Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

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Di omofobia, transfobia, violenza e bullismo si torna costantemente a parlare soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui sembra registrarsi un aumento dei casi di aggressione verso le persone Lgbti.

Come noto, a partire dall’inizio della XVIII° legislatura sono stati presentati vari progetti di legge volti a contrastare l’omotransfobia. Basti citare quelli della senatrice Monica Cirinnà (Pd) o dei deputati Alessandro Zan (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Laura Boldrini (LeU).

La scorsa settimana ci hanno pensato 36 senatori del M5s con il ddl recante Modifiche dell’art. 604 bis del Codice penale e le istituzioni di centri antiviolenza per le vittime di omotransfobia

Per saperne di più abbiamo raggiunto la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s a Palazzo Madama,  che di quel disegno di legge è prima firmataria.

Senatrice Maiorino, quali sono gli aspetti principali di questo ddl?

Innanzitutto ci tengo a dire che questo disegno di legge già al primo giro per la sottoscrizione ha raccolto l’adesione di trentacinque colleghi del mio gruppo e sono più che certa che al secondo giro ne raccoglierà ancora molte altre. Quello che facciamo con questo provvedimento è semplicemente andare a modificare l’art. 604-bis del Codice penale (che è la parte che si occupa dei “delitti contro l’uguaglianza”), aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. La parte in questione risulta quindi modificata in questo modo: “atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Il ddl tuttavia non si limita a riconoscere e distinguere il reato di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, ma prevede, oltre all’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia nella data del 17 maggio, anche l’istituzione di case rifugio - o centri antiviolenza - dedicati alle persone Lgbti vittime di violenza o in condizioni di fragilità perché respinti dalla famiglia d’origine. È piuttosto triste infatti constatare che nell’Italia del 2019 ancora si verificano casi di giovani lesbiche, gay o transessuali rigettati dalle proprie famiglie.

Omosessualità e transessualità da molti colleghi, soprattutto della Lega, sono considerati fatti privati o addirittura “atti contro natura” e, quindi, non soggetti a tutela. Dal momento che si propone di modificare il Codice penale aggiungendo all’art. 604 bis le parole: “o fondati sullaomofobia o sulla transfobia”, come pensa di superare tale scoglio? 

In tutta onestà, non so a quali colleghi si riferisca. Io in Senato ho un ottimo dialogo con tutti e, sebbene con la nostra controparte alGoverno vi siano delle differenze di visione che sarebbe sciocco negare, un'affermazione simile non l’ho mai sentita da nessuno. Questo provvedimento non va a toccare i cosiddetti “temi eticamente sensibili” - che poi è una formula ormai standardizzata per dire sostanzialmente che certi temi è meglio non toccarli - ma è semplicemente un doveroso rafforzamento e un affinamento del contrasto alla violenza e al bullismo.

Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersi conto in un attimo che chi ha un orientamento sessuale “minoritario” (mi passi l’espressione) è molto più esposto di chi è etero a subire forme di violenza fisica o verbale. Scoraggiare e punire queste forme di violenza - come di tutte le forme di violenza - è dovere di uno Stato e non può avere colori politici.

All’art. 6 del ddl si fa riferimento ai centri antiviolenza per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Di che si tratta?

Si prevede l’istituzione di un fondo apposito per la creazione di centri antiviolenza dedicati alle persone Lgbti. Il funzionamento e la gestione di tali centri ricalca in sostanza quelli già esistenti per i centri antiviolenza per le donne. Centri del genere esistono già in praticamente ogni paese d’Europa. Quindi, anche in questo caso, si tratta semplicemente di colmare una spiacevole lacuna.

Al governo il M5s è con la Lega. Come abbiamo potuto osservare, da tempo e ancor oggi su questi temi il vostro alleato è sempre stato uno dei maggiori partiti ostili. Come pensa di convincerli a votare favorevolmente questo disegno di legge? 

Come ho già detto, con la Lega abbiamo divergenze di vedute sui temi cosiddetti “etici” - e anche su questi ultimi, il panorama è in realtà molto più variegato e meno monolitico di quanto una certa stanca vulgata voglia far credere. In questo caso però di “etico” non c’è un bel nulla. Affermare che le persone non si picchiano e non si insultano per via del loro orientamento sessuale è una cosa di semplice buon senso e non è una dichiarazione di appartenenza politica - come purtroppo in questo paese ci è stato strumentalmente fatto credere per lunghi anni. Sono molto fiduciosa che lo spirito di questo provvedimento verrà compreso e non troverà ostacoli.

Omofobia e transfobia rientrano nell'ambito tematico della discriminazione ma afferiscono anche a quelli delle famiglie omogenitoriali. Come si pensa di coniugare tale lotta con una situazione ancora difficile da superare, proprio in Parlamento, in materia di stepchild adoption e adozioni? 

Sono convinta - e i dati corroborano la mia convinzione - che un bambino cresca sano e forte là dove è accolto e accudito con amore, e il genere dei genitori non influisce sul suo sviluppo psichico, intellettuale e affettivo. Questo però è un tema su cui non vi è unità di visione all’interno di nessuna forza politica, anche se credo che sia dovere della politica favorire un dibattito sereno, pacato e fondato sui fatti, nel paese, per contribuire a far crescere una coscienza critica e avveduta nei cittadini.

Per anni la politica non si è distinta in questo campo, ossia nel favorire la crescita culturale del popolo. Mi auguro che tra i tanti cambiamenti che stiamo apportando, possa esserci anche questo. È probabilmente il più difficile: imparare tutti a confrontarci senza faziosità, ma attraverso lo studio della materia e il rispetto dell’altro. La politica dà l’esempio, e spesso, su temi delicati come questo, ha dato purtroppo l’esempio sbagliato. Mi auguro si possa invertire la rotta. 

La senatrice Cirinnà ha dichiarato recentemente a La Repubblica: “Non mi fido delle aperture dei 5Stelle. Sui diritti sono ambigui “. Cosa le risponderebbe?

Come le dicevo, io sono felice di dialogare con tutti i colleghi. Anche alla senatrice Cirinnà sarò felice di rispondere, quando me lo chiederà direttamente.

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La seduta della Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna sulla legge anti-discriminazione si è chiusa con un rinvio: nessun voto dunque né sul testo da portare poi in Assemblea legislativa per il voto finale né sul discusso emendamento XXIV Paruolo-Boschini (Pd) sulla gpa

Ma a determinare la sospensione dei lavori è stata la sottoscrizione dell’emendamento da parte del centro-destra con un Pd sempre più in tilt.

Non a caso proprio ieri Michele Facci, relatore di minoranza e capogruppo del Movimento sovranista, aveva salutato favorevolmente l’emendamento XXIV come «passo indietro della maggioranza. Evidentemente le pressioni che abbiamo esercitato verso questa deriva discriminatoria al contrario hanno prodotto un risultato.

Ora bisogna vedere gli sviluppo ulteriori, ma rispetto alla impostazione iniziale dal nostro punto di vista è una vittoria. Ma questo non ci fa accontentare e andremo avanti, perché sono altri passaggi degni di essere ridimensionati. Per noi di questa legge non c'era bisogno: quindi la contestiamo a prescindere».

Il fatto che non si sia andati avanti oggi con il voto è stato comunque valutato quale «passo avanti» dal capogruppo di Sinistra Italiana Igor Taruffi, che ha dichiarato: «Oggi in commissione hanno trovato conferma tutti i motivi della nostra contrarietà agli emendamenti presentati dai colleghi del Pd, in particolare quello a firma Paruolo-Boschini sulla maternità surrogata, poi sottoscritto dalla Lega e da tutto il resto del centrodestra».

Votando quell'emendamento, afferma ancora Taruffi, «si sarebbe davvero compromessa una legge che invece riteniamo rispondere a problemi reali e sentiti e che vogliamo approvare quanto prima. Ma non vogliamo approvare una legge purchessia. Vogliamo una buona legge. Per questo abbiamo chiesto di togliere dal tavolo emendamenti come quello dei colleghi Paruolo-Boschini»

Intanto c’è grande mobilitazione per il presidio di domani in Regione, che, organizzato da Bologna Pride, si svolgerà in concomitanza col convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

Non senza i consueti toni vittimali Jacopo Coghe, già vicepresidente del XIII° Congresso mondiale delle Famiglie, ha oggi affermato: «Dopo il Congresso di Verona non si fermano l'odio e la discriminazione della lobby Lgbt e delle femministe contro di noi. Ci aspettano a Bologna con le solite contro-manifestazioni: d'altronde a loro piacciono le leggi bavaglio e le liste di proscrizione contro le opinioni 'dissidenti'».

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Ora basta, calendarizzare subito, Supporto alle vittime di omobitransfobia e, ancora, Stop bullismo omotransfobico nelle scuole.

Queste le scritte sui manifesti che alcuni attivisti e attiviste Lgbti e della Casa delle Donne del Mediterraneo hanno esposto ieri nel corso della riunione del Consiglio regionale della Puglia. I cartelli richiamavano l'attenzione sulla mancata calendarizzazione del disegno di legge sull'omofobia approvato in Commissione tre mesi fa.

Il presidente del Consiglio regionale Mario Loiezzo ha fatto allontanare gli attivisti tra gli sbeffeggiamenti dei consiglieri d’opposizione, che hanno strappato i cartelli

C’è stato anche un tentativo d’identificazione da parte di agenti della pubblica sicurezza in vista d’eventuale denuncia. Tentativo caduto a vuoto per intervento dell’assessore Borraccino.

Già da ieri quanto successo in Consiglio regionale è stato oggetto di comunicato di condanna da parte del comitato Puglia Pride.

«La nostra iniziativa - si legge - non ha certo riscontrato il favore di una serie di consiglieri dell’opposizione che, immediatamente, non solo ci hanno sbeffeggiati, ma hanno anche ben pensato di venire verso le nostre postazioni per strappare quei fogli intrisi dei bisogni di un’intera comunità che rivendica diritti e tutele ad oggi inesistenti. Ciò non bastando, oltre al sequestro dei nostri simboli e della nostra bandiera arcobaleno, alcuni di noi sono stati allontanati dalla sala consiliare, trattenuti all’interno dell’edificio e sottoposti a riconoscimento al pari di nefasti criminali, nonostante disponessimo di regolari permessi per assistere alla seduta consiliare.

Solo grazie all’intervento di alcuni consiglieri, che da sempre sostengono la nostra battaglia, siamo riusciti a riavere i nostri documenti e ad interrompere la nostra identificazione. Mai nel passato, anche recente, del Consiglio Regionale, altri manifestanti avevano riscontrato tanta ostilità e denigrazione. Questo ci consegna la realtà dei fatti, ovvero che più di una parte politica non vuole assolutamente che il ddl sia approvato ed è disposta a qualsiasi strumento per ostacolarne l’avanzamentoDopo due anni di discussione non siamo più disposti a temporeggiare. Pretenderemo con tutti gli strumenti e tutte le forze che il ddl regionale contro l’omobitransfobia, venga approvato prima del termine della legislatura in corso e che non cada nel dimenticatoio. 

Con l’avvicinarsi dell’Onda Pride che attraverserà a breve la nostra regione, ci attiveremo già da subito per dare un seguito ancora più dirompente all’azione di oggi. Il ddl regionale contro l'omobitransfobia non è un vezzo, non è il provvedimento possibile e prorogabile, ma la legge necessaria».

A esprimere invece oggi rammarico è Titti De Simone, che su Facebook ha stamani scritto: «Ieri è successa una cosa che mi ha fatto vergognare. Ho deciso di dirlo perché i luoghi della politica e delle istituzioni hanno per me una sacralità.  Con il massimo rispetto quindi per le istituzioni e per chi le dirige, non si caccia dal Consiglio regionale nessuno! Perché quella è la casa dei cittadini. Sono stati esposti solo alcuni cartelli, in silenzio, per richiamare l’urgenza della calendarizzazione della legge contro l’omotransfobia.

I rappresentanti di diverse associazioni lgbtq e della Casa delle donne del Mediterraneo sono stati allontanati dall’aula malgrado avessero regolare pass fornito da diversi consiglieri, e c’è stato anche un tentativo di riconoscimento da parte della pubblica sicurezza. Tentativo di denuncia per fortuna interrotto dall’intervento dell’assessore Borraccino. Non è mai successo, eppure di proteste ce ne sono sempre state, soprattutto ne ricordo recentemente una sulla xylella piuttosto animata. Ieri ho sentito da diversi consiglieri regionali, commenti che mi hanno fatto vergognare delle istituzioni. Una brutta pagina. Che conferma quanto l’omofobia sia dentro».

Contattata da Gaynews, l'ex deputata ha poi dichiarato: «In questo momento in Emilia Romagna e in Puglia, una legge di civiltà e di buon senso rischia di non vedere la luce per una battaglia ideologica condotta da forze retrive e oltranziste.

Registriamo purtroppo che ci sono resistenze anche dentro il centrosinistra e questo è grave, perché in un momento di attacco come questo ai diritti ed alle battaglie di civiltà, dopo quanto sentito a Verona, ci vorrebbe un sussulto in grado di segnare un argine. Mi chiedo su cosa, se non dai valori costituzionali dell’articolo 3, occorra costruire una opposizione concreta alle destre. Ricordo che altre Regioni hanno già approvato leggi contro l’omotransfobia in assenza di una legge nazionale che urge da almeno 20 anni».

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Benché le associazioni femministe dell’area emiliano-romagnola (dalla Casa delle Donne a Non una di meno) nonché quelle Lgbt abbiano criticato senza e senza ma l’emendamento Boschini-Paruolo (Pd) al pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, ArciLesbica Nazionale ha invece espresso pubblico plauso al riguardo. Anche se la questione surrogacy con l’omotransfobia c’entri come il cavolo a merenda.

Come prevedibile – data l’ossessione per il tema da parte di un’associazione che lo scorso anno ha perso, fra i vari circoli disaffiliatisi, anche quello di Bologna -, la presidente nazionale Cristina Gramolini ha dichiarato all’agenzia Dire: «Una legge contro l'omofobia la chiediamo da anni. Ma qualcuno vorrebbe utilizzarla per far passare l'autorizzazione a comprare figli all'estero, nonostante in Italia sia vietato dalla legge. Fare mercato di esseri umani è presentarla come libertà.

Io sono contenta se il Pd esce da questa ambiguità. Ci sono quattro scalmanati che lo ricattano, ma gran parte delle persone progressiste sono contro l'utero in affitto. Non è vero che lottare contro l'utero in affitto è di destra: è di sinistra. Noi siamo andate a manifestare a Verona. Non siamo rappresentate da Pillon, ma dal centrosinistra. Spero che il Pd ci dia modo di essere rappresentate». 

Non senza, poi, l’argomento vittimistico finale di essere «state cacciate dal Cassero per l'utero in affitto», sulla cui totale infondatezza ha così scritto su Fb Vincenzo Branà, presidente della storica associazione bolognese: «Cristina Gramolini è una bugiarda. Abbiamo partecipato assieme a una riunione in Comune affinché i loro progetti rientrassero nella coprogettazione.

Ma al termine dell'istruttoria pubblica, il Comune di Bologna - e non il Cassero - ha dato il suo diniego. Mi meraviglio di chi le dà ancora retta».

Ma a dare in serata una decisa risposta critica a Gramolini ci ha pensato l’ex deputata Titti De Simone, che è attualmente consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’Attuazione del programma ma che, dal 1996 al 2005, ha guidato ArciLesbica come prima presidente nazionale.

Raggiunta da Gaynews, De Simone ha dichiarato: «Concordo con le dichiarazioni del sindaco di Bologna. Trovo sbagliato che si introduca strumentalmente il tema della gpa, peraltro vietata in Italia, per contrastare la legge contro l’omotransfobia che è una vera emergenza visto l’aumento del bullismo nelle scuole.

Siamo in una fase molto preoccupante per i diritti delle persone Lgbt con un attacco frontale alle famiglie omogenitoriali e ai figli delle persone  omosessuali. Cosa inaccettabile per un Paese civile».

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Clima sempre più rovente in Regione Emilia-Romagna, dove domani in Commissione Parità sarà votato, fra gli altri, anche l’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gestazione per altri al travagliato progetto di legge “anti-omotransfobia” mentre giovedì si terrà il convegno del centrodestra Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

A suscitare al momento maggiori reazioni in area Lgbt e femminista è proprio quello che appare sempre più un regolamento di conti in casa dem emiliano-romagnola, dove l’emendamento – incomprensibile ai più dal momento che non si capisce cosa c’entri la gpa con il pdl in questione – appare non solo come una richiesta ineludibile dell’area cattolica del Pd ma anche un pestare i piedi da parte di chi non ha digerito l’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Nell’emendamento Boschini-Paruolo viene detto: «Dopo l’articolo 10 è inserito il seguente articolo 10bis:

  1. All’art. 13 comma 1 della L.R. 6/2014 aggiungere punto f:
  2. f) opera per prevenire e sostenere il contrasto, nell’ambito delle proprie competenze, anche avvalendosi della rete di protezione sociale di cui all’art. 11, di ogni forma di sfruttamento della donna e violazione della dignità della persona, con particolare riferimento a violenza sessuale, abuso di minori, sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti in famiglia, stalking, surrogazione di maternità.
  3. All’articolo 13 della L.R. 6/2014 aggiungere il comma 3:
  4. La Regione non concede i contributi di cui alla presente legge ad associazioni, anche se regolarmente iscritte nei registri regionali, che nello svolgimento delle proprie attività ledano la dignità della donna e delle persone relativamente alle lettere di cui al comma 1; qualora i contributi siano già stati concessi provvede alla loro revoca». 

I consiglieri di sinistra hanno già annunciato il loro voto contrario. Durissimo il sindaco di Bologna Virginio Merola che ha lanciato due tweet, in cui è rispettivamente scritto: «La legge sull'omotransfobia è un traguardo fondamentale e va approvata. Tuttavia non condivido l'accordo trovato nel gruppo Pd regionale, arrivato attraverso un emendamento a un'altra legge» e «È discutibile equiparare tout court la maternità surrogata alla violenza sessuale. In ogni caso non mancherà il sostegno del Comune di Bologna alle famiglie arcobaleno».

Per questo motivo nel pomeriggio di oggi il Centro delle Donne di Bologna ha indirizzato una lettera aperta di protesta che, indirizzata ai consiglieri e alle consigliere regionali, è stata firmata da numerose realtà associative e centri anti-violenza.  

«L’approvazione di tale legge - si legge  - non può essere procrastinata e soprattutto non può essere oggetto di nessuna contrattazione politica quando si tratta di garantire il rispetto dei diritti fondamentali per tutte e tutti senza alcuna distinzione.

In questi giorni circolano allarmi circa la volontà di alcuni consiglieri del Partito Democratico di proporre un emendamento al testo che intervenga sulla legge 6, stigmatizzando una serie di pratiche tra queste la maternità surrogata, già vietata in Italia dalla legge 40, caricando quel divieto di un giudizio morale collegandolo alla lesione della dignità della donna senza un reale confronto con i movimenti delle donne. Cosa c’entra la gestazione per altri con l’omotransfobia? Nulla a nostro avviso. 

Un eventuale emendamento di questo tipo rappresenterebbe inequivocabilmente la volontà di realizzare uno scambio politico sul corpo delle donne, privandoci della libertà di dibattere di un tema così divisivo e imbavagliandoci in una morale stabilita prevalentemente da uomini di potere. Questo tentativo, a nostro avviso, è lesivo della dignità delle donne e della loro autodeterminazione.

Non solo: un'inaspettata modifica alla legge 6, provvedimento nato da un percorso virtuoso con le associazioni di donne della regione, sarebbe vera scorrettezza che respingiamo categoricamente.

E infine: il solo timore che quell’emendamento rappresenti l’appiglio legale per negare il riconoscimento anagrafico a figli e figlie nati tramite gestazione per altri e altre, lo rende inaccettabile e del tutto affine al disegno politico del Congresso Mondiale delle Famiglie, contro il quale siamo scese in piazza a Verona. Far pagare ai bambini e alle bambine il prezzo di un conflitto politico è un atto deprecabile.

Qualsiasi tentativo di scambio politico in tal senso sarà fortemente denunciato e contestato dalle nostre realtà e da tutta la società civile, anche mediante i mezzi di comunicazione».

Intanto le associazioni si preparano a scendere in piazza contro l’annacquamento del pdl e il convegno del centrodestra, in concomitanza del quale è previsto un presidio in regione organizzato dal Bologna Pride. Appuntamento alle ore 17:00 in viale Aldo Moro, 50 «davanti alla sede della Regione Emilia Romagna - si legge nel comunicato - per contrastare le lobby cristiano integraliste che, con il supporto della Lega Nord e dei cattolici integralisti presenti in altri partiti, mettono a repentaglio i diritti e i valori conquistati per una società laica, solidale dove il rispetto delle donne e delle persone lgbt*iq+ è un aspetto fondamentale di ogni democrazia. Non ci fermeranno! Non ci fermeremo!".

Un altro, invece, promosso da Non una di meno, avrà luogo in piazza del Nettuno a partire dalle 19:00 e sulla falsariga della grande manifestazione veronese si chiamerà Bologna città transfemminista.

Nel comunicato di Nudm ne sono così spiegate le motivazioni: «Non si tratta di un'iniziativa "democraticamente" innocua, anzi, il disegno politico che la sottende è repressivo, razzista e aggressivo: lo dimostrano gli atti intimidatori che la precedono, così come le proposte omolesbotransfobiche che da lì verranno fatte.  Per questo non intendiamo affatto essere "accoglienti" o "dialogare", come ha suggerito invece a mezzo stampa il sindaco di Bologna. 

Gli attacchi ripetuti all’autodeterminazione di donne, lesbiche, gay, persone trans e intersex, di qualsiasi età, si sommano e si riflettono nella violenza razzista, istituzionale e sociale. Non basta appendere bandiere rainbow alle finestre del Comune, nessuno spazio deve essere concesso alla violenza dei neofondamentalismi e dei fascismi. Non Una di Meno lotta quotidianamente nelle case e nelle strade di tutto il mondo per un futuro e un presente femminista, che non lasci nessun* indietro. Risponderemo come sempre a queste derive e a questi attacchi: con migliaia di voci, irriducibili alle norme di genere, arrabbiate e vitali, contro la reazione familista e fascista.

Gli spazi femministi non si toccano, non si toccano le nostre vite, le nostre scelte. Organizziamo collettivamente la rabbia, sempre e ancora una volta, trasformandola in potenza gioiosa come a Verona. Per ogni attacco ricevuto saremo mille in più e #nonunadimeno».

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Anche in Puglia il disegno di legge recante norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere vive un iter quanto mai tortuoso. Sono due anni che se ne discute ma, nonostante il voto favorevole delle commissioni competenti, la calendarizzazione nell’aula del Consiglio regionale slitta continuamente.

Come se non bastasse, la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Patrizia Del Giudice, ha recentemente espresso parole di plauso al Congresso mondiale delle Famiglie di Verona.

«Non è la prima volta che la presidente, probabilmente in cerca spasmodica di visibilità personale, si lancia – ha dichiarato Titti De Simone, consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’attuazione del programma – in dichiarazioni personali che contraddicono il ruolo e gli obiettivi dell’organismo che dovrebbe rappresentare. Sono mesi che attendo di essere convocata dalla presidente in Commissione sul disegno di legge regionale contro l’omotransfobia. Non solo non ha ottemperato a questa richiesta, ma continua ad esprimere posizioni sue personali a nome della Commissione. 

Non sono in discussione le posizioni personali della presidente, ma con questo comportamento di parte, sta danneggiando il compito istituzionale della Commissione di cui ella dovrebbe essere attenta garante».

Alla luce di tali posizioni è stata lanciata una petizione onlinecon l’hastag #Tunonmirappresenti, per chiedere che sia revocato il mandato a Patrizia Del Giudice.

Oggi, invece, è stato diffuso in rete un documento a sostegno del “ddl regionale contro l’omobitransfobia che, strutturato in otto punti, spiega il testo articolo per articolo:

1) promuovere la libera espressione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

2) promuovere le politiche di inserimento e la parità di accesso al lavoro;

3) prevede la (promozione della) formazione per gli/le insegnanti e per tutto il personale scolastico, nonchè per i genitori, in maniera di contrasto a degli stereotipi di genere e di prevenzione del bullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’ identità di genere;

4) prevede la promozione di eventi socio-culturali che diffondano la cultura del pluralismo e della non discriminazione;

5) dispone interventi in materia socio-assistenziale e socio-sanitaria di informazione, consulenza e sostegno, in favore delle persone omosessuale, bisessuali, transessuali, transgender e intersessuali, nonchè delle loro famiglie;

6) prevede che la Regione promuova il soccorso, la protezione, il sostegno e l’accoglienza alle vittime di discriminazione o di violenza connesse in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere mediante i servizi sociali;

7) istituisce, nell’ambito dell’Osservatorio regionale delle Politiche Sociali, una sezione dedicata alle discriminazioni e alle violenze determinate da orientamento sessuale o identità di genere ( al fine di raccogliere dati, sviluppare la conoscenza delle relative problematiche e armonizzare le metodologie di intervento nel territorio);

8) prevede la “correzione” di messaggi televisivi, radiofonici o di spot pubblicitari che siano discriminatori nei confronti della comunità LGBTQI+.

Volto ad ottenere la calendarizzazione in Aula, il testo è stato al momento sottoscritto da varie associazioni Lgbti e per i diritti umani.

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Non si arresta l’ondata d’odio omotransfobico in Francia con un crescendo preoccupante. Questa volta vittima di pestaggio e insulti Julia, giovanne donna transgender, aggredita domenica scorsa in Place de la République a Parigi durante una manifestazione contro il regime algerino.

«Spero sia fatta giustizia. Spero che la gente capisca e apra gli occhi affinché questo genere di aggressioni non avvenga mai più». Con queste parole Julia ha oggi commentato ai microfoni di Bfm-Paris quanto accadutole. Scena fra l’altro filmata e messa on line da Lyes Alouane, esponente regionale dell'associazione Stop Homophobie, prima di diventare virale sui social.

Nel video si vede la giovane presa di mira da insulti e sberleffi mentre si trova sulle scale della metro. Ad accanirsi contro di lei, sola, sono in parecchi. Julia riesce ad aprirsi un varco tra la folla ma viene raggiunta e colpita da un individuo che le sferra diversi pugni.

 

«C'è stata tanta umiliazione - ha dichiarato oggi in una trasmissione televisiva su Lci -: l'ho vissuta abbastanza male. Le immagini parlano da sé. È traumatizzante che questo accada a Parigi nel 2019. Se fate attenzione non cerco mai di fuggire ma di difendermi. Guardando in faccia il mio aggressore dico: 'Non mi fai paura'».

Una dura condanna per quanto accaduto è stata espressa da larga parte del mondo politico e dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo.

«Questa aggressione chiaramente transfobica in piena Parigi - ha twittato ieri Marlène Schiappa, segretaria di Stato per l'Uguaglianza tra le donne e gli uomini e la Lotta contro le discriminazioni - è inammissibile! Gli autori vanno identificati e portati in tribunale. Le Lgbt+ fobie non sono opinioni ma stupidità e odio. Assaltano e uccidono».

Uno di loro è già stato rintracciato e posto in stato di fermo, prima di venire rilasciato in attesa della conclusione dell'inchiesta. Sulla vicenda indaga la polizia della capitale.

Intanto sui social network Julia ha ricevuto migliaia di messaggi di sostegno. Anche se lei continua a deplorare che molti «associno la sua aggressione all'Algeria. Ho visto messaggi di odio, di razzismo. Non bisogna confondere tutto. Chi mi ha aggredito sono persone ignoranti, nulla a che vedere con le religioni o col fatto che siano algerini». Quanto alla denuncia che ha sporto in commissariato, plaude al lavoro della polizia: «Mi hanno trattato molto bene, chiamandomi: Madame».

Julia ha poi parlato della sua vita, dei non facili rapporti con i genitori, del fatto che in molti la percepiscano ancora come "un uomo travestito", ma anche della "fortuna" di essere stata compresa dal suo datore di lavoro.

«Ha accettato la mia transizione - ha concluso -. Mi ha accompagnata, sostenuta, e non ho perso il posto come invece succede a tante persone nella mia situazione». 

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Il noto arbitro calcistico Marco Guida ha ricevuto venerdì a Torre Annunziata (Na), sua città natale, una targa in riconoscimento dell’impegno profuso nell’abbattere i muri della discriminazione e della stigmatizzazione delle persone Lgbti nel mondo sportivo.

Voluta dale associazioni Pochos Napoli e Pride Vesuvio Rainbow, la consegna sarebbe dovuta avvenire a Napoli, il 2 febbraio, in occasione della Copa Adelante 2019, torneo nazionale dilettantistico di calcio a 5 con squadre di giocatori gay, per la quale era prevista la partecipazione di Guida nelle vesti di testimonial.

Impegni lavorativi impedirono però all’arbitro torrese di prendervi parte non senza una mail agli enti organizzatori: in essa esprimeva il grande dispiacere per l’impossibilità di partecipare a un evento cui teneva tanto. 

Alla premiazione, tenutasi presso Nonsolocaffè Reload, ha preso parte anche don Ciro Cozzolino, responsabile del comitato locale di Libera, che ha ribadito la necessità di reagire alle discriminazioni delle persone Lgbti.

Viva soddisfazione per la riuscita dell’evento, che ha visto un’ampia partecipazione, è stata espressa da Danilo De Leo, referente di Pride Vesuvio Raimbow, e Antonello Sannino, presidente di Pochos Napoli e responsabile del Mediterranean Pride of Naples 2019 nonché esperto di omo-transfobia in ambito sportivo.

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Le candidate e i candidati democratici alle prossime elezioni presidenziali statunitesi del 2020 prenderanno parte, il 10 ottobre, un forum incentrato sulle questioni della collettività Lgbti

Organizzato da Human Rights Campaign Foundation (Hrc) e dalla Luskin School of Public Affairs dell’Università della California (Ucla) di Los Angeles, il meeting si svolgerà presso lo storico edificio accademico della Royce Hall. La data è stata scelta per la sua portata significativa, essendo il 10 ottobre la Giornata Nazionale del Coming Out.

Tra gli argomenti in agenda la prevenzione e il contrasto ai crimini d'odio, le restrizioni alle terapie di conversione e diritti delle persone transgender. Tutti temi caldi su cui nell'era Trump si discute moltissimo negli Stati Uniti. 

«I diritti di milioni di componenti della comunità Lgbti - ha spiegato il presidente di Hrc Chad Griffin -  sono la posta in gioco nelle presidenziali del 2020. Ma siamo anche un potente blocco di elettori, che aiuterà a determinare il risultato». 

Gary Segura, decano della Luskin School, ha invece affermato: «Siamo entusiasti di collaborare con Human Rights Campaign per portare a una maggiore attenzione del pubblico le questioni Lgbti e le posizioni politiche dei candidati». 

Per essere invitati, i partecipanti dovranni avere almeno conseguito l'1% delle preferenze in tre sondaggi nazionali o ricevuto 65.000 donazioni da persone di 20 stati Usa.

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