Aeffetto Domino di Fabio Massa al Perth International Queer Film Festival

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Sarà proiettato domani sera in Australia al Perth International Queer Film Festival Aeffetto Domino di Fabio Massa. Per il regista stabiese è il secondo lungometraggio dopo Linea di Konfine (2009).

Uscito in Italia il 16 marzo scorso e prodotto da Goccia Film e Pragma, la nuova pellicola di Massa ha ricevuto importanti riconoscimenti nell’ambito di alcuni festival nazionali e nei prossimi mesi sarà in rassegna allo Ze Festival. Festival du Film Lesbien Gay Bi Trans de Polychrome (Marsiglia, 7 ottobre), al Gay Film Nights International Film Festival (Cluj-Napoca [Romania], 24 novembre), al Loft Theatre (South Lake Tahoe [California], 18 gennaio 2018).

Senza dimenticare che Aeffetto Domino è stato selezionato dall’Agiscuole per il suo alto valore didattico. Il film coinvolge infatti lo spettatore in un intenso viaggio dentro e fuori di sé. Quello, cioè, di Lorenzo che lavora in un’associazione per bambini disagiati. Tra questi c’è Kalid un giovanissimo africano che ben presto gli trasmette il suo amore per il “continente nero”. Quando gli si propone di operare proprio in Africa, Lorenzo non ha nessun dubbio. La sua nuova esperienza però viene ridimensionata quando è costretto a tornare in Italia a causa di un melanoma in fase avanzata. Da qui un effetto domino sulla sua vita: il rapporto con la sua famiglia, l’amore, l’amicizia, le sue scelte.

Alla vigilia della prima australiana abbiamo raggiunto telefonicamente Fabio Massa che ha dichiarato: «Aeffetto Domino è un lavoro a cui sono molto legato. Mi ha fatto crescere tanto come persona e come professionista: è il mio secondo lungometraggio da regista e dodicesimo da attore. Mi sono messo alla prova sia fisicamente, perdendo 12 chili per girare la seconda fase del film, sia come studio del personaggio, avendo avuto a che fare da vicino con malati di melanoma, cercando di coglierne ogni singolo respiro, ogni movenza, ogni difficoltà. Da autore è probabilmente quello che esprime maggiormente il mio modo di esprimermi in immagine.

Dopo tanti corti apprezzati in tutto il mondo sentivo l’esigenza di raccontare un tema sociale a modo mio. Ci tengo a sottolineare che non è una pellicola sulla malattia: voglio raccontare un cambiamento, un nuovo stadio della vita con tutto ciò che ne deriva, il momento della vita in cui tutto può cambiare. Mi piace definirlo un lavoro svolto sui sentimenti, sull’amore. Ho avuto il privilegio di avere nel cast attori di indubbia qualità del cinema italiano. Il che mi dà una forte responsabilità ma, nello stesso tempo, mi gratifica».

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