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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La nuova coppia ora convive ma sono i soldi a farla litigare
La nuova coppia ora convive ma sono i soldi a farla litigare
Un´indagine Istat su 19 mila famiglie italiane. Ci si fidanza sempre più a lungo prima di sposarsi
Martedì 22 Agosto 2006
di la Repubblica
in Vita di coppia

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ALESSANDRA RETICO



ROMA - La vita di coppia è un lungo collaudo. Non più come prima, ci si piace e poi si vedrà. Adesso stare insieme è uno studio, una prova, un esperimento. Un negoziato, perché più che gli umori o i caratteri contano le regole. I soldi come si spendono, nel tempo libero che si fa. Il laboratorio dell´amore ha ora i suoi tempi e modi: ci si fidanza, si convive e se funziona allora sì, ci si sposa. Lo fa una coppia su quattro negli ultimi anni. Tanti, se si pensa che fino alla metà degli anni ‘70 era un´eccezione, solo l´1,4% dei matrimoni era preceduto da convivenza e fino al ‘98 appena il 14,3% si era «provato» prima del sì. Forse solo il lessico è rimasto lo stesso, mentre tutto il resto è cambiato: dove ci si conosce, come si gestisce il rapporto, quale progetto hanno le relazioni, il ruolo delle donne.

Segnali di una modernità sociale in aumento, che i dati dell´Istat nell´indagine «Famiglia e soggetti sociali» svolta nel novembre 2003 su oltre 19 mila famiglie confermano. «Solo la politica rimane indietro rispetto alla vita della gente» commenta la sociologa Chiara Saraceno. «Forse siamo arrivati anche a un terzo di convivenze, una minoranza ma consistente. La maggior parte sboccano in un matrimonio. Altro che mancanza di progetti. La realtà è molto più complessa e positiva».

La realtà dice che non solo si convive di più, ma ci si fidanza più a lungo. Amarsi è un lavoro paziente. «Una volta era una promessa sociale davanti agli altri, ai genitori per lo più: adesso quelli che "stanno insieme", termine meno antiquato, lo fanno anche per trattare sul futuro». Se la media del fidanzamento è sui 3 anni e 10 mesi, quelli più recenti durano anche 5: tanto sono stati insieme quelli che dal ´93 sono approdati all´altare. «Il calendario amoroso e le maniere di interpretarlo, questa la differenza rispetto al passato: ci si fidanza prima, ci si sposa più tardi. In mezzo c´è la conoscenza, il sesso, le regole da stabilire», chiosa la sociologa.

Intorno uno scenario dell´incontro con orizzonti diversi: prima, nei ´60, erano le feste di paese, il vicinato, i contesti familiari a unire due persone. Adesso si viaggia, le occasioni si moltiplicano, e allora è più in vacanza, dagli amici, in discoteca, al lavoro o dove si studia che trovi chi ti piace. Le parentele meno favorevoli delle affinità del cuore: negli ultimi 10 anni più incontri alle feste di amici (19,7%) che in casa di parenti (13,2%). E poi le convivenze. Aumentano, sono più lunghe, diffuse più in tutto il nord (34,1% nord-est, 33,7% nord-ovest) che altrove. Meno quelli che partono convinti che nel destino ci sia il matrimonio, più gli indecisi e quelli che alle nozze proprio non ci pensavano. Insomma, non un interregno inconcludente la vita da non sposati, ma una strada laboriosa che porta da qualche parte. «La vita in comune ha confermato che potevamo sposarci» (60,5%) e «Aspettavamo o volevamo un bimbo» (14,6%) dicono gli ex conviventi. All´altare l´8,4% ci arriva «per soddisfare le aspettative dei genitori», il 6,3% per «le difficoltà che l´unione libera incontra nella società». Amarsi "di fatto" è ancora un problema.

Il sì pubblico per scegliere l´altro. Evento vecchio stile: feste da cento e più invitati per il 55% dei coniugi post ´93. Casa a un chilometro di distanza massimo da mamma e papà. E poi le discussioni: anche le parole cambiano col resto, e velocemente. Dal ´98 le coppie hanno contrasti più per i soldi (57%) che per i figli (54,2). «Perché sono diminuiti, ma più che altro perché le donne sono finanziariamente più autonome» spiega Saraceno. In effetti la classica rivendicazione di lei a lui, «poco dialogo», scende al terzo posto (51,7%). Dall´economia di parole all´economia.

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