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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Censimento: per la prima volta le unioni dello stesso sesso saranno conteggiate
Censimento: per la prima volta le unioni dello stesso sesso saranno conteggiate
Una piccola rivoluzione salutata con entusiasmo dalle associazione gay: finalmente, dicono, non ci dobbiamo più nascondere, finalmente siamo ufficializzati
Lunedì 12 Settembre 2011
di Vanity Fair
in Vita di coppia

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Nel censimento della popolazione italiana (che si svolgerà il mese prossimo) l'Istat conterà anche le convivenze tra persone dello stesso sesso. Per sua natura il nostro istituto di statistica non fa politica, né ideologia: il suo mestiere è di fotografare la realtà nel modo più prossimo al vero. E da decenni infatti l'Istat ci racconta un paese in rapido mutamento, dove calano le famiglie multiple (quelle con nonni e nipoti sotto lo stesso tetto), aumentano i single (soprattutto, ahimè, anziani soli), crescono le convivenze di fatto e diminuiscono i matrimoni. Niente di straordinario: più o meno in tutti paesi avanzati le tendenze sono le stesse.

Ma per noi italiani quella delle unioni omosessuali rappresenta una sfida scabrosa, come dimostra il perdurante blocco del parlamento alla legge contro l'omofobia. Perché non si tratta di far posto a un terzo orientamento sessuale (quello omo) accanto ai due tradizionali. Si tratta di capire che in ciascuno di noi natura femminile e maschile convivono in gradazioni infinite.

Scioccante per chi è abituato a ritenersi maschio maschio o femmina femmina. Ma esperienza facile a riconoscersi, se non ne abbiamo paura pregiudiziale. Quando entriamo in competizione con gli altri, quando balliamo, quando guardiamo un quadro o un tramonto, quando addormentiamo i nostri figli, quando incontriamo un'altra persona entrano in funzione parti diverse del nostro cervello che possiamo (è divertente, sempre se non se ne ha paura) ricondurre a "nature" maschili o femminili.

Siamo un po' più maschi quando facciamo certe cose e un po' più femmine quando ne facciamo altre. O se le stesse cose le facciamo in un modo invece che in un altro. Ognuno di noi è frutto di questo impasto che, alla pari di tutte le altre cose che ci riguardano, un po' ereditiamo nei nostri geni e un po' cambia nel tempo a seconda delle nostre esperienze.

Proprio così: ognuno di noi è il frutto in costante mutamento (più veloce quando si è bambini, più lento quando si invecchia) del proprio corredo genetico e dell'educazione, degli incontri, delle relazioni che sperimenta. L'omosessualità è soltanto una gradazione particolare di quelle due "nature" maschio e femmina. E anch'essa cambia nel tempo. Dare cittadinanza agli omosessuali significa questa sfida scabrosa, appunto: guardare più a fondo senza paura dentro ciascuno di noi. E così capire un pochino meglio anche gli altri.

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