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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
"Famiglie Affettive": l'Avvenire ironizza sulla prontezza del Comune di Bologna nel predisporre la modulistica necessaria a certificare le famiglie anagrafiche
Nell'inserto domenicale "Bologna sette" il giornale dei vescovi accusa il vicesindaco cattolico Pedrazzi, fautore delle "Unioni affettive", di essere stato "L'Ulisse" che con il cavallo di Troia delle famiglie anagrafiche mette a rischio la famiglia tradizionale e apre la strada al riconoscimento per legge delle Unioni Civili.
Domenica 31 Gennaio 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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L'Avvenire, domenica 31 gennaio '99



Bologna.



Quando la burocrazia vola



Unioni d’affetto a tempo di record pronti i moduli



(S.And.) «Attestato di iscrizione nell'anagrafe: della popolazione quale famiglia anagrafica costituita da persone coabitanti legate da vincoli affettivi». Cosi recita uno dei tre nuovi moduli, predisposti a, tempo di record, dal Comune di Bologna, che consentiranno, a chi ne farà, richiesta, di certificare la propria unione d'affetto (comprese quella omosessuale). Il consiglio comunale non ha votato l'ordine del giorno che recepiva l'idea di sfruttare l'articolo 4 del regolamento anagrafico. Ma le conseguenze del non voto sono state ugualmente pesanti. Da una parte i consiglieri della sinistra hanno sottoscritto un documento in cui si impegnano a rilanciare il tema delle unioni civili. Dall'altra l'Arcigay invita «tutti i Comuni italiani a seguire l'esempio di Bologna». In questa situazione la macchina burocratica comunale ha sfoderato un tempismo davvero incredibile. Su questo ironizza un corsivo che appare oggi sul settimanale diocesano “Bologna Sette” (ospitato dalla edizione domenicale dell’Avvenire, N.d.R.). «Una volta tanto» si legge nella nota «complimenti alla burocrazia comunale: più veloce della luce. Il 19 gennaio la Segreteria generale del Comune, dopo il non voto del giorno precedente, dà subito attuazione al «preambolo» del vice sindaco Pedrazzi» sulle “famiglie d’affetto”. Gli uffici mettono a punto la modulistica necessaria alla certificazione e il 22 gennaio la Segreteria Generale del Comune invia agli Uffici anagrafe il nuovo modulo di registrazione delle «famiglie d'affetto», con tassativa prescrizione di operatività «a far tempo dal 25 gennaio»». A questo punto, annota Bologna Sette tutti potranno dormire sonni tranquilli: «quelli che aspettano, da qualche anno la concessione edilizia per la ristrutturazione del loro appartamento; le famiglie costituzionali che attendono il loro turno per una casa IACP (e che presto, prevediamo noi, dovranno vedersela con le «famiglie anagrafiche»); l'intera città, che da 17 anni attende paziente che Porta Saragozza (dove ha sede l'Arcigay N.d.R.) sia restituita alla devozione alla Madonna di S. Luca». «Se in soli sei giorni» conclude il corsivo «la maggioranza (con l'operosa collaborazione di cattolici mediatori, preambolisti, o semplicemente silenziosi) è riuscita a condurre in porto una operazione che ha per fine dichiarato lo scardinamento dell'istituto familiare quale riconosciuto dalla Carta costituzionale, quanto ci sarà da aspettare d'ora in poi per il riconoscimento dei nostri piccoli diritti? Niente più che il tempo fugace di un batter d'ali».

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