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| "Unioni d'affetto", a Bologna sarà discusso in Consiglio Comunale una forma originale di riconoscimento delle Famiglie di Fatto. |
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| Domenica 17 Gennaio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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Già nel 1986, quando la discussione sulle Famiglie di Fatto era agli albori venne citato dall’ARCIGAY l’articolo della legge anagrafica che definiva in modo estensivo il concetto di famiglia di fatto: oggi a partire proprio da quella legge il Consiglio Comunale di Bologna discuterà il riconoscimento delle Famiglie di Fatto su proposta di numerosi consiglieri tra cui Marcella di Folco dei Verdi, presentatrice della proposta di delibera. Di seguito la rassegna stampa sulla discussione in Commissione consigliare avvenuta sabato 16 gennaio.
Da “La Repubblica”, cronaca di Bologna, domenica 17 gennaio 1999
Pedrazzi con un escamotage normativo mette d’accordo Verdi e Popolari
“No alle Unioni Civili ma solo per affetto”
La Proposta sarà discussa in Consiglio
SI chiameranno «unioni d'affetto» per mettere d'accordo tutti in consiglio comunale e saranno certificate con un modulo. Non avranno valore però giuridico ma solo per l'anagrafe. I contraenti potranno avvalersi di un unico stato di famiglia. Dopo tante polemiche, anche nella maggioranza, è stato questo il compromesso trovato dal vicesindaco Luigi Pedrazzi - ieri in commissione Affari generali - per evitare una spaccatura tra verdi e cattolici sul tema delle unioni civili. E' stato un ordine del giorno presentato da Marcella di Folco, dei Verdi, a riaprire la discussione sulla richiesta di un registro per le unioni. L'accordo è invece stato raggiunto con il ritiro del vecchio odg e la presentazione di uno nuovo sull'utilizzo di una sorta di elenco, senza valore giuridico. Per sminare il terreno politico che rischiava di esplodere sotto i piedi della Giunta, Pedrazzi si è calato nei panni di un artificiere. Con una mossa a sorpresa ha riesumato una norma di legge che disciplina la famiglia anagrafica. «Agli effetti anagrafici - è scritto all'articolo 4 - per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune». Un vincolo che non coinvolge la sessualità, ha tenuto a spiegare Pedrazzi, ma solo gli affetti. In pratica, ha aggiunto il vicesindaco, è sufficiente che gli uffici dell'anagrafe predispongano un modulo dove si indica il vincolo d'affetto che andrà poi sottoscritto dal componenti della famiglia. «Perché dobbiamo impedire a chi lo vuole di dichiarare all'anagrafe che sta insieme per ragioni d'affetto? Altra cosa sarebbe - argomenta Pedrazzi - se si chiedesse una pari dignità con il matrimonio». In tutti i casi è la legge dello Stato che disciplina come, si tiene un'anagrafe, e il Comune non può farne una parallela con un registro per le unioni d'affetto. Una cosa del genere, tra altro, è già stata ritenuta illegittima dai Coreco. «Qualcosa di scritto ci sarà: un faldone o un file di computer all'interno dei normali registri, ma non sarà un registro in più» ha concluso il vicesindaco. Tutti soddisfatti in commissione, salvo Alessandro Mazzanti (An), Paolo Mengoli (Ppi) aveva chiesto di non affrontare la discussione in Consiglio, lasciando alla giunta l'onere di disciplinare l'argomento. La discussione in aula invece ci sarà.
Da “Il Resto del Carlino, cronaca di Bologna, domenica 17 gennaio 1999
“Sulle Unioni Civili è subito bagarre”
AN e PPI all’attacco
Si chiameranno «unioni d'affetto» e rischiano di creare una frattura nella giunta. La richiesta presentata ieri dai Verdi, nel corso della riunione della commissione affari istituzionali presieduta da Enzo Raisi, di istituire un registro per le unioni civili nel quale siano comprese le coppie alla base delle quali c'è solo un vincolo affettivo fa scuotere la testa sia ai gruppi delle minoranza sia ai popolari. In pratica le nuove « famiglie» sarebbero tali solo per l'anagrafe, il legame quindi non avrebbe valore giuridico. Ma per alcuni consiglieri si tratterebbe di una forzatura di una istituzione che viene sancita con il 'contratto' del matrimonio. «Bisogna riaffermare il valore tradizionale della famiglia - ha esordito Enzo Raisi - questa proposta concorre a minarla». Sulla stessa linea si è collocato Massimiliano Mazzanti, consigliere di Alleanza nazionale: “analoghe iniziative - ha detto - sono state bocciate in altre città d'Italia. Il testo presentato in questa sede inoltre è privo di coraggio giuridico e politico. Attraverso un'interpretazione falsa dell'articolo 4 della legge anagrafica si cerca di dare il riconoscimento di famiglia a delle unioni che tali non sono, equiparando un vincolo affettivo al legame fondato sul matrimonio». Anche Paolo Mengoli, consigliere dei Popolari, ha sottolineato l'inutilità di questo elenco. «Non ne deriva . ha spiegato - alcun beneficio alle persone interessate a questo riconoscimento». Dietro l'ordine del giorno, firmato anche da consiglieri diessini e da Valerio Monteventi di Rifondazione, sembra celarsi il tentativo di far entrare dalla finestra quello che non è passato dalla porta: la proposta darebbe infatti lo status di famiglia ad unioni che il Parlamento non definisce tali.
Mario Bovenzi
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