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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Tribunale di Milano: riconosciuto risarcimento a convivente omosessuale
Tribunale di Milano: riconosciuto risarcimento a convivente omosessuale
Con una pronuncia senza precedenti, il Tribunale di Milano, in composizione monocratica, ha riconosciuto, al convivente more uxorio gay, il diritto al risarcimento per la perdita del compagno
Giovedì 03 Novembre 2011
di La redazione di Gaynews
in Vita di coppia

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Milano - Il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che rappresenta un importante traguardo per i diritti delle coppie omosessuali. Si tratta della pronuncia n. 9965/2011 con cui i giudici meneghini hanno riconosciuto il diritto al risarcimento per il convivente omosessuale che perde il compagno in un incidente stradale. L'uomo stava guidando in autostrada quando è stato travolto da un'auto che viaggiava ad alta velocità. Dopo l'impatto l'automobilista ha riportato delle ferite gravissime che l'hanno portato alla morte.

In seguito al decesso la madre e il convivente more uxorio hanno deciso di costiuirsi come parti civili nel processo e il tribunale milanese ha riconosciuto ad entrambi il risarcimento dei danni patrimoniali e morali provocati dal comportamento illecito dell'imputato che ha causato l'incidente. La decisione di risarcire anche il compagno omosessuale appare nuova nel panorama italiano, ma di certo non può essere interpretata nel senso di un'equiparazione tra la convivenza tra due persone dello stesso sesso con il matrimonio.

Nel caso specifico i danni sono stati riconosciuti in quanto nel corso del processo è emerso che il convivente aveva una relazione stabile e consolidata con la vittima da quasi quindici anni. Inoltre la morte del compagno aveva provocato nell'uomo uno stato depressivo che ha avuto delle ripercussioni negative sulla sua attività lavorativa. I giudici del capoluogo lombardo hanno deciso di accogliere l'orientamento della Cassazione che ha stabilito il risarcimento del danno derivante dalla perdita della persona con cui si condivideva la vita e con cui vi era una stabile comunanza d'intenti e progetti, senza fare nessuna precisazione sull'orientamento sessuale dei due conviventi.

La Suprema Corte ha riconosciuto il danno non in base ad uno status o particolare sesso, ma prendendo in considerazione la sofferenza che viene provocata dalla privazione della persona con si condivideva la vita in una stabile relazione sentimentale e di coabitazione. (Justicetv.it)

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