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| Soldi agli sposi, se veri milanesi "Un milione al mese per chi fa figli e risiede in città da 15 anni" |
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| La giunta Albertini approva la proposta dell'assessore Ombretta Colli. I ds: iniziativa fascista. NOI pubblica un articolo del Corriere di mercoledì 5 maggio ed esprime la propria solidarietà con chi si è opposto in Consiglio Comunale ad un provvedimento familista e tipico del leghismo deteriore da "pulizia etnica" degno del ventennio. |
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| Mercoledì 05 Maggio 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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MILANO - Milanesi, crescete e moltiplicatevi. L'amministrazione meneghina del Polo ha deciso di combattere il crollo demografico e la scarsa attitudine al matrimonio dei cittadini lanciando una campagna sperimentale a sostegno della maternità e della famiglia. Purché sia milanese Doc. A 200 coppie, con reddito inferiore ai 32 milioni netti annui, non proprietari di immobili, verrà elargito un contributo di un milione al mese, per due anni. Basterà sposarsi o fare un figlio. Più figli, più soldi.
Ma c'è un'altra condizione imprescindibile oltre alla cittadinanza italiana: la residenza a Milano, da 15 anni. Un requisito che, tagliando fuori i protagonisti dell'ultima ondata migratoria, prevalentemente straniera, ha già scatenato l'indignazione dell'opposizione. «E' un provvedimento incostituzionale, ottocentesco e di stampo fascista - attacca Emilia De Biasi, combattiva consigliera comunale dei Ds -. I cittadini sono tutti uguali. Qual è la mutazione genetica che interviene a favore di chi risiede a Milano da 15 anni? Non si starà istituendo una sorta di pedigree genetico?». «Noi siamo il Comune di Milano e pensiamo ai milanesi prima di tutto - risponde senza esitazioni Ombretta Colli, l'assessore ai Servizi sociali della giunta di Gabriele Albertini, autrice del provvedimento approvato ieri dalla giunta comunale -. Il criterio dei 15 anni serve a garantire che siano persone della città. Non possiamo aprire a tutti. L'iniziativa è mirata ai ceti medi, a quelli che potrebbero diventare i poveri del futuro».
Ma perché escludere gli ultimi immigrati? «Per gli extracomunitari spendiamo già 56 miliardi all'anno» risponde la Colli. E se le si chiede che differenza ci sia tra chi è arrivato a Milano 15 anni fa e chi vi è approdato ultimamente, l'assessore risponde che prima dell'84 l'immigrazione aveva i caratteri di più drammatica «necessità».
Ma soprattutto la delibera, secondo la Colli, cerca di far fronte a un problema: «I milanesi non si sposano e non fanno più figli perché non ce la fanno a tirare avanti con un milione e tre al mese, con l'affitto e i servizi da pagare».
«Benissimo - replica l'avversaria De Biasi - allora perché non avviare finalmente una politica della famiglia come quella inaugurata dal ministro Turco? La Colli proponga interventi sul prezzo delle case che a Milano sono i più alti d'Europa? Perché non alleggerisce il peso dei servizi? Il dato aberrante è il ricatto che sottende: Sei povero? Fai i figli e noi ti paghiamo. Si monetizza tutto e i poveri restano tali. Non fece una cosa simile anche Mussolini?».
Contro il provvedimento scende in campo anche l'area cattolica. Ecco Alberto Mattioli, consigliere comunale del Ppi: «Ho letto nella delibera che sarà considerato criterio preferenziale per l'accesso al contributo la rinuncia al servizio dell'asilo nido. E' sconcertante: proprio le famiglie più indigenti sono quelle che hanno bisogno dei servizi sociali. Con una mano si dà e con l'altra si toglie?».
«Tutte critiche strumentali - si difende l'assessore -, io bado alla sostanza. Uno stanziamento complessivo di un miliardo e duecento milioni non toglie niente a nessuno. Per le fasce del disagio spendiamo molto di più. Questi signori che sputano sentenze dovrebbero parlare con le mamme che mi chiamano perché le loro figlie sono costrette ad alzarsi all'alba, mettersi su un autobus, andare a lavorare e tornare a casa quando è buio».
Ma è il dato «etnico» quello che preoccupa le opposizioni. Nella relazione della delibera si premette che «Milano ha perso in venti anni circa 400 mila abitanti. Un saldo negativo solo parzialmente compensato dall'afflusso dei cittadini stranieri che sono straordinariamente cresciuti». Uno il dato citato su tutti: a Milano la popolazione straniera costituisce il 5% ma «pesa rispetto ai nuovi nati per oltre il 20% del totale».
«La Colli si rassegni - conclude la De Biasi -, Milano nel 2000 sarà una città felicemente meticcia. Anziché cercare di salvare la razza, dovrebbe prendere atto della realtà. Sempre che la imminente campagna elettorale, che ha inaugurato così brillantemente, non la impegni troppo...».
I milanesi intanto sono invitati a mettersi in coda nella sede dei Servizi sociali, in largo Treves 1. Certificati alla mano. E se sulla «milanesità» non si potrà barare, in Comune si promette che verranno «smascherati eventuali matrimoni di comodo, magari tra i meno giovani».
Antonella Baccaro,
Mercoledì, 5 Maggio 1999
Cronache
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