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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Considerare le possibilita': a proposito di maternita' lesbica e di adozioni per le coppie omosessuali. Di Mirella Sandonnini, psicologa, psicoterapeuta, Firenze
Considerare le possibilita': a proposito di maternita' lesbica e di adozioni per le coppie omosessuali. Di Mirella Sandonnini, psicologa, psicoterapeuta, Firenze
Intervento al XXIV Congresso Nazionale del Centro Italiano di Sessuologia.
Sabato 06 Marzo 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Negli anni '90 si e' cominciato a dibattere anche nel nostro paese di maternita' lesbica e di adozioni per le coppie omosessuali, legando questo tema a quello delle nuove tecniche di procreazione assistita. Credo che questo tipo di approccio al problema sia sostanzialmente scorretto perche' si pone di fronte a questi fenomeni come davanti ad uno scenario reso possibile dal progresso tecnologico. E' del tutto evidente che non e' cosi': persone che si definiscono omosessuali possiedono intatta la capacita' di procreare e, nella maggior parte dei casi, sono passate attraverso esperienze di tipo eterosessuale, anche piu' che occasionali. Basta riflettere su un dato: il primo rapporto sulla condizione omosessuale in Italia promosso dall'ISPES nel 1991 e che ha riguardato un campione di 2044 omosessuali dei due sessi evidenzia che solo il 27% dei maschi ed il 21% delle donne intervistate non aveva mai avuto rapporti sessuali con patners dell'altro sesso. Solo il 6% del campione dichiarava di essere o di essere stato sposato, ma per stessa ammissione dei ricercatori, quel campione puo' essere considerato rappresentativo soltanto della parte piu' visibile e organizzata del mondo omosessuale. A questo proposito, la mia esperienza di psicoterapeuta che da tempo lavora con organizzazioni omosessuali e nel campo dell'AIDS, mi ha consentito di entrare in contatto con quel gruppo di persone a comportamento omosessuale, assai numeroso nel nostro paese, che vive pubblicamente una situazione di eterosessualita'. Non e' raro che in queste persone, che pur in massima parte sono consapevoli di provare prevalentemente desiderio per lo stesso sesso, una simile scelta di compromesso sia motivata non solo dalla paura della stigmatizzazione sociale, ma almeno con altrettanta frequenza dal desiderio di avere figli. Gli omosessuali e le omosessuali con figli sono quindi un fenomeno antico e sempre presente, basti pensare che negli Stati Uniti negli anni '80 si e' stimato che i figli di genitori omosessuali, cresciuti in famiglie tradizionali e non, superassero i 14 milioni, perche' ce ne stupiamo e lo trattiamo come uno dei molti fenomeni legati alla contemporaneita', come il cybersex o la clonazione? Io credo che questo avvenga perche' il generale processo di ridefinizione culturale dei ruoli sessuali e della struttura familiare attivato in questo secolo ha reso possibile anche una ridefinizione dell'orientamento sessuale che e' divenuto via via per molte persone omosessuali un pezzo fondante della propria personale identita', con una propria moralita' ed una scarsa flessibilita' nei confronti di antichi aggiustamenti come ad esempio i cosidetti "matrimoni di copertura". Tali aggiustamenti, a mio parere assai problematici poiche' in gran parte coinvolgono patners inconsapevoli, hanno il pregio tuttavia di non mettere in crisi l'identita' collettiva, di non scuotere alle radici il nostro senso di sicurezza. La prima preoccupazione spontaneamente emergente non e' tanto che un padre viva una segreta sessualita' con altri uomini, questo comunque e' il rimosso, cio' che non esiste; cio' che ci preoccupa e' che una persona omosessuale decida di rinegoziare i confini del proprio ruolo, assumendosi la responsabilita' di diventare genitore. Non per questo mi sento autorizzata a sottovalutare le possibili ripercussioni negative che il nascere ed il crescere in un contesto di accudimento non tradizionale possono avere sui figli, tuttavia studi come quelli di Chess e Thomas hanno contribuito a confermare un'osservazione che, a dispetto di ogni ortodossia, molti terapeuti hanno avuto occasione di fare nel corso della propria attivita': non esiste un rapporto forte di causa-effetto, predittivo, tra configurazione familiare, personalita' dei genitori ed un esito dello sviluppo piu' o meno adattivo, piu' o meno soddisfacente nei figli. Altri studi, come quello statunitense del 1986 (Green, Mandel, Hotved, Gray e Smith) si sono proposti di individuare se la genitorialita' lesbica monoparentale si differenzi da quella di donne eterosessuali, prevedendo la somministrazione ai due campioni di batterie di Test adeguati a misurare il comportamento sessuale, l'identita' sessuale e le caratteristiche personali, cosi' come avveniva per i loro figli. Le risposte ottenute evidenziano chiaramente che nessun bambino dei due gruppi manifestava disordini dell'identita' sessuale. Allo stesso modo non e' stato possibile riscontrare ne' nelle figlie femmine, ne' nei maschi, psicopatologie da collegare all'orientamento sessuale delle madri. Un'altro studio promosso da Susan Gombolok, condotto su 37 bambini allevati da madri lesbiche e 38 da madri eterosessuali evidenziava che solo una minima percentuale di bambini manifestava disturbi psichici e la percentuale era significativamente maggiore nel gruppo delle madri eterosessuali (8 su 35) e minore in quello delle omosessuali (2 su 31). Ovviamente questo non mette al riparo i figli da eventuali sentimenti di vergogna o di senso di colpa, ma ci riporta un dato di realta' tanto evidente quanto banale: non importa essere genitori perfetti per crescere figli capaci di reggersi sulle proprie gambe, non e' necessario modellarsi su uno stereotipo comportamentale. Quanto alla radice dalla quale scaturisce il desiderio di un figlio, credo sia talmente universale che sarebbe quanto mai capzioso distinguere tra quello di una persona eterosessuale e quello di una omosessuale: desiderio di sconfiggere la morte lasciando qualcosa di se', desiderio di accudire, desiderio di completare un rapporto d'amore, e non solo. Credo che, come operatori, non possiamo sottrarci al compito che il nostro lavoro ci impone: confrontarci con un nuovo dato di realta' che e' la possibilita', molto concreta, poiche' gia' attuale in altri paesi, di avere a che fare con un certo numero di figli nati e cresciuti con uno o due genitori palesemente omosessuali. Questa ulteriore profonda ridefinizione del concetto di famiglia puo' avvenire nell'ambito di regole condivise e quindi in un ambito etico, o puo' avvenire ai margini di esso, poiche', come ripeto, ogni omosessuale e' nella condizione fisica di riprodursi e non esiste legge che non sia propria di un regime totalitario che si sogni di sanzionare, ad esempio, la libera unione sessuale a fini procreativi di un uomo e di una donna omosessuali. Considerare le possibilita', considerare non le categorie, ma le singole persone reali che rivendicano per la loro vita nuove possibilita', creare i contenitori nei quali sia possibile confrontarsi con ognuna di queste persone sulle loro motivazioni, aspettative, paure, rendere possibile una mediazione tra i bisogni liberati da un processo di mutamento sociale, gli interessi dei soggetti piu' deboli coinvolti cioe' i figli, e la nostra identita' collettiva, questo credo debba essere il nostro compito.

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