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| USA. Due madri per un bimbo. Così il giudice assegnò due mamme al bebè |
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| Usa: coppia lesbica potrà riconoscere il piccolo con i nomi di entrambe. Dal Corriere. la Stampa e Repubblica (in coda l'editoriale di Zucconi) di sabato 12 agosto 00 |
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| Sabato 12 Agosto 2000 |
| di Gay.it |
| in Vita di coppia |
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Il Corriere
Il figlio è stato partorito da una partner ma concepito dall’altra artificialmente
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Da oggi un bambino può avere sul certificato anagrafico il nome di due madri senza quello del padre, purché entrambe le mamme siano legate al piccolo, geneticamente o per nascita. Lo ha stabilito un tribunale di Boston, nel Massachussetts, in una sentenza definita «storica» dai gruppi americani per i diritti dei gay. Le due donne in questione, Mary Jane Knoll, giornalista e Christine Finn, amministratrice universitaria, sono infatti lesbiche. Dopo aver tentato invano di concepire un bimbo con l'inseminazione artificiale - utilizzando cioè lo sperma di un donatore - Mary e Christine hanno tentato la via crucis della fertilizzazione in vitro. La tecnica, assai più costosa e complessa, con loro ha funzionato. L'ovulo della Knoll, fertilizzato in laboratorio con il seme di un donatore, è stato impiantato nell'utero della compagna, che a luglio ha dato alla luce un bel maschietto presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston. Quando le due donne hanno chiesto di alterare il certificato di nascita tradizionale per sostituire la voce «padre» con una seconda «madre», l'ospedale, d'accordo con loro, ha deciso di rimettere la decisione nelle mani del tribunale. «Nessuno ci aveva mai fatto una richiesta del genere - spiega il legale del Beth Israel - rispettiamo il volere del giudice e non abbiamo intenzione di appellarci». Immediata la reazione dei gruppi gay. «È una sentenza molto importante - esulta Jennifer Levi, avvocatessa della Gay and Lesbian Advocates and Defenders - in sintonia con le leggi sui diritti dei genitori gay». Il motivo che ha spinto le donne a chiedere l'intervento della corte è semplice. «Se non l'avessimo fatto avremmo dovuto sottoporci alla lunga trafila burocratica per adottare nostro figlio - spiegano - un vero ossimoro se si pensa che una di noi è la madre biologica e l'altra l'ha partorito». Nella motivare la sua sentenza, subito criticata dai fondamentalisti cristiani, il giudice donna Nancy Gould ha citato proprio «il legame fisico di entrambe le donne col neonato». Oltre al fatto, importantissimo, che «entrambe hanno manifestato da sempre l'intenzione di essere genitori del piccolo». Il verdetto non potrà quindi essere applicato alle altre coppie lesbiche in cui una delle donne non abbia un ruolo «fisico» rispetto alla nascita. Né può essere impugnato dalle donatrici di ovuli, visto che que ste ultime sono tenute a firmare un documento in cui rinunciano ad ogni diritto sul nascituro». Alessandra Farkas Sabato 12 Agosto 2000
La Stampa
Sentenza «Un bambino può avere due mamme» NEW YORK Di mamma non ce n'è una sola. Una corte americana ha stabilito che una coppia formata da due donne può apporre il nome di entrambe alla voce «madre» sul certificato di nascita del figlio a patto che tutte e due siano biologicamente legate al bebè. La notizia riportata dal quotidiano «Boston Herald» segna l'ennesimo traguardo per la comunità gay d'oltreoceano. Con il verdetto, emesso a fine giugno da una corte di Boston, si è chiusa la causa avviata da Mary Jane Knoll e Christine Finn, che volevano dichiararsi entrambe madri del bambino partorito da Finn ma concepito con un ovulo di Knoll fertilizzato in provetta con lo sperma di un donatore anonimo. Dopo il parto, avvenuto lo scorso 23 giugno all'ospedale Beth Israel Deaconess di Boston, la coppia aveva chiesto di poter modificare la certificazione di nascita, sostituendo la voce «padre» con una seconda voce «madre». Presi alla sprovvista, gli amministratori dell'ospedale avevano suggerito alle due donne di ottenere un ordine del tribunale. «Ci è sembrato logico rivolgerci a un giudice per essere riconosciute entrambe genitrici davanti alla legge» hanno detto le due neomamme. «Non aveva senso pensare di adottare il bambino quando una di noi è la sua madre biologica e l'altra lo ha partorito».
Da Repubblica on line 11 agosto
Una coppia lesbica ottiene dal tribunale la rivoluzionaria sentenza
Due mamme sul certificato La decisione negli Usa
BOSTON - Due mamme sul certificato di nascita, due mamme e niente papà, perchè il papà non c'è. Per un giudice americano è possibile e lo dimostra un tribunale del Massachussets che stabilisce con una sentenza rivoluzionaria la novità destinata a far discutere e ad accendere nuove polemiche. L'atto di nascita di un bambino, c'è scritto nella motivazione della decisione, può avere due distinte voci "madre" con i nomi di due donne differenti, se entrambe le persone sono legate al neonato per nascita o biologicamente.
Per Mary Jane Knoll e la sua compagna Christine Finn, una coppia lesbica di Boston, i legami ci sono e sono evidenti tanto da spingere il giudice in questa direzione. Il piccolo è stato concepito con la tecnica della fecondazione in vitro, l'utilizzando l'ovulo di Mary Jane e gli spermatozoi di un donatore ignoto. L'embrione è stato quindi impiantato nell'utero di Christine, che dopo nove mesi ha partorito il bambino all'ospedale di Beth Israel a Boston.
Subito le due donne si erano rivolte all'ospedale per una modifica del certificato di nascita "tradizionale": via la voce padre, sostituita da una seconda madre. Richiesta che la direzione dell'istituto ha accolto, come spiega uno degli avvocati Leslie Joseph: "In realtà non abbiamo preso posizione, non abbiamo mosso obiezioni e abbiamo aspettato che la famiglia risolvesse la questione con il tribunale".
La sentenza arriva il 26 giugno, solo cinque giorni dopo la nascita del bambino. Il giudice Nancy Gould, dopo aver verificato che entrambe le donne sono legate al "bimbo biologicamente e per nascita" e dopo aver sottolineato che "entrambe da sempre hanno manifestato l'intenzione di essere i genitori del neonato" ha accolto il loro appello.
Soddisfatto uno dei legali della coppia, Joyce Kauffman: "E' una scelta nell'interesse del bambino. Garantisce infatti al neonato quei diritti, normali per una coppia sposata, come l'assistenza sanitaria, l'obbligo di custodia e l'eredità su entrambi i genitori".
12 agosto 2000 Così il giudice assegnò due mamme al bebè
Usa, una coppia di lesbiche ottiene la doppia maternità. dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON "MAMME", mormora il bambino e quattro braccia si tendono verso di lui. Non sarà facilissimo, per lui, imparare la semplice grammatica della classica prima parola, ricordarsi di usare sempre il plurale, e mai il singolare, per non fare ingelosire nessuna, quando sentirà il bisogno di chiamare la mamma e se ne vedrà arrivare due, quelle "due mamme" che il tribunale gli ha attribuito ufficialmente, tranciando una volta per sempre il superato dilemma salomonico. Nel tempo della "tecnologia riproduttiva", nell'ora della giurisprudenza che deve adattarsi al costume e alla biologia, è possibile da oggi avere due mamme, due donne nella pienezza legale, morale e biologica di chiamarsi madri dello stesso bebè. Anche al rischio di trasformare il complesso di Edipo in un'orchestra sinfonica.
IN QUESTO nuovo continente della maternità tecno e "unisex", dove la fecondazione in vitro, il trapianto degli zigoti, la maternità surrogata e la clonazione avanzano, è stata un giudice di Boston, Nancy Gould, a segnare con la sua sentenza il territorio ignoto della "doppia maternità". Quando due donne, unite in una coppia lesbica, hanno portato il loro neonato in tribunale per chiederne la doppia maternità in comune, la signora Gould non ha impugnato la spada, non ha minacciato spartizioni della creatura, non ha cercato di stabilire chi, fra le due aspiranti mamme, Mary Jane Knoll e Christine Finn volesse più bene a quel fortunatissimo o sfortunatissimo bambino. Ha semplicemente ordinato che le due donne fossero iscritte insieme alla voce "madre" nel certificato di nascita emesso dall'ospedale dove lui era nato, cancellando - in un presagio burocratico della ormai prossima inutilità biologica del maschio - la casella: "padre". Non saranno semplici "genitori" adottivi, ma entrambi madri biologiche, alla pari. A chi vuoi più bene, gli chiederà il solito amico idiota, alla mamma o alla mamma? Era stata Mary Jane a partorirlo in giugno, dopo la gestazione dell'ovulo donato dalla sua compagna Christine, fecondato in laboratorio con lo sperma di un fornitore anonimo. Al momento della nascita, l'ospedale, il Beth Israel di Boston, aveva respinto la richiesta delle due donne di iscriversi insieme nel certificato come "madri", aveva scaricato la pratica nel grembo del tribunale e il giudice Gould ha emesso una sentenza chiarissima. "Poiché una delle due richiedenti è la madre genetica del bambino e l'altra è colei che ha permesso al feto, che altrimenti non sarebbe sopravvissuto, di svilupparsi e di venire alla luce, entrambi hanno il pieno diritto di essere considerate insieme madri, davanti alla legge, alle assicurazioni, alle scuole. E' nell'interesse del minore, che questa Corte deve proteggere - ha tagliato corto il giudice Nancy Gould secondo il resoconto del "Boston Herald" - di avere due madri". Tra le prevedibili lamentazioni di gruppi religiosi e tradizionalisti (ma non della Curia Cattolica di Boston che finora ha avuto il buon senso millenario di stare zitta) il tribunale del Massachussets, della terra che diede i natali agli Stati Uniti d'America, ha così creato un precedente giuridico che conforta le coppie gay, ma lascia alcune domande senza risposta. Avranno, d'ora in poi, tutte le madri surrogate, le donne che "affittano" l'utero per la gestazione di ovuli altrui, il diritto legale di essere considerate madri, formando magari una famiglia trinaria di un padre e due madri? Una coppia di gay maschi potrà diventare una coppia di "doppi padri", non avendo i mezzi biologici per la gestazione? Ma non sarebbe allora una discriminazione legale contro i maschi, basata sulle loro limitazioni sessuali, concedere soltanto alle donne la possibilità di essere "doppie madri biologiche"? Già da tempo la letteratura scolastica, i libri per le scuole elementari, stanno facendo accettare ai bambini la possibilità di coppie omosessuali. Libri con titoli come "Johnny a casa ha due papà", "Lisa ha due mamme", sono utilizzati nelle classi, per non mettere i figli adottivi o naturali di coppie gay in condizione di inferiorità psicologica rispetto a coloro che crescono in quella che, un tempo, era chiamata la "normalità" di un padre e una madre. Ma all'orizzonte problemi ancora più ingarbugliati, tra legge e tecnologie riproduttive, si intravvedono, come la clonazione umana. Se - e non quando - camminerà nel mondo il primo bebè "clonato" come si iscriverà sul certificato di nascita il donatore? Padre e gemello? Madre e sorella? Non è un mondo facile, quello che aspetta giudici e bebè del XXI secolo. Non può essere un mondo facile uno nel quale a un figlio sarà chiesto, come al bambino di Boston, di andare due volte al funerale di sua madre. Questo articolo ha ricevuto 286 visite.
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