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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Lla Cassazione riconosce finalmente il diritto all'indennità d'accompagnamento per i malati terminali, ma solo per le coppie etero sposate. Di Giacomo Andrei
Lla Cassazione riconosce finalmente il diritto all'indennità d'accompagnamento per i malati terminali, ma solo per le coppie etero sposate. Di Giacomo Andrei
Il diritto all'accompagno: non è ancora una decisione ministeriale, ma solo un principio stabilito dalla Corte di Cassazione, che ha recentemente accolto il ricorso di un cittadino al quale il ministero degli Interni aveva rifiutato l'indennità per il periodo in cui era stato costretto ad accompagnare in ospedale un familiare gravemente malato di leucemia, che doveva quotidianamente esser sottoposto, per sperare di continuare a vivere, ad un trattamanto chemioterapico
Lunedì 29 Marzo 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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La Corte di Cassazione ha dato ragione al cittadino in questione, per quanto riguarda il principio: nella sentenza (della sezione lavoro, n. 1705) si legge, infatti, che una delle funzioni precipue delle

indennità in questione "presuppone proprio la frequentazione continua di centri ospedalieri". E nel caso in questione è stato proprio così: il ricorrente era stato costretto a trascurare il lavoro per accompagnare quotidianamente il familiare in ospedale. Il principio,

sacrosanto, così giustamente riconosciuto, si applicherà purtroppo solo per le coppie etero sposate: questo è , infatti, il presupposto indispensabile per esser considerati familiari dalla attuale legge italiana e per accedere all'indennità di accompagnamento.

Attualmente le persone sottoposte a chemioterapia sono circa

trecentomila in Italia , e molte di queste sono persone conviventi, etero od omosessuali, il cui partner non riceverà mai alcun sostegno o indennità per le cure e le enormi spese sopportate, pur di essere vicino e di conforto alla persona amata.

Non sempre serve un' indennità di accompagnamento: ma si rende sicuramente necessaria quando il partner della persona malata è obbligato a trascurare il proprio lavoro , od a licenziarsi, per poterla assistere, indipendentemente dall'orientamento sessuale.

La sentenza apre uno spiraglio non trascurabile per molte famiglie, ma solo per quelle eterosessuali sposate, per le altre è solo l'ultima straziante beffa della giustizia.



Una ragione in più, se mai ce ne fosse bisogno, per porre in primo piano, con forza, il riconoscimento giuridico delle unioni civili come centrale nell'attuale dibattitto politico.





Di Giacomo Andrei


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