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| L'Unità. Pubblichiamo l'articolo sul pacs scritto da Paolo Prodi fratello del Presidente del Consiglio |
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| Problemi d’alleanza nel centrosinistra |
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| Martedì 29 Agosto 2006 |
| di l'Unità |
| in Vita di coppia |
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Vedi alla voce Pacs
Paolo Prodi
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Problemi d’alleanza
L’Unione, l'alleanza di governo sembra spesso condannata alla maledizione della frammentazione e dell'auto-distruzione secondo l'antico detto che dice che gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere. Volendo dare un contributo per levare questa maledizione ci si può muovere in due direzioni:
a) analizzare le cause politiche delle divisioni ( la competitività interna fra i partiti, le pressioni ideologiche esterne) che portano i diversi gruppi ad esasperare le competizioni per mantenere il proprio territorio di consenso.Anche a costo di lotte fratricide, data la paralisi nella costruzione del partito democratico e l'infame legge elettorale che deve essere abrogata subito o per legge o per referendum. Su questo ritorneremo.
b) Un'altra strada può essere quella di esaminare razionalmente i punti cruciali in discussione per dimostrare che le ragioni del contendere sono superficiali e molto spesso legate a culture vecchie e stantie, mettendone così in evidenza la strumentalità rispetto alla lotta per il potere e per il consenso. Un esempio molto importante è quello della discussione sulla regolamentazione giuridica per le coppie dei conviventi di fatto, eterosessuali ed omosessuali, i cosiddetti pacs o patti civili in genere, come li si voglia chiamare.
Tralascio ogni riflessione sociologica sulla diffusione di fatto delle convivenze non definite giuridicamente: tutti sono d'accordo che si tratta di un fenomeno sempre più esteso che non può non essere regolato dalla società con una normativa specifica. Devo dare anche per acquisita la conoscenza della concezione cristiana del matrimonio-sacramento come vincolo religioso, in un rapporto storico e dialettico, di distinzione e sovrapposizione, con il matrimonio-contratto civile. Qui desidero avanzare soltanto qualche riflessione sul piano giuridico per rispondere a una semplice domanda: che senso ha una regolamentazione delle convivenze di fatto, ulteriore e diversa rispetto a quella del matrimonio religioso o di quello civile? A mio parere non ha senso alcuno come intromissione in una sfera personale e intima relativa al mondo affettivo, compreso o no quello sessuale; ha senso soltanto come definizione di diritti-doveri, come difesa della parte più debole del rapporto da possibili abusi derivanti dalla carenza di norme giuridiche positive: in direzione del componente singolo di una coppia, della coppia stessa, della società.
Mi spiego subito con alcuni esempi relativi alle tre direzioni qui accennate.
A)Per quanto riguarda la protezione del singolo all'interno dalla coppia è evidente che la parte debole può essere colui che viene sfruttato, con ogni possibile buona intenzione e «amore», dal partner, con elusione delle norme relative al diritto del lavoro o patrimoniali, senza la difesa che viene fornita nel matrimonio dal diritto di famiglia attuale. In questo caso è assolutamente indifferente che la coppia sia eterosessuale od omosessuale: il sentimento o il sesso non c'entrano per niente e possono essere considerati solo nella misura in cui diventano strumenti per ingannare il partner o approfittarsene volontariamente o involontariamente. Questa nuova normativa può comprendere anche comunità più estese della coppia, non fondate sul sentimento e sul sesso ma su altri legami di tipo spirituale. Pensiamo alle suore, frati, sacerdoti o membri di movimenti religiosi che lasciano dopo anni la professione religiosa o il movimento in cui hanno militato spesso senza alcuna protezione giuridica ed economica.
B)Per quanto riguarda la protezione della coppia convivente di fatto, in quanto tale, devono essere certamente previste norme per la difesa dei diritti patrimoniali, di successione testamentaria, garanzie per l'accesso all'assistenza sanitaria o carceraria ecc., indifferentemente, sia che si tratti di coppie eterosessuali che omosessuali. Non mi pare che ci siano difficoltà di particolare tipo nell'individuazione di questi interventi, date anche le trasformazioni che sono state introdotte recentemente nel diritto di famiglia. L'unico punto delicato riguarda le adozioni di figli perché questo esige una stabilità che la coppia convivente di fatto non può dare per definizione: anche se conosco mariti regolarmente sposati all'altare che poco dopo aver adottato due bimbi hanno lasciato la propria moglie… Dovrebbe essere tutelato il diritto del figlio, adottato o no, ad avere un padre e una madre anche se questo è ormai impossibile anche nelle crisi matrimoniali: in ogni caso ciò che è centrale è la tutela da parte del giudice dell'adottato, non del diritto ad adottare.
C)Anche la società nel suo insieme deve essere protetta da comportamenti truffaldini o disordinati che si possono inserire nel vuoto della legislazione attuale. Esistono infatti anche danni collettivi dai quali tutti noi dobbiamo essere difesi come collettività. Facciamo l'esempio della pensione di reversibilità che, estesa alle coppie di fatto, deve essere per forza rivista se non vogliamo essere noi stessi, come comunità civile, truffati. Come si calcolerebbe l'importo effettivo della pensione, come si dirimerebbero le inevitabili controversie sulla effettività e la durata delle convivenze ecc.? Come ci si può difendere da false certificazioni per le agevolazioni che la società dovrebbe fornire per la casa, la sanità, l'istruzione ecc.?
Naturalmente la regolamentazione giuridica dei diritti e dei doveri che si muove nelle tre direzioni sopra indicate dipende dalla volontà di trasformare le convivenze di fatto in uno status dotato di una sua pur ridotta stabilità, formalizzazione e pubblicità rispetto ai matrimoni religiosi o civili. Il mio parere è che la libertà delle coppie di fatto non può che essere inversamente proporzionale alla formalizzazione dello status che si vuole ottenere. Più i vari istituti si avvicinano e si sovrappongono più la regolamentazione può diventare oppressiva, al contrario di quanto mi pare si sostenga da una parte e dall'altra invocando l'imitazione o la caricatura del matrimonio.
***
Questi a me sembrano i veri problemi. Tutto il resto è fumo oppure appartiene a quella sfera personale che ritengo inviolabile sia per i credenti che per i non credenti o diversamente credenti. Punto di partenza è sempre per me la riflessione sulla crisi attuale del diritto: il diritto positivo tende a normare tutta l'intera vita sociale permeando quegli aspetti della vita umana che sino a qualche decennio fa erano basati su diversi piani di norme (norme etiche e consuetudinarie) e invadendo quei territori che tradizionalmente appartenevano soltanto alla morale e al giudizio sul peccato. L' onnipresenza e la pervasività del diritto positivo in ogni aspetto della vita quotidiana ha come conseguenza l'irrigidimento in una regolamentazione legislativa e giudiziaria che si estende di giorno in giorno. Una giustizia che ci sorveglia, ci punisce o ci premia nei costumi sessuali, con un misto di sessuomania e di sessuofobia, che irrigidisce sempre più i rapporti famigliari, le attività economiche e di lavoro, la sanità e la scuola (dove le leggi ed i giudici diventano di giorno in giorno sempre più i controllori dei nostri affetti, delle prescrizioni mediche e dei metodi educativi) diviene intollerabile. Molto spesso le norme invocate come laiche e progressiste, come apertura di nuovi diritti, si trasformano in nuova invadenza e occupazione della sfera personale in contraddizione con i principi ispiratori: la restrizione degli interventi al minimo per salvaguardare i diritti degli altri sembra la strada giusta in una società globale e multiculturale. Le imitazioni dell'istituto matrimoniale fuori contesto non sono spesso soltanto caricature ad uso consumistico ma anche strumenti di frode nei confronti dei più deboli .
Anche per coloro che difendono la famiglia e il matrimonio cristiano una presa di distacco dagli aspetti politico-giuridici, dalla pretesa di difendere giuridicamente valori etici, può essere utile per una riaffermazione del matrimonio-sacramento di fronte ad un matrimonio-contratto che si è distaccato sempre più dalla sue radici religiose. Che molte difese del matrimonio cristiano si traducano in una difesa del matrimonio civile contro le unioni di fatto sembra quasi un paradosso. Una riaffermazione del problema del sacramento, del peccato, del pentimento e della grazia come giudizio e terreno proprio della Chiesa sarebbe stata una strada non alternativa ma complementariamente necessaria all'«aggiornamento» del Vaticano II.
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