Irlanda, al via il World Meeting of Families: due gli incontri su temi Lgbti. E Costanza Miriano attacca il gesuita Martin: «Invitato un omoeretico»

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Al via questa sera la cerimonia d’apertura per l’Incontro mondiale delle Famiglie, che si terrà simultaneamente in tutte le 26 diocesi d’Irlanda. Il principale incontro avrà luogo a Dublino, dove dal 22 al 24 agosto si svolgerà presso la Royal Dublin Society il Congresso pastorale. Congresso, le cui singole sessioni saranno incentrate su un tema dell’Amoris Laetitia.

Una sfida importante quella del World Meeting of Families soprattutto per la Chiesa in Irlanda che, scossa negli ultimi anni dagli scandali degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti e dalle violenze su ragazze madre in istitui religiosi femminili, ha perso credibilità, vocazioni e fedeli.

Senza parlare dei due referendum (quello per la legalizzazione del matrimonio egualitario nel 2015 e quello per l’abrogazione dell’8° emendamento della Costituzione sulla proibizione dell’aborto nel maggio scorso) che hanno confermato l'Irlanda quale Paese fortemente laicizzato, anche se quasi l'80% della popolazione si definisce ancora cattolico.

A rilanciare tale sfida per le locali comunità ecclesiali sarà Papa Francesco che, il 25 e il 26 agosto, effettuerà nell’Isola Verde il suo 24° Viaggio apostolico e concluderà il Meeting mondiale con la concelebrazione eucaristica presso il Phoenix Park di Dublino, per la quale sono attese 500.000 persone. Nel corso delle due giornate – anche se non si ancora quando – Bergoglio incontrerà anche alcune vittime di presbiteri pedofili.

Argomento, questo, di scottante attualità dopo i recenti scandali statunitensi (legati alle accuse all’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick – privato del cardinalato da Papa Francesco benché il processo canonico a carico del presule sia ancora in corso – e ai dati diffusi dal Rapporto dal Grand Jury della Pennsylvania) e la relativa pubblicazione d’una lettera pontificia nella giornata d’ieri.

«In tutti i viaggi dove è presente la realtà degli abusi il Papa incontra sempre le vittime – così ha dichiarato nel pomeriggio di oggi il portavoce della Santa Sede, Greg Burk –. Saranno poi loro a decidere cosa raccontare dell'incontro. Al lui interessa ascoltarle».

Sulla base del programma ufficiale si sa invece che il Papa si raccoglierà in preghiera, sabato alle 15:30, nella Cappella del Santissimo della pro-cattedrale di Dublino, dove arde una lampada che commemora tutte le vittime di abusi.

Ma per quanto quello degli abusi sembri tenere banco nella pubblica opinione la sfida per le Chiese irlandesi, come accennato, sono molteplici. E di ciò è soprattutto consapevole il fronte riformista dei presuli locali, guidati da Eamon Martin, arcivescovo metropolita di Armagh nonché presidente della Conferenza episcopale irlandese, e Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino.

Un approccio, quello riformista, che si rispecchia anche nel programma dell’accennata tre-giorni del Congresso pastorale.

Dei 200 relatori invitati 91 sono donne laiche, 65 sono uomini laici e 44 sono sacerdoti, religiosi e religiose. Tra i temi trattati, intesi come «sfide-chiave che molte famiglie affrontano al giorno d'oggi», si parlerà di mancanza di abitazione, dipendenze, violenza domestica, migranti e rifugiati, disabilità, separazione e divorzio.

Mentre, per la prima volta, al tema "salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili" sarà dedicata, venerdì 24, una specifica tavola rotonda, cui interverrà anche Marie Collins, la donna irlandese vittima da bambina di un prete pedofilo e in passato componente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, da cui si è poi dimessa.

Ma non solo, perché al Congresso avranno anche spazio le tematiche Lgbti in ben due incontri.

Il gesuita Dominic Robinson, superiore della comunità londinese della Compagnia a Farm Street, e Nick O’Shea affronteranno domani sera il tema delle iniziative pastorali riguardanti la collettività Lgbti nella diocesi di Westminster.

Giovedì 23 agosto toccherà invece al noto gesuita statunitense James Martin, consultore della Segreteria vaticana per la Comunicazione e autore di Building a bridge (edito in Italia per i tipi veneziani della Marcianum Press col titolo Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt e con tanto di prefazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi), trattare il tema Mostrare rispetto e accoglienza nelle nostre parrocchie per le persone ‘LGBT’ e le loro famiglie.

Una presenza quanto mai autorevole quella di James Martin che, l’altro ieri, ha attaccato senza giri di parole i presuli conservatori statunitensi per l’equiparazione tra pedofilia e omosessualità. E che, da giorni, sta sollevando le reazioni scomposte di cattoconservatori che sono arrivati a raccogliere firme per chiedere che gli si impedisca di parlare.

Reazioni che, in Italia, hanno visto in prima fila Costanza Miriano, che ha definito James Martin omoeretico. Ma che non hanno ovviamente sortito alcun effetto se non quello d’un’ennesima riprova di un’ossessione al limite del patologico per la questione omosessuale.

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