono definiti gay, il 25% lesbiche, il 25% bisessuali e il 18% altro.
 

Dalle risposte emerge che 9/10 del campione totale considera l'omofobia e la transfobia nello sport un problema attuale. Il 12% di coloro che praticano regolarmente attività sportiva riporta esperienze negative a causa del loro orientamento sessuale e/o identità di genere negli ultimi 12 mesi. Tra queste quelle più frequenti sono insulti omofobici e transfobici (82%) e discriminazione (75%), ma allarmanti sono anche i casi dichiarati di maltrattamenti e violenze fisiche vere e proprie (38%) e le minacce verbali (45%).

La percentuale di chi ha subito esperienze negative negli ultimi 12 mesi sale fino al picco del 31% per le donne transgender (MtF).

I dati completi saranno resi noti nei prossimi mesi. Ma questi numeri bastano a focalizzare lo sport come un insieme di spazi sociali che necessita di grande attenzione, specie per il suo carattere intrinsecamente intersezionale, che unisce persone, temi e discriminazioni di ogni tipologia e provenienza. 

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Giunto alla settima edizione e organizzato da Barilla, si è tenuto a Milano, il 24 e il 25 ottobre, il Pasta World Championship. A contendersi il titolo di Master of Pasta 18 giovani chef provenienti da tutto il mondo. Ma la vittoria è stata conseguita dalla statunitense Carolina Diaz col suo spaghetto al pomodoro rivisitato.

E al Pasta World Championship 2018 sono stati proprio gli spaghetti ad averla fatta da padrone. In occasione dell’evento culinario, coinciso per la prima volta con il Word Pasta Day (giunto quest’anno alla 20° edizione), la disegnatrice emiliana – ma milanese d’adozione – Olimpia Zagnoli, in arte Oz, ha infatti realizzato un’illustrazione speciale per le confezioni dei celebri Spaghetti Nº5 di Barilla. Illustrazione che è un tributo alla parità dei diritti e al riconoscimento delle realtà omofamiliari.

In linea con l’inconfondibile stile coloratissimo, rétro e minimalista, che ha fatto apprezzare Olimpia Zagnoli in tutto il mondo portandola a collaborare con testate come The New York Times e The New Yorke, l’immagine scelta per i packing Barilla rappresenta una coppia di donne innamorate che condividono, nella notte, un piatto di spaghetti.

Un altro passo significativo da parte della multinazionale italiana nel percorso della sensibilizzazione di dipendenti e clienti alle tematiche dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni. Passo che, nel 2018, si va ad aggiungere all’adesione da parte del Gruppo Barilla agli Standards of Conduct for Business dell’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Ohchr), finalizzati ad affrontare e superare il tema della discriminazione delle persone Lgbti nel mondo del lavoro.

Ma anche ulteriore riprova di una totale inversione di rotta per un’azienda, il cui presidente Guido Maria Barilla aveva dichiarato nel 2013 che non avrebbe mai fatto uno spot con una famiglia omogenitoriale

«La nostra è una famiglia tradizionale – così motivo le sue affermazioni ai microfoni de La Zanzara -. Non per mancanza di rispetto, ma perché non la penso come loro. La nostra è una famiglia classica». E ancora: «Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri».

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Dopo quasi otto mesi dall’omicidio di Marielle Franco e del suo autista Anderson Pedro Gomes, freddati il 14 marzo scorso nel corso d’un agguato a Rio de Janeiro, la relativa inchiesta, condotta dalla polizia locale, non ha portato ad alcun risultato.

Su di essa, anzi, gravano seri indizi d’interferenze da parte di funzionari statali, miliziani paramilitari e componenti di organizzazioni criminali. Motivo per cui la polizia federale brasiliana indagherà al riguardo, come annunciato oggi in conferenza stampa dal ministro straordinario delle Sicurezza  pubblica Raul Jungmann.

Il titolare dell’importante dicastero ha dichiarato che il governo ha ricevuto «gravi accuse» da parte di due testimoni, per i quali «un'organizzazione criminale» starebbe tentando di «impedire che si risalga ai mandanti e agli esecutori del duplice omicidio». Cospirazione che coinvolgerebbe «agenti pubblici di varie entità statali, membri delle milizie e figure del mondo del crimine organizzato».

Jungmann ha inoltre sottolineato come esistano «indizi rilevanti» di corruzione di agenti pubblici e occultamento di prove per impedire l'identificazione dei mandanti del crimine. Raquel Dodge, procuratrice generale della Repubblica del Brasile,  ha inoltre chiesto che sia fornita protezione alla famiglia della nota attivista per i diritti dei poveri delle favelas, delle donne, dei neri, delle persone Lgbti.

In luglio erano state arrestate due persone nel quadro dell'inchiesta sul duplice omicidio: Alan Moraes Nogueira, agente riformato della polizia militare, e il pompiere Luiz Cláudio Ferreira Barbosa, che farebbero parte di un gruppo di miliziani comandato da Orlando Oliveira de Araújo, attualmente in carcere nello stato di Rio Grande do Norte per un altro delitto.

D’altra parte la stessa Marielle, consigliera comunale del Psol a Rio de Janeiro, aveva tuonato, fino alla vigilia della morte, contro la militarizzazione della sua città da parte delle forze dell’ordine, voluta nel febbraio scorso dall’allora presidente Michel Temer per contrastare la criminalità dilagante nelle favelas.

Commentando infatti in un tweet l’omicidio di un giovane, forse «realizzato per conto della polizia militare», Marielle s’era chiesta: «Quanti altri moriranno affinché questa guerra finisca?». Per poi definire il 41° battaglione della polizia militare "battaglione della morte" e denunciarne i componenti quali autori di abusi e crimini contro la popolazione delle favelas di Rio de Janeiro

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