 |
| Michele e Stefano presto "quasi sposi" |
 |
| Michele e Stefano annunciano per il loro decimo anniversario: rendere pubblico l'evento per testimoniare che non sarà l'assenza di una legge ad impedire il manifestarsi dell'amore |
 |
| Lunedì 05 Dicembre 2005 |
| di Davide Montanari |
| in Vita di coppia |
|
 |
|
L'intervista a Michele e Stefano è apparsa sul nostro quotidiano il 26 novebre. A seguito di una loro disavventura, accadatuta non per colpa nostra (vedi lettere al direttore di oggi), abbiamo dovuto modificare quell'intervista.
Michele 34 anni e Stefano 42 convivono felicemente da 10 anni. L'8 di dicembre ricorrono i dieci anni della loro unione e annunciano per il 10 una festa in grande stile. Molti sarano gli invitati, si parla di più di 200 persone, di cui molti non saranno omosessuali ma semplicemente persone che, insieme a loro, hanno deciso di festeggiarli come se fosse un vero e proprio matrimonio con tanto di scambio di fedi. Noi di gaynews ci siamo incuriositi e abbiamo chiesto al più giovane dei due, Michele, le ragioni di tutto ciò...
Perché avete deciso di organizzare una festa? Come pensate debba svolgersi?
Il 10 dicembre ricorrono i dieci anni della nostra relazione e io e il mio compagno volevamo festeggiarli. La cosa è partita all’inizio in modo piuttosto innocente poi tutto si è evoluto e abbiamo cominciato ad interrogarci sul perché dovrebbe mancarci qualche cosa di importante come hanno tutti. Anche noi volevamo una grande festa e non vedo come mai dovremmo privarcene solo perché ci mancano i diritti.
Ci si sposa soprattutto per tre ragioni. La prima ha motivazioni di Legge, ossia quella che stiamo inseguendo adesso fatta di diritti e di doveri. La seconda ragione è di tipo religioso che uno possa avere o meno e poi un terzo motivo che io chiamo “medioevale” ovvero sia rendere pubblica e manifesta la propria decisione ad amici e parenti e quanto altro perché siamo orgogliosi di noi. Allora ci siamo detti: leggi non ce ne sono, religione non se ne parli nemmeno ma la terza ragione si c’è! Perché me la devo perdere? Facciamo partecipi tutti gli altri della nostra gioia di essere coppia senza ipocrisia e senza vergogna ma anzi con orgoglio per quello che andiamo a fare. Dieci anni di relazione che, con questa celebrazione (mi hanno suggerito di dire cosi), non solo vuole perdurare ma anzi rinnovarsi.
Come si svolge questa celebrazione? Che tipo di rito farete?
Questo è un punto un po’ spinoso. Ho chiesto il permesso per un rito pubblico buddista ma ci sono dei problemi, non tanto per il rito pubblico, ma perché una celebrazione di questo tipo sarebbe contro le leggi italiane. Fatto sta che mi hanno concesso di poter fare il rito buddista in forma solo ed esclusivamente privata. Questo significa che loro non mi concederanno i locali del Kaikan (si chiama cosi una sorta di luogo di culto per i buddisti) ma una persona preposta verrà a celebrare il rito. Facendo cosi loro ne prendono ufficilmente le distanze perché dal punto vista spirituale può anche andar bene ma dal punto di vista formale non vale e non ne vogliono andare contro le leggi italiane. Essendoci poi invitate duecento persone non potevamo certo celebrare il rito in una casa privata ma andremo in un ristorante dove ci stiamo attrezzando per portare un Gohonzon. Faremo li tutto quanto il rito.
Tu sei buddista mi pare di aver capito
No, io sono cattolico è il mio compagno che lo è. Frequenta il rito da undici anni. Io sarò un ospite suo in quanto lui è praticante. Con questo rito mi piaceva dare una cornice ad uno scambio di fedi che abbiamo acquistato (quelle saranno vere) che non sia semplicemente alzarsi la mattina e dire: oh che bello oggi abbiamo il ristorante. Tieni eccoti la tua fede e questa è la mia.
Ti piacerebbe che la vostra celebrazione si chiamasse matrimonio?
No sinceramente non ci tengo. Lo chiamo matrimonio per pura comodità così le persone capiscono che cosa intendo andare a fare. Effettivamente matrimonio non è ma non perchè ci manchi qualcosa ma solo perché è diverso. Facciamo il rito in un ristorante ed è sfacciatamente uguale nella sostanza anche se è scevro da qualsiasi riconoscimento. Lo facciamo solo perché siamo testardi e per dimostrare che il cuore non si ferma con o senza una legge.
Ritieni che in Italia ci sia lo spazio perchè in un futuro prossimo o lontano due persone delle stesso sesso possano chiamare matrimonio la loro unione?
La vedo dura. Ma non perché sia pessimista perché se lo fossi non avrei nemmeno incominciato quello che sono andato a fare. Viviamo in uno stato laico che in realtà laico non è. Siamo pesantemente influenzati da una chiesa che si dimentica spesso che l’Italia è popolata da credenti e da laici che si trovano costretti a subirne le conseguenze.
Se dovessi fare una battaglia politica per i diritti qua in Italia per cosa la faresti? La faresti per il matrimonio o per i Pacs?
Lo farei per i Pacs.
Questo perché vedi la cosa più realizzabile?
Si ma non deve essere preso come un compromesso. Quello che mi interessa sono i diritti civili come in un matrimonio. Mi sento una famiglia. Che poi venga fatto un rito matrimoniale o meno con due uomini o due donne davanti ad un altare francamente poco importa.
Ai detrattori dei Pacs dicono che i Pacs stessi siano dei matrimoni di serie B. Cosa avrebbe di diverso un Pacs da un matrimonio?
Soltanto la modalità con cui viene eseguito. Io voglio sentirmi famiglia. Non inseguo un matrimonio ma inseguo il raggiungimento dei diritti della mia famiglia e soprattutto dei doveri.
Tu sei coppia da dieci anni. Hai una grossa esperienza di vita e avrai sicuramente toccato con mano quello che nella vita di tutti i giorni ti viene negato non riconoscendo lo status di coppia a te e al tuo compagno. Ti senti di elencarne alcuni?
Il problema più grosso l’ho avuto dal punto di vista sanitario. Ho dovuto prendere delle decisioni assieme al mio medico nelle quali il mio compagno è stato totalmente tagliato fuori. Per fortuna ero in uno stato vigile e cosciente, in grado di intendere e di volere. Ma se non lo fossi stato? Il mio compagno non avrebbe potuto decidere nulla per me. Siamo insieme da dieci anni e sfido chiunque a dire che lui non ha diritto a dire la sua su di me. Altro problema è il mutuo per la casa. attualmente sono inquadrato come professionista e collaboratore [...]. Nessuna banca riconosce l’apporto redditizio di Stefano oltre il mio. Ho dovuto licenziarmi e cambiare inquadratura per avere diritto ad accedervi. Altro fatto è che siamo costretti a dover festeggiare la ricorrenza l’8 di dicembre, anche se la ricorrenza esatta sarebbe il 10. Questo perché subito dopo il rito partiamo per un viaggio e ovviamente non abbiamo la licenza matrimoniale. Quindi sfruttando il ponte dell’immacolata posso prendere meno giorni di ferie possibili.
Per maggiori informazioni sulla festa potrete consultare il sito www.themist.it Questo articolo ha ricevuto 267 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|