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| Patti di convivenza. "L'accordo vale anche per i gay la sfera privata non si tocca" |
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| Parla la Bellillo, ministro delle Pari Opportunità. Da Repubblica di Venerdì 1 settembre 2000. Nella foto il Ministro Bellillo (foto NOI) |
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| Venerdì 01 Settembre 2000 |
| di Gay.it |
| in Vita di coppia |
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ROMA (g.c.) - Ministro Bellillo, una legge che prevede gli accordi di convivenza non rischia di dividere il governo, di provocare la reazione dei cattolici? "Ma no, mi auguro proprio di no. Non si mette in discussione il matrimonio. Per carità non facciamone un'altra guerra di religione. Abbiamo visto i boys del Papa molto più avanti di tanti esponenti politici che ritengono di dover rappresentare la cultura cattolica". È nei fatti un riconoscimento per le coppie gay? "Se i conviventi sono dello stesso sesso o hanno o meno rapporti sessuali non è argomento che può interessare uno Stato laico. In questo Stato c'è troppa Chiesa...". Il ministro delle Pari Opportunità, la comunista Katia Bellillo ha ereditato la bozza del disegno di legge sui patti tra conviventi da Laura Balbo, ex ministro e sociologa, che su questo strumento legislativo adottato negli Usa, aveva puntato. E Bellillo l'ha condotto in porto, sul tavolo del governo perché lo approvi. Già un anno fa Patrizia Toia, ora ministro dei popolari per i Rapporti con il Parlamento, poneva l'altolà a un ddl sui patti di convivenza, invitava ad avere più rispetto per le diverse sensibilità e culture presenti nel governo. "Guardi, questa è una legge trasparente, non ideologica, chiara, che ha come obiettivo di risolvere i problemi di quel milione di persone conviventi in Italia. Quello che fanno dentro le mura domestiche riguarda la sfera della vita privata e ciascuno la gestisce come vuole". Nel senso appunto che gli accordi possono essere tra conviventi etero, gay? "Anche tra nonni e nipoti, tra amici. Il disegno di legge vuole risolvere i problemi più frequenti del vivere insieme, prima fra tutte la questione patrimoniale. Questa legge dovrà essere a disposizione di due persone adulte che decidono di convivere". E quindi chi potrà ricorrere ai patti di convivenza? "Chiunque purché adulto e consenziente. Sono moltissimi oggi in Italia i separati che hanno scelto di convivere, ad esempio. Ci sono alcuni argomenti privati, intimi che, insisto, non devono riguardare lo Stato laico". L'istituto del matrimonio tuttavia... "Alt, i contratti di convivenza di cui stiamo parlando non hanno nulla a che spartire con l'istituto del matrimonio. Qui parliamo di prevedere la validità dei rapporti tra privati che decidono come dividere auto, quadri, a chi va la rendita in caso si lasciassero. Le persone che in Italia vivono sotto lo stesso tetto non hanno uno strumento terzo per regolare gli accordi tra di loro. E noi questo strumento lo vogliamo creare. Senza fare domande". La strada francese, del registro delle unioni di fatto l'avete scartata? "È una via parallela la nostra anche rispetto alle proposte di legge presentate in Parlamento. Con gli accordi di convivenza noi offriamo un'opportunità, nulla che sia imposto. Lo Stato laico deve garantire strumenti che devono essere attivati ma non automaticamente. A chi volesse sollevare polveroni, chiedo: perché trasformare un'esigenza che è nelle cose in una crociata? Perché bisogna sempre far pesare le convinzioni etiche, religiose di fronte a uno Stato che invece deve garantire le libertà?". Troppa Chiesa in questo Stato, cosa vuol dire? "Uno Stato laico garantisce la libertà personale, religiosa, di cultura. Nelle differenze. Per quanto riguarda la clonazione, ad esempio, penso che la posizione laica del ministro Veronesi sia quella da seguire". Questo articolo ha ricevuto 177 visite.
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