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| Oggi spose. In luna di miele con Hélèn e Anne-Marie |
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| La cena a lume di candela, il fidanzamento, la confessione ai genitori. Viaggio nella casa (e nella vita) di due lei divenute l'una moglie dell'altra. Con un bimbo che le chiama «mam» e «mami». |
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| Sabato 14 Aprile 2001 |
| di Panorama |
| in Vita di coppia |
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di ALVARO RANZONI da AMSTERDAM 13/4/2001 geert van tol Nella pagina a sinistra, Anne-Marie dice sì a Hélèn (col velo). Tutte e due non hanno voluto rinunciare all'abito bianco per il giorno più importante della loro vita, il 1° aprile ad Amsterdam. La coppia di coniugi più straordinaria della storia abita in un appartamento nuovissimo a Osdorp, periferia ovest di Amsterdam. Lei è Hélèn Faasen, 36 anni. E lei è Anne-Marie Thus, 31 anni. Moglie e moglie. Sono le prime due donne regolarmente unite in matrimonio dai tempi di Adamo ed Eva. La prima legge al mondo a consentire il matrimonio civile tra omosessuali è entrata in vigore in Olanda, già patria della droga leggera tollerata e dell'eutanasia legalizzata, alla mezzanotte del 1° aprile. Ma non era uno scherzo. E pochi minuti dopo il sindaco di Amsterdam, Job Cohen, ha celebrato quattro matrimoni, tre di «lui-lui» e uno di «lei-lei».
Prima, come in qualche altro paese, c'era una forma di «convivenza registrata» in municipio che però lasciava scoperti quasi tutti i diritti e i doveri tra coniugi, adozioni comprese. Come succede ad altre coppie, Hélène e Anne-Marie hanno già un bambino, Paul, nove mesi, messo al mondo da Anne-Marie con l'inseminazione artificiale. Il primo problema il piccolo Paul lo ha già risolto a modo suo: chiama «mam» la madre naturale e «mami» Hélène, che ha già iniziato le pratiche per l'adozione. Unica condizione all'intervista: Paul non dovrà essere fotografato. «Non vogliamo che da grande pensi di essere stato usato in qualche modo» dicono le due mamme.
Vengono ad aprire elegantissime. Hélène, in tailleur lillà. Fa il notaio, con studio nel centro di Amsterdam. Nello stereotipo, ingiustificato pare, per cui dev'esserci un «marito» anche in una coppia di lesbiche, Hélène sarebbe il marito: visetto nordico e asciutto, capelli corti. Invece lei è la più timida, arrossisce alle domande più impertinenti. Anne-Marie, capo infermiera in una casa di riposo per anziani, è il suo contrario: la figura abbondante ma solida fasciata in un completo gonna-casacca, il bel viso sempre sorridente, capelli ondulati, occhi splendidi. Estroversa, sentimentale, ma anche decisa e sbrigativa. Che sia lei il «marito»? «Con una certa ragazza ero stata fidanzata per ben cinque anni, ma la lasciai in un minuto quando scoprii che mi aveva tradito con compagne occasionali» dirà quando parleremo di gelosia. Al pianoterra, l'ingresso e lo studio di Hélène ingombro di carte. Una scala di legno a chiocciola conduce al primo piano con cucina, angolo pranzo e il salotto con il box, il passeggino, i giocattoli di Paul. Più su, il secondo piano con le camere da letto è off-limits per fotografi e telecamere, sentenzia Anne-Marie. «La Cnn e la Bbc hanno insistito inutilmente per riprendere il nostro letto» aggiunge. Chissà perché. La casa è invasa da mazzi di fiori, come dopo ogni matrimonio. I tulipani mandati dal sindaco sono di uno splendido colore viola. Una cassettiera è cosparsa di biglietti di parenti e amici, ma anche di lesbiche, conosciute e non, che hanno scritto per congratularsi di questa grande vittoria per la categoria.
Quando vi siete accorte di essere lesbiche? Ecco la prima sorpresa, da Hélène, la notaia. «A 26 anni». Vuol dire che prima le piacevano gli uomini? «No. Fino a 26 anni niente sesso, di alcun genere» dice avvampando di rossore. E racconta: «Ero una di quelle ragazze tutta studio, sport e buone cause, come Amnesty international. Sempre prima della classe, eterna secchiona. Due lauree in cinque anni. Credevo di non avere il tempo per quella cosa lì. Un giorno persi la testa per un'amica, poi per un'altra e un'altra ancora. Flirt platonici, però. E tormentati. Anne-Marie è stata la prima, tre anni fa». Come l'ha detto a casa? «Mia madre e io eravamo in cucina. Lei mi dice che la tale amica non è più sola, ha incontrato un giovanotto. E io: se ti dicessi che anch'io non sono più sola? Il suo viso si accese, per spegnersi subito quando aggiunsi d'un fiato che non si trattava di un uomo, ma di una ragazza meravigliosa di nome Anne-Marie. Lei, zitta. Papà, di là in salotto che aveva sentito tutto, zitto pure lui. Ci rimasi male. Mi aspettavo un po' più di entusiasmo. Dopo un minuto terribile, mia madre disse: è una brava ragazza? Sicuro che non ti farà del male? E mi abbracciò. La mia è una famiglia molto cattolica».
E Anne-Marie? «Avevo 15 anni e un ragazzo bellissimo che sembrava un attore. Ma di sesso non capivo niente e non l'avevo mai fatto perché mia madre sorvegliava che io e lui non restassimo mai soli. Un giorno mi innamoro perdutamente di un'amica, poi di un'altra. Non mi ci volle molto a capire che ero lesbica. Neanche i miei hanno fatto tragedie. Qui ad Amsterdam è una cosa abbastanza comune. Se i vicini hanno una figlia lesbica, conoscenti o parenti hanno figli gay e tutti lo sanno, diventa una cosa più normale. Non è mica una malattia. Mi rendo conto che all'estero non è così. Anche qui in provincia e nei villaggi di campagna gli omosessuali non sono sempre accettati. Per questo vengono tutti nell
Due lesbiche si scambiano effusioni in un pub olandese. Come fu la prima volta tra voi due? «Amici comuni ci fecero incontrare a cena, pensavano che avremmo fatto una bella coppia. Ma non funzionò. Eravamo in troppi, c'era un tremendo imbarazzo. Il giorno dopo ci telefonammo e cominciò una lunga relazione di settimane, solo telefonica. Cinque, sei ore al telefono ogni notte. Decidemmo di vederci da sole, una cena in un ristorantino a lume di candela e poi a casa mia» racconta Anne-Marie, mentre prepara tè e caffè in una cucina pulitissima e ordinatissima, proprio come ci si aspetta in una casa dove le mogli sono due. Dallo sguardo furbo di Anne-Marie e dal rossore di Hélène è chiaro chi fu a prendere l'iniziativa. «Fu straordinario, totalmente appagante. Non capisco proprio chi continua ad avere dubbi sulla pienezza dell'amore lesbico» osa Hélène. La domanda è solo scientifica, apparentemente: ma la natura umana non è fatta perché l'atto sessuale venga compiuto da un uomo e da una donna? Reagisce Anne-Marie: «Forse che noi non siamo esseri umani? Non abbiamo mica scelto noi di essere lesbiche. Se è vero che in ogni paese progredito o arretrato, ateo o integralista il 7 per cento degli uomini sono gay e il 5 per cento delle donne lesbiche, ci sarà pure una ragione di natura. È questo che la Chiesa non vuole capire. Il modo di fare l'amore è poi davvero così importante?» è la risposta.
Del resto, siamo ad Amsterdam, dove i pornoshop a ogni strada hanno le vetrine piene di attrezzi di ogni forma, colore e dimensione che due lesbiche possono usare se sentono la mancanza di qualcosa. Ma l'impressione, con Hélène e Anne-Marie, è che loro non sentano la mancanza proprio di niente. «Siamo felici come amanti, come esseri umani, come mamme» dicono.
Qui si entra nella parte più delicata, il piccolo Paul. È stata soprattutto Anne-Marie a volere un figlio. «Non avrei rinunciato alla maternità per niente al mondo» proclama. Ed Hélène è stata subito d'accordo. L'idea di usare un conoscente fidato l'hanno subito scartata. Non per il rapporto in sé, dicono, ma per le possibili conseguenze: un padre, sia pure occasionale, potrebbe cercare un domani di avvicinarsi al figlio, conoscerlo, intromettersi. Complicazioni. Oggi ci sono le banche del seme e lo stato rimborsa le spese. «Non abbiamo voluto scegliere fra le tante fialette il tipo del donatore: alto, basso, biondo, bruno. Ci sembrava un po' nazista. Meglio affidarsi al caso e al discernimento dei medici della banca del seme» raccontano. Sono contentissime: Paul è un bel bambino biondo, dai lineamenti fini e gli occhi azzurri, proprio come «mami» Hélène.
la proprietaria del locale lesbo più esclusivo di Amsterdam Mieke Martelhoff, una bella cinquantenne proprietaria del pub Vivelavie, punto di ritrovo delle Saffo di Amsterdam, è la regina delle lesbiche olandesi. La regina vera, Beatrice, l'ha insignita due anni fa del titolo di cavaliere dell'Ordine di Oranje-Nassau per la sua opera a favore di questa minoranza sessuale. Adesso pensa anche lei di sposarsi? No, io e la mia compagna non abbiamo figli, per cui stiamo bene così, anche senza matrimonio. Facile essere lesbica in Olanda, no? Sì, se si pensa che in qualche paese le donne omosessuali rischiano addirittura la pena di morte. Ma resta l'ostilità della Chiesa cattolica ufficiale. Io mi sentivo così respinta che avevo deciso di abbandonare la religione. Per fortuna fu mia madre a insistere perché continuassi ad andare in chiesa. Perché è più difficile accettare una lesbica che un gay? Il maschio non riesce a concepire che una donna gli si possa negare in maniera totale. Eppure, l'uomo è attratto dal mondo lesbico. Anni fa gestivo anche un night per sole donne qui vicino al mio bar, con tanto di stanze separate, per incontri intimi. Molte coppie di coniugi venivano al bar. Poi lei girava l'angolo e andava al night lasciando il marito a bere accanto alle clienti del bar, tutte lesbiche e spesso bellissime. Poco dopo, appagata, tornava a riprendersi il marito ubriaco. Forse, in questo modo, ho contribuito a salvare qualche matrimonio in crisi. Ma certo, per il marito di turno, era una tortura.
Due mogli e neanche un marito. «Mio nipote Walter, 7 anni, non poteva darsi pace» racconta Anne-Marie. «Ma c'è bisogno di un uomo per sposarsi, mi ripeteva. E non voleva credermi quando gli rispondevo che ci si può volere bene anche tra due donne. La sua rivincita è venuta quando ha saputo che aspettavo un bambino. Ma come avete fatto? mi chiedeva sbigottito. Gli ho spiegato tutto dell'inseminazione artificiale. E lui, felice: vedi che c'è bisogno sempre di un uomo?».
Per uno scherzo del caso, nel codice olandese non era scritto che il matrimonio deve avvenire tra un uomo e una donna; questo ha facilitato l'iter della nuova legge. Adesso al posto di padre e madre adottivi si parla di «genitore numero 1», quello naturale, e «genitore numero 2». Facile. Ma forse non sarà facile convincere Paul che lui è sì fortunato ad avere due mamme, ma non ha neanche un padre. Qui la notaia Hélène non ha dubbi: «Spetterà a noi riempire il vuoto. Coppie di fatto, si muove l'Europa Dalla Francia alla Spagna, a che punto è la legislazione nei principali paesi dell'Unione Con una risoluzione sui diritti umani, approvata il 16 marzo 2000 (256 voti a favore, 125 contrari e 33 astenuti), il Parlamento europeo ha invitato gli stati dell'Unione a riconoscere le convivenze delle coppie omosessuali. Ecco la situazione nei maggiori paesi europei. Francia. Nel 1999 il parlamento ha approvato il Pacs (patto civile di solidarietà), una legge che riconosce alle coppie di fatto, anche omosessuali, gli stessi diritti di quelle sposate. Portogallo. Se dimostrano di convivere da almeno due anni, le coppie omosessuali si vedono riconosciuti gli stessi diritti delle unioni eterosessuali e dei matrimoni. Germania. La «convivenza registrata» delle coppie omosessuali è stata introdotta dal parlamento tedesco nel novembre 2000. Anche se non fa ricorso alla parola matrimonio, l'unione viene sancita davanti a un ufficiale di stato civile. Belgio. Con una legge del 1° gennaio 2000 è entrata in vigore la registrazione legale delle unioni gay e lesbiche. Spagna. Il parlamento regionale di Valencia ha appena approvato una legge sulle coppie di fatto, sebbene la Chiesa si fosse duramente schierata contro. Le coppie di fatto, conviventi da almeno 12 mesi e con più di 17 anni, hanno così gli stessi diritti di quelle sposate.
Sono già più di 20 mila i figli avuti in qualsiasi modo da coppie omosessuali. Molte organizzazioni raccolgono e diffondono esperienze per aiutare questi bambini a superare le più che probabili difficoltà. Dove non arriva la pedagogia arriva l'amore per questi piccoli tanto desiderati. Se penso a come crescono i figli di famiglie senza amore, gente che litiga per anni prima di separarsi nei modi più traumatici, non sono certo preoccupata per Paul».
Le due donne siedono accanto, ogni tanto si sfiorano con la tenerezza tipica dei freschi sposi. La prima notte di matrimonio? Cerimonia a mezzanotte in municipio tra l'assalto di cameramen e fotografi. Poi tutti a celebrare in albergo, con la Volkswagen che ha messo a disposizione delle quattro coppie omosex altrettante Beetle fiammanti, per pubblicità. Come per pubblicità l'Hotel Barbizon ha offerto delle suite reali. Perché entrambe in abito da sposa e non, magari, in un più sobrio tailleur? «Era un sogno a cui non volevamo rinunciare» affermano. Racconta Hélène: «Ci siamo ritirate nella suite alle 4.30 del mattino, in tempo per vedere il servizio della Cnn su di noi. Stanche morte, abbiamo dormito e basta fino alle 7.30. Poi subito qui a casa, dove ci attendevano i nostri genitori.
«E in Italia? Come nei paesi islamici» Imma Battaglia: dimenticati i diritti gay. Katia Bellillo promette nuove leggi Sta aspettando a piè fermo che una coppia di lesbiche regolarmente sposata in Olanda si trasferisca a Roma, magari per lavoro. Imma Battaglia, presidente del circolo omosessuale Mario Mieli, è ansiosa di godersi l'imbarazzo dell'Italia «che in fatto di diritti gay è paragonabile al più integralista dei paesi islamici». A parte i grandi divieti su matrimonio, fecondazione e adozione, le lesbiche italiane non sono tutelate sul diritto all'abitazione in caso di separazione, all'assegno di mantenimento, o sui permessi dal lavoro in caso di malattia della compagna. Aggiunge Battaglia: «Se una lesbica muore, la sua compagna non può firmare per la donazione degli organi, perché non è considerata una parente (lo stesso accade per i conviventi eterosessuali, ndr)». La cossuttiana Katia Bellillo promette che se sarà rieletta in Parlamento la sua prima proposta riguarderà di nuovo i patti tra conviventi, lesbiche e gay inclusi. Da ministro delle Pari opportunità ha incassato una dura sconfitta sul suo disegno di legge, scomparso dall'ordine del giorno del governo dopo l'intervento del ministro ppi per i Rapporti con il Parlamento, Patrizia Toja. Stoppato il via libera ad assegno di mantenimento, divisione dei beni e testamenti, lesbiche e gay hanno messo a segno una conquista: il ministro della Sanità Umberto Veronesi ha modificato la norma che vietava le trasfusioni di sangue agli omosessuali. Adesso si parlerà di «comportamenti sessuali a rischio» e non più di «orientamento sessuale». I diritti di lesbiche e gay sono affidati per ora, oltre a qualche sentenza della Corte costituzionale e della Cassazione, alle aperture di aziende e istituti: l'Alitalia ha esteso i suoi benefit ai conviventi gay dei dipendenti; idem la Casagit, la cassa integrativa sanitaria dei giornalisti. Antonella Piperno
Adesso aspettiamo solo che tutto questo can-can mediatico finisca. Lo sopportiamo solo perché servirà alla causa delle lesbiche incomprese e perseguitate in tutto il mondo».
Niente viaggio di nozze, per ora. La professionista Hélène va tutti i giorni al lavoro fino alle 8 di sera. Anne-Marie, in ferie matrimoniali, resta a badare alla casa e al bambino. Cucinare? Poco o niente. Lei è sempre a dieta e Hélène è vegetariana: un po' di frutta, insalate e via. L'impressione è che nessuna delle due voglia farsi relegare nel ruolo della casalinga. «Prima o poi riprenderemo a uscire, di tanto in tanto. Ma niente feste pazze, vita disordinata, e men che meno ammucchiate. Non siamo di certo quel tipo di persone. Casa, famiglia, amici. Vogliamo andare avanti così per sempre, finché morte non ci separi».
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