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| Vip, porno e notizie, scatta la censura |
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| L'Agicom mette fine alle hot-line televisive |
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| Sabato 17 Marzo 2007 |
| di Il Manifesto |
| in Vita di coppia |
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di Antonio Massari
Interrogato dal pm John Woodcock, il manager televisivo Lele Mora, ha dichiarato di «essere totalmente estraneo alla vicenda» e di non aver nulla a che fare, quindi, con alcun giro di ricatti droga e prostituzione. Smentisce anche l'esistenza del presunto «archivio fotografico segreto», ipotizzato dalla procura di Potenza, e destinato alle estorsioni. «Non credo di aver sbagliato nulla - commenta all'uscita dal tribunale - e non ho mai avuto nulla a che fare con i politici. Io rappresento artisti». Poi ribadisce la sua amicizia con il paparazzo Fabrizio Corona, agli arresti con l'accusa di estorsione da lunedì, s'infila nella sua auto e riparte per Milano, dove in mattinata era stata perquisita la sua abitazione.
Intanto il mix tra politica e gossip, tra parlamentari e veline, sta scatenando uno scontro a tutti i livelli. L'ex premier Silvio Berlusconi annuncia di voler pubblicare le foto di sua figlia Barbara. Le ha acquistate dai paparazzi, per 20mila euro, ma solo perché erano brutte. Polemiche roventi, nel frattempo, sul provvedimento del Garante per la privacy che vieta, con effetto immediato, la diffusione di notizie che non hanno interesse pubblico, che non sono essenziali o che attengono a particolari della vita privata in merito alla sfera sessuale. La violazione del provvedimento, inoltre, è perseguibile d'ufficio e punibile con la reclusione da tre mesi a due anni. Una decisione che ha scatenato le ire di Lorenzo Del Boca, presidente dell'ordine nazionale dei giornalisti: «I giornalisti hanno bisogno di tante cose - ha dichiarato - ma non di provvedimenti coercitivi che attribuiscono poteri di controllo a istituti esterni alla professione». Duro anche il giudizio di Franco Siddi, presidente della Federazione della stampa italiana, che commenta: «Sì alla tutela della privacy, no alla museruola per l'informazione. A errori e qualche eccesso non si può rispondere con provvedimenti unilaterali, che non risolvono i problemi della libertà di tutti, ma inducono incomprensioni e autocensure».
E mentre il presidente dell'Autorità, Francesco Pizzetti, precisa che il provvedimento è «circoscritto» e «vale solo per la vicenda di Potenza», il componente del collegio Mauro Paissan replica alle polemiche: «Ci siamo limitati ad applicare la legge in vigore: non è nei nostri poteri, ma nemmeno nelle nostre volontà, mettere in galera, comminare multe, mettere alla gogna e tanto meno mettere museruole».
Intanto, però, c'è chi mette la museruola al porno e mette a rischio migliaia di posti di lavoro. L'Agcom (autorità garante per le comunicazioni) ha infatti deciso di estendere anche all'orario notturno, e quindi 24 ore su 24, il divieto di trasmettere immagini erotiche o attività che risultino offensive al pudore. Per chi viola le regole multe fino a 50mila euro. Esclusi dal provvedimento i programmi criptati, cioè protetti da un codice che impedisce l'accesso ai minori. Nel mirino anche le hot line pubblicizzate di notte.
Accanto alla «viva soddisfazione», espressa da Luca Bogomeo, Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti, c'è un vivo sdegno espresso, invece, da molti altri. «Siamo a una nuova ondata censoria - dice Vladimir Luxuria (Prc) -. Credo che di questo passo torneremo ai tempi in cui si censurava l'ombelico della Carrà o s'imponevano pesanti calzamaglie alle gemelle Kessler». «Evidentemente anche l'Agcom è sensibile all'ondata neo-clericale, che vuole imporre al paese un moralismo sessuofobico sconosciuto nel resto dell Europa», commenta il parlamentare dell'Ulivo Franco Grillini. «Il danno - continua il presidente onorario dell'Arcigay - non riguarda solo la libertà di espressione ma è anche economico, per almeno cinquecento emittenti private, che danno lavoro ad oltre cinquemila dipendenti».
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