Venerdì 3 agosto i 43enni Walter Castaldi e Angelo Carboni si sono uniti civilmente a Roma. Ma la loro gioia è stata oggi turbata da uno spiacevole episodio presso gli Uffici Comunali di Pomezia.

Recatisi infatti in Municipio (Walter è infatti residente nella cittadina pontina), hanno udito un dipendente comunale dire: «Questo non è l’ufficio delle unioni civili. Ma l’ufficio delle unioni tra froci».

Frastornati e increduli per quanto hanno udito, hanno cercato di parlare col dipendente che si era intanto allontanato.

Contattato da Gaynews, Walter ha detto: «Era tanta la rabbia che ho preferito non fare sceneggiate in Comune. Ma tornato a casa ho inviato una mail all’Ufficio per le Relazioni col Pubblico.

Pretendo scuse dal dipendente per l’offesa che ha fatto a me e a mio marito e all’intera collettività».

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L'episodio dello scontrino recante la dicitura No pecorino, Si frocio ha suscitato una giusta quanto corale indignazione e un'ondata di solidarietà nei riguardi dei due giovani, vittime d'un tale pubblico insulto.

All'allontanamento del cameriere colpevole dell'atto e alla pubblica, sia pur tardiva, richiesta di scuse da parte della dirigenza della Locanda Rigatoni, è seguito , tra  il 22 e il 23 luglio, un atto significativo da parte dello stesso ristorante romano. L'appello, cioè, «alla comunità Lgbti di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura». Appello che, accolto da Gaynews su incoraggiamento di Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano, si è concretato, il 25 luglio, in un primo incontro in via Domenico Fontana tra dirigenza della Locanda Rigatoni e delegazione Lgbti

Dal lungo confronto si è giunti alla conclusione di lavorare determinatamente perchè simili episodi non avvengano più.

«Abbiamo accolto - dichiara Sebastiano Secci, presidente del Circolo Mario Mieli -, insieme col gruppo social In piazza per il Family Gay e Gaynet (presieduto da Franco Grillini) la richiesta dei responsabili della Locanda Rigatoni di incontrarci per individuare insieme gli strumenti necessari a evitare che questi episodi gravissimi si ripetano in futuro. Vogliamo, sia chiaro, che non c'è stata alcuna intenzione di ridimensionare l'accaduto da parte dei responsabili del ristorante che hanno ribadito più volte il loro rammarico e la loro determinazione a rimediare all'accaduto.

La nostra idea è che la repressione, ossia l'allontanamento del responsabile degli insulti, non può essere l'unico provvedimento ma debba accompagnarsi a politiche aziendali che formino il personale sulle tematiche della diversità per fare in modo che mai più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

«Per questa ragione - continua Secci - abbiamo predisposto un percorso di formazione per il personale del locale. Il corso si svolgerà a partire da settembre e consisterà in quattro moduli in cui parleremo di comunità LGBT+ e Pride, politiche antidiscriminatorie e responsabilità sociale delle aziende, elementi di diritto antidiscriminatorio e, cosa fondamentale, chiederemo a vittime di omo-transfobia di condividere le proprie esperienze, perché crediamo sia fondamentale che tutti capiscano gli effetti concreti che queste violenze hanno sulla vita delle persone.

Ad affiancarci in questo percorso ci saranno i formatori, gli psicologi e i legali della nostra associazione che da 35 anni è impegnata nella contrasto a episodi odiosi di discriminazione».

«L'importanza di questi interventi formativi nella lotta all'omo-transfobia - conclude Secci - ci spinge inoltre ad aprire il corso a tutti gli esercenti che possano essere interessati per loro e per il proprio personale. Chiunque volesse partecipare può farne richiesta con una mail all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.».

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Discostandosi da visioni tradizionaliste e univoche della realtà familiare, la maggioranza dei giovani studenti italiani è favorevole a un pieno riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali anche in relazione alle adozioni.

A rivelarlo è il 6° Rapporto di ricerca che, realizzato dall'Osservatorio Generazione Proteo, reca il titolo I Cre-attivi. Diretto da Nicola Ferrigni, l’Osservatorio è stato istituito nel 2012 all’interno della Link Campus University di Roma e dal 2013 realizza una ricerca nazionale sull’universo giovanile che coinvolge migliaia di studenti di età compresa tra i 17 e i 20 anni, provenienti da differenti indirizzi scolastici e diverse regioni.

Secondo l'ultima indagine, realizzata su 20.000 studenti, quasi 1 giovane su 2 (43,5%) ritiene che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali, compresa l'adozione dei figli.

Quasi 1 su 3 (32,1%) appoggia, invece, il riconoscimento del ventaglio di tutele e garanzie previste per le coppie eterosessuali anche a quelle omosessuali a eccezione dell'adozione. Il 13% ha dichiarato di non sapere, essendogli la questione indifferente. Infine l’1,9% vorrebbe che le persone omosessuali possano sposarsi in chiesa al pari di un restante 1,9%  che non ha dato risposta.

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Bisogna inoltre rilevare come per il 33,4% degli intervistati discriminare significhi «non rispettare l’individuale orientamento sessuale».

«I dati – dichiara il direttore Nicola Ferrigni, che è anche docente di Sociologia generale e politica presso la Link Campus University – evidenziano come ci sia da parte dei più giovani una sensibile apertura verso un mondo che cambia, sempre più enfatizzata negli anni».

Erano infatti il 38,5% nel 2016 e il 42,1% nel 2017 i giovani intervistati a dichiararsi complessivamente ''abbastanza'' e ''molto'' d'accordo con il riconoscimento del diritto di adottare figli per le coppie dello stesso sesso.

«Si tratta di un segnale importante - prosegue Ferrigni - che proviene proprio da quel segmento della popolazione che rappresenta il futuro del nostro Paese e le cui opinioni impongono la necessità - soprattutto alle Istituzioni - di una profonda riflessione, tralasciando posizioni trancianti su una questione particolarmente complessa e delicata. La grande apertura mostrata dai giovani invita piuttosto a un dialogo costruttivo, magari proprio con il mondo giovanile e con quello della scuola, con l'obiettivo di esplorare insieme, senza cesure culturali, la direzione del cambiamento sociale».

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Una vicenda grave e giustamente rimbalzata sui media nazionali quella della coppia di giovani che, giovedì 19 luglio, è stata pubblicamente offesa da un cameriere del ristorante romano Locanda Rigatoni.

L’aver consegnato uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio è un atto insultante e discriminatorio – oltre che grossier –, che ha giustamente sollevato una corale indignazione soprattutto sui social.

La direttrice del ristorante ha avuto indubbiamente un atteggiamento maldestro quella sera. Forse perché presa alla sprovvista. Forse perché imbarazzata da una vicenda mai capitata a Locanda Rigatoni. Forse perché spinta dalla volontà irriflessa di salvaguardare il “buon nome” dell’azienda.

Da qui le scuse, le più disparate, che, prolungatesi per mezz’ora, si sono pur sempre concluse con un’ammissione di colpa e richiesta di scuse nonché con la successiva perdita del posto di lavoro per il cameriere.

Troppo poco indubbiamente. Ma da qui a invocare sui media il licenziamento della direttrice, la revoca della licenza, la chiusura del ristorante, il boicottaggio a oltranza del medesimo ce ne corre. Per non parlare dell’autentica campagna  di odio e linciaggio verbale sui social, tradottasi anche in una valanga di telefonate insultanti e minatorie.

Poi tra domenica e lunedì un atto significativo da parte della dirigenza del ristorante. La reiterata richiesta ufficiale, cioè, «alla comunità Lgbti di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura». Richiesta subito valutata positivamente da Imma Battaglia in una lunga intervista a Il Tempo.

Tale appello, anche su incoraggiamento di Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano, è stato accolto da Gaynews con l’organizzazione di un primo incontro in via Domenico Fontana. Incontro che, avvenuto nella serata d’ieri, ha visto la partecipazione di Valerio Colomasi Battaglia (Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Daniele Sorrentino e Christian Mottola (In piazza per il Family Gay), Rosario Coco (Gaynet), Francesco Lepore (Gaynews).

Dell’incontro - cui dovrebbe seguire domani un primo risultato sul piano formativo – così ne ha parlato ieri sera Valerio Colomasi su Fb: «Stasera sono stato al ristorante al centro delle polemiche negli ultimi giorni. Ci sono andato perchè penso che il nostro dovere come attivisti sia ascoltare e lavorare per un mondo migliore, non sparare sul mucchio via Fb.

Ho trovato delle persone sconvolte per gli avvenimenti degli ultimi giorni, piene di lacrime e voglia di raccontare la loro storia. Ho trovato la volontà di impegnarsi per fare in modo che questi episodi orribili non avvengano mai piùHo trovato la rabbia di chi vede le proprie vite date in pasto alla pubblica opinione senza rispetto per le loro storie.

Dopo una campagna che ha colpito non il "colpevole" del gesto ma una collettività intera per ottenere un trafiletto di giornale, questo posto rischia di chiudereQuesto non è attivismo. Questa è la versione "Lgbt" del salvinismo e io non ci sto».

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«Ieri è stato un susseguirsi di telefonate violente e volgari e non poche minacce di morte e di danni al locale, che pertanto oggi resterà chiuso. Per non parlare della violenza sui social».

È quanto riferisce in una nota la direzione della Locanda Rigatoni, il ristorante romano in cui, giovedì 19 luglio, una coppia di due giovani si è vista consegnare da un cameriere uno scontrino con la dicitura: No pecorino, Si frocio.

Vicenda che, rimbalzata sui media nazionali, ha spinto i gestori a licenziare il cameriere, su cui è stata scaricata la piena responsabilità del gesto, mentre il Campidoglio annunciava verifiche e si susseguivano sui social commenti a valanga.

«Stamattina - riportano ancora i gestori del ristorante in via Domenico Fontana - ci siamo ritrovati uno striscione omofobo e razzista di Forza Nuova di fronte il nostro locale, che è stato poi rimosso da noi stessi.

La vicenda dello scontrino ci offende come imprenditori, come lavoratori e come cittadini. Le conseguenze di un atto inqualificabile di una persona che è stata prontamente allontanata, stanno coinvolgendo le famiglie nostre e dei nostri lavoratori.

Rinnoviamo la nostre scuse alla coppia coinvolta in questa spiacevolissima vicenda e la richiesta di un confronto e di un percorso condiviso con la comunità Lgbt, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi».

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«Un atto inqualificabile dal quale prendiamo le più decise e convinte distanze. Il cameriere è stato licenziato». Questa la decisione presa dalle direzione della Locanda Rigatoni, dove ieri è stato emesso a una coppia di due giovani clienti uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio

In una nota lo staff del ristorante romano sito in Via Domenica Fontana (zona San Giovanni) hanno ripercorso la vicenda che, denuncita dal sito Bytchif, è rimbalzata velocemente sui media nazionali: «Giovedì 19 luglio è accaduto un fatto grave - si legge -. Nel nostro locale, un cameriere ha compiuto un atto inqualificabile nei confronti di due clienti stampando sulla comanda un insulto omofobo, da cui tutta la direzione e il personale della Locanda Rigatoni prende le più decise e convinte distanze».

Quindi la dichiarazione centrale: «Ci teniamo a precisare che, fermo restando la gravità dei fatti, la direttrice del locale ha immediatamente condannato l'atto del cameriere e si è scusata con i clienti, inorridita dal fatto incriminato come e, se possibile, più di loro.

Coerentemente con tale comportamento comunichiamo che il cameriere è stato licenziato in tronco, non rappresentando in alcun modo la filosofia e lo stile della Locanda Rigatoni. Ovviamente il cameriere responsabile di questa spiacevole vicenda ne risponderà in prima persona.

La proprietà, lo staff del locale e la direttrice da sempre considerano la Locanda Rigatoni la casa di tutti. Siamo da tempo impegnati in programmi per l'integrazione di rifugiati nel nostro locale e chiediamo ufficialmente alla comunità Lgbt di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura, -che sono da sempre gli elementi fondanti del nostro modo di fare ristorazione».

Il comunicato è stato reso noto dopo che la pagina Fb della Locanda Rigatoni è stata inondata da recensioni negative e dopo che da più parti, a partire dal Codacons, si era chiesta la chiusura del ristorante e la revoca della licenza ai gestoriLa Confesercenti di Roma ha invece chiesto che venga istituito un bollino di qualità per i pubblici esercizi, che possa garantire ai clienti e ai turisti un galateo dell'accoglienza.

Ferma condanna da parte del Campidoglio a iniziare dalla sindaca Virginia Raggi

L’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro al Comune di Roma Carlo Cafarotti, ribadendo che «Roma è, e rimarrà, capitale dell'inclusione e dell'accoglienza, tanto da aver istituito proprio per i professionisti che lavorano con il pubblico, ristoratori, albergatori, tassisti, corsi formativi incentrati sul galateo dell'accoglienza», ha poi aggiunto: «Saranno avviate in ogni caso le opportune verifiche, anche a seguito dell'eventuale denuncia. Solidarietà ai due ragazzi vittime dell'ignoranza. Episodi simili offendono tutta la città».

Mentre per la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino è necessario revocare la licenza ai gestori, la vicepresidente forzista della Camera Mara Carfagna ha ricordato con un tweet che «l'omofobia non è uno scherzo. E con l'intolleranza non si gioca mai».

 

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Si è conclusa ieri a Roma la 5a edizione degli Italian Gaymes, l'appuntamento multisportivo contro l'omotransfobia promosso da Gaycs. 

Tra le discipline, svoltesi nella zona dell'Eur, paddle tennis, basket, pallavolo, beach volley, calcio a 5, burraco. Ad arricchire l'evento anche la 4a edizione della Partita dei diritti, promossa e organizzata dalla Nazionale italiana calcio gay Friendly. Per gli amici a quattro zampe, invece, quest'anno si è tenuto, per la seconda volta, il Dog Day - Senza frontiere.

Durante la tre giorni al Gay Village, tra giovedì 12 e sabato 14 luglio, insieme alla madrina Eva Grimaldi si sono alternati gli artisti Andrea Casta (con il suo "violino elettronico"), le cantanti Giorgia Acchioni, Sara Galimberti e Micaela Giovani, gli artisti di Pole Dance con Andy Candy e  Aphrodite.

Tra gli eventi anche la presentazione del libro di Rosario Coco  Storie Fuorigioco, che ha dato vita, venerdì sera, a un dibattito cui hanno preso parte Adriano Bartolucci Proietti (presidente di Gaycs), Imma Battaglia (presidente onoraria Dgp), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Antonello Sannino (responsabile Sport Arcigay), Roberta Mesiti (presidente Agedo Roma), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews.it). I presenti, insieme ad altre personalità dell'attivismo e dello spettacolo, sono stati nominati "Ambasciatori" dei prossimi Roma EuroGames 2019.

Secondo l'annuncio ufficiale degli organizzatori, infatti, il prossimo anno Roma ospiterà gli EuroGames normati dalla European Gay and Lesbian Sport Federation, la rassegna europea dello sport gay friendly nata nel 1992 che approda per la prima volta in Italia con oltre 4000 atleti e atlete attesi da tutta Europa. 

Tra gli Ambasciatori dei giochi anche la scrittrice Delia Vaccarello, la calciatrice Gaia Ciccarelli, l'allenatrice di serie B Licia Arzilli, il portavoce dei Liberinantes Alberto Urbinati (squadra di rifugiati promossa da Unhcr), l'attivista per i diritti bisex Tom Dacre. 

Sul finale della cerimonia conclusiva, l'importante presenza degli attivisti e delle attiviste transgender e intersex del gruppo It, nato all'interno dell'organizzazione degli EuroGames per lavorare sull'inclusione delle persone "I" e "T" nei giochi. Tra di loro i nomi di Cristina Leo, portavoce di Colt (Coordinamento Lazio Trans), Giovanni Guercio, avvocato esperto in materia che ha seguito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 sul cambio anagrafico del nome, Alessandro Carollo, attivista, ex-atleta e genitore transgender.   

"L'organizzazione dei prossimi giochi - hanno dichiarato gli organizzatori - partirà proprio dai temi dell'inclusione di chi ancora è marginalizzato anche nella stessa collettività lgbti, nonché dalle tematiche della doppia discriminazione".

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Un ennesimo episodio di discriminazione da orientamento sessuale o identità di genere. Questa volta è capitato a Noemy, una donna transgender 35enne, nota nel mondo dei locali notturni quale spogliarellista. Le è stato infatti vietato d’accedere in una disco romana appunto perché trans.

È stata lei stessa a ricostruire i contorni della vicenda a Gaynews.

Alle 00:45 di oggi s’era recata in compagnia di due amiche al Nice (discoteca in zona Ponte Milvio), dove c’era un tavolo prenotato al loro nome in zona privé. «Ci stavano per far entrare – così racconta ancora incredula Noemy –, quando a un certo punto ci hanno bloccato.

Si è avvicinato allora un uomo e con molta gentilezza ci ha comunicato di essere rammaricato e di provare vergogna di ciò che stava per riferirci. Che, in pratica, non si poteva entrare per colpa mia.

Sono rimasta sbalordita come anche le mie amiche. Gli abbiamo chiesto la motivazione e lui ci  risposto, senza nominarla, che una persona dello staff mi aveva riconosciuta in quanto trans. Per cui io mi sarei dovuta allontanare mentre le mie amiche, se erano “vere” donne biologiche, sarebbero potute entrare».

A distanza di tante ore Noemy ha ancora difficoltà a parlarne.

«Sono ancora scioccata da quanto accaduto – aggiunge –. Io mandata via pubblicamente da un locale pubblico per il solo fatto d’essere trans. In 35 anni non mi era mai capitato di essere vittima d’una discriminazione omotransfobica, di subire una tale umiliazione».

Anziché chiamare carabinieri o polizia Noemy ha preferito denunciare la vicenda attraverso una recensione fortemente negativa sul sito del Nice con tanto di motivazione per omofobia.

«Mi aspettavo una risposta – conclude –. Una richiesta di scuse da parte dei gestori. E, invece, nulla. Soltanto un duraturo e assordante silenzio, che mi ferisce ancora di più».

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Quello della visibilità delle persone Lgbti e dei loro diritti, con particolare riferimento alla comunicazione televisiva e ai media in generale, sembra essere nuovamente un tema caldo della nostra agenda culturale. Soprattutto in un clima politico che sembra legittimare esternazioni offensive e omofobe come quelle di Vittorio Feltri che, all’indomani del partecipatissimo Pride di Milano, ha parlato del capoluogo lombardo come vivaio di finocchi

Tra i partecipanti della marcia meneghina dell’orgoglio Lgbti c'era anche il giornalista Alessandro Cecchi Paone che, questa sera presso il Love Park di Roma, interverrà al dibattito La rappresentazione delle rivendicazioni Lgbti in Tv. Incontro che, moderato da Vanni Piccolo, vedrà anche intervenire Fabio Canino, Bruno Tommassini Pugliese, Simone Alliva.

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Ed è proprio ad Alessandro Cecchi Paone che chiediamo un commento sulle parole di Feltri e  non solo. 

Alessandro, cosa senti di rispondere alle esternazioni del direttore di Libero, per cui Milano sarebbe un vivaio di “finocchi” e il Pd la brutta copia del Partito Radicale?

Io userei il termine gay e aggiungerei che, per fortuna, Milano ne è un vivaio! Il Pd è stato essenziale per due leggi di civiltà: le unioni civili e il testamento biologico. Ma non è ancora abbastanza per diventare un nuovo Partito Radicale!

A proposito della rappresentazione mediatica delle istanze Lgbti, questa sera, interverrai a uno specifico dibattito nella capitale. Come credi debbano essere oggi veicolate tali istanze in tv e attraverso i media?

Credo debbano essere rappresentate senza folclore e ridicolizzazioni con una seria e oculata attenzione e considerazione alla cultura, all’estetica e all’arte gay.

Pensi che, al momento, l’Italia rischi davvero una retromarcia sui diritti? 

Mi sembra evidente e le dichiarazioni di Vittorio Feltri lo dimostrano! 

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Ritenuta la società di consulenza aziendale più grande al mondo, Accenture è anche quest’anno uno dei principali sponsor del Milano Pride. Riprova del forte impegno che la multinazionale irlandese profonde da tempo a favore dei diritti civili e delle politiche di inclusione sui luoghi di lavoro.

In Italia Accenture è partner di Parks - Liberi e Uguali, associazione senza scopo di lucro che, fondata dal deputato Ivan Scalfarotto, opera sotto il patrocinio del ministero per le Pari Opportunità. Obiettivo di Parks è supportare le aziende partner a comprendere a pieno e realizzare al massimo le potenzialità di business legate allo sviluppo di strategie e pratiche rispettose della diversità.

Insieme con Parks Accenture organizza workshop e iniziative volte alla sensibilizzazione e formazione della leadership in una con la partecipazione al Parks GLBT Diversity Index. È questo uno strumento che misura il successo nel raggiungimento dell’obiettivo strategico di inclusione delle persone Lgbti.

In occasione della conferenza stampa di presentazione della Pride Week milanese, tenutasi a Palazzo Marino il 20 giugno, Accenture ha reso noti i risultati della ricerca Open For Business: strengthening the economic case.

Il report in 90 pagine è stato realizzato da Jon Miller e Lucy Parker (Brunswick Group), su commissione di Open for Business, una coalizione di 21 multinazionali (Accenture, American Express, AT&T, Barclays, BCG, Burberry, EY, Google, IBM, Inditex, LinkedIn, Linklaters, MasterCard, McKinsey & Company, Microsoft, PwC, RBS, Standard Chartered, Tesco, Thomson Reuters, Virgin Group) impegnate nella promozione dei diritti delle persone Lgbti.

Il report evidenzia come l’inclusione delle stesse coincida ovunque con l’acquisizione di livelli più elevati di innovazione, maggiori competenze e una migliore qualità della vita che, a loro volta, contribuiscono a migliorare la performance economica e l'aumento del Pil pro capite

È stata inoltre stilata una classifica delle 121 città più open for business del mondo in base al loro grado di inclusività, competitività economica e progresso sulle base di 23 parametri economici e sociali.

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Tra le città più aperte troviamo Amsterdam, Berlino, San Francisco, Londra e Stoccolma. Tra quelle parzialmente aperte figurano Milano e Roma insieme a Hong Kong, Johannesburg e Shanghai. Nella categoria delle città meno inclusive al mondo incontriamo Nairobi, Dakar, Kiev, Istanbul e Mosca.

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