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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Olanda. Pubblichiamo la rassegna stampa dei primi matrimoni gay
Olanda. Pubblichiamo la rassegna stampa dei primi matrimoni gay
Il Tempo, La repubblica, Il Resto del Carlino, Il Corriere della Sera
Lunedì 02 Aprile 2001
di la Repubblica
in Vita di coppia

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Il Tempo Lunedì 2 Aprile 2001 AMSTERDAM Fiori d’arancio a mezzanotte per 4 coppie di gay

L' AJA - Quattro coppie di omosessuali si sono sposate poco dopo la mezzanotte di ieri davanti al sindaco di Amsterdam Job Cohen. La cerimonia, la prima del genere nel mondo, è stata resa possibile grazie ad una legge approvata dal parlamento olandese nel dicembre scorso. La legge entrava in vigore alla mezzanotte e tre coppie di gay in smoking e gilet di cuoio ed una di lesbiche con il tradizionale abito da sposa, non hanno voluto perdere tempo. «È un privilegio per me essere il primo a felicitarsi con voi», ha detto il sindaco alle coppie prima di leggere la formula di rito «uniti in matrimonio». Secondo Henk Krol, leader storico del movimento gay olandese, le coppie omosesseuali sposate potranno ben presto costituire circa il 15% dei matrimoni.

Il Resto del Carlino

Gay, il primo sì fra le rose

AMSTERDAM —- «Vi dichiaro uniti in matrimonio»: la formula di rito è stata la stessa, ma davanti al sindaco di Amsterdam, Job Cohen, il sì è stato pronunciato per la prima volta al mondo da quattro coppie di omosessuali, tre di uomini, che non hanno rinunciato allo smoking, e una di donne, che hanno scelto un tradizionale abito da sposa. La cerimonia si è svolta, alla presenza di centinaia di invitati, nella sala del consiglio comunale di Amsterdam, abbellita per l'occasione con vasi di rose e con un gigantesco cuore composto da petali di rose rosse e rosa. Tutto a mezzanotte «Vi amate e quindi è giusto che possiate sposarvi, non vedo che cosa ci sia di strano», ha affermato il sindaco, felicitandosi con le coppie unite in matrimonio alcuni minuti dopo la mezzanotte di ieri, giorno in cui è entrata in vigore la legge votata in dicembre dal Parlamento olandese che permette anche agli omosessuali di sposarsi e di adottare figli. Era stato proprio Job Cohen, alcuni mesi fa, in qualità di ministro della Giustizia, a caldeggiare l'approvazione della legge, molto innovativa anche per la liberale Olanda. «Si tratta di un matrimonio civile che diventa accessibile a tutte le coppie, anche a quelle dello stesso sesso», ha commentato Henk Krol, uno dei leader storici degli omosessuali olandesi e capo redattore della rivista 'Gay Krant', il giornale della comunità omosessuale olandese, che conterebbe circa 400 mila persone. La residenza In Olanda le coppie di omosessuali che avevano già scelto di utilizzare la legge sulle unioni civili negli ultimi tre anni sono state più di 6.000. Ora, se lo vorranno, potranno passare dalla convivenza al matrimonio vero e proprio sancito per legge. In breve tempo, i matrimoni omosessuali potrebbero diventare circa il 15% di tutti quelli civili celebrati in Olanda. Per le coppie di gay o di lesbiche ci saranno tuttavia alcune differenze rispetto a quelle di eterosessuali: il matrimonio potrà essere celebrato solo se almeno uno dei due partner è residente in Olanda, per evitare così forme di turismo matrimoniale; mentre, in caso di adozione, il bambino dovrà essere olandese. E ora il Belgio Intanto anche in Belgio si comincia a pensare di poter seguire le orme della vicina Olanda. Ma, di fronte ad alcune aperture, il portavoce del primo ministro belga si è affrettato a dire che non ci sono ancora prese di posizioni ufficiali da parte del governo.

La Repubblica

"Veti e tabù, noi siamo all'anno zero"

l'intervista

-------------------------------------------------------------------------------- ROMA - «L'Olanda celebra i matrimoni gay e si conferma un paese all'avanguardia per quanto riguarda i diritti degli omosessuali. Come la Germania, la Svizzera, la Francia, addirittura il Portogallo che ha appena riconosciuto le unioni di fatto... E di fronte a tutto questo il panorama italiano appare sempre più desolante». E' il commento di Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, che aggiunge: «In Italia ormai siamo agli ultimi posti come conquiste civili». Grillini, quali sono i diritti delle coppie di omosessuali in Italia? «Diritti? Nessuno. Né sul piano formale, né sul piano concreto. Tutti i progetti i legge sulle unioni di fatto si sono arenati in Parlamento, per non parlare delle richieste di diritti civili per gli omosessuali». Perché? La comunità gay non è abbastanza forte? O non c'è la volontà politica? «La comunità omosessuale è ben organizzata e l'abbiamo dimostrato con il "Gay Pride" della scorsa estate. E in certe forze politiche esiste anche la volontà di riconoscere i diritti degli omosessuali. Ma la resistenza delle forze cattoliche è fortissima, anche dentro gli schieramenti favorevoli alle nostre battaglie». In molti Comuni esistono però delibere che riconoscono le coppie di fatto, sia eterosessuali che gay. «Sì, ed è l'unica forma di diritto civile per i gay esistente in Italia. Putropo però ha avuto pochi effetti concreti». (m.n.d.l.)

Olanda, gran festa di sposi gay "E presto ci imiteranno in tanti"

A mezzanotte, appena entrata in vigore la legge, quattro coppie si sono unite in matrimonio nel municipio di Amsterdam

LEONARDO COEN

-------------------------------------------------------------------------------- amsTERDAM L'altra sera siamo stati ospiti del sindaco Job Cohen e testimoni di nozze. Nel vero senso della parola. Di sposi con sposi. E spose con spose. Abbiamo brindato con gli sposi e con le spose. Abbiamo brindato al successo della ragione. Di una tolleranza lungimirante, stupefacente, impossibile da noi. La lunga, storica notte gay di Amsterdam tra sabato 31 marzo e domenica primo d'aprile dell'anno di grazia 2001, odissea nella parità sessuale. Foto di gruppo: sei uomini, due donne. Cioè quattro matrimoni che non s'avevano da fare, e invece alla mezzanotte in punto sono stati celebrati. Perché a mezzanotte in punto scattava la nuova legge olandese che riconosce agli omosessuali il diritto di sposarsi. Nessun don Rodrigo, nei dintorni. Tutto è filato liscio, allegramente. Scandendo coi battimani i secondi che mancavano all'ora fatale. Esultando per i dodici rintocchi della vicina chiesa di Mosé e Aronne, dove suonò Liszt. Mai si era osato tanto, prima d'ora. Gli olandesi si sono incamminati per un sentiero che sembra marziano: l'uomo che sposa l'uomo, la donna che sposa la donna. Oggi sono realtà. Sono legalità. Anche per chi viene da un altro Paese. A Strasburgo esiste una commissione che sta studiando come esportare questa legge. Evert Geuzinge, il direttore del Registro Civile di Amsterdam, mi ha confidato che spera in un contagio rapido: "Fra cinque anni altri Paesi ci imiteranno. Allora, ci invidieranno una serata come questa". Appunto. Ve la racconto. Torniamo ad Amsterdam, al suo brutto e colossale municipio. Sono passate le ventitré e trentacinque. Ecco Peter e Frank, ultimi ad arrivare. Peter ha 36 anni ed esibisce maschi capelli a spazzola. Alla moda con le sue bretelle sopra la camicia bianca, pantaloni a tubo, scarpe dalla suola grossa. Frank ha 45 anni, insegna alle elementari, sfoggia baffi da personaggio di un film di Fassbinder, con quel suo sfacciato gilet di pelle nera. Applausi per l'ingresso teatrale, più da club notturno che da cerimonia nuziale. Dolf e Gert, i primi ad entrare, stanno invece già seduti. Raggianti. Alti, distinti, entrambi pelati. Farfallini neri da smoking, completi grigi fumo di Londra. Più che promessi sposi, aria da promessi manager. Dorf è assistente psichiatrico ospedaliero. Gert, nello stesso ospedale, si occupa del settore acquisti. Precedono la marcia trionfale e lenta, forse un poco impacciata, di Hélène e AnneMarie, che avanzano sfoggiando splendidi e tradizionali abiti da spose. Successo travolgente. Dietro le due lesbiche, Ton e Louis, canuti e sorridenti sessantenni: "Che il nostro matrimonio sia di esempio per tutti coloro che ci vorranno imitare", dichiara Louis, direttore di una società editrice internazionale. Si conoscono dal 1959: "Non ci siamo mai lasciati", dice, tenero, Louis, "adesso siamo una famiglia di diritto". Bastano poche parole per raccontare una rivoluzione. Lo Stadhuis, ossia il municipio, domina l'Amstel e fa tutt'uno con il Muziektheater, l'auditorium più grande d'Olanda. In cartellone, sabato sera, l'Jevgeni Onjegin di Ciaikovski. Nel foyer, l'eco dei violini si è appena spento quando l'ultima coppia gay fa la sua entrée. Il maestro Hartmut Haenchen ha congedato orchestra e pubblico. Gente che va. E gente che viene, ma per uno spettacolo di ben altro genere. Il sindaco Cohen è pienamente soddisfatto. Ci sono giornalisti di tutto il mondo. C'è Hank Krol, direttore della rivista "Gay, Krant", personaggio mitico dell'ambiente. Sulla copertina campeggia la foto del sindaco. Il titolo: "Yes, I do!". Cohen ha patrocinato, da ministro della Giustizia, questa legge: "Se due uomini si amano e vogliono sposarsi, e se due donne si amano e vogliono sposarsi, perché no?", dice, piallando ogni pregiudizio. Tutto è pronto nella "raadzaal", la sala conciliare del municipio di Amsterdam. Dentro, atmosfera da sabato sera. In fondo si festeggia simbolicamente l'irruzione di una nuova libertà, non di una trasgressione e basta. Nella sostanza giuridica, una delle più innovative conquiste. Evidente la gran voglia di sdrammatizzare l'evento. Sono tranquilli persino gli irriducibili bigotti dei Cristiani per la libertà che fuori, in numero di sette, presidiano l'ingresso del municipio e protestano contro "questa sceneggiata". E che sfidano pure la storica tolleranza di un Paese assurto a laboratorio sociale d'Europa. Numeri. In Olanda i gay sarebbero circa 400mila. Quelli uniti civilmente 12.600. Di queste 6300 coppie, il 60 per cento è pronto a sposarsi. Gli invitati delle prime quattro nozze gay sono 180: amici, parenti, qualche politico, qualche giurista, i militanti della comunità omosessuale. Mezzanotte incombe. Si agita, la florida dottoressa Anne Marie Thus: "Non mi sento una pioniera, ma solo una donna che si vuole sposare con la sua compagna". E' il "più bel momento della mia voita", dice, nel suo svolazzante abito color giallo avorio. Accanto, freme Hélène Faasen: "Che batticuore! Mi pareva d'essere dentro un sogno", dirà più tardi. Il suo abito è di chiffon bianco, con lo strascico corto e la veletta. Le braccia sono coperte da maniche di pizzo. Molto Sud. Si gira un attimo. Dietro gli occhiali da notaio, lo sguardo spaurito di Hélène cerca quello di papà Peter, che è cattolico ma non ha disapprovato la scelta della figlia: "Peccato che con questo papa la Chiesa sia così conservatrice con gli omosessuali". Papà Peter spera sempre che un giorno Hélène potrà sposarsi davanti al prete. Ogni promesso sposo ha davanti a sé un ramo di rosa. Il fiore è color rosa. Porta fortuna. In mezzo alla sala c'è un tavolino che sostiene un tappeto dalla forma di cuore, composto di petali di rose rosse e rosa. Il ciambellano comunale zittisce l'aula. Job Cohen afferra i fogli del suo discorso ed inizia a leggere. Benvenuti in questa sala, in questa notte "tutta speciale". Siamo qui per accordare finalmente il diritto di sposarsi anche a persone dello stesso sesso: "Noi ne siamo fieri". Un altro tabù che sparisce. Ripercorre l'iter della legge. Ammonisce chi crede che l'Olanda diverrà meta di turismo omosex. Chiude, quando mancano ancora due minuti a mezzanotte. Allora, il pubblico comincia a battere le mani. E' un crescendo emozionante. Che sbotta, come a Capodanno, in un lungo hurrà, il sindaco può finalmente esercitare il suo ruolo di celebrante, "voi vi amate e vi potete sposare, per il meglio e per il peggio voi sarete uniti e dovrete rispettarvi e dovrete rispettare diritti e doveri", "sì", rispondono uno dopo l'altro gli otto promessi sposi, e questi sì ti mettono addosso i brividi, le coppie si stringono la mano destra perché così si usa in Olanda, e dopo ci sono i baci, si appoggiano appena le labbra Dolf e Gert, si abbracciano intensamente Hélène e AnneMarie, si scambiano un affettuoso bacio sulle gote Ton e Louis, solo Peter e Frank si avventurano in un bacio vero, profondo come vuole essere ed è stata questa cerimonia che istituisce un diritto negato, così arriva il colpo di martelletto battuto dal sindaco a sancire legge e matrimoni, amori e libertà. Per la storia, era il dodicesimo minuto del primo aprile. Nei numeri, il destino.

Il Corriere

INTERNI «Noi gay, finalmente sposi normali»

Amsterdam: celebrati i primi matrimoni omosessuali. «Ora possiamo adottare un bimbo»

DAL NOSTRO INVIATO AMSTERDAM - «Ecco, adesso siamo una coppia normale. Sposati legalmente. Marito e marito, con gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri. Liberi, se vogliamo, di adottare un bimbo». Emozionatissimi, smoking nero e cravatta rosa, Louis Rogmans e Ton Jansen, hanno detto il loro tremolante «sì» nell'austero municipio di Amsterdam, sovrastati da un gigantesco cuore infiocchettato da petali di rose rosa e rosse, coronando così il loro lungo sogno d'amore. Si amano dal 1965, galeotta fu una festa, e ora lui, Louis, ha 72 anni, e l'altro lui, Ton ne ha 63. Più giovani, ma non meno agitate, Helene Faasen e Anne-Marie Thus, 80 anni in due, in abito tradizionale bianco. Il padre della sposa (Helene) non è riuscito a trattenere una lacrima, alle sue spalle: «Sono orgoglioso di lei, ma mi dispiace di essere in municipio perché sono cattolico e avrei voluto vederla in chiesa con l'abito bianco. Insieme ad Anne-Marie, naturalmente». Era appena passata la mezzanotte di sabato quando il sindaco di Amsterdam Job Cohen dichiarava ufficialmente sposi tre coppie di omosessuali e una di lesbiche. Non era mai accaduto prima, in nessuna parte del mondo. Un avvenimento, tanto che in Giappone è stata la prima notizia del telegiornale. Ed era inevitabile che il rito venisse officiato ad Amsterdam, capitale europea dei gay, e nella tollerante Olanda (400 mila omosessuali), un Paese che non smette di infrangere tabù: dalla legalizzazione della prostituzione e dell'eutanasia (ancora in discussione) alla depenalizzazione del consumo di droghe leggere. Dopo avere «scritto una pagina di storia», come dice il sindaco Cohen, Louis e Ton hanno passato la prima notte di nozze dormendo, distrutti dalla lunga cerimonia e dai festeggiamenti. «D'altronde non poteva che essere una notte normale - spiega Ton -. La nostra prima volta è stata 36 anni fa». «Niente regali - dice Louis - perché il dono più bello è stato il matrimonio». «Ora siamo normali» ripete. Una parola che ricorre spesso, anche tra gli altri convolati a nozze. «Adesso vogliamo solo vivere una normale vita familiare» dice Helene, che di professione è notaio ed è madre di un bambino. Un bambino che ora avrà un altro genitore legale, Anne-Marie, dirigente in un ospedale. «Non siamo pioniere - dicono - non volevamo dimostrare nulla, né provocare nessuno. Volevamo solo ottenere il diritto di vivere come gli altri. Allevando nostro figlio». Diverse ma uguali. Come Dolf Pasker e Gert Kasteel, insieme da sei anni. «Mi chiedono spesso - dice Dolf, psicologo - perché abbiamo voluto sposarci, dare un timbro legale alla nostra unione. E allora racconto sempre di come ci siamo sentiti umiliati in Venezuela, due anni fa: avevamo chiesto una camera d'albergo, con un letto matrimoniale. Ce l'hanno rifiutata perché per legge potevano darla solo a chi è sposato legalmente. Ecco, se ci siamo sposati è perché non vogliamo che questo possa accadere ancora. Con questo certificato nessuno potrà trattarci più come cittadini di serie B. Ora sono orgoglioso di essere un cittadino olandese». Tra le quattro coppie, soltanto i coniugi Wittebrood - Frank, 45 anni, e Peter, 36 anni - hanno scelto di avere un cognome uguale. La legge consente di scegliere se acquisire il cognome del partner o tenere il proprio, come negli altri matrimoni. E consente di adottare figli, purché di nazionalità olandese (qui ben 20 mila bambini vivono in famiglie di omosessuali). Il vincolo della nazionalità era necessario (uno dei due coniugi deve essere olandese) per evitare di fare di Amsterdam la capitale mondiale dei matrimoni gay. «In Olanda - dice Henk Krol, direttore di GayKrant , la rivista omosessuale più influente del Paese - la battaglia è stata dura. Quindici anni fa nessuno pensava che sarebbe stato possibile. E invece il sogno è diventato realtà. Da oggi è in vigore la nuova legge. E ora sono sicuro che altre nazioni seguiranno il nostro esempio. Belgio e Svezia ci stanno pensando. Ed entro cinque o dieci anni anche l'Italia, nonostante il Vaticano, potrà dare il via libera ai matrimoni tra gay». Un ottimismo che si giustifica solo tra i canali di Amsterdam, in un Paese che è ormai compatto nel riconoscimento dei diritti degli omosessuali. Gli oppositori, i partiti cristiani, sono una minoranza esigua. Sabato a protestare in municipio si sono presentati solo in sette. Hanno innalzato cartelli («Tornate a Dio», «Volete solo soddisfare la vostra lussuria»), e poi se ne sono andati in silenzio, lasciando il campo ai quasi duecento invitati, tra i quali molti parlamentari. Già nel ’98 l’Olanda aveva stabilito la possibilità di «registrare» le unioni tra omosessuali. «Ma erano unioni di seconda classe - dice Krol -. Così come sarebbero stati di seconda classe i matrimoni gay. Ora invece abbiamo matrimoni, senza aggettivi. Che poi i coniugi siano di sesso uguale o diverso sono problemi che devono riguardare solo loro». I prossimi sposi gay in Olanda, intanto si stanno già preparando. Sono diecimila gli omosessuali registrati che hanno già annunziato l’intenzione di scambiarsi gli anelli. I matrimoni gay, secondo le prime stime, rappresenteranno almeno il 15 per cento delle nozze civili celebrate in tutta l’Olanda. Nessun distinzione di classe sociale e di professione. Tra i futuri sposi gay ci saranno avvocati e giornalisti, operai e impiegati. Tra loro, anche molti sono maestri di scuola. Come Frank Wittebrood, che dice: «Non ci vedo nulla di strano nell’essere gay e insegnante». Frank e Peter, nella notte di sabato non si sono scambiati gli anelli, a differenza delle altre tre coppie. Loro se lo sono tolto, scoprendo un tatuaggio a forma di anello. Poi hanno bevuto insieme in una coppa di champagne rosa. «Il tatuaggio è solo uno scherzo. Sono sicuro che i miei alunni non se la prenderanno». Alessandro Trocino

In Germania l’ufficiale civile può celebrare la «convivenza»

IN EUROPA Il 16 marzo del 2000 il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo con 256 voti favorevoli, 125 contrari e 33 astenuti la risoluzione sui diritti umani che invita gli Stati membri a riconoscere le convivenze delle coppie omosessuali IN OLANDA È il Paese più liberale del mondo sul tema: nel dicembre scorso aveva votato e approvato non la convivenza ma addirittura il matrimonio IN FRANCIA È del 1999 l’approvazione da parte del Parlamento francese del «Pcds» (patto civile di solidarietà), la legge che riconosce alle coppie di fatto e gay gli stessi diritti di quelle sposate IN BELGIO È entrata in vigore il 1° gennaio del 2000 la legge, votata nel ’98, che consente la registrazione legale delle unioni gay o lesbiche. Registri anche in Svezia e Norvegia. IN GERMANIA Il 10 novembre del 2000 il Parlamento tedesco ha introdotto «la convivenza registrata» tra coppie omosessuali. Nella legge non è stata usata la parola matrimonio, ma di fatto l’unione viene sancita davanti a un ufficiale dello stato civile. Di «unione» si parla anche dal 1989 in Danimarca. IN PORTOGALLO Il 15 marzo scorso alle coppie omosessuali in Portogallo sono stati riconosciuti gli stessi diritti legali delle eterosessuali e di quelle sposate. Purché conviventi da almeno due anni IN ITALIA Il dibattito è solo sull’apertura di registri comunali su cui iscrivere i nomi delle coppie omosessuali unite. Soltanto Pisa per ora lo ha istituito NEL RESTO DEL MONDO La situazione è meno liberale di quanto si possa pensare. In attesa di una legge sui matrimonio fra omosessuali sono Hawaii, Vermont, Alaska, Canada, New Zeland, Sud Africa

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