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Citta' del Vaticano, 15 giu. "Non si tratta affatto di una legittimazione delle unioni omosessuali ma di una regolamentazione concreta di un fenomeno " Il gesuita padre Michele Simone ha dichiarato oggi che " leggere il nostro editoriale come il segnale di un cambiamento dei principi cattolici e' una interpretazione del tutto illegittima, assolutamente non pensiamo minimamente a una cosa del genere'' dopo i commenti suscitati dall'editoriale di Civiltà cattolica sui cattolici in politica, nel quale si parlava della necessità di "regolamentare il fenomeno sociale" delle unioni gay che comunque "non potranno mai essere equiparabili alle famiglie tradizionali " . Si puo' lavorare tutt'al più sul piano dei sostegni concreti, come quelli per le case in affitto, hanno chiarito oggi i gesuiti ma non " c'e' neanche bisogno di una legislazione, con interventi dello Stato. ''Di fronte a fenomeni anche negativi che esistono nella società ha detto padre Simone in un'intervista a " Oneofive live ", il canale in Fm di Radio vaticana la dottrina sociale della Chiesa indica di non approvarli ma di regolamentarli affinche' non debordino estendendosi eccessivamente. Quindi se il fenomeno delle unioni omosessuali esiste non puo' essere lasciato a se' ma ha bisogno di un intervento al quale il legislatore e' obbligato''. Il gesuita ha rimarcato che ''non si tratta ne' di riconoscere ne' di equiparare" le coppie gay alle famiglie tradizionali, “quasi ci fosse il diritto di scegliere il modo concreto in cui vivere”. "Per regolamentare le unioni omosessuali -aggiunge- non c'e' neanche bisogno di una legislazione. Come attualmente la giurisprudenza stessa senza interventi dello Stato ha riconosciuto il diritto per le coppie di fatto a mantenere la titolarità del fitto per gli appartamenti, si potrebbe aggiungere qualche altra cosa: su questo piano si puo' lavorare per una regolamentazione " Questo articolo ha ricevuto 180 visite.
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