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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Gay, adozioni e figli di ENZO SICILIANO. Pubblichiamo un interessante commento di Repubblica di sabato 6 marzo '99
Gay, adozioni e figli di ENZO SICILIANO. Pubblichiamo un interessante commento di Repubblica di sabato 6 marzo '99
"Il ministro Balbo ha ragione quando difende i diritti delle coppie omosessuali"
Sabato 06 Marzo 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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IL MINISTRO Laura Balbo ha raccolto l' altro ieri sul suo capo una serie di reprimende, se non di insulti, e più di un invito a dimettersi (è stato anche chiesto al presidente del Consiglio di dimetterla), per avere espresso un'idea che se può suscitare qualche riflessione non dovrebbe essere ragione di scandalo e rabbia.

Il ministro, durante una conversazione con qualche giornalista, ha detto che il concepimento assistito andrebbe consentito anche a donne che siano omosessuali, e che le coppie gay potrebbero essere aperte all'adozione.

Nelle parole del ministro si è letto qualcosa come un attentato alla famiglia e ai significati di filosofia che sarebbero contenuti nell'istituzione familiare.

Qualcuno ha aggiunto che il ministro, se aveva parlato in nome di opinioni personali, quelle opinioni se le doveva tenere per sé comunque, e sempre tacerle.

Su quest'ultima cosa ci sarebbe molto da dire. Una persona viene nominata ministro non per miracolo divino, specie se ha speso la vita non fra i banchi di Montecitorio, ma perché avrà manifestato con dignità e perseveranza quel che spregiativamente viene talvolta, per comodo, additato come opinione. Ma lasciamo andare questo. La differenza o la coincidenza fra pensiero e opinione va rimessa ad altro impegno.

Quel che mi ha stupito, nelle accuse rivolte al ministro, è stato un pensiero o un'opinione malcelata. Che, cioè, gli omosessuali, donne e uomini, perché tali, non possono, e non debbano, nutrire efficaci, educativi, sentimenti di paternità e maternità, come se questi sentimenti potessero scaturire soltanto come effetti psicologici (o, al peggio, fisiologici): solo chi genera, secondo un preciso codice, quello eterosessuale, li può nutrire, gli altri no.

Insomma, una maledizione (biblica?) amputerebbe gli omosessuali nelle emozioni e nei valori che da alcune emozioni scaturiscono. Casomai li nutrissero, dovrebbe lo Stato intervenire nell'amputazione.

È credibile tutto questo? È conciliabile una cristiana idea della vita con il divieto a una donna omosessuale di concepire secondo i modi assistiti cui la sua emotività, il suo sentire sono aperti? La scelta di una gravidanza è forse una scelta "leggera", quando sia espressione di una chiara volontà?

Si dice che molte donne omosessuali, pur di avere figli, hanno accettato le cosiddette vie normali di fecondazione e concepimento. Ma, in questi casi, perché l'istituzione familiare sarebbe salva, se poi quella donna ha fatto, con il figlio o la figlia avuti "normalmente", famiglia per sé e con la compagna con cui divide l'esistenza?

E nel mondo, quanti omosessuali hanno poi adottato figli senza provocare scandalo nelle società cui appartengono, come una abbondante letteratura conferma?

La questione non è mondana. Da un lato credo che il desiderio di un figlio, comunque ottenuto, sia una scelta di responsabilità morale che un individuo compie in perfetta consapevolezza. Dall' altro, discriminare chi possa o no compiere scelte simili è un arbitrio che non onora di sicuro chi se ne fa attore. Si vuole negare, prima ancora che un ministro si sia pronunciato nel suo ruolo istituzionale, ad alcuni cittadini italiani di prefigurare alcune decisive scelte etiche? L'idea di famiglia è in perpetua evoluzione (è la storia a documentarlo), e un regime liberale, aconfessionale, laico, come è nell'ambizione di tutti, non dovrebbe porre limiti a questa evoluzione: dovrebbe invece favorirla, integrandone alla forma della società il disegno in divenire.

Sappiamo che le pulsioni sessuali "normali" non costituiscono i valori di base di una famiglia. Freud ha raccontato con abbondanza di esempi come quelle pulsioni, negli stessi eccessi di "normalità", abbiano di frequente lacerato l'istituto familiare in modo irrimediabile, - e irrimediabile proprio per la salute fisica e psichica dei componenti, dei figli in specie, nei valori ereditati.


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