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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Perché la richiesta del riconoscimento delle
Perché la richiesta del riconoscimento delle "Unioni Civili", anche fra persone dello stesso sesso, sia l'obiettivo prioritario per il movimento delle lesbiche e degli omosessuali in tutto il mondo? Di Franco Grillini
In risposta all'editoriale del Corriere della Sera del 25 febbraio che a proposito del voto della Camera a favore dell'accesso all'inseminazione assisitita delle coppie di fatto eterosessuali invita a "non imboccare una deriva alla francese accodandosi alle truppe dell'ARCIGAY"
Giovedì 25 Febbraio 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Da più parti ci si chiede perché la richiesta del riconoscimento delle "Unioni Civili", anche fra persone dello stesso sesso, sia l’obiettivo prioritario per il movimento delle lesbiche e degli omosessuali in tutto il mondo. La risposta è molto semplice: nel mondo moderno l'omosessualità è insieme identità e relazione, non esiste cioè questione gay senza considerare i rapporti tra gli\le omosessuali. L'amore, l'amicizia, la reciproca solidarietà morale e materiale anche fra persone dello stesso sesso costituiscono il tratto caratterizzante dell'omosessualità moderna fondata sul rapporto tra adulti consenzienti. Di converso la famiglia ha subito cambiamenti sostanziali tant’è che ormai si parla di famiglie, proprio per sottolineare la pluralità dei modelli e dei nuovi aggregati sociali di cui occorre tenere conto. La crisi che da più parti si paventa dell’istituto familiare è quindi un fatto di crescita e di trasformazione passibile di significati positivi solo se il legislatore sarà capace di stare al passo coi tempi riconoscendo i diritti di tutte le nuove famiglie come fatto importante di nuova aggregazione sociale e di solidarietà collettiva.

Ciò che si propone è di aggiungere agli istituti giuridici esistenti (il matrimonio, che nessuno vuole mettere in discussione) un altro istituto giuridico non sostitutivo ma AGGIUNTIVO. Chi dice infatti (come fa la gerarchia cattolica) che al riconoscimento delle "Unioni Civili" seguirebbe necessariamente uno sfaldamento dell'istituto matrimoniale afferma il falso, perché la nostra proposta vuole allargare anziché restringere l'area della regolamentazione e del riconoscimento giuridico dei rapporti familiari. Ostinarsi a tutelare solo la famiglia tradizionale per motivi puramente ideologici o religiosi significa ormai l’esclusione e la discriminazione di una fascia sempre più ampia di cittadini che rimangono privi di garanzie e di diritti.

In sostanza, secondo noi, all'attuale e palese crisi del matrimonio tradizionale (con tutto ciò che ne consegue in termini di famiglie dissolte, persone sole, separazioni in netto aumento, violenza intrafamiliare a volte anche drammatica, ecc.) si risponde creando forme inedite di tutela familiare, allargando la possibilità per ciascuno di sistemare giuridicamente il proprio rapporto di relazione e conferendo ad ognuno l'opportunità di scegliere la migliore forma giuridica a seconda dei suoi bisogni e dei suoi desideri.

Per quanto attiene alle coppie di fatto l'instaurazione della tutela giuridica risponde alla necessità di affermare alcuni fondamentali diritti quali ad es. l'accesso all'edilizia popolare convenzionata, l'affitto della casa, l'eredità dei beni del convivente, la reversibilità della pensione, ecc.

E' evidente quindi che la nostra non è affatto una battaglia ideologica e men che meno corporativa. L'affermazione dei diritti civili delle coppie di fatto gay ed etero avviene prima di tutto in forza dell'art.2 della Costituzione che così recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Con la proposta del riconoscimento delle "Unioni Civili" non si mette certo in discussione l’art. 29 della Costituzione (che peraltro non vieta affatto altre forme familiari oltre il matrimonio e non parla di matrimonio tra uomo e donna), ma si sancisce l'umanissimo diritto di lasciare i propri beni alle persone con cui si è convissuti per anni e spesso per decenni. Si vuole inoltre affermare il diritto dovere di assistenza reciproca, cosa per es. negata dalle famiglie d'origine a diversi partner di malati di AIDS con azioni la cui crudeltà non ha nemmeno bisogno di ulteriori commenti.

Coloro che avversano le questa proposta, non avendo argomenti validi sul piano dei diritti materiali di una coppia che vuole affermare la reciproca solidarietà ed affetto, tentano quotidianamente di trascinare il dibattito facendo del vero e proprio terrorismo sul "matrimonio gay" e sulle "adozioni" ben sapendo che il riconoscimento delle famiglie di fatto è un problema di tutti e non soltanto degli omosessuali.

Nel mondo moderno dove ci sono città con milioni di abitanti la solitudine è la vera regina delle metropoli. Si fa una grande fatica a costruire relazioni stabili, è molto difficile per tutti trovare un\una partner adatto\a (e non a caso si moltiplicano i giornali di annunci, linee telefoniche per gli incontri, locali per trovare ciò che in genere non si trova), mentre il tasso di fallimento dei matrimoni è altissimo. Si può quindi dissentire dalle proposte dell'ARCIGAY, ma non si può certo far finta di non vedere che la maggior parte delle persone intende, giustamente, costruire i propri rapporti di relazione in base all'effettiva soddisfazione e al bisogno di felicità e non necessariamente in base a morali o istituti giuridici tradizionali: le famiglie di oggi sono frutto di una scelta e non di una imposizione.

Anziché lanciare strali sulla crisi della famiglia per riproporre poi un familismo deteriore e discriminatorio valido forse solo per qualche spot zuccheroso ed ipocrita, occorre fare uno sforzo di fantasia e di libertà anche in campo giuridico in modo tale che lo Stato, lungi dall'imporre modelli, prenda invece atto delle relazioni effettivamente esistenti tra i propri cittadini e si limiti a fornire la necessaria tutela giuridica a tutti i nuclei familiari e non solo a quelli che piacciono agli integralisti e che vengono di volta in volta spacciati per eterni, “naturali”, indiscutibili.

"Dove c'è amore c'è famiglia", sarà pure retorico dirlo, ma quando in una società gli affetti diventano una merce rara occorre avere delicatezza e rispetto per chiunque riesca a costruire un rapporto a due onesto, sincero e duraturo: rapporto che non può che essere visto come fatto positivo e come risorsa sociale importante.






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