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| Famiglie di Fatto. "Stare insieme". Il 5 e il 6 novembre a Pisa convegno internazionale sulle coppie di fatto etero ed omosessuali organizzato dal Ministero per le Pari Opportunità. Pubblichiamo il programma del convegno e l'articolo di repubblica di lune |
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| Lunedì 18 Ottobre 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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Pisa – Università Aula Magna Palazzo della Sapienza
5 – 6 novembre 1999
C O N V E G N O I N T E R N A Z I O N A L E
"Stare insieme".
Studi, ricerche e proposte sulle famiglie di fatto.
Segreteria Scientifica
Ufficio del Ministro per le Pari Opportunità
Via del Giardino Theodoli, 66 – 00186 Roma
Tel. +39 06 67795210-11
Fax: +39 06 6990265
Segreteria Organizzativa
Provincia di Pisa
Tel. +39 050 929308-230
e-mail: bertogli@organi.provincia.pisa.it
fax: +39 050 929253
VENERDI, 5 NOVEMBRE
15.30 APERTURA DEI LAVORI
Luciano Modica, Rettore dell’Università di Pisa
Gino Nunes, Presidente della Provincia di Pisa
Paolo Fontanelli Sindaco del Comune di Pisa
16.00 INTERVENTO INTRODUTTIVO
Laura Balbo, Ministro per le Pari Opportunità
16.30 RELAZIONI
Presiede: Mario Aldo Toscano,
Dipartimento Scienze Sociali,
Ordinario di Sociologia, Università di Pisa
Jacqueline Rubellin-Devichi,
Centre de Droit de la Famille
Les couples non mariées:
l’état du droit en France
Jens K. A. Dinesen,
Ministry of Education – Copenaghen
The “registered partnership”, a Nordic
Approach to legislation for unmarried couples
17.30 Coffe break
18.00 Caroline Forder, University of Maastricht
Civil Law Aspects of Emerging Forms
Of Registered Partnership
Chiara Saraceno, Università di Torino
Famiglie di fatto e unioni civili
Esperienze diverse e contraddizioni normative
Maria Grazia Giammarinaro
Dipartimento per le Pari Opportunità
Gli accordi di convivenza: un possibile
Approccio giuridico alla tematica delle
Relazioni di coppia
SABATO, 6 NOVEMBRE
9.30 RELAZIONI
Presiede: Ann Katherine Isaacs,
Dipartimento di Storia Contemporanea
Dell’Università di Pisa
Robert Wintemute,
School of Law, King’s College
Regal Recognition of same-sex couples:
An Overview of Changes Within and
Outside Europe
Donald West, Institute of Criminology,
University of Cambridge
Gays and marriage in England
10.30 Coffee break
11.00 Philippe Adam, Centre Europeen SIDA
Gay and lesbian couples in France
and their demand for legal recognition
Marzio Barbagli e Asher Colombo,
Università di Bologna
Coppie gay e coppie lesbiche in Italia.
Come si formano, come cambiano.
12.00 RIFLESSIONE E PROPOSTE
PER LA SITUAZIONE ITALIANA
Presiede: Gino Nunes,
Presidente della Provincia Pisa
Roberto Romboli, Preside della Facoltà
Giurisprudenza, Università di Pisa
Luigi Manconi, Senatore
Marcella Lucidi, Deputata al Parlamento
Da "La Repubblica" di lunedì 18 ottobre '99
Quei 700mila fantasmi in cerca di una legge
Un convegno sulle coppie di fatto voluto dal ministro Balbo
di MARIA STELLA CONTE
ROMA - Sono una minoranza compatta, silenziosa, e stufa. Stufa di esserci e non esserci. Di esistere un po' sì e un po' no. Di navigare a vista in una società che da qualche tempo gli riconosce il "privilegio" di avere alcuni doveri, ma di diritti praticamente nessuno. Le chiamano coppie di fatto. Due con una casa insieme, sogni insieme, sesso, e amore, e angosce, e magari figli insieme. Ma anarchicamente fuori dall'elenco dei regolari. Due senza marca da bollo sul cuore, che non vogliono - o anche solo non possono - sposarsi.
In Italia, negli ultimi 15 anni, le persone che hanno avuto un' esperienza di convivenza sono state oltre tre milioni; di queste, circa 680 mila sono quelle che convivono attualmente: 340 mila coppie. Nel 1993 - ricorda l'Istat - erano poco più di 200 mila. Dati che per quanto sottostimati - come concordano tutti gli studiosi - ci collocano comunque tra i paesi europei con il minor numero di convivenze: insieme alla Spagna, al Portogallo e alla Grecia, ma ben distanti dalla Francia che dopo furibonde risse e precipitosi patteggiamenti ora si è arresa a regolamentare le libere unioni; lontanissimi da Germania e Inghilterra; e separati anni luce da paesi nord europei come la Danimarca.
Di questa Italia senza fede nuziale - microcosmo ad espansione garantita - si parlerà il 5 e 6 novembre prossimi, in un convegno internazionale voluto dal Ministero per le Pari Opportunità e intitolato Stare insieme, perché, sostiene il ministro Laura Balbo, "quando si tratta di garantire i diritti fondamentali di un gruppo di persone non se ne può fare una questione di numeri. E neppure di sesso: le coppie eterosessuali e omosessuali dovrebbero egualmente essere riconosciute da una legge; si può negoziare sui modi e sui tempi come in Francia, ma non cedere sul principio".
Ed è - a volte, non sempre - proprio per una questione di principio che le coppie decidono di non sposarsi: c'è chi rifiuta "l'ingerenza dello Stato nelle questioni più intime e private"; chi teme che l'istituzionalizzazione del rapporto uccida l'amore, che la "regola" tolga freschezza, spontaneità, ardore al rapporto; e ci sono le donne - quelle colte ed istruite, quelle genere non farò la fine di mia madre - che "spingono per la convivenza perché - spiega il sociologo Marzio Barbagli - pensano che il matrimonio sia una minaccia per la loro autonomia, un freno alla carriera". Dice, il sociologo, che questo è il motivo per cui le convivenze si ritrovano maggiormente negli strati sociali alti: perché è lì, appunto, che le donne sono più istruite, hanno forti aspettative e cercano, quindi, "rapporti nei quali non si configurino i ruoli tradizionali".
Insomma, sarebbero loro - le donne - il motore principale di ricerca di questi nuovi e irrituali legami sentimentali. Poi certo, c'è l'aumento del tasso di instabilità coniugale (negli anni Sessanta si contavano circa 8 mila separazioni, oggi sono 60 mila) che sollecita una "prova generale" prima del matrimonio; c'è, ad alimentare le unioni di fatto - ed è una particolarità tutta italiana - che "diversamente da quanto avviene nel resto del mondo, da noi la rottura del matrimonio si compie in due tempi, cosicché una quota altissima di convivenze è fatta proprio di persone separate legalmente e in attesa di divorzio".
Se qualcuno pensava possibile far finta di niente a tempo indeterminato, si rassegni: lentamente, ma inesorabilmente, l'Italia si avvicinerà alle sorelle europee. Le coppie di fatto non saranno coppie fantasma per sempre. Del resto, la sociologa Chiara Saraceno dice che già oggi, non è più così. Dice che già ora, qui e là - nel diritto civile, in alcune sentenze della Cassazione e della Corte Costizionale - lo Stato riconosce le convivenze. "Il punto è convincersi che queste unioni sono un bene sociale da tutelare, nelle quali l'uno si impegna nei confronti dell'altro, contraendo diritti ma anche doveri".
Lo scoglio sul quale le migliori intenzioni potrebbero arenarsi però, sono le coppie omosessuali. Lo sa Luigi Manconi, il cui disegno di legge (uno dei tanti depositati) prevede il riconoscimento dei rapporti a sesso unico. Rapporti più frequenti di quanto non si immagini: uno studio al quale sta ancora lavorando Barbagli insieme al sociologo Asher Colombo ci dice che tra gay e lesbiche le convivenze sono ben più numerose che tra gli eterosessuali. Dal campione - 3.200 persone, il più ampio finora mai analizzato in Italia - risulta che il 14 per cento convive con un partner dello stesso sesso. Il dato più inatteso: la forte religiosità di gay e lesbiche influisce sulla loro tendenza a vivere in coppia. Una scelta sempre difficile, una vita spesso incompiuta. Questo articolo ha ricevuto 159 visite.
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