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| Tarquinia il caso delle coppie di fatto SCANDALO ETRUSCO. Riportiamo un articolo di Avvenimenti |
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| Lunedì 07 Giugno 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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AVVENIMENTI 2 GIUGNO 1999
A Tarquinia contro la proposta di un consigliere Ds di istituire un
registro delle "unioni di fatto", e' sceso in campo addirittura il vescovo.
"Invito il Consiglio comunale a rigettare la proposta". "Un'ingerenza
quantomeno discutibile", commenta il sindaco. Ma intanto la questione
divide (e accende) la citta'. E tre parroci si presentano alla seduta del
Consiglio comunale.
di Laura Cortina
Mai come in questi ultimi due mesi, il borgo etrusco di Tarquinia in
provincia di Viterbo, aveva visto tanti cronisti in citta'. Il motivo di
tanto interesse si chiama Augusto Piccioni, quarantacinquenne, sposato e
padre di due bambine, nonche' consigliere comunale dei democratici di
sinistra.
Una bella faccia bonaria, anche se avara di sorrisi, buon conversatore con
quel pizzico di egocentrismo tutto toscano, nonostante l'appartenenza alla
terra laziale, il consigliere Piccione non si puo' certo dire abbia l'aria
di quell'eretico senza timor di dio e degli uomini come lo dipingono in
molti qui in citta'. Ma d'altra parte, la vicenda che lo vede protagonista
e' effettivamente una storia dal sapore medievale, con tutti gli annessi e
connessi del caso. Dagli anatemi vescovili, alla santa inquisizione per
finire alla gogna pubblica o quasi.
La colpa del consigliere Piccioni? Aver avuto l'ardire di lanciare l'idea
di istituire un registro delle unioni civili presso il comune tarquinese.
Invero la proposta non e' ancora arrivata in discussione in Consiglio
comunale, ma e' bastata qualche voce di corridoi e un paio di articoli
sulla stampa locale perche' si scatenasse un putiferio.
"L'inizio di tutta la storia risale allo scorso settembre - racconta il
consigliere Piccioni - quando chiesi agli uffici comunali competenti una
relazione sulle possibilita' tecniche di realizzare un registro delle
coppie di fatto. Ho sempre pensato che fosse opportuno seguire questa
trasformazione in atto nella nostra societa', e' un cambiamento che
richiede attenzione da parte di tutti, in special modo da parte di chi
svolge funzioni istituzionali".
Per nove lunghi mesi il consigliere aspetta pazientemente di avere
risposta. I consigli comunali si susseguono uno dopo l'altro, "nella
rimozione di tutti, opposizione e maggioranza di centro sinistra compresa"
commenta il consigliere, Neppure i compagni di partito, fuori e dentro il
palazzo comunale, si avvicineranno mai all'argomento durante quei mesi.
"Quasi che la citta' vivesse uno strano imbarazzo, un paura inconscia".
Finalmente nel marzo 99 all'apertura del consiglio comunale, il sindaco Ds
Sandro Conversini consegna al consigliere Piccioni due cartelle
dattiloscritte firmate dal funzionario degli uffici demografici: "La
questione della famiglia di fatto posta anche da chi sostiene
l'ammissibilita' del matrimonio tra persone dello stesso sesso - cita
testuale il documento - e' immeritevole di interesse perche' la diversita'
di sesso e' un presupposto tacitamente accolto dall'ordinamento giuridico
oltre che dalla legge di natura. "LA relazione tecnica" va poi avanti
citando i temi piu' disparati, dal trattato costituzionale, alla
Bicamerale, fino ad esempi tratti dalla storia. Il funzionario,
rispolverando le vecchie conoscenze universitarie di diritto romano,
confeziona infine un elenco in "latinorum" di varie tipologie coniugali,
dalle "nozze confarreate", matrimoni solenni, ai "contubernium", vili
coabitazioni tra schiavi. Per concludere riassumendo, che insomma queste
"coppie di fatto" non sono roba da fare. E che addirittura sarebbe utile
modificare tutte "quelle normative che prevedono benefici, sconti e
riconoscimenti di fatto".
"Un documento ridicolo piu' che preoccupante" commenta Augusto Piccioni.
Ma tant'e'. E cosi' il consigliere "eretico" decide di dare inizio alla sua
personale battaglia. Il documento finisce nei fax di tutte le redazioni dei
quotidiani della zona, dal Corriere di Viterbo, alle pagine locali di Tempo
e Messaggero, che fanno a gara ad intervistare sull'argomento pensionati ed
anziani frequentatori della piazzetta del borgo. "Se avessero cominciato a
ragionare cosi' pure gli etruschi, oggi non starei qua, e manco il signor
Piccioni ci starebbe", "Una roba contronatura....", ecc.... Le
dichiarazioni si susseguono di giorno in giorno fino al fatidico 15 aprile.
Sulle pagine dei quotidiani locali il vescovo di Civitavecchia, Monsignor
Girolamo Grillo, gia' noto alle cronache per la madonnina che lacrimava
sangue - e per non essersi voluto sottoporre alla prova del dna - sferra un
attacco durissimo contro la proposta del consigliere Piccioni che, in base
al calendario comunale, si sarebbe dovuta discutere proprio il giorno
seguente. "Sono veramente rammaricato che nell'ambito del consiglio
comunale di Tarquinia alcuni consigliere non cattolici abbiano preso
l'iniziativa di discutere un eventuale riconoscimento delle cosiddette
coppie di fatto - . scrive il porporato - Auspico pertanto che tutti i
consiglieri cattolici, a qualunque partito appartengono, ds compreso,
respingano dignitosamente tale proposta". E, colpo di scena, l'indomani
pomeriggio, alla seduta del consiglio comunale, arriva una task force di
tre parroci della zona che seguiranno la seduta fino ed oltre le 21 di sera.
"L'ingerenza del vescovo riguardo a tutta questa vicenda e' stata
quantomeno discutibile - commenta il sindaco Sandro Conversini-. La Curia
non ha il diritto di limitare l'espressione di un Consiglio comunale.
Quando ai tre fidi scudieri che sono stati invitati a controllare la
discussione ... che dire?"
La mozione sulle "unioni-civili" non verra' pero' discussa quel 16 aprile
a causa dell'assenza del suo promotore. Nella mattinata il consigliere
"eretico" scendendo dal treno della stazione di Roma, San Pietro e'
scivolato fratturandosi una gamba ("L'anatema del vescovo ha fatto centro?"
ironizzera' con i cronisti della stampa locale) e in consiglio si e' deciso
di far slittare la discussione. A Tarquinia si tira un sospiro di sollievo.
La burrasca, per il momento sembra essere scongiurata. ("Ma mi posso
mettere contro il Vescovo?", risponde alla cronista un consigliere comunale
della maggioranza di centro sinistra incontrato nella segreteria comunale).
Augusto Piccioni, nella sua bella casa ai piedi del borgo, intanto aspetta
che quel chiodone che gli hanno conficcato tra la caviglia e il piede
destro svolga il suo compito. "Mi basta solo riuscire a salire le scale del
Palazzo comunale...fosse anche con le stampelle".
DISEGNI DI LEGGE
IL REGISTRO DI PISA E LA PROPOSTA SODA
L'ultimo in ordine di tempo e' il disegno di legge presentato
dall'onorevole Ds Cioni. Ma le iniziative legislative per riconoscere le
unioni civili, eterosessuali e non, dal 1966 ad oggi sono in tutto dieci.
Le proposte sono piu' o meno tutte ispirate dall'esigenza di istituire
presso i comuni italiani registri delle unioni affettive in cui iscrivere
la costituzione e lo scioglimento dell'unione.
Alle unioni di fatto si applicherebbero in sostanza le norme civili e
penali relative al matrimonio (fatta eccezione per la questione in alcune
proposte, vedi il disegno del Ds Soda) nonche' quelle contenute nei
contratti collettivi di lavoro.
Attualmente in Italia solo il comune di Pisa ha istituito un regolare
registro delle unioni civili, ma altre amministrazioni (Siracusa, la
Regione Valle d'Aosta) hanno invece applicato delle formule giuridiche
speciali che tendono, in qualche modo al riconoscimento delle coppie di fatto. Questo articolo ha ricevuto 207 visite.
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