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| Pornononni sorprese da una ricerca svedese |
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| L'attività erotica si allunga nel tempo |
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| Giovedì 10 Luglio 2008 |
| di Il Riformista |
| in Vita di coppia |
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«Un uomo di settant'anni dovrebbe ancora lasciarsi coinvolgere nell'aspetto carnale della commedia umana?», si domandava il professor David Kepesh nell' Animale morente di Philip Roth. Uno studio pubblicato l'altro ieri sul sito del British Medical Journal sembra aver fornito la risposta: negli ultimi trent'anni, il numero dei settantenni che dichiarano di avere ancora una vita sessuale è notevolmente aumentato, così come quello delle donne che assicurano di continuare ad avere orgasmi e si considerano sessualmente soddisfatte. La ricerca, per una volta, non si concentra esclusivamente sui disturbi sessuali della terza età, sulle disfunzioni erettili e sui tentativi quasi negromantici di rianimare il priapo dormiente a colpi di magiche pillole blu o di altri elisir, ma prende in esame la vita sessuale "normale" degli anziani. E mostra che, con buona pace del nostro immaginario stile Casa Vianello , per i settuagenari il letto non è solo il teatro di battibecchi continui, sbuffi a braccia conserte, lamentele e zapping compulsivo: è ancora un duro campo di battaglia.
Nils Beckman e i suoi colleghi dell'università di Goteborg hanno studiato i comportamenti e gli atteggiamenti sessuali di quattro campioni rappresentativi di settantenni svedesi, intervistati rispettivamente nel 1971-2, nel 1976-7, nel 1992-3, e nel 2000-1. Nel complesso, più di 1.500 persone - per due terzi donne - hanno raccontato la loro vita erotica, dentro e fuori il talamo nuziale. E già, perché negli ultimi trent'anni non solo il sesso tra coniugi è aumentato - dal 52 al 68 per cento tra i maschi sposati, dal 38 al 56 per le donne - ma anche quello degli anziani non sposati, che siano vedovi, divorziati o single: negli uomini, dal 30 al 54 per cento, e nelle donne - è questo forse il dato più vistoso - dallo 0,8 dei primi anni settanta al 12 per cento del 2001. E quando le signore sono costrette a smettere, rivela ancora lo studio, è quasi sempre per volontà del loro partner.
I ricercatori di Goteborg non si propongono di spiegare le ragioni di questi cambiamenti. Nelle conclusioni del loro studio si limitano a ipotizzare che i miglioramenti nel livello di istruzione e nello status socioeconomico possano aver giocato un ruolo. E riconoscono alcuni punti deboli della ricerca: essa prende in esame solo il sesso genitale tra eterosessuali. Non include la masturbazione, l'omosessualità o il sesso orale. Ma soprattutto, lo studio si basa su quanto i settuagenari dicono e vogliono dire di sé: «È possibile che i nostri risultati riflettano un atteggiamento di maggiore apertura mentale nella società in materia di sesso più che cambiamenti effettivi nel comportamento sessuale». In altre parole, per quanto ci si possa affidare alle virtù dell'autocertificazione, il rischio di millanteria non dev'esser sottovalutato. Anzi, c'è da supporre che in società spesso dominate da highlander chirurgici, imbalsamati in vita e patriarchi che non accettano il loro autunno, qualcuno baratterebbe volentieri quindici secondi di erezione con un quarto d'ora di celebrità, o quantomeno di orgoglio priapesco. O forse non c'è trucco né vanagloria, e davvero l'"animale morente" vuol dare un ultimo colpo di coda. Perché, lo dice ancora il Kepesh di Roth, «il sesso non è semplice frizione e divertimento superficiale. Il sesso è anche la vendetta sulla morte».
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