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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
"Omosessualità e religione: LA SANTITÀ È PER TUTTI". Il vescovo di Como interviene sulla manifestazione del 22 maggio sulle unioni civili.
"Per quanto concerne il problema del riconoscimento delle "famiglie" omosessuali, c'è anche da accogliere qualche richiesta in tal senso. Purché non si giochi con le parole. La famiglia è un'altra cosa. Con tutto ciò, onore incondizionato agli omosessuali occulti e perfino - con un po' di fatica - sbraitanti"
Lunedì 17 Maggio 1999
di Franco Grillini
in Vita di coppia

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Omosessualità e religione



LA SANTITÀ È PER TUTTI



Sabato a Como è in programma la marcia dei gay. Sul tema dell'omosessualità il vescovo Alessandro Maggiolini è già intervenuto con un articolo sul "Messaggero di Sant'Antonio" che pubblichiamo integralmente.



Alessandro Maggiolini Vescovo di Como



Sono ben conscio di rischiare contestazioni e sberleffi. Ho l'attenuante di chi si illude di poter un poco comprendere certe reazioni smodate di omosessuali dichiarati, esibizionisti e organizzati che si ribellano a ogni

cenno di discriminazione e vorrebbero zittire chiunque parla della loro situazione senza concedere alcuno spazio di discussione e di pacata riflessione.

Il fatto è che spesso il confronto di idee - solitamente apro, come dicevo, e burbanzoso - si rivela un madornale "fuori tema". E mi spiego. Per esempio. Ci si chiede se gli omosessuali abbiano una loro dignità paragonabile a quella di chiunque altro, se non maggiore. La

risposta è desolatamente semplice: a parte la pretesa maggiore dignità, essi hanno l'identica dignità preziosissima, comune e irripetibile di ogni persona umana capace di pensiero e di libertà, creata a immagine e

somiglianza di Cristo, raggiunta dall'offerta di fede e di grazia per condividere non solo la vita umana, ma la stessa vita di Dio. Omosessuale o no, la persona è unicum irreiterabile, un "io" chiamato al dialogo con gli altri e con Dio al pari di tutti gli uomini e di tutte le donne.

Diversa e la questione se ci si interroga sull'uguaglianza degli omosessuali con tutti i membri del genere umano. Qui si tratta di intenderci che cosa si dice quando si parla di uguaglianza. Per fortuna si può dire che nessuno è

uguale a uun altro. Se no, non servirebbero né carte d'identità, né impronte digitali, né altri segni di riconoscimento. C'è chi è alto come una canna, e

chi è un tappo. C'è chi ha il naso dal profilo greco e chi l'ha alla Cyrano di Bergerac. Chi ha un quoziente di intelligenza e chi ne ha un altro. C'è chi e uomo e chi e donna. C'è chi è bello e chi un po' meno. Tutto ciò e

ben altro, motiva la varietà della specie umana e dalla storia, dove non sono tutti condottieri, tutti poeti, tutti architetti o muratori, tutti barbieri e così via.

Arriviamo agli omosessuali. Sono diseguali rispetto a una qualche generalità delle persone umane a loro stessa ammissione. Non a caso, si dichiarano talvolta rabbiosamente "diversi" e rivendicano i diritti di tutti.

Ebbene, anche gli omosessuali hanno pieno diritto di essere rispettati, pur nel riconoscimento di una loro anomalia. Sarebbe come disprezzare uno perché e guercio, zoppo o gobbo. Per giungere a tanto, occorre un'incoscienza, una

scemenza e una cattiveria da adolescenti frustrati, che non hanno nulla da spartire con lo sguardo pacato e benevolente di chi si sente fratello di tutti: fratello senza alcuna degnazione. Ma è impresa disperata il voler negare che

vi sia qualcosina che funziona male. Ammesso che sia inscritto nell'essere umano il significato dell'orientamento all'altro in vista di una completezza

coniugale e il significato di una apertura che dev'essere custodita verso la fecondità. Dopo di che, arriva puntuale il problema della valutazione morale della condizione di omosessualità. Anche qui, bisogna e felicemente riconoscere

che, se non si tratta di tendenze liberamente provocate, la propensione omosessuale può essere soltanto una lieve tendenza o può essere un'attrazione quasi irresistibile. Comunque, nessuno ha colpa di come madre natura o una certa educazione l'ha fatto. E' da onorare così com'è.

Semmai si può - e forse si deve - riconoscere l'esigenza di una terapia che porti a una qualche "normalita". E poi, bisogna distinguere tra inclinazione e messa in atto di tale inclinazione. Se anche gli eterosessuali dovessero

con cedersi a tutte le propensioni anche più lievi, non so quanti rimarrebbero monogami o monoandrici. E ci si può sbizzarrire con altre esemplificazioni. Uno è in una condizione meritoria o disprezzabile secondo lo sforzo morale che mette nell'impostare la vita. Sembra logico. E vi sono casi di irresistibilità e casi di facile dominio.

Infine, per quanto concerne il problema del riconoscimento delle "famiglie" omosessuali, c'è anche da accogliere qualche richiesta in tal senso. Purché non si giochi con le parole. La famiglia è un'altra cosa. Con tutto ciò, onore incondizionato agli omosessuali occulti e perfino - con

un po' di fatica - sbraitanti. E' forse un modo come un altro per dichiarare un sottile dispetto verso se

stessi e quasi una disperazione che non ha motivo di esserci. Si può essere omosessuali e santi. Se si crede a un Dio che ama e perdona.



Alessandro Maggiolini

Vescovo di Como

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