Dopo le celebrazioni con rito sciamanico e buddista Angelo Cruciani e Yang Shi dicono il terzo sì al Palazzo Reale di Milano

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«Crediamo che l'amore sia l'unica risposta pacifica in un mondo che ancora ha difficoltà ad interpretare le diversità come un valore aggiunto».

Così l'artista e stilista Angelo Cruciani e l’ex Iena Yang Shi hanno annunciato la loro unione civile, celebrata a Milano il 22 agosto, nella fastosa cornice di Palazzo Reale, dalla vicesindaca Anna Scavuzzo. Unione giunta a coronamento di una storia d'amore, iniziata nove anni fa.

Alla coppia il sindaco Giuseppe Sala ha mandato una lettera augurale, nella quale ha fra l’altro scritto: «Non è sempre facile esporre il proprio amore in pubblico e rendersi testimoni a favore dei diritti di tutti: voi lo fate e di certo rafforzerà un percorso civile che non deve mai considerarsi esaurito».

Fondatore del brand Yezael e curatore dei vari flash mob in occasione del Milano Pride, Cruciani è stato co-ideatore della manifestazione Svegliatitalia che, il 23 gennaio 2016, ha portato in oltre 100 piazze italiane un milione di persone a sostegno delle unioni civili, il cui relativo ddl si sarebbe iniziato a discutere il giovedì successivo in Senato.

Ma non solo la cerimonia istituzionale a Palazzo Reale, perché la coppia ha voluto unirsi anche secondo un rito sciamanico e secondo una cerimonia buddista. Quest’ultima è avvenuta ad Albagnano (sul Lago Maggiore) nel tempio buddista-tibetano dal Lama Gangchen, «che ci ha concesso questo onore – ha dichiarato Cruciani all’Ansa - per far capire che c'è un'evoluzione in atto. Che anche loro si vogliono aprire alla possibilità di unire in matrimonio persone dello stesso sesso».

In tre giorni «siamo stati sposati dal mondo e visto che l'unica cultura che è rimasta forzatamente lontana è quella cattolica - raccontano gli sposi - abbiamo inciso l'Ave, Maria all'interno delle nostre fedi».

Angelo e Yang hanno infine dichiarato: «Vorremmo tantissimo dei figli ma le condizioni per averli a livello civile non esistono. Ora è importante continuare la battaglia per i diritti di chi vive in minoranza».

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