Sono state oggi approvate per alzata di mano a Strasburgo due risoluzioni che, per quanto non legislative, sono di particolare significato per le persone Lgbti, ancora oggetto di violenza e discriminazione in Europa. Motivo per cui l'Ue e i suoi Stati membri dovrebbero fare di più per proteggere i loro diritti.

È quanto ha messo nero su bianco il Parlamento europeo adottando la risoluzione sulle azioni Lgbti dal 2019 al 2024. Con essa si invita la Commissione europea a garantire che i diritti delle persone Lgbti rappresentino un’assoluta priorità nel suo programma di lavoro per il prossimo quinquennio. 

Come ricordato da Daniele Viotti, copresidente dell'Integruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, «i diritti delle persone Lgbti non sono tutelati in modo uniforme in tutta Europa. L’Ue non dispone ancora di una protezione globale contro la discriminazione basata sull'identità di genere, sull'orientamento sessuale o sulle caratteristiche sessuali.

Le unioni omosessuali non sono riconosciute o tutelate in tutti gli Stati membri. La sterilizzazione è un requisito per il riconoscimento giuridico del genere in 8 Stati membri e 18 Stati membri richiedono una diagnosi di salute mentale. Nel frattempo, l'elenco delle azioni rimane limitato in termini di priorità e di impegno e le risposte innovative dell'Ue, come il pilastro dei diritti sociali, non vengono integrate».

L’altra risoluzione approvata a Strasburgo denuncia le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e chiede alla Commissione e agli Stati membri di intervenire per garantire l'integrità fisica, l'autodeterminazione e l'autonomia dei bambini intersessuali.

In 21 Stati Ue minori intersessuali vengono sottoposti a interventi chirurgici di "normalizzazione" sessuale, senza il consenso della persona interessata. Per questo motivo insistendo sulla necessità d’armonizzare a livello europeo la legislazione in materia sull’esempio di leggi come quella portoghese e maltese, che proibiscono gli interventi chirurgici, la risoluzione ricorda come le identità intersessuali debbano essere depatologizzate e come le persone intersessuali debbano beneficiare dei più alti standard di salute previsti nella Carta delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Viva soddisfazione è stata espressa dall’europarlamentare Viotti per tali risultati, che segnano anche il termine dell’incarico di copresidente dell’intergruppo.

«Con grande orgoglio – ha commentato - ho guidato, prima con Ulrike Lunacek e poi con Terry Reintke, il più grande integruppo presente al Parlamento europeo, portando all'attenzione di questa istituzione situazioni di grave pericolo per le persone omosessuali, come quella in Cecenia, partecipando ad iniziative in giro per il mondo, come al Pride di Instanbul e alla prima conferenza sui diritti gay in Tunisia»

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Fino a domenica 17 Febbraio, presso il Teatro Piccolo Bellini di Napoli, andrà in scena Un eschimese in Amazzonia, progetto scenico di Liv Ferracchiati, ultimo capitolo della trilogia dell’identità ideato dalla stessa regista. Un eschimese in Amazzonia ha vinto il Premio Scenario 2017 e porta in scena un confronto tra una persona transgender – l’eschimese – e la società, qui rappresentata dal coro.

Il titolo prende spunto da una dichiarazione dell’attivista trans e sociologa Porpora Marcasciano, figura di spicco del transfemminismo italiano, e fa riferimento a quel contesto socio-culturale che «compromette, ostacola e falsifica un percorso che potrebbe essere dei più sicuri e dei più tranquilli».

Per saperne di più, abbiamo contattato Liv Ferracchiati durante le repliche napoletane dello spettacolo.

Un eschimese in Amazzonia fa parte della sua trilogia dell’identità: ci presenta questo progetto?

La trilogia dell’identità consta di tre capitoli, tre spettacoli, che affrontano i temi del transgenderismo e, soprattutto, dell’identità delle persone FtM. Il tentativo è quello di raccontare il viaggio mentale che una persona transgender compie senza far uso di ormoni o interventi chirurgici per riappropriarsi della propria identità. Io ho voluto raccontare l’ordinarietà e la normalità del transgenderismo. Per far ciò ci siamo serviti di opere importanti di riferimento per gli studi di genere, come quelle di Judoth Butler, ma anche delle registrazioni che abbiamo fatto intervistando tante persone transgender.

Cosa accade in questo suo progetto per la scena?

Un eschimese in Amazzonia utilizza un linguaggio teatrale un po’ diverso. Il linguaggio si svolge su due piani: la parola strutturata quasi musicale del coro che rappresenta la società e la parola improvvisata dell’eschimese. Riprendo la celebre frase della leader del Mit Porpora Marcasciano perché le persone transgender, cioè gli eschimesi, vivrebbero un’esistenza molto serena se non fosse la società ad essere impreparata ad accoglierli. La fragilità della parola improvvisata è la metafora della difficoltà che vive l’eschimese che non sa come raccontare la sua condizione. Un eschimese in Amazzonia gioca molto con il pubblico e lo fa in maniera ironica e con leggerezza.

La presenza di un eschimese in Amazzonia mette in crisi le regole sociali vigenti. Quali regole in particolare sono messe in discussione da tale presenza?

L’eschimese mette in crisi la percezione dei ruoli di genere perché osservare sul palco un performer che vive al maschile essendo percepito con un corpo femminile mette in crisi un sistema di valori che prevede che un uomo sia quello che biologicamente ha un determinato corredo cromosomico e un organo genitale maschile. Non basta la biologia però per la costruzione dell’identità di genere ma si tratta di un adeguamento culturale che l’individuo opera durante la propria crescita e della mente che fa funzionare tutto il corpo come corpo maschile o femminile.

Secondo lei, a che punto è la notte, soprattutto in Italia, relativamente alle questioni che riguardano l'identità di genere?

L’Italia sta conoscendo un periodo di diminuzione dell’apertura verso ciò che è considerato diverso. Ovviamente, è una convenzione decidere ciò che è diverso e ciò che è uguale. La parola diversità è bella perché siamo tutti diversi ed è bello esaltare la diversità di ognuno anche delle persone cisgender. Poi siamo anche tutti molti simili nei percorsi di vita perché nasciamo e andiamo verso la morte. Sicuramente, c’è un inasprimento dei rapporti sociali relativamente a determinati temi perché la politica dell’attuale governo lavora sul l’intolleranza e non sulla tolleranza, è un gioco a raccogliere dei voti attraverso la paura, un gioco che può essere premiato nel breve termine ma che porterà a una situazione disastrosa.

Però ci sono anche dei varchi di speranza per esempio abbiamo messo in scena al Teatro India di Roma Un eschimese in Amazzonia davanti a delle classi di liceo e i ragazzi erano entusiasti del linguaggio utilizzato è molto sereni rispetto alla tematica affrontata è questo mi fa ben sperare nel futuro.

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La Corte Suprema del Giappone ha respinto il ricorso di Takakito Usui, persona Mtf, che aveva chiesto la rettifica dei dati anagrafici senza sottoporsi a intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

La commissione dei quattro giudici nipponici ha infatti confermato che la legge del 2003 sul diritto di cambiare genere legalmente è in piena linea con la Costituzione. Tale normativa prevede che la rettifica dei dati anagrafici può essere effettuata solo dopo che la persona richiedente si sia sottoposta a intervento chirurgico e sterilizzazione e non abbia figli minori di 20 anni.

Pur ribadendo la piena costituzionalità della legge, la Corte Suprema ha al contempo sollevato dubbi sulla medesima, riconoscendone il carattere invasivo e rilevando come la legislazione necessiti di una regolare revisione a mano a mano che mutano i valori sociali e familiari.

Mamoru Miura, presidente della Corte, ha dichiarato: «La sofferenza avvertita da tali persone è anche un problema per la società nel suo insieme, che dovrebbe tener conto dell'identità di genere in tutta la sua complessità».

Intanto Usui ha già annunciato che la sua battaglia non è terminata. Al suo fianco le associazioni  Lgbti e per i diritti umani mentre nella stessa opinione pubblica nipponica si registra una graduale sensibilità al riguardo.

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Come annunciato in ottobre dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo a seguito dell’aggressione a Guillame Mélanie, fondatore e copresidente di Urgence Homophobie, il contrasto alle violenze da orientamento sessuale e identità di genere è divenuto uno dei temi prioritari nell’agenda del comune e del governo francese. 

Secondo Urgence Homophobie tra gennaio e settembre scorso il numero di denunce per omofobia è cresciuto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017 con più di 260 episodi riscontrati. 

La sindaca socialista ha proposto un piano affinché «Parigi rimanga la città dell'uguaglianza e della libertà di essere se stessi», sbloccando un fondo di 100.000 euro per la sua attuazione e a sostegno delle associazioni impegnate nel contrasto all'omotransfobia. Nella capitale sarà inoltre istituito un Osservatorio parigino Lgbti in una con campagne di comunicazione nei mezzi pubblici.

A livello invece governativo è stato invece varato un piano di emergenza con una serie di misure contro le violenze omotransfobiche, che vanno dalla prevenzione al perseguimento penale: a presentarlo la segretaria di Stato, delegata alla Parità di genere e alla Lotta alle discriminazioni, Marlène Schiappa. Il piano prevede una campagna nazionale di lotta all'odio Lgbti nel 2019, sensibilizzazione nelle scuole e formazione delle forze dell'ordine.

E, proprio oggi, una settantina di personalità e artisti ha lanciato la clip musicale intitolata De l’amour per denunciare le crescenti aggressioni omotransfobiche in Francia.

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La Lok Sabha o Camera bassa del Parlamento dell'India ha ieri approvato il disegno di legge volto a proteggere la comunità transgender e a riconoscerne la peculiare identità

Il testo era stato inizialmente presentato alla Camera nell’agosto 2016, per essere nuovamente sottoposto alla discussione parlamentare alla fine del 2017. Tali le critiche, sollevate da parlamentari di centro-sinistra e da componenti delle associazioni Lgbti, da spingere il governo a trasmettere il progetto di legge a una Commissione parlamentare permanente e ad accettare 27 emendamenti.

Nonostante restino ancora numerose criticità (dall’assenza di specifiche tutele in ambito lavorativo e scolastico alla negazione del diritto di autoidentificare il proprio genere) il ministro per la Giustizia e l'emancipazione sociale dell'Unione Thawar Chand Gehlot ha dichiarato che il disegno di legge  approvato dalla Lok Sabha è completo sì da non avere bisogno di ulteriori discussioni. 

«Gli obiettivi del disegno di legge includono la tutela degli interessi delle persone transgender, la definizione del termine 'transgender' per dare loro riconoscimento e la costituzione di un Consiglio nazionale transgender».

È proprio la modifica della definizione del termine transgender a segnare, invece, un notevole passo in avanti rispetto all’originaria versione del 2016. In essa si definiva transgender un individuo «né interamente femminile né interamente maschile: una combinazione di sesso femminile o maschile, né femminile né maschile».

Nel testo approvato, invece, dalla Lok Sabha la definizione è così riportata: «Una persona il cui genere non corrisponde a quello assegnato alla nascita e include tanto l’uomo-trans quanto la donna-trans, la persona con variazioni intersessuali, la persona gender-queer e  le persone con identità socio-culturali come kinnar, hijra, aravani, jogta».

Il disegno di legge dovrebbe essere presentato alla Rajya Sabha nell’attuale sessione invernale, che si concluderà l'8 gennaio. Ma alla Camera Alta il partito di centro-destra National Democratic Alliance, che nella discussione alla Camera Bassa l’ha fatta da padrone per la maggioranza dei parlamentari (307 su 545), rischia di vedere il testo respinto potendo contare solo su 89 seggi rispetto ai 245 complessivi.

Alcuni partiti di centro-sinistra hanno già annunciato battaglia a partire da Dravida Munnetra Kazhagam, il cui parlamentare Tiruchi Siva ha già detto che si opporrà fermamente al disegno di legge.

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Il 19 e il 20 ottobre si è tenuto a Napoli il congresso internazionale La popolazione transgender e gender nonconforming: i differenti contesti dell’intervento.

Organizzata dall’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig), dal Centro di Ateneo SInAPSi dell'Università degli studi di Napoli Federico II e dal Dipartimento  di Neuroscienze e Scienze riproduttive ed Odontostomatologiche del medesimo ateneo federiciano, la due giorni ha visto la partecipazione di nomi dal calibro di Jack Drescher, Alain Giami, Thomas D. Steensma, Giancarlo Spizzirri, Alexander Schuster e Mariela Castro Espín.

A meno di due mesi dall’assise convegnistica abbiamo raggiunto telefonicamente a L’Avana la figlia dell’ex capo di Stato Raúl Castro e presidente del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex). 

Dottoressa Castro Espín, come vivono le persone Lgbti a Cuba? Cuba è, secondo lei, un Paese omotransfobico?

A Cuba le persone Lgbti godono degli stessi diritti di tutte altre. Ma non mancano situazioni di criticità.

Sebbene la società cubana abbia compiuto progressi nel rispetto delle differenti espressioni della diversità sessuale e di genere, ci sono, infatti, ancora molti pregiudizi omofobici e transfobici che si manifestano principalmente negli ambiti familiare, lavorativo e scolastico. Pertanto, a seguito di un dialogo prolungato tra Cenesex, Partito Comunista di Cuba e rappresentanti del governo e della società civile, sono stati attuati cambiamenti politici espliciti per risolvere le varie diseguaglianze che colpiscono le persone Lgbti.

Ad esempio, dal 1979 le persone transgender e gender nonconforming ricevono assistenza istituzionale e gratuita da parte del sistema sanitario pubblico nazionale. Assistenza che include supporto psicologico, trattamenti ormonali e chirurgici di femminilizzazione e mascolinizzazione. Dal 2007, a seguito di numerose lettere di protesta della popolazione, sono stati ripresi gli interventi di riassegnazione chirurgica del sesso che, iniziati nel 1988, erano stati successivamente interrotti.

Dal 2012 il Partito Comunista di Cuba ha incluso la non discriminazione da orientamento sessuale tra i propri punti programmatici di politica economica e sociale. 

Successivamente, a seguito del 7° Congresso del 2016, sono stati presentati i principi guida e le linee tematiche per l’elaborazione del Piano nazionale di Sviluppo economico e sociale fino al 2030: in essi è ampliato il principio di uguaglianza e non discriminazione da orientamento sessuale e identità di genere. Da allora è il partito a svolgere un ruolo guida in tali cambiamenti a Cuba.

Abbiamo inoltre preso atto della necessità di procedere nelle modifiche legislative. Modifiche che consentirano di riconoscere e garantire tutti i diritti alle persone Lgbti. Il processo di riforma costituzionale, che stiamo attualmente vivendo, sarà un importante punto di partenza. In seguito, sarà qui necessario aggiornare l’ordinamento giuridico cubano per garantire l'effettivo esercizio dei diritti che si intende riconoscere nella Carta Costituzionale.

Oltre a quelli accennati, quali sono stati negli ultimi anni gli altri cambiamenti a Cuba per le persone Lgbti?

Per quanto riguarda i diritti delle persone Lgbt la volontà politica del governo cubano si esprime, da una parte, nel processo in corso di modifiche costituzionali e legislativi in ​​corso, che dovrebbero aiutare ad ampliare e migliorare i meccanismi di tutela e garanzia di tutti i diritti.

Ad esempio, dal 2008 l'Educazione integrale alla sessualità è stata regolamentata dal Ministero dell'Istruzione con particolare attenzione al tema del genere e dei diritti sessuali, affrontando la questione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere nel processo di insegnamento e apprendimento. Inoltre, nel 2014, è stato introdotta nel Codice del Lavoro la non discriminazione per genere e orientamento sessuale.

Attualmente, il progetto di riforma costituzionale (che è stato sottoposto alla consultazione popolare tra il 13 agosto e il 15 novembre), contempla l'art. 40 su l'uguaglianza e la non discriminazione, secondo la quale sono specificati i concetti di orientamento sessuale e identità di genere. Inoltre, l'articolo 68 (molto discusso) propone di modificare il concetto di matrimonio quale riconoscimento legale dell’unione tra due persone. In questo modo viene aperta la porta all’introduzione nell’ordinamento giuridico cubano del diritto delle persone Lgbti diritto al matrimonio.

Dall’altra e in parallelo è stato fatto un duro lavoro nell'ambito dell’educazione popolare. Ad esempio, dal 2001 abbiamo iniziato la formazione di attivisti per i diritti sessuali tra le persone Lgbti oltre alle persone eterosessuali sensibili a tali cause. Possiamo già contare su oltre 3000 attivisti che vanno a integrare i numerosi gruppi esistenti in tutto il Paese, che agiscono come Società Civile.

Dal 2007 celebriamo la Giornata internazionale contro l'omofobia e dal 2009 in poi abbiamo iniziato a organizzare specifiche manifestazioni per tutto il mese di maggio. Attualmente esse sono celebrate nella maggior parte delle province del Paese in stretto coordinamento con il partito, i governi locali e la società civile. Le giornate cubane contro l'omofobia e la transfobia sono progettate in linea con le strategie formative e comunicative, che sono approntate annualmente per contribuire all'educazione dell'intera popolazione cubana. Lavoriamo con media nazionali e locali, con istituzioni statali e organizzazioni della società civile.

Ogni anno, inoltre, realizziamo eventi di formazione e dialogo con la polizia e le istituzioni dell’ordinamento giuridico per prevenire e affrontare situazioni di violazione dei diritti delle persone Lgbti.

Un altro esempio dei risultati delle strategie nazionali di  educazione e sensibilizzazione è offerto dalla scelta popolare di una persona trans, Adela Hernandez, come delegata all'Assemblea Municipale del Potere Popolare nel comune di Caibarién, situato nella provincia centrale di Villa Clara. Una tale scelta è dimostrazione del progresso compiuto dalla società cubana nella decostruzione degli stereotipi associati alle persone trans.

Nel 2007, all'interno del Cenesex, è stato istituito il Servizio d’Orientamento Legale progettato per assistere e accompagnare le persone che subiscono violazioni in dei loro diritti sessuali. Si tratta di un ulteriore spazio che, senza sovrapporsi alle altre strutture statali a tutela dei diritti delle persone, contribuisce a garantire i medesdimi secondo una prospettiva specializzata. In più di dieci anni di esperienza questo servizio ha acquisito legittimità nella società. Cosa che è evincibile dall'aumento dei casi seguiti e dalla positiva risoluzione di situazioni problematiche che riguardano la salute sessuale e i diritti sessuali di questi persone.

La complessità dei processi di cambiamento culturale e la creazione di coscienza critica in una società in Rivoluzione richiede un lavoro permanente. Avremo pertanto sempre problemi da risolvere. L'importante è identificare le contraddizioni e impegnarsi in strategie di trasformazione sociale.

Da Cuba facciamo infine un salto in Italia. In ottobre lei ha partecipato al congresso napoletano sulle persone transgender e gender nonconforming. Qual è la sua valutazione?

È stata un'ottima iniziativa che ha riunito professionisti di ogni settore impegnati in indagini scientifiche al riguardo. Ma ha anche accolto persone transgender e gender nonconforming, che come soggetti di diritto promuovono, secondo la propria ottica, attivismo sociale e con le personali esperienze apportano informazioni e analisi preziose .

Ho potuto apprezzare un alto livello nell’ideazione e organizzazione del programma scientifico. Ho avuto inoltre la possibilità di dialogare con partecipanti italiani e stranieri.

Questo tipo di congresso di piccolo/medio formato su un argomento specifico è molto efficace. Esso troverà continuazione attraverso il protocollo d’intesa firmato tra l'Università di Napoli e il Cenesex, che è al contempo un centro di studi post-laurea dell'Università di Scienze Mediche de L'Avana. Non vedo l'ora di rafforzare i legami tra professionisti e attivisti cubani e italiani nonché favorire la diffusione dei lavori scientifici presentati al Congresso di Napoli attraverso la casa editrice del Cenesex.

Sono stata particolarmente colpita dal riconoscimento assegnato a Paolo Valerio per la brillante carriera accademica. Speriamo di averlo presto a Cuba non solo come professore e ricercatore ma anche come artista con un’esposizione delle sue opere.

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«Bellissima vittoria da vivere oggi insieme al Consiglio nazionale».

Così ha twittato ieri il deputato Mathias Reynard, componente del Partito Socialista Svizzero, per commentare l’approvazione in via definitiva al Consiglio nazionale della legge contro l’omofobia, per la quale egli ha combattuto per sei anni.

Col voto favorevole del 56% di quella che è la Camera bassa del Parlamento svizzero la legge antirazzista elvetica sarà d’ora in poi estesa alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.

Il Consiglio degli Stati (o camera alta dell’Assemblea Federale) si era invece espresso a favore del disegno di legge mercoledì 28 novembre.

Con un’integrazione dell'articolo 261 bis del Codice penale, noto come "norma antirazzista", sarà perseguito ex officio chi rivolge all’indirizzo di persone omosessuali insulti omofobi. La condanna prevista è fino a un massimo di tre anni di carcere in una con sanzione pecuniaria.

Nessun riferimento nella legge, invece, alle aggressioni fisiche a danno di persone omosessuali.

Ma a scatenare l’ira delle associazioni è il mancato riferimento alla transfobia nel testo normativo. Per iniziativa dei deputati del Consiglio degli Stati l'Assemblea federale ha rifiutato di estendere l’articolo 261 bis alle discriminazioni basate sull'identità di genere, ritenendo «troppo vaga la nozione a quella sottesa».

Inviatando a vedere il «bicchiere mezzo pieno», Reynard ha commentato: «Capisco la reazione delle associazioni coinvolte, ma sarà difficile andare oltre con l'attuale Parlamento. La vittoria di oggi è già importante».

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L'amministrazione Trump prepara una stretta su diritti e tutele acquisiti dalle persone transgender sotto la presidenza di Barack Obama. A riportarlo il New York Times sulla base di un memorandum del Dipartimento della Sanità e dei servizi umani, di cui è entrato in posseso.

Dal documento emerge come il governo stia lavorando a una legge che restringe la definizione di genere d’una persona, determinato immutabilmente dai soli organi genitali alla nascita.

Se la norma dovesse essere approvata, ciò equivarrebbe all’affermazione della non esistenza delle persone transgender. Sarebbe infatti sradicato quel riconoscimento federale garantito a 1.400.000 statunitensi che hanno optato per riconoscersi - con intervento chirurgico o in altro modo - in un genere diverso rispetto a quello biologico.

«Sesso significa – così il memorandum - lo status di una persona come maschio o femmina basato su tratti biologici immutabili e identificabili prima della nascita. Quello elencato su un certificato di nascita, come originariamente rilasciato, costituirà una prova definitiva del sesso di una persona a meno che non venga confutato da prove genetiche affidabili».

Insomma un’ulteriore quanto definitiva offensiva di Trump contro le persone transgender, che ne ha più volte chiesto l'espulsione dalle forze armate e le ha poi bandite eccetto che per «circostanze limitate»eccetto che per «circostanze limitate».

Un’offensiva contro le collettività Lgbti tutta, se si tiene anche in conto che, oltre alle varie misure restrittive adottate dal tycoon, c’è da aggiungere la vacanza della posizione (creata dall'ex segretario di Stato John Kerry) di un inviato speciale che ne difenda i diritti in tutto il mondo.

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A partire da oggi fino a domani si terrà a Napoli, città storicamente simbolo dell’accoglienza per le persone transgender, il congresso internazionale La popolazione transgender e gender nonconforming: i differenti contesti dell’intervento.

Luogo dell’assise convegnistica sarà l’ex complesso monastico dei SS. Marcellino e Festo, sul cui chiostro monumentale si affacciano le differenti sale ospitanti il Museo di Paleontologia e il Dipartimento di Scienze naturali della Federico II. 

Quello dell’ateneo partenopeo è, fra l'altro, solo uno dei patrocini di cui gode il congresso e tra i quali non possono non menzionarsi quelli del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Campania e del Comune di Napoli.

Un’iniziativa di livello, la cui ideazione e promozione sono da ascriversi a una personalità del mondo accademico federiciano quale Paolo Valerio.

Non a caso la due giorni è stata organizzata dall’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig), di cui l’ordinario di psicologia clinica è presidente, in collaborazione con l’Osservatorio universitario sulle differenze, il Centro di Ateneo SInAPSi (che si occupa di promuovere la cultura dell’inclusione tra quante e quanti frequentano i corsi universitari) e il Dipartimento  di Neuroscienze e Scienze riproduttive ed Odontostomatologiche delle Federico II.

Tra i relatori di caratura internazionale, che possono vantare un’esperienza decennale sui temi trattati, bisogna ricordare Jack DrescherAlain Giami, Thomas D. Steensma, Giancarlo Spizzirri, Alexander Schuster. Ospite d’eccezione sarà invece la psicologa Mariela Castro Espín, figlia dell’ex presidente cubano Raúl e presidente del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex).

Né mancheranno gli interventi di figure di rilievo del transgenderismo nazionale e locale come Porpora Marcasciano, Regina Satariano, Ottavia Voza, Loredana Rossi, Daniela L. Falanga.

A poche ore dall’inizio della manifestazione è il prof. Paolo Valerio a precisare a Gaynews l’utenza a cui intende rivolgersi questo evento: «Questo congresso internazionale è rivolto a tutti coloro che sono interessati ad avere un confronto sui temi legati alle questioni di genere, affrontando le ricerche più attuali sui differenti contesti dell’intervento rivolti alla popolazione transgender e gender nonconforming».

Per il presidente dell’Onig «punti di forza dell’iniziativa sono la prospettiva depatologizzante e lo sguardo multidisciplinare, che vede l’integrazione tra professionisti di diversa formazione (psicologi, medici, sociologi, avvocati etc.)».

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«Nessuno studente di una scuola non statale potrà essere espulso sulla base dell’orientamento sessuale».

Queste le parole che, pronunciate sabato dal premier australiano Scott Morrison, hanno posto fine ai recenti dibattiti sulla questione legislativa in materia, che sembrava dovesse trovare tutt’altra soluzione. 

A sollevare la polemica, nei giorni scorsi, la pubblicazione del documento riservato The Review of Religious Freedoms che, commissionato da Canberra dopo l’approvazione della legge sul matrimonio egualitario e oggetto di discussione negli scorsi giorni presso il Gabinetto del primo ministro, optava per estendere a livello federale una precisa normativa vigente in alcuni Stati. Quella, cioè, che consente a istituti scolastici gestiti da organismi confessionali di poter allontanare o escludere studenti e insegnanti omosessuali o transgender

In nome dell’omogeneità legislativa Morrison aveva plaudito al rapporto in ragione della «risposta equilibrata» che garantiva e aggiunto che, in ogni caso, le proposte relative ad alcune tutele per gli studenti Lgbti sarebbero state prese in considerazione «attentamente e con rispetto».

Ma le proteste montate da un capo all’altra dall’Australia hanno poi spinto il premier di centrodestra alla clamorosa marcia indietro di sabato.

Morrison ha infatti precisato che le scuole religiose non saranno più autorizzate a discriminare studenti e docenti sulla base di una nuova normativa federale. Cosa che avverrà attraverso la presentazione di un «semplice emendamento per porre fine alla confusione».

Ci si adeguerà così a quanto previsto nelle scuole statali, dove è già vietato escludere studenti dai corsi sulla base dell’orientamento sessuale o identità di genere.

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