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| Civate, Lecco. Nessuna discriminazione sui funerali per le coppie di fatto |
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| CHE IL RICONOSCIMENTO ufficiale delle coppie di fatto, senza distinzione tra etero e omosessuali, cominci dal camposanto sembra un controsenso, ma è quello che accade a Civate. |
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| Domenica 22 Ottobre 2006 |
| di Il Giorno |
| in Vita di coppia |
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Giorno, Il (Bergamo - Brescia)
— CIVATE (Lecco) —
CHE IL RICONOSCIMENTO ufficiale delle coppie di fatto, senza distinzione tra etero e omosessuali, cominci dal camposanto sembra un controsenso, ma è quello che accade a Civate. Il primo cittadino di questo paesino di poco meno di 4 mila anime, abbarbicato sulle sponde del lago di Lecco, si è trovato a dover modificare il regolamento del cimitero per venire incontro alla richiesta di un'anziana cittadina. La donna, quando di recente è scomparso un proprio parente, ha chiesto di poter prenotare la tomba accanto a quella del familiare. Una preghiera che era destinata a rimanere inascoltata. A bloccare la richiesta c'erano norme restrittive, che consentivano di farlo solo ai parenti di primo grado.
PROBLEMA RISOLTO dalla modifica del regolamento del cimitero. Come ogni legge che si rispetti, le nuove norme si sono portate dietro delle stranezze che, forse, la stessa amministrazione non aveva del tutto considerato. Così, ora che è stata estesa a tutti la possibilità di acquistare la tomba al fianco di un proprio caro e non per forza legato a vincoli di parentela, il diritto si è esteso alle coppie di fatto, scavalcando ogni differenza tra eterosessuali e omosessuali.
«CI SIAMO LIMITATI a regolarizzare una situazione con cui facciamo i conti ogni giorno — spiega il sindaco, Giacomo Valsecchi —. Le coppie di fatto sono una realtà della nostra società, siano esse formate da eterosessuali che omosessuali. Non c'è nulla di strano se persone che hanno convissuto tutta la vita vogliono riposare l'una accanto all'altra». Per ora, fa sapere il primo cittadino, non ci sono state richieste da parte di coppie omosessuali, «ma non vedo particolari problemi se ciò dovesse verificarsi», dice il parroco, don Mario Longo. Più infastidito dal clamore suscitato attorno alla decisione presa dell'amministrazione comunale, che dal provvedimento in sè, don Longo si schiera con Papa Benedetto XVI: «Le famiglie di fatto ancora non sono riconosciute, qui c'è stata solo una modifica di un regolamento che io accetto come cittadino e come parroco, nulla di più».
Gabriele Cereda Questo articolo ha ricevuto 182 visite.
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