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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La rivincita sugli
La rivincita sugli "sciupafemmine" delle signore in carriera
"I tempi non sono più quelli: i gay si sposano, si giurano fedeltà, diventano genitori, devono mantenere la famiglia: la dipendenza dal sesso bisogna scordarsela" di Natalia Aspesi
Lunedì 27 Dicembre 2010
di la Repubblica
in Vita di coppia

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Ci si chiede però come mai quando si fanno queste inchieste, non si considerano mai le performance erotiche degli omosessuali, che un tempo battevano ogni record di incontri rispetto a quelli etero: nei suoi due libri di memorie, "My leaves" e "City boy", Edmund White racconta una frenetica giovinezza e una spericolata maturità dedicate, tra un romanzo e l´altro, alla caccia ossessiva di avventure notturne e diurne. Che il maschio latino fosse un bonaccione più parole che fatti, lo si sapeva fin dai tempi d´oro dei leggendari bagnini della costa adriatica, sciupafemmine estivi di turiste nordiche, che arrivavano appositamente per sciuparli: a sedurre, come sempre, erano le signore che però, sapienti, facevano finta di lasciarsi sedurre.

E lo usa come una simpatica distrazione che nulla ha a che fare con la vera vita intoccabile, quella familiare. Che la solita università dell´Illinois spenda i soldi dei contribuenti (americani per fortuna) per sapere chi scopa di più occasionalmente, nasce forse dall´interesse di produttori di preservativi o di Viagra o di pornocassette, chissà. Ma si sa quante arie si possono dare anche maschi poco inclini alla bisogna, ma ansiosi di tener alta la fama del Gran Scopatore; quindi queste statistiche, oltre che del tutto irrilevanti, sono certamente mendaci.

Tuttavia, pur con fantasie ed esagerazioni, nessuno per ora ha superato le confessioni di Simenon, francese (10mila inchiodate, si immagina molto velocemente, con tutti quei romanzi da scrivere) e da parte delle signore quelle di Catherine Millet, sempre francese, un migliaio di vittime, anche qui senza perder tempo, dovendo prendere appunti per le memorie degli spericolati accoppiamenti carnali, oltre che, per mestiere, dovendo occuparsi di critica d´arte. I maestri dell´incontro erotico casuale, secondo i sondaggisti, sarebbero gli inglesi, mentre gli italiani sarebbero solo all´undicesimo posto (ennesima classifica in cui sfiguriamo, essendo però più preoccupanti quelle che riguardano parità salariale e finanziamenti alla cultura), tuttavia superando in Europa gli spagnoli, i greci e i portoghesi.

I sondaggisti paiono deprecare la scarsa promiscuità del maschio italiano, mentre dovrebbero lodarla: se limitano le loro avventure o addirittura rinunciano del tutto agli incontri sporadici, vuole forse dire semplicemente che i nostri uomini stanno imparando ad essere fedeli, il che, da parte delle loro signore, può essere considerato un trionfo sia pure faticoso, una prova d´amore sia pure di noiosa gestione. A meno che sia solo una questione di soldi e di potere, potendosi dare alla bella vita a pagamento solo quei vecchi ricconi festaioli anche truccati e stirati, ma in grado di regalare denaro in contanti, gioiellini di serie o posti di alta responsabilità a belle giovani signorine promosse per meriti sporcaccioni.

Ma sondaggio provoca sondaggio. E infatti ce n´è uno italiano, condotto da una proba associazione di ricerca in sessuologia (si spera non a carico dei contribuenti), che ne ha scoperta una nuova: sei italiani su cento sarebbero ammalati di sesso, il che non si sa bene cosa voglia dire. Non fanno altro? E in questo caso come si guadagnano da vivere, a parte chi si fa pagare? Dove lo fanno? Senza considerare l´ufficio che è notoriamente il luogo di massimo fervore adulterino, forse in metro, nei casini, al cinema, in casa propria, nei gabinetti degli aerei? Quante volte al dì e con quanti partner? E alla sera non sono sfibrati, tanto che le loro signore, pur accogliendoli armate di frusta e maschera di pelle per il giusto riposo del guerriero, cominciano a sospettare? Per essere considerati ammalati di sesso bisogna farlo trenta volte al giorno o basta una al mese? Dipende probabilmente da quante volte lo fa il povero ansimante sondaggista, talvolta costretto dal suo duro lavoro a pratiche onaniste.

Qualche anno fa ci furono attori americani un po´ in disuso che per riaccendere l´interesse del pubblico si definirono "sexual addicted" e si rifugiarono in cliniche sommamente perniciose, dove medici di stampo nazista si impegnavano a privare i poveretti e le loro numerose partner di un po´ di giusto divertimento. Ci si chiede però come mai quando si fanno queste inchieste, non si considerano mai le performance erotiche degli omosessuali, che un tempo battevano ogni record di incontri rispetto a quelli etero: nei suoi due libri di memorie, "My leaves" e "City boy", Edmund White racconta una frenetica giovinezza e una spericolata maturità dedicate, tra un romanzo e l´altro, alla caccia ossessiva di avventure notturne e diurne. Ma i tempi non sono più quelli: i gay si sposano, si giurano fedeltà, diventano genitori, devono mantenere la famiglia: la dipendenza dal sesso bisogna scordarsela. Non resterà alle varie università dell´Illinois che occuparsi prossimamente di certe belle signore, che senza dar nell´occhio, silenziose e all´apparenza innocue, se la spassano quando e come vogliono, sfuggendo all´innamoramento e all´impegno delle relazioni stabili.

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