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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Famiglie Arcobaleno su La Stampa: 'Quando due padri possono bastare'
Famiglie Arcobaleno su La Stampa: 'Quando due padri possono bastare'
Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti e con i loro figli, Lia e Andrea. In Italia sono 100 mila i minori con almeno un genitore omosessuale
Lunedì 18 Luglio 2011
di La Stampa
in Vita di coppia

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Chi è un buon genitore? Cambia qualcosa, per un bambino, se ad accudirlo sono due persone dello stesso sesso? È con queste domande e con lo slogan dell'associazione Famiglie Arcobaleno «È l'amore che crea una famiglia» nella mente, che comincia l'incontro con Tommaso Giartosio, Gianfranco Goretti e con i loro figli, Lia e Andrea. Due bambini aperti, vivaci, amatissimi e innamorati dei loro papà.

Tommaso Giartosio, origine piemontesi, romano di nascita, è tra gli scrittori gay più noti in Italia, conduttore di «Fahrenheit» su Radiotre. Gianfranco Goretti, insegnante in un istituto romano, con Tommaso ha scritto un saggio su omosessuali e confino in Italia durante il fascismo. Insieme, oggi, a Torino, saranno testimoni di una realtà possibile: diventare padri con la Gpa, «Gestazione per altri» o «surrogacy». Non in Italia, va da sé, ma negli Usa e in altri Paesi. Ne parleranno alle 18 al Circolo di cultura lesbica, gay, bisessuale e transessuale «Maurice», in via Stampatori 10.

«La nostra storia l'abbiamo già raccontata ma questo appuntamento è il primo in un contesto allargato», dice Patò, papà Tommaso, mentre prepara la merenda a Lia. Papacco, papà Gianfranco, è alle prese con Andrea, che corre intorno al tavolo. Il cielo minaccia pioggia e c'è il bucato da mettere in salvo.

«Ci siamo conosciuti nel 95, nel 98 ci siamo sposati con un matrimonio senza valore legale. È stato allora - ricorda Tommaso - che abbiamo cominciato a ragionare sull'idea di avere figli». È del 2000 la decisione di rivolgersi a un'agenzia californiana che si occupa di tutto: trovare la donatrice dell'ovulo che riceve il seme e la donna che, dietro compenso (ma spesso non solo per quella ragione) porterà avanti la gravidanza e partorirà. «È un impegno economico importante, ma non così diverso - dice Gianfranco - dalla spesa che affronta chi si rivolge all'adozione internazionale».

«La donna sceglie i genitori del bambino e i genitori scelgono la donna», spiega Tommaso. «Bisogna anche decidere cosa fare in caso di gravidanza problematica, plurigemellare e così via. Serve avere identità di vedute. Noi - spiega Tommaso - abbiamo avuto la fortuna di incontrare Nancy. Nancy è un'infermiera professionale che aveva già avuto quattro figli e non ne voleva altri. È stata lei nel 2006 a partorire Lia e nel 2008 Andrea. C'è ancora un rapporto forte».

Nancy si è resa disponibile perché ha un cugino gay e sa quanto lui e il suo compagno abbiano desiderato un figlio. Tra le regole della Gpa negli Usa c'è l'accertamento della condizione di non disagio economico della donna. E l'aver avuto figli suoi.

«Nancy è stata nostra testimone di nozze in California. Lia e Andrea sono cittadini americani - dice Tommaso - là portano entrambi i nostri cognomi. In Italia hanno solo il cognome del padre biologico: Lia il mio, Andrea quello di Gianfranco». Nancy non ha riconosciuto i bimbi alla nascita.

Fin qui, la «tecnica». Poi ci sono gli altri interrogativi, quelli che lo slogan «È l'amore che crea una famiglia» tende a far dimenticare. «Il problema più serio, in Italia - dice Gianfranco - è che se dovesse morire il padre biologico, non è detto che il giudice affiderebbe all'altro genitore il bambino. E in caso di separazione, il diritto del bambino e del genitore non biologico a vedersi non è tutelato. Tutto è affidato alla responsabilità dei singoli».

Ma per Lia ed Andrea cosa significa crescere con una coppia di genitori gay? «All'inizio eravamo preoccupati, anche ricorda Gianfranco - rispetto alle nostre famiglie. Invece, i miei genitori sono stati entusiasti. In generale, quando si entra in contatto e ci si conosce, ogni paura sparisce». Tommaso: «Lo abbiamo constatato al nido, alla materna, con i pediatri, con i vicini di casa: le persone vedono il nostro essere famiglia, la serenità dei bambini. I nostri figli, poi, frequentano molte famiglie Arcobaleno, vedono situazioni differenti e sanno che i loro genitori sono due papà. Lia fa spesso domande e noi spieghiamo. La loro condizione è un po' quella di tutte la minoranze». Gianfranco: «Il nostro è un altro modo di fare famiglia. Che magari li porterà a ragionare diversamente dalla maggioranza. Ma è negativo?».

È sabato sera, bisogna fare la spesa, poi ci sono le mucche da vedere e un giro in altalena. Lia e Andrea fanno capire che il tempo è scaduto. (di Maria Teresa Martinengo)

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