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| Dall’economia ai diritti individuali. Perchè in Italia non si riconoscono i diritti delle coppie omosessuali? |
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| Pubblichiamo l'editoriale di Piero Ostellino apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera di venerdì 11 agosto |
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| Venerdì 11 Agosto 2000 |
| di Gay.it |
| in Vita di coppia |
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SFIDE LIBERALI AI DUE POLI
di PIERO OSTELLINO
«Dopo il Partito-azienda di Berlusconi, è nata l'Azienda-partito di Colaninno». La caustica battuta di Guido Rossi fotografa bene la «via obliqua», a dispetto delle regole per quanto discutibili ma esistenti, seguita dalla sinistra con l’acquisto di Telemontecarlo da parte di Seat-Telecom. Torna alla mente un’altra felice battuta del giurista milanese ai tempi di D’Alema: «Palazzo Chigi è la sola merchant bank dove non si parla inglese». Sarebbe, perciò, utile sapere «se, come e entro quali tempi» gli uomini che si candidano a governare l'Italia intendano affrontare seriamente il problema del conflitto di interessi, che non riguarda solo il «cavaliere di Mediaset», ma attraversa l'intera società civile e politica. Invece di limitarsi a adombrare genericamente lo spettro del ritorno di Tangentopoli (Rutelli), a riesumare demagogicamente la teoria del doppio Stato (Amato), o a magnificare retoricamente le virtù del mercato (Berlusconi). I temi «caldi» non mancano. Dall'attività di arbitrato dei magistrati, non di rado ai margini della zona grigia che separa la legittima funzione dall’interesse in atti d’ufficio, alla consuetudine, deontologicamente discutibile, di troppi avvocati di trasferire ai propri studi personali le pratiche legali delle società dei cui consigli di amministrazione fanno parte, alla funzione di controllo, spesso sospettabile di complicità, della burocrazia ministeriale sulle prestazioni pubbliche dei privati. Dall’abolizione dei patti di sindacato al ruolo delle fondazioni bancarie alla regolamentazione delle società accusate o sospettabili di costituirsi in cartelli; dalla formulazione di un moderno diritto societario al rafforzamento degli organi di controllo, come la Consob, e di quelli di garanzia, come le Authority. Ma ci sono, per esempio, anche due temi che riguardano i diritti civili individuali, sui quali sarebbe utile conoscere l'opinione del mondo politico: la revisione della legge sul divorzio, con l'eliminazione dell’assurda «anticamera» della separazione legale per tre anni, e la regolamentazione, ne parliamo in esclusiva linea di principio, degli effetti sociali della convivenza fra coppie omosessuali. In materia di divorzio siamo il Paese più arretrato d'Europa. Anche la cattolicissima Spagna e la Germania, che pur la prevedono, non conferiscono alla separazione prima del divorzio una sanzione giudiziale, come avviene da noi con l'atto della separazione legale, ma si limitano solo a richiedere una autocertificazione in proposito da parte degli interessati. Il che, in caso di separazione consensuale, riduce praticamente a zero i tempi di attesa per il divorzio. A questo proposito, sarebbe interessante sapere perché è stato tolto dal calendario della Commissione giustizia il progetto di legge dell’onorevole Lucidi (Ds) che, pur conservando il periodo di tre anni di separazione legale, tendeva a accelerare i tempi successivi del divorzio. Un altro «prezzo» pagato dai laici ai cattolici per mantenere in piedi la coalizione? In Francia, così come in altri Paesi, è sufficiente che la coppia omosessuale depositi in Comune una sorta di contratto di convivenza, che nulla ha a che fare col matrimonio, perché a tutela di entrambi scattino quelle garanzie previdenziali, assistenziali e quei diritti ereditari di cui godono le coppie eterosessuali. Perché da noi non si fa altrettanto, visto che la stessa Chiesa non avrebbe, probabilmente, molto da obiettare non trattandosi della celebrazione di un matrimonio? Aspettiamo qualche risposta.
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