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Ho 47 anni e da quasi tre anni vedo ogni dieci giorni un uomo sposato. Lui dice che con la moglie è tutto finito e che il suo grande amore è il figlio di cinque anni, a cui dedica molto tempo. Ai miei occhi questo suo amore lo rende più bello, più morbido, più femminile. Io vivo da solo, ho una vita da single consolidata, lavoro molto, ho molti amici e non ho alle spalle esperienze di convivenza. Per la prima volta sto vivendo pienamente una storia d'amore, un miracolo. Penso che più elementi tengano questa persona a casa: la paura di star fuori da una famiglia (purtroppo è difficile immaginare una coppia omosessuale come una famiglia!), la dichiarazione di un insuccesso, il distacco dal figlio, duemila anni di Storia e forse una non completa convinzione di me e della nostra storia.
Un anno fa facciamo il nostro primo viaggio di cinque giorni. Stiamo benissimo e al ritorno non ci vediamo per 50 giorni. In seguito mi dirà: «Avrei voluto dire a mia moglie, me ne vado per tre mesi di casa, da un mio amico». Io mi spavento. Dico, ma che succede dopo i tre mesi, pongo il problema del figlio, dico che l'ideale sarebbe se lui avesse un suo posto, lui un po' è d'accordo un po' no. Poi non ne parliamo quasi più e viviamo alla giornata, passiamo da un appuntamento a un altro, riusciamo a trasformare ogni incontro in qualcosa di speciale. Io non riesco ad avanzare richieste circa il nostro futuro. Forse ho paura anch'io, forse penso di non avere diritti, penso che decisioni simili devono venire da dentro, altrimenti non possono durare. Lui si adagia, io pure.
Adesso è un sabato pomeriggio, sono solo a casa, non lo sento da due giorni, uscirò a cena con i miei amici. Mi manca, che fare?
Giorgio Palermo
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Penso alla sua storia come a tante simili, di uomini sposati che intrattengono una relazione d'amore clandestina con una signora. Le paure, i dubbi, le rinunce, i desideri, sono gli stessi, ovvio, le stesse le attese, il vuoto, i momenti di solitudine, i sogni di cambiamento. Lei mi scuserà se le dico che mettendomi dalla parte dell'amante, in quei casi donna, mi sono sempre chiesta, certo per puro egoismo, se davvero vale la pena di mandare all'aria una famiglia anche se funziona così così, cioè come tante, in nome della passione reciproca, della propria solitudine, del «regolarizzare» una relazione. Forse sì, quando si ha l'età per formare una nuova famiglia, forse no, quando ognuno ha una propria vita già consolidata, le proprie abitudini, un lavoro interessante, molti amici. Come mi pare sia il suo caso. Non glielo dico, mi creda, in difesa della Famiglia con la F maiuscola, né del rapporto padre-figlio, e non solo perché, melodrammaticamente, la passione contrastata è tanto più interessante di una convivenza anche se conquistata con grande fatica. Ma perché, e le ripeto, tenga conto della mia limitata generosità, a un simile cambiamento carico di felicità corrisponde un adeguato numero di sacrifici: magari piccole cose, che finiscono però con l'apparire importanti, se non addirittura irrinunciabili.In più, tutti e due mi sembrate molto molto incerti, privi di un vero slancio, anche se vi amate. Ma vi amate per quei begli incontri speciali, che sono tali perché li desiderate per giorni e ve li concedete ogni tanto. Pensateci, senza tormento.
Natalia Aspesi
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