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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
USA. Un Pulitzer gay, Davids Moats per gli articoli sui matrimoni gay
USA. Un Pulitzer gay, Davids Moats per gli articoli sui matrimoni gay
Per gentile consessione del giornale dei Verdi pubblichiamo stralci degli articoli sui matrimoni gay che hanno valso all'autore il Pulitzer
Martedì 19 Giugno 2001
di La redazione di Gaynews
in Vita di coppia

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Box UN PULITZER ARCOBALENO "È grandioso. È un grande giorno". Con queste parole qualche giorno fa Davids Moats, editorialista del Rutland Herald, 22.000 copie di tiratura, ha accolto la notizia di aver vinto il premio Pulitzer per il giornalismo assegnatogli per la serie di articoli sui matrimoni gay, pubblicati nel corso del 2000 dal suo giornale. Una battaglia - ancora in corso - che ha animato la vita politica e civile del Vermont e che Moats, 53 anni, venti dei quali passati al Rutland Herald, ha non solo seguito ma anche in parte arricchito, aiutando, a detta del presidente della commissione statale investita della riforma legislativa, a definire l'argomento in discussione in modo accurato e onesto. Un bel riconoscimento per un giornale locale, che nel difendere una posizione che riteneva giusta ha vissuto anche forti divisioni interne, ha perso inserzioni pubblicitarie, si è visto annullare degli abbonamenti. "È stata una lezione a volte dolorosa sul prezzo che la democrazia può avere", ha commentato l'editore. Anche quando i sondaggi indicavano che la maggioranza dei cittadini del Vermont erano contrari alle unioni civili dei gay, Moats e l' Herald hanno insistito sulle loro posizioni. E una prima gratificazione è arrivata nello scorso novembre, quando con il 60% dei voti è stato rieletto i candidati a favore delle unioni civili. "Il mio lavoro mi dà la libertà di pensare su ogni tipo di cose e di imparare su ogni tipo di cose e di scriverci sopra", ha detto Moan. Nelle pagine seguenti pubblichiamo alcuni degli articoli per i quali gli è stato assegnato il Pulitzer.

"Alla fine, comunque vada, il Vermont sarà migliore" In queste pagine pubblichiamo in sintesi alcuni degli articoli sulle unioni civili con cui David Moats, del Ruthland Herald, ha vinto il Pulitzer (vedi pagina 7). I testi originali si trovano al sito www.rutlandherald.com

POLITICA E MORALITÀ (27/01/2000) Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato l'argomento di un'udienza straordinaria al Parlamento del Vermont martedì notte, quando ai membri delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato è stato richiesto di fare due cose diametralmente opposte sulla base di valori morali fondamentali. Le Commissioni hanno convocato l'udienza per consentire al pubblico di esprimere il loro punto di vista sull'argomento. Il deputato Thomas Little, presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha invitato i relatori a concentrarsi sui passi che secondo loro l'Assemblea legislativa dovrebbe intraprendere. Nei loro interventi molti relatori di entrambi gli schieramenti hanno mostrato chiaramente che il loro punto di vista era basato sulla fede religiosa e su questioni di fondamentale moralità. Qual è il compito di un legislatore? Da un lato, un relatore sostiene che, secondo la legge di Dio, espressa nella Bibbia, l'omosessualità è un reato e il matrimonio tra persone dello stesso sesso sarebbe un abominio. Il relatore che gli siede accanto, invece, sostiene che la divina compassione richiede che ognuno venga trattato con rispetto e che a gay e lesbiche spetti il diritto di sposarsi. Ogni legislatore dovrà farsi quindi la propria opinione. È importante ricordare, comunque, che i nostri legislatori sono eletti per rappresentare non una specifica confessione religiosa o per imporre un codice morale personale. Sono eletti per rappresentare tutti gli abitanti del Vermont e per seguire il codice laico concretizzato nella Costituzione del nostro stato e nelle nostre leggi. La nostra democrazia laica, infatti, è ampia abbastanza da consentire la legittimazione e la libertà dei diversi ed opposti punti di vista religiosi che si confrontavano martedì sera. Come il legislatore ha imparato quando si è trattato di esprimersi su argomenti come l'aborto, il difficile arriva quando un argomento è così carico di senso morale che il compromesso politico viene vissuto quasi come una resa morale. (...) Sulla questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, il legislatore si è imbattuto in un'altra questione di scelta. La Corte Suprema ha detto all'Assemblea legislativa che la Costituzione del Vermont richiede che coppie dello stesso sesso abbiano accesso ai benefici di cui godono le altre coppie. Ed è chiaro che, se l'Assemblea legislativa non agisce, la Corte imporrà una sua soluzione. Consentire a coppie gay e lesbiche di formare sia un matrimonio sia una famiglia di fatto è semplicemente un modo di portare la legge a conformarsi con la previsione costituzionale di un uguale trattamento. È oltre il potere dell'Assemblea legislativa risolvere le differenze morali che esistono oggi a proposito delle relazioni omosessuali, e che continueranno ad esistere anche dopo che i partner dello stesso sesso avranno guadagnato riconoscimento legale. Lo spazio per il confronto fra i valori morali deve restare, per tutti i cittadini del Vermont, quello della propria sfera spirituale.

LE RAGIONI DEGLI ALTRI (9/2/2000) La Commissione Giustizia della Camera del Vermont ha ascoltato la scorsa settimana la testimonianza di uno dei legali che hanno sollevato la causa che ha portato alla decisione della Corte Suprema che prevede parità di diritti per coppie gay e lesbiche. Il legale, Susan Murray, ha descritto la sofferenza delle persone che devono sentire frequenti e ripetute condanne pubbliche sulla loro moralità e sul loro stile di vita. "È davvero penoso ascoltare gente che ti dice "sei immorale, sei disgustoso"", ha detto Murray. I cittadini omosessuali del Vermont hanno ascoltato un'ampia gamma di condanne nelle scorse settimane. Si tratta di qualcosa che hanno sentito per tutta la loro vita, ad iniziare dalle derisioni nel cortile della scuola fino al culmine, nelle appassionate condanne ascoltate nelle due udienze pubbliche ospitate dal Parlamento. Murray ha usato le parole del Vescovo episcopale Mary Adelia McLeod nel dire "Gay e lesbiche solo l'unico gruppo che è ancora politicamente corretto prendere a calci". A volte, gli attacchi verso i gay sono francamente meschini e ignari della sofferenza che causano. In alcuni casi una terribile miscela di rabbia e paura pervade il linguaggio di quanti condannano gay e lesbiche come immorali. Questi attacchi sono l'equivalente delle bocche da fuoco e dei cani poliziotto che venivano rivolti contro coloro che lavoravano per i diritti civili nel Sud in giorni non lontani. Sono un ricordo che il prezzo della giustizia è alto. (...) Chiunque tenti di condannare l'omosessualità come qualcosa di diverso dalla norma deve considerare che tra la nostra popolazione una percentuale di persone compresa tra il 5 e il 10 per cento - il numero non è importante - è costituita da gay o lesbiche. Per ognuno di noi è normale essere quello che siamo, eterosessuali o omosessuali che sia. È sempre stato così. Prima ce ne renderemo conto, meglio sarà per tutti. Tra di noi, invece, ci sono già persone pronte ad affilare le spade e a inasprire un conflitto sul tema dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Ma la gente del Vermont è unita in questo. Oppositori e sostenitori della decisione della Corte Suprema fanno parte della stessa comunità, e mentre il dibattito va avanti è importante che le opinioni di ognuno tengano conto delle ragioni degli altri. In questo modo, il Vermont sarà alla fine un posto migliore, comunque vada a finire questa storia.

NELLA DIREZIONE GIUSTA (11/2/2000) Fin da quando la Corte Suprema ha emesso la sua sentenza sui matrimoni gay a dicembre, è stato chiaro che la guida politica dello Stato sperava di prevenire l'ira della popolazione optando per un'iniziativa sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso. La Commissione Giustizia della Camera ha concretizzato questa scelta mercoledì, decidendo con un risultato di 8 voti contro 3 di sostenere l'unione civile, cominciando a ipotizzare un testo di legge in questo senso. I sostenitori dei matrimoni gay sono delusi, ritenendo che ogni scelta diversa dal matrimonio riduca gay e lesbiche a cittadini di seconda classe. (...) Nello scegliere di procedere con l'unione civile, la Commissione si rende conto del disappunto di quelli che vedono questa discriminazione come un marchio d'infamia. Il morso di questo disappunto può essere attenuato considerando i vantaggi e gli svantaggi di ciascun approccio. È verosimile che l'unione civile riesca, come il matrimonio, a soddisfare la disposizione della Corte Suprema che le coppie dello stesso sesso ricevano gli stessi benefici accordati alle coppie etero sposate. Il matrimonio, tuttavia, andrebbe oltre l'unione civile, conquistando una vittoria di principio e utilizzando l'imprimatur dello Stato per cancellare il marchio negativo che le coppie dello stesso sesso portano impresso. Ma tale marchio, quanto meno nella mente di alcune persone, non sarà cancellato così facilmente. La resistenza al matrimonio gay tra gli abitanti del Vermont è fortemente sentita e profondamente radicata. In alcuni si concretizza sotto forma di omofobia, ignoranza e paura. In altri si concretizza in determinate convinzioni - dettate da buona fede - sulla sessualità e il matrimonio. La Corte ha scaricato il peso della scelta all'Assemblea legislativa. Optando, a questo punto, per il matrimonio gay, l'Assemblea lascerebbe in eredità a gay e lesbiche del Vermont la parità di diritti che richiedono e una vittoria di principio, ma anche un'atmosfera di esagerato rancore e odio. Optando per l'unione civile, l'Assemblea legislativa assicura i benefici, escludendo la vittoria di principio, ma escludendo anche il rancore. Ci sarà rancore verso la scelta del compromesso. Ma una legge sulle unioni civili dovrebbe essere vista come uno strumento per eliminare delle iniquità più che per imporre discriminazione. Le leggi che creavano scuole separate per gli Afro-Americani furono uno stratagemma ideato per perpetuare la discriminazione. La legge del Vermont sulle unioni civili potrebbe essere il primo passo per aprire le leggi ad una maggiore equità. Scendere a compromesso su una questione di principio è più difficile se uno crede che i propri interlocutori siano nel torto assoluto. Ma se si accetta che le differenze possano nascere da posizioni legittime, allora il compromesso può essere accettato più volentieri. (...) Il grande merito della decisione del Presidente della Corte Suprema Jeffrey Amestoy è stato di richiamare l'attenzione dei cittadini su un tema che investe i principi e la politica. La Commissione Giustizia della Camera si è mossa nella direzione giusta. UN PASSO CORAGGIOSO (16/3/2000) La Camera dei Rappresentanti del Vermont mercoledì ha intrapreso un passo coraggioso dando l'approvazione preliminare al disegno di legge che prevede le unioni civili tra coppie dello stesso sesso. Gli eventi dei passati due mesi e mezzo sono stati un esempio di straordinaria legiferazione. Repubblicani e Democratici insieme per rispondere a un mandato costituzionale. La fiducia nelle proprie convinzioni dovrebbe servire da scudo contro le critiche. La pronta, sicura azione che hanno intrapreso dovrebbe servire a proteggerci dalla profonda divisione che potrebbe nascere da un conflitto protratto per troppo tempo. Due persone si sono distinte nel dibattito che ha preceduto il voto mercoledì sera. Uno era il deputato Thomas Little, il repubblicano di Shelburne che ha seguito il progetto di legge dalla Commissione Giustizia alla plenaria. Il suo approccio ragionato, in tono minore, al compito che gli è stato assegnato ha mantenuto il dibattito concentrato sull'argomento e correttamente sobrio. La sua convinzione circa la correttezza della sua linea può soltanto aver aiutato ad fortificare il coraggio dei suoi colleghi della Camera. L'altro era il deputato William Lippert, un democratico di Hinesburg, che ha parlato prima del voto, annientando un emendamento che avrebbe diluito e indebolito la legge. Quando Lippert ha iniziato a parlare mercoledì, la camera è diventata silenziosa. Lippert, che è gay, ha parlato con dignità e con passione. Ha iniziato dicendo che era importante per i suoi colleghi deputati comprendere come stanno le cose. Le relazioni gay, ha detto, sono in qualche modo un "miracolo" perché riescono a concretizzarsi in un'atmosfera di incessante pregiudizio. Ha chiesto ai suoi colleghi deputati di immaginare quanto sarebbe difficile per loro formare relazioni durevoli in tali circostanze. Ha detto che le relazioni gay rappresentano un "trionfo contro discriminazione e pregiudizio". Lippert ha detto che fino a due mesi e mezzo fa credeva che il Vermont avesse fatto enormi progressi nel garantire i diritti dei gay. Ma nei passati due mesi e mezzo, ha detto, "mi sono stati rivolti insulti in quest'aula e in questo edificio che non avevo mai sentito in vita mia". Ha capito che i suoi colleghi deputati sono stati sottoposti a una simile raffica di odio. "Non ho mai desiderato che avvenisse una cosa del genere, a nessuno di loro", ha detto. Gli è parso strano, in queste circostanze, chiedersi "se dovremmo ottenere i nostri diritti adesso, o sarebbe meglio aspettare ancora un po', oppure sarebbe il caso di chiedere alla gente se questi diritti ci spettano". Ha parlato del fardello che l'epidemia dell'Aids ha piazzato sui gay. "Non ditemi cos'è e cosa non è una relazione impegnativa", ha detto. È stato difficile per la Camera resistere al potere emozionale del messaggio di Lippert, combinato con l'approccio ragionato di Little. La Camera ha messo da parte gli emendamenti che avrebbero ritardato la decisione, disponendo l'istituzione di una commissione specifica o la convocazione di un referendum consultivo. Gli oppositori hanno detto che la gente voleva esprimersi sull'argomento. Ma i membri della Camera già sanno che la maggioranza degli elettori probabilmente si opporrebbe all'azione che hanno intrapreso. Due sedute pubbliche straordinarie hanno dato al pubblico l'opportunità, senza precedenti, di esprimere il loro parere, e la quantità di lettere all'Assemblea legislativa e alla stampa ha procurato all'Assemblea legislativa un ampio spettro di opinioni. I voti nel giorno dell'assemblea cittadina hanno mostrato che continuava l'opposizione al matrimonio o all'unione civile tra persone dello stesso sesso. Quello che era stato richiesto alla Camera non era di rispecchiare in modo più o meno fedele la pubblica opinione, ma di valutare nel merito la validità delle obiezioni che erano state sollevate nei confronti della legge. Alla fine, questo è quello che ha fatto la Camera.(...)

ASCOLTANDO IL VERMONT (14/4/2000) Una delle lamentele che si sono sentite più spesso sull'azione della Camera a proposito delle unioni civili è che i membri della Camera non hanno ascoltato la popolazione. (...) L'assunto è che, se i legislatori non hanno dato retta al percepito desiderio della maggioranza, allora non hanno ascoltato. Al contrario, tuttavia, i membri della Camera e del Senato hanno ascoltato mai come prima. È stato dato ascolto alle ragioni e ai sentimenti di entrambi i fronti, e sicuramente non è sfuggito ai membri dell'Assemblea legislativa che le unioni civili sono un'idea impopolare. (...) Un legislatore ha responsabilità maggiori di un singolo cittadino nel prendere decisioni su questioni pubbliche. Il legislatore deve tener conto delle opinioni del pubblico e bilanciare l'opinione pubblica con la sua interpretazione di bene pubblico. Ma chiedere ai nostri legislatori di mettere da parte il loro giudizio per meglio riflettere la mutevole espressione della pubblica opinione è come chiedergli di lasciare a casa le qualità in base alle quali li abbiamo eletti a quella carica: la loro intelligenza, il loro giudizio, la loro sensibilità, e il loro coraggio. I membri dell'Assemblea legislativa hanno ascoltato il pubblico, e quello che hanno sentito è complesso. Nell'ascoltare, hanno sentito, tra le altre cose, che è giusto e decoroso trattare tutti i cittadini del Vermont con umanità e non escludere le coppie dello stesso sesso dai benefici concessi dal matrimonio. (...) C'è una parte della popolazione che non accetterà mai le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Una delle divisioni fondamentali sull'argomento è cosa la gente pensa dell'omosessualità. Alcuni credono che l'omosessualità sia una scelta e che coloro che fanno questa scelta siano immorali. Le scelte della Corte suprema e della Camera si basano su un altro ragionamento: che l'orientamento sessuale sia una condizione, come essere destri o mancini, e che l'orientamento sessuale non è una giustificazione per condannare un segmento della società allo stato di paria. Alcuni non si riconcilieranno mai con questa visione. Ma la condanna morale dell'omosessualità non ha prevalso. Piuttosto, un'Assemblea legislativa che ha ascoltato le molte voci del Vermont si sta muovendo verso la conclusione che l'umanità è diversa e che sia giusto lavorare per un giusto trattamento per tutti. I sostenitori delle unioni civili hanno mostrato un coraggio straordinario nell'ascoltare la loro coscienza, ma non è onesto dire che solo loro hanno ascoltato la loro coscienza. La coscienza è viva presso entrambi gli schieramenti. Poiché il Senato si avvicina al voto sulle unioni civili, i senatori hanno il compito di sentire cosa dicono gli abitanti del Vermont e poi passare la questione al setaccio della loro coscienza. È questo il loro lavoro. IL CORAGGIO DI UNA SCELTA DIFFICILE (26/4/2000) Martedì la Camera ha dato l'approvazione finale al disegno di legge che prevede l'unione civile per coppie dello stesso sesso, e con la firma del Governatore Howard Dean il disegno di legge diventa legge. Il Senato ha fatto alcuni cambiamenti al progetto, e la Camera ha approvato questi cambiamenti martedì. La maggioranza nella Camera e nel Senato capisce che l'opposizione tra gli abitanti del Vermont è ampia e profonda, ma possono consolarsi pensando che su un argomento difficile ed emotivamente pericolosissimo hanno fatto la cosa giusta. Due eventi hanno dato forma alla natura del dibattito sulle unioni civili. Il primo è capitato quando le Commissioni Giustizia della Camera e del Senato hanno indetto convocato delle assemblee pubbliche alla State House dove centinaia di cittadini del Vermont, rappresentanti di entrambi i fronti, sono venuti ad esprimere il loro punto di vista. Uno dei risultati di queste riunioni è stato che i legislatori e i cittadini del Vermont che hanno seguito il dibattito hanno fatto conoscenza, forse per la prima volta, con i loro vicini gay e lesbiche. Hanno potuto rendersi conto di cosa si trattasse. La questione non verteva sulle teorie biologiche dell'omosessualità. Non verteva sui dettami di una religione piuttosto che di un'altra. Riguardava normali cittadini del Vermont, che volevano condividere diritti e responsabilità che a lungo sono stati loro negati. Non erano persone con un programma diverso da quello che ogni cittadino del Vermont condivide: il desiderio di uguale trattamento davanti alla legge. Le paure di una politica "convertita" all'omosessualità, o dell'affermarsi di uno stile di vita gay eccentrico e alieno si sono ridotte dopo che molti si sono trovati a discutere con centinaia di onesti e sinceri cittadini del Vermont, che semplicemente aspiravano a un trattamento equo da parte di tutti gli altri. L'altro evento che ha dato forma al dibattito sono state le consultazioni cittadine del 7 marzo, quando circa 50 città hanno votato sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, sulle unioni civili o entrambe. Nessuna città ha votato a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, e solo alcune hanno approvato le unioni civili. I risultati di quelle votazioni hanno dato l'impressione di una larga opposizione al disegno di legge sulle unioni civili. Tale impressione ha aggiunto un margine di rabbia alle lamentele degli oppositori che ritengono che l'Assemblea legislativa abbia ignorato la volontà del popolo. È difficile interpretare la volontà del popolo sulla base di votazioni parziali, improvvisate in occasione delle periodiche riunioni delle comunità locali. Nel complesso circa 15.000 votanti si sono opposti e circa 10.000 votanti si sono dichiarati favorevoli a una qualche forma di unione tra persone dello stesso sesso. Quale sarebbe stato il risultato se avessero votato anche gli elettori di Burlington, dove non si è votato? Nessuno lo può dire. Nessuno può negare che le unioni civili sono impopolari, ma è impossibile distinguere un consenso decisivo da una consultazione così incompleta come quella delle comunità locali. La maggior parte dei sondaggi mostra un testa a testa tra favorevoli e contrari, con un minimo di vantaggio tra i contrari alle unioni civili. L'effetto del voto, tuttavia, è stato di dare un segnale ai legislatori, e forse quelle votazioni verranno strumentalizzate nella prossima campagna elettorale dai Repubblicani, per dire che la maggioranza dell'Assemblea e l'attuale Governatore hanno perso ogni contatto con i cittadini. Questa sarà la ripercussione a livello politico. Ma nella vita di tutti i giorni gli effetti della legge non saranno molto evidenti. Le coppie gay e lesbiche continueranno a vivere insieme tranquillamente, come hanno fatto per anni; la differenza è che chi vorrà potrà presentarsi dal proprio segretario comunale per chiedere dei certificati che gli consentiranno di essere uguali agli altri di fronte alla legge. (...) Su entrambi i fronti della questione alcuni sono stati colpiti dalle cose dette dagli altri. Alcuni si sono stupiti del bigottismo meschino di qualche estremista. Dall'altra parte della barricata, altri erano sconvolti dal tono presuntuoso con cui i favorevoli alle unioni civili davano del bigotto a chi non la pensava come loro. Ma l'Assemblea legislativa si è comportata in modo ineccepibile. I legislatori di entrambi i fronti hanno lavorato intensamente, in un'atmosfera di rispetto. Questo vale per i due presidenti, per il deputato Thomas Little e il senatore Richard Sears, ma anche per gli oppositori come i deputati Peg Flory e Walter Freed. E vale anche per i legislatori che hanno sopportato gli insulti e il rischio di compromettere la loro carriera politica nel nome di una battaglia di giustizia. Speriamo che i cittadini del Vermont di entrambi gli schieramenti riescano ad apprezzare il coraggio di una scelta difficile, mostrato dall'Assemblea legislativa del Vermont su quest'occasione.

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