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| Ventimila coppie di fatto e di diritto. Di Marzio Barbagli. Da "La Stampa" di sabato 30 ottobre '99 |
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| La tendenza al riconoscimento giuridico delle unioni gay e lesbiche |
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| Sabato 30 Ottobre 1999 |
| di Franco Grillini |
| in Vita di coppia |
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Marzio Barbagli
QUANDO pensiamo alla sfera privata, all’organizzazione della vita domestica, a colpirci sono ancora le differenze esistenti fra i paesi occidentali. Perché in Italia - ci siamo chiesti più volte - il tasso di fecondità è minore, mentre la stabilità dei matrimoni è maggiore che negli altri paesi ? Ma se analizziamo i grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi trenta anni sia nel costume che nel diritto vediamo che, anche nella sfera privata, le somiglianze fra i paesi occidentali sono cresciute. Alcuni di questi cambiamenti (ad esempio, la diminuzione della natalità e l’aumento dei divorzi) hanno preso addirittura il via ovunque nello stesso anno. Altri (la flessione della nuzialità o la riforma del diritto di famiglia) sono iniziati nell’Europa settentrionale, in Inghilterra o negli Stati Uniti, ma si sono diffusi rapidamente in tutti i paesi occidentali.
È di questo processo generale di convergenza fra i paesi occidentali nel costume e nelle norme giuridiche riguardanti la vita privata che dobbiamo tenere conto per capire cosa sta avvenendo e cosa avverrà nei prossimi anni nel mondo delle coppie gay e lesbiche (è un tema di cui si discuterà il 5 ed il 6 novembre a Pisa in un convegno internazionale organizzato dal Ministro per le Pari Opportunità, Laura Balbo). Il 13 ottobre, il Parlamento francese ha approvato il Pacs (patto civile di solidarietà) che riconosce e regola le coppie di fatto, sia etero che omosessuali, rendendole più simili, per diritti e doveri, a quelle che si formano con il matrimonio. È una svolta storica - ha dichiarato Caroline Fouret, presidente del Centre gay e lesbien - perché la nuova legge, pur non prevedendo la piena eguaglianza dei diritti, «si muove in questo senso». Ma è un errore pensare che questo sia l’ultimo frutto dello spirito giacobino. La Francia non è infatti né l’unico né il primo paese europeo che ha fatto questa scelta. In molti paesi ormai, dopo essere uscita alcuni anni fa dal codice penale, l’omosessualità sta entrando in quello civile.
Ad aprire la strada è stata dieci anni fa la Danimarca, che ha approvato una legge che prevede la possibilità di un «quasi matrimonio» fra persone dello stesso sesso. Dal 1 ottobre 1989, in quel paese, gay e lesbiche possono andare in comune insieme al partner per farsi registrare, per diventare una coppia riconosciuta. Non diversamente dagli eterosessuali che si sposano civilmente, gay e lesbiche si presentano con i testimoni ad un ufficiale dello stato civile che, nella sala delle cerimonie, compie un rito che imita quello classico delle nozze, rivolgendo loro la domanda: «Vuoi tu, Elisabeth K. registrare la tua relazione con Karen N. ? E vuoi tu Karen N. registrare la tua relazione con Elisabeth K.?».
L’esempio della Danimarca è stato seguito a distanza di poco tempo dalla Norvegia, dalla Svezia, dall’Islanda, dall’Olanda, dalla Catalogna, dall’Aragona e recentemente dalla Francia. Ma anche in Finlandia, in Belgio, in Germania e in altri paesi occidentali i parlamenti stanno discutendo disegni di leggi analoghe. Per quanto diverse sotto alcuni aspetti, tutte queste leggi prevedono che le coppie omosessuali registrate abbiano gran parte dei diritti e dei doveri di quelle eterosessuali unite in matrimonio. Doveri di cura, di assistenza, di fedeltà reciproca. Diritti riguardo ai rapporti patrimoniali, le tasse di successione, i contratti di locazione. Ma diritti anche riguardo a quegli aspetti simbolici che definiscono l’identità ed i confini della famiglia, come il cognome, perché in alcuni di questi paesi gay e lesbiche possono scegliere di mantenere il proprio, prendere quello del partner o usarli tutti e due. A differenza tuttavia del matrimonio, la registrazione non può avvenire in una cerimonia religiosa e non ha effetto sui figli che gli omosessuali hanno avuto in precedenti unioni o che le donne lesbiche possono mettere al mondo.
Ovunque, salvo che in Islanda, le coppie registrate gay sono più numerose di quelle lesbiche( si vedano i dati della tabella a fianco), probabilmente perché venire allo scoperto, dichiarare a sé ed agli altri l’attrazione per le persone dello stesso sesso è ancora meno diffuso nella popolazione femminile che in quella maschile. Ma in complesso si calcola che in Europa, alla metà di quest’anno, oltre venti mila omosessuali avessero formato una coppia registrata. E tutto fa pensare che nei prossimi anni il numero di queste coppie aumenterà fortemente e che - sotto il profilo giuridico - esse saranno sempre più simili a quelle eterosessuali sposate. In Danimarca, nel luglio di quest’anno, è stata approvata una nuova legge che concede alle coppie omosessuali registrate la possibilità di adottare il figlio di uno dei due partner. Un mese prima, il governo olandese aveva presentato un disegno di legge che ammette (per la prima volta in Europa) il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Naturalmente, questi cambiamenti sono nati e nasceranno da aspri conflitti fra gruppi che si rifanno a concezioni del mondo e della vita radicalmente diversi. Coloro che si oppongono a queste nuove leggi lo fanno perché ritengono che esse indeboliranno il matrimonio e la famiglia. Coloro che le sostengono si battono invece in nome dell’eguaglianza di tutti i cittadini, siano essi etero o omosessuali. Evitando di entrare in merito a questa disputa, possiamo dire che la tendenza al riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche è dovuta a due grandi trasformazioni. In primo luogo è radicalmente cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Oggi la grande maggioranza della popolazione europea ha un atteggiamento positivo nei riguardi degli omosessuali. In secondo luogo, nei gruppi dirigenti (anche in quelli conservatori) si sta facendo strada l’idea che la vera scelta che abbiamo di fronte è fra il riconoscimento delle coppie gay e lesbiche e l’isolamento degli omosessuali e che questa seconda alternativa non corrisponde agli interessi di nessuno. Il riconoscimento di queste coppie può invece far crescere la loro stabilità, a beneficio non solo di coloro che ne fanno parte, ma dell’intera società.
Sociologo
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