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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Pubblichiamo un articolo di Repubblica del 23 febbraio sulle famiglie di fatto e una dichiarazione di Romano Prodi
Pubblichiamo un articolo di Repubblica del 23 febbraio sulle famiglie di fatto e una dichiarazione di Romano Prodi
"Romano Prodi s'arrabbia. "Non sono un bacchettone. Non ho mai detto che la fecondazione assistita bisogna limitarla alle coppie sposate. Ho parlato di coppie stabili. E poi, da cattolico parto dal matrimonio, da politico mi fermo alla stabilità". L'ex premier e leader dell'Ulivo entra nel vivo della questione in un'intervista ieri a Radio Popolare".
Mercoledì 24 Febbraio 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Cresce l'Italia dei conviventi

"Noi famiglie dai diritti negati"



In aumento le coppie non sposate. Lo Stato per loro prevede solo doveri: non possono adottare né avere l'eredità



di MARIA STELLA CONTE



ROMA - "Il più delle volte accade così: lei viene da me in lacrime e dice: avvocato, mi aiuti, lui se ne è andato: voglio sapere cosa mi spetta, cosa devo avere... Cosa? Niente! dico io. Perchè se non c'è matrimonio, non c'è moglie, quindi nessuna tutela assoluta diretta...". Di donne sull' orlo di una crisi di nervi - l'amore appeso a un chiodo e una vita da ricalcolare al centesimo - ne passano ogni anno a decine nello studio milanese di Annamaria Bernardini De Pace, legale di tante ex più o meno note, cuore e finanze sul lastrico. Si chiamano coppie di fatto. Famiglie senza licenza di esistere. Non fuori legge. Semplicemente autogestite: non sposate, non benedette, non protocollate. Discriminate, si arrabbiano loro. In Italia erano 207 mila nel 1993; quattro anni dopo - 1997 - 316 mila. Dato sottostimato, dice l'Istat, e non di poco visto che - commenta la ricercatrice Laura Linda Sabbadini - sono situazioni spesso fluttuanti, difficili da cristallizzare in un numero.

Non così, evidentemente, per le coppie sposate: erano 14 milioni 317 nel 1993; diventano 14 milioni 390 nel 1997, aumento irrisorio e comunque proporzionalmente inferiore a quello delle coppie di fatto. Ma è soprattutto la prole a fare la differenza: mentre i figli delle famiglie "regolari" diminuiscono, quelli delle libere unioni aumentano. Dai 509.027 del '93 ai 481.820 del '96 nel primo caso; dai 40.457 del '93 ai 43.820 del ' 96, nel secondo.

Cambia, il Paese. Lentamente, quasi invisibilmente, ma cambia. Ci si sposa di meno, si divorzia più frequentemente, si convive di più. Certo, non siamo la Francia spaccata in due dal "patto civile di solidarietà", coraggiosa proposta di legge che ufficializza le coppie di fatto - etero ed omosessuali - prevedendo diritti e doveri in materia di successione, donazione, fiscalità. Noi siamo l'Italia, che ignora le convivenze gay e tuttavia dà la possibilità alle anagrafi di istituire un registro delle unioni civili (vedi Pisa, vedi Bologna...); siamo l'Italia, che ha partorito la "famiglia fiscale" eppure discute se estendere alle libere unioni eterosessuali quel che la legge prevede - prevederà - per le coppie sposate sulla procreazione assistita. L'Italia, dove chi non si sposa non può adottare figli, nè patteggiare una casa, nè sperare in un'eredità o nella reversibilità della pensione. Anche dopo una vita passata insieme. Tant'è: proprio oggi, su quest'ultimo punto, la Consulta è chiamata a pronunciarsi.

Scalpitano, i conviventi. Vivono una singolare sindrome dell' abbandono che li fa sentire emarginati, esclusi, ingiustamente puniti. Ma la Bernadini De Pace è inflessibile: "Nel nostro Paese, tu hai due scelte: o ti unisci in una libera unione di fatto e la Costituzione ti garantisce che lo puoi fare nel rispetto del diritto fondamentale di libertà, o scegli di formare una famiglia, che è una società naturale fondata sul matrimonio e che è un contratto nel quale assumi diritti e doveri. Bisogna uscire dalla mentalità assistenziale dello Stato-mamma che ti protegge: scegli il matrimonio? Bene, lo Stato garantisce un programma di aiuto e sostegno al nucleo familiare. Scegli di rifiutare il matrimonio? Perfetto. Ok. Brava. Ma allora vai per la tua strada e non mi chiedere tutela. Insomma: non puoi fare la scelta alternativa, sentirti "libera e bella" e casomai orgogliosa per il fatto di non sposarti, e poi chiedere aiuto e protezione".

E' così che si arriva al paradosso di quella signora - vent' anni passati accanto ad un uomo refrattario al matrimonio - che vinse la causa in tribunale non come compagna ma fedele colf del suo ex amore.

Le cose cambiano se ci sono bambini. Perchè la legge tutela la lavoratrice madre indipendentemente dal suo stato civile, dando ai figli naturali pari diritti di quelli legittimi e ai genitori i medesimi doveri verso di loro. Ma soprattutto perchè il partner cui sono stati dati in affidamento (la madre, il più delle volte), avrà diritto a ricevere dall'altro l'assegno di mantenimento per essi e, come confermato da una recente sentenza della Cassazione, ad usufruire della casa familiare. A differenza che nel matrimonio, quindi, non alla donna che si separa viene garantito - se parte più debole - il sostegno economico, ma ai figli. Volendo tutelarsi - suggerisce la Bernardini De Pace - meglio sarebbe far legittimare i figli che potrebbero ereditare, così, non solo da genitori e nonni ma anche da tutto il resto della famiglia; meglio ancora, firmare un contratto di convivenza dove nulla viene lasciato al caso.

Non ne facciamo, però, solo un problema di bieca assistenza, sostiene la sociologa Chiara Saraceno. "Chiedere di poter adottare, chiedere di aver accesso alla procreazione assistita, non significa pretendere tutela, ma domandare che i propri diritti civili vengano rispettati: il punto è che dietro questa negazione, c' è la volontà di negare la legittimità di un comportamento, affinchè sia chiaro che l'unico vincolo veramente legittimo è il matrimonio. La convivenza, per altro, esplicita in modo forte che c' è sessualità al di fuori del matrimonio, il che è intollerabile per un paese cattolico, in cui si pensa che debba stare dentro. Lo Stato poi, ha nei confronti delle convivenze un comportamento ondivago: a volte - anagraficamente, fiscalmente - le tratta come matrimoni, altre le nega. La questione delle eredità, ad esempio, è fondata sull'idea inattuale di un nucleo familiare intatto e sulla volontà di tutelare la famiglia legittima. Ma la famiglia è cambiata, non è più una sola: oggi si divorzia, ci si risposa, si convive. Eppure una persona non può disporre interamente del proprio patrimonio. E se uno convive, e se si è dimenticato di fare testamento, eredita tutto un parente sconosciuto o con il quale, casomai, ci si è odiati per una vita".

Piace poco anche all'avvocato matrimonialista Laura Remiddi l'idea di "un matrimonio di serie B. Solo che lo Stato, allora, dovrebbe aiutare le coppie a passare in serie A. In Italia ci vogliono tre anni per ottenere un divorzio, per questo dico: tu, Stato, facilita l'accesso al matrimonio, rendi più facile l'uscita dalla precedente unione, restituisci in tempi brevi la libertà. Gran parte delle coppie di fatto sono formate proprio da persone in attesa di una sentenza di divorzio". O da vedovi, o vedove, che preferiscono non risposarsi per non vedere intaccato l'asse ereditario. Famiglie "ribelli" crescono e - se ne facciano una ragione i "contrari" - vogliono restare così, libere di non sposarsi: loro chiedono solo di essere diverse, ma anche uguali, ma diverse...


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