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| Lo Giudice: pronti ad una class action alla Corte Ue. Ora Merola appoggi nozze gay |
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| La felicità per aver realizzato il proprio sogno è macchiata da un dispiacere. Giovedì, al loro rientro a Bologna, per la legge italiana non saranno altro che due individui a sè stanti |
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| Domenica 28 Agosto 2011 |
| di Corriere di Bologna |
| in Vita di coppia |
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Bologna - Sergio Lo Giudice e Michele Giarratano hanno scelto Oslo per il loro matrimonio e da ieri sono una coppia sposata. Ma la felicità per aver realizzato il proprio sogno è macchiata da un dispiacere. Giovedì, al loro rientro a Bologna, per la legge italiana non saranno altro che due individui a sè stanti. Ma per fare in modo che la loro felicità non resti solo un momento vissuto tra i fiordi norvegesi, vogliono dare inizio a un percorso legale per la richiesta di trascrizione del matrimonio anche in Italia. Così, Palazzo d'Accursio sarà la tappa iniziale di un iter che potrebbe portare alla fine di quella che Paolo Patanè, presidente dell'Arcigay, definisce «una vergogna tutta italiana».
L'intenzione del capogruppo in Comune del Partito Democratico e del suo compagno, avvocato impegnato nell'Arcigay, è chiedere al sindaco Virginio Merola il riconoscimento della loro unione: «Chiederemo l'iscrizione nel registro dei matrimoni anche se sappiamo che il primo cittadino ha le mani legate per la mancanza di una legge nazionale che lo preveda. Ma proprio da quel rifiuto vogliamo far partire la nostra battaglia che ci vede alleati con altre coppie che si sono sposate all'estero. In altri Paesi benché non ci si possa sposare, le nozze vengono riconosciute».
Dopo il «sì» pronunciato ieri nella capitale norvegese davanti a una quarantina di invitati, Lo Giudice spiega: «Pensiamo a un ricorso collettivo alla Corte di Giustizia europea contro l'Italia che non riconosce queste unioni. Merola si è già espresso positivamente su questo tema e non potendo fare nulla, gli chiedo quantomeno un supporto morale. Rappresentando Bologna può fare pressioni sul Parlamento per sostenerci». All'appello al ricorso, secondo Paola Concia, deputata del Pd, che da poco si è sposata in Germania con la sua compagna Ricarda hanno già risposto 25 coppie: «Sergio e Michele, come tanti cittadini omosessuali, per coronare la propria storia d'amore sono costretti a lasciare l'Italia. È inaccettabile. Ora bisogna unire le forze e chiedere aiuto all'Europa».
Il Cassero ha espresso disappunto verso la situazione italiana in una nota molto dura: «La sensazione dell'essere costretti all'esilio in un paese straniero per vedere riconosciuti i propri diritti, non verrà cancellata facilmente». Toni più polemici verso i politici locali sono stati utilizzati dal consigliere regionale dell'Italia dei valori, Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay: «Sarebbe stato bello che il matrimonio fosse stato celebrato nella sua sede naturale e cioè il Comune di Bologna, ma da quest'orecchio buona parte della politica bolognese non ci sente».
Grillini ironizza anche su un particolare storico: «Su Palazzo d'Accursio campeggia la statua di papa Gregorio XIII, non sarà contento delle nozze, visto che mandò a morte dieci coppie gay». Un'iniziativa analoga a quella di Lo Giudice e Giarratano sarà presentata domani dal bolognese Ottavio Marzocchi, funzionario a Bruxelles del Parlamento Europeo, e Joaquin Nogueroles Garcia, funzionario della Commissione Europea, convolati a nozze in Spagna il 20 agosto. A mezzogiorno si presenteranno in Comune e chiederanno a Merola di trascrivere l'atto sul registro di matrimonio. Il riconoscimento di questo diritto sembra destinato a passare sotto le Due Torri. Questo articolo ha ricevuto 3171 visite.
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